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Art. 42 Costituzione

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596 provvedimenti

Sanzione gioco online: la Cassazione attende la Consulta
Il gestore di un circolo privato, multato con una sanzione di 20.000 euro per aver offerto accesso a piattaforme di gioco online non autorizzate, ha presentato ricorso in Cassazione sollevando dubbi sulla costituzionalità delle norme. La Suprema Corte ha deciso di sospendere il procedimento relativo alla sanzione gioco online, attendendo la definizione di un incidente di costituzionalità sollevato in un caso analogo.
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IMU Immobili Strumentali: dovuta anche con attività ferma?
Una società in liquidazione contestava il pagamento dell'IMU su immobili strumentali non più utilizzati. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per l'IMU è sufficiente il possesso di un immobile iscritto al catasto con rendita, indipendentemente dal suo effettivo utilizzo produttivo. La cessazione volontaria dell'attività non sospende l'obbligo tributario.
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IMU su immobili strumentali: è dovuta se l’attività cessa?
Una società in liquidazione ha contestato gli avvisi di accertamento IMU per i suoi immobili non più utilizzati, sostenendo che l'imposta non fosse dovuta a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'IMU su immobili strumentali si fonda sul possesso e sull'iscrizione catastale del bene, a prescindere dal suo effettivo utilizzo produttivo. La cessazione dell'attività non costituisce, quindi, una causa di esenzione o sospensione del tributo.
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IMU cessazione attività: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha contestato gli avvisi di accertamento IMU per i suoi immobili industriali non più in uso a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19471/2024, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che, ai fini dell'IMU cessazione attività, l'imposta è dovuta sulla base del possesso e dell'iscrizione catastale dell'immobile, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. La Corte ha distinto tali beni dagli "immobili collabenti", che sono esenti perché privi di rendita, e ha confermato che la liquidazione volontaria non dà diritto a una sospensione automatica del tributo.
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IMU immobili strumentali: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha contestato il pagamento dell'IMU per i suoi immobili industriali, resi inutilizzati dalla cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo di versare l'IMU per gli immobili strumentali sorge dal semplice possesso e dall'iscrizione al catasto con attribuzione di una rendita. La cessazione volontaria dell'attività produttiva non è una causa di sospensione o esenzione dal tributo, a differenza di specifiche procedure concorsuali previste dalla legge.
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IMU immobili strumentali: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha impugnato gli avvisi di accertamento IMU per immobili non più utilizzati a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'IMU immobili strumentali i presupposti impositivi sono il possesso e l'iscrizione catastale del bene, risultando irrilevante l'effettivo utilizzo. La Corte ha confermato che l'obbligazione tributaria persiste anche in caso di cessata attività.
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Ricorso inammissibile: nuove questioni in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di abuso edilizio. La motivazione è che l'imputato ha sollevato, per la prima volta in Cassazione, la questione che l'ordine di demolizione avrebbe inciso sulla proprietà di un terzo. Tale argomento, non essendo stato presentato alla Corte d'Appello, costituisce una questione di fatto nuova, non valutabile nel giudizio di legittimità.
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Responsabilità del liquidatore: guida alla sentenza
L'Amministrazione Finanziaria contesta al liquidatore di una società estinta la sua responsabilità personale per i debiti fiscali non pagati. La Cassazione chiarisce che la responsabilità del liquidatore è di natura civile e non tributaria, derivando da una sua condotta colposa. L'eccezione di incompetenza territoriale dell'ufficio deve essere sollevata tempestivamente e non può essere rilevata d'ufficio dal giudice.
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Giurisdizione Corte dei Conti: no per mancati canoni
Una società, concessionaria per l'estrazione di marmo, è stata citata in giudizio dalla Procura della Corte dei Conti per il mancato pagamento di canoni e tasse. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito il difetto di giurisdizione della Corte dei Conti, affermando che la controversia ha natura contrattuale e non deriva da un "rapporto di servizio". Il mancato pagamento dei corrispettivi costituisce un inadempimento contrattuale che rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, distinguendo nettamente la posizione del concessionario da quella di un agente della pubblica amministrazione.
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IMU su immobili strumentali: obbligo anche senza attività
Una società industriale in liquidazione ha contestato un avviso di accertamento IMU per l'anno 2018, relativo a immobili non più utilizzati a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. Secondo la Corte, il presupposto per l'applicazione dell'IMU su immobili strumentali è il possesso dell'immobile e la sua iscrizione in catasto con attribuzione di una rendita, a prescindere dal suo effettivo utilizzo produttivo. L'imposta ha natura patrimoniale e non reddituale; pertanto, la cessazione dell'attività non estingue né sospende l'obbligazione tributaria.
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Confisca e diritti dei terzi: la Cassazione attende
Un cittadino acquista un immobile che, a sua insaputa, era stato oggetto di una confisca divenuta irrevocabile prima del suo acquisto. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, riconoscendo la complessità della questione sulla tutela del terzo acquirente, ha sospeso il procedimento. La decisione è stata rinviata in attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale su un tema affine, sollevato dalle Sezioni Unite, riguardante la tematica della confisca e diritti dei terzi.
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Opposizione del terzo: rimedio contro la confisca
Una società immobiliare, terza interessata in un procedimento penale, si è vista confiscare alcuni beni. Dopo il rigetto della sua istanza da parte del giudice dell'esecuzione, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che il rimedio corretto non è il ricorso diretto, ma l'opposizione del terzo. Pertanto, ha riqualificato l'atto come opposizione e ha rinviato il caso al giudice competente, affermando il principio di conservazione degli atti giuridici per garantire la tutela del terzo.
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Vincolo espropriativo: il principio di diritto vincolante
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società immobiliare in un contenzioso sull'indennità di espropriazione. La Corte ha stabilito che il giudice del rinvio aveva correttamente applicato il principio di diritto precedentemente sancito dalla stessa Cassazione, relativo alla natura di un vincolo espropriativo e al suo impatto sulla valutazione del bene. Il ricorso è stato considerato una mera riproposizione di difese già superate dalla precedente decisione.
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Giudice di rinvio: i limiti dopo la Cassazione
Una società immobiliare contesta l'indennità di occupazione per un terreno. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo i poteri del giudice di rinvio. La Corte stabilisce che il giudice di rinvio deve attenersi non solo alle regole esplicite, ma anche alle premesse logico-giuridiche della precedente sentenza di annullamento, che in questo caso avevano già definito la natura conformativa di un vincolo urbanistico.
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Indennità di esproprio coltivatore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25203/2024, ha negato il diritto all'indennità di esproprio coltivatore ai soci di una cooperativa agricola. I ricorrenti coltivavano un fondo, affittato alla cooperativa da un ente pubblico, che è stato poi espropriato. La Corte ha stabilito che tale indennità spetta solo in presenza di un rapporto agrario tipico e diretto tra proprietario e coltivatore, escludendo quindi i rapporti "derivati" come quello dei soci. La decisione si basa su un'interpretazione restrittiva della norma (art. 42 TUE) volta a tutelare le finanze pubbliche e a limitare il beneficio ai soli casi espressamente previsti dalla legge, respingendo anche i dubbi di incostituzionalità.
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Giudicato esterno: una sentenza definitiva non si tocca
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni proprietari terrieri contro un Comune, i quali chiedevano una nuova liquidazione dell'indennità di occupazione per terreni espropriati. La Corte ha stabilito che la questione era già stata decisa con sentenze precedenti passate in giudicato. Questo principio, noto come giudicato esterno, rende inammissibile qualsiasi nuova domanda sulla stessa materia, annullando l'efficacia di eventuali riserve formulate dalle parti per agire in futuro.
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Indennità di esproprio: il valore di mercato prevale
Un'Autorità Portuale ha espropriato terreni per un ampliamento, offrendo un'indennità basata su un decreto regionale. I proprietari si sono opposti e la Corte d'Appello ha stabilito un valore molto più alto. L'Autorità ha fatto ricorso in Cassazione, che ha però respinto il ricorso. La Suprema Corte ha confermato che l'indennità di esproprio deve sempre basarsi sull'effettivo valore di mercato del bene e sulla sua potenziale edificabilità data dai piani di sviluppo, non su valori fissi e 'politici' stabiliti da normative regionali, poiché questi violerebbero i principi costituzionali di tutela della proprietà.
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Indennità di espropriazione: prevale il valore mercato
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di espropriazione deve essere calcolata in base al valore di mercato effettivo del bene, e non secondo i valori inferiori fissati da un decreto regionale. Nel caso esaminato, un'autorità portuale aveva offerto un'indennità basata su una legge regionale, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano riconosciuto un valore molto più alto, in linea con la potenziale edificabilità dell'area. La sentenza ribadisce che il diritto a un serio e congruo ristoro è un principio fondamentale che non può essere derogato da normative locali che si discostano dal valore venale del bene espropriato.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e spese processuali
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso. La sentenza analizza un caso in cui, a seguito di un sequestro probatorio, i ricorrenti hanno prima impugnato il provvedimento e poi rinunciato al ricorso. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La decisione si fonda sul principio di "soccombenza", poiché l'esito del giudizio è determinato da un atto volontario del ricorrente e non da cause sopravvenute e imprevedibili.
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Sequestro probatorio: quando il ricorso è generico
Un soggetto, indagato per associazione a delinquere, riciclaggio ed evasione fiscale, ha impugnato un'ordinanza che confermava un sequestro probatorio a suo carico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché i motivi erano generici e riproponevano questioni già affrontate, senza un reale confronto con la motivazione del provvedimento impugnato. La Corte ha ribadito che la motivazione del sequestro probatorio deve specificare il nesso tra i beni sequestrati e l'accertamento dei fatti.
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