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Art. 47 Ord. pen. — Sezione Settima Penale

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161 provvedimenti

Altri anni per Art. 47 Ord. pen.

Divieto triennale benefici: inammissibile ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che, dopo la revoca di una precedente misura alternativa, aveva richiesto l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare. La Corte ha confermato la corretta applicazione del divieto triennale di benefici, previsto dall'art. 58 quater dell'Ordinamento Penitenziario, sottolineando che tale preclusione è una conseguenza diretta delle violazioni commesse dal condannato e non è incostituzionale, come già stabilito dalla Corte Costituzionale. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova: diniego per nuovi reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato a cui era stato negato l'affidamento in prova. La decisione si fonda sulla commissione di nuovi reati (ricettazione) durante il procedimento di sorveglianza. Secondo la Corte, questo nuovo comportamento criminale è un elemento decisivo nella valutazione della pericolosità sociale, giustificando il diniego della misura alternativa, anche in presenza di una relazione favorevole dei servizi sociali.
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Affidamento in prova: no se manca la revisione critica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il rigetto della sua istanza di affidamento in prova al servizio sociale. La decisione si fonda sulla valutazione del giudice di merito, che ha riscontrato una totale assenza di revisione critica delle condotte illecite e la mancanza di iniziative risarcitorie verso la vittima, elementi ritenuti indispensabili per la concessione della misura alternativa.
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Affidamento in prova: revisione critica è requisito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4077/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego della misura dell'affidamento in prova. La Corte ha sottolineato che per la concessione di tale beneficio non basta una semplice richiesta, ma è indispensabile un percorso concreto e già avviato di revisione critica del proprio passato criminale. La valutazione su tale percorso rientra nella discrezionalità del Tribunale di Sorveglianza e non può essere riesaminata nel merito in sede di legittimità, se la motivazione è logica e adeguata.
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Ricorso per cassazione: l’avvocato è obbligatorio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione presentato personalmente da un individuo contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si basa sulla modifica dell'art. 613 c.p.p. introdotta dalla legge 103/2017, che impone, a pena di inammissibilità, la sottoscrizione dell'atto da parte di un difensore abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso cassazione difensore: quando è obbligatorio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di misure alternative alla detenzione. La decisione non si è basata sul merito, ritenuto comunque infondato, ma su un vizio procedurale decisivo: il ricorso era stato presentato personalmente dall'interessato e non sottoscritto da un legale abilitato. La sentenza ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso per cassazione con difensore è un requisito indispensabile a pena di inammissibilità.
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Affidamento in prova: valutazione discrezionale del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di affidamento in prova al servizio sociale. La Corte ha confermato che la decisione del Tribunale di Sorveglianza, basata su una valutazione discrezionale che include la gravità di recenti comportamenti negativi in carcere e la necessità di proseguire il trattamento, è da considerarsi legittima e adeguatamente motivata, sottolineando che il giudice deve bilanciare tutti gli elementi per formulare un giudizio prognostico sulla pericolosità residua.
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Misure alternative: il giudizio prognostico è decisivo
Un uomo condannato per omicidio ha richiesto delle misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova. Il Tribunale di sorveglianza ha negato la richiesta a causa di un giudizio prognostico sfavorevole sulla sua pericolosità sociale, basato su una scarsa revisione critica del reato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo il ricorso inammissibile e sottolineando che la valutazione discrezionale del giudice, fondata su tutti gli aspetti della personalità del condannato, è insindacabile se logicamente motivata.
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Misure alternative: la valutazione discrezionale del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il rigetto della sua istanza di affidamento in prova. La Corte ha sottolineato che la concessione di misure alternative alla detenzione non è automatica, ma frutto di una valutazione discrezionale del giudice di sorveglianza, che deve considerare tutti gli aspetti della personalità del richiedente, inclusi i profili di pericolosità residua, per formulare un giudizio prognostico completo e non sindacabile se logicamente motivato.
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Misure alternative: no al beneficio senza prove positive
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di misure alternative. La Corte ha ribadito che per ottenere benefici come l'affidamento in prova, non basta la mancanza di elementi negativi, ma sono necessarie prove concrete di un percorso di revisione critica del passato e una prognosi favorevole di reinserimento sociale.
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Revoca affidamento in prova: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva revocato la misura dell'affidamento in prova. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione complessivamente negativa del percorso rieducativo, caratterizzato da disinteresse e discontinuità, legittima la revoca affidamento in prova con effetto retroattivo (ex tunc), rendendo irrilevanti anche i periodi di liberazione anticipata precedentemente concessi.
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Affidamento in prova: valutazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego dell'affidamento in prova. La decisione del Tribunale di Sorveglianza era fondata su una valutazione di merito della scarsa affidabilità del soggetto, desunta da precedenti penali, procedimenti pendenti e una lunga storia criminale. Tali elementi non possono essere riesaminati in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Benefici penitenziari: il criterio di gradualità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego dell'affidamento in prova. La decisione sottolinea l'importanza del principio di gradualità nella concessione dei benefici penitenziari, affermando che la gravità del reato e procedimenti pendenti possono prevalere su un buon percorso carcerario, giustificando una concessione progressiva dei benefici, partendo dai permessi premio.
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Misure alternative: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto che richiedeva delle misure alternative alla detenzione. La decisione si fonda sulla valutazione del Tribunale di sorveglianza, che ha negato i benefici per la mancata revisione critica del reato commesso, la banalizzazione della condotta e l'assenza di un'evoluzione della personalità compatibile con un reinserimento sociale.
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Affidamento in prova: la gradualità è decisiva
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di affidamento in prova. La Corte ha ritenuto logica la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che ha sottolineato la necessità di un percorso graduale, attendendo l'esito di misure minori come i permessi premio prima di concedere una misura alternativa più ampia, data anche la pendenza di un altro processo a carico del richiedente.
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Revoca affidamento in prova: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro la revoca dell'affidamento in prova ai servizi sociali. La decisione si fonda sulla violazione delle prescrizioni da parte del soggetto, il quale aveva modificato il proprio domicilio senza comunicazione e interrotto l'attività lavorativa, interrompendo di fatto il percorso di risocializzazione. La Corte ha ritenuto le motivazioni del Tribunale di Sorveglianza lineari e prive di vizi, confermando la legittimità della revoca affidamento in prova.
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Affidamento in prova: il lavoro non è requisito
Un soggetto condannato per bancarotta fraudolenta si è visto negare l'affidamento in prova. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, specificando un principio fondamentale: sebbene l'assenza di un'attività lavorativa non sia di per sé ostativa, la concessione dell'affidamento in prova richiede la dimostrazione di elementi concreti che attestino un percorso di risocializzazione e un'evoluzione positiva della personalità del condannato.
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Inammissibilità del ricorso: la condanna alle spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un condannato avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha stabilito che la censura proposta non era consentita in quella sede. Di conseguenza, a causa della manifesta inammissibilità del ricorso e in assenza di elementi che potessero escludere la colpa del ricorrente, quest'ultimo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi di fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un condannato per reati di droga contro il diniego di misure alternative alla detenzione. La decisione sottolinea che il ricorso per cassazione non può basarsi su contestazioni dei fatti, ma solo su violazioni di legge. La Suprema Corte ha confermato la valutazione del Tribunale di sorveglianza, che aveva negato i benefici sulla base della pericolosità sociale del soggetto, evidenziata da reati pregressi, carichi pendenti e una relazione negativa dei servizi sociali, dimostrando così l'inadeguatezza delle censure e la correttezza del provvedimento impugnato.
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Pericolosità sociale: i criteri per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una condannata, confermando che la valutazione della pericolosità sociale per la concessione dell'affidamento in prova deve basarsi su una pluralità di indici, non solo sull'assenza di legami con la criminalità organizzata. La disponibilità al volontariato o ruoli aziendali sono subvalenti rispetto alla gravità dei reati, ai precedenti e alla mancata revisione critica del passato.
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