La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di reato continuato in materia di stupefacenti, confermando la decisione della Corte d'Appello. L'imputato sosteneva un errore nel calcolo della pena, poiché due reati di diversa gravità (uno per 25kg di marijuana, l'altro per una quantità imprecisata di hashish) erano stati considerati equivalenti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudice di merito può, con motivazione congrua e logica, ritenere equivalenti le offese e determinare aumenti di pena identici, esercitando il proprio potere discrezionale nella valutazione complessiva della condotta criminale.
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