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Art. 41 Costituzione — Anno 2024

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204 provvedimenti

Altri anni per Art. 41 Costituzione

Cancellazione crediti previdenziali: la Cassazione
Un ente previdenziale ha contestato l'annullamento automatico per legge dei suoi crediti contributivi, gestiti dall'agenzia di riscossione. La Corte di Cassazione, di fronte a tale questione sulla cancellazione crediti previdenziali, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, sospendendo la decisione in attesa della risoluzione di un caso analogo già in discussione, al fine di garantire uniformità di giudizio.
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Discarico automatico crediti: la Cassazione rinvia
Una cassa di previdenza privata ha impugnato in Cassazione la cancellazione automatica dei propri crediti iscritti a ruolo, lamentando la violazione di norme nazionali, costituzionali e comunitarie. La Corte Suprema, pur richiamando il proprio orientamento consolidato contrario alle tesi del ricorrente, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La decisione sul discarico automatico è stata rinviata in attesa della definizione di un altro giudizio pendente su una questione identica, al fine di assicurare coerenza giurisprudenziale.
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Annullamento debiti: la Cassazione rinvia la decisione
Un ente previdenziale si oppone all'applicazione delle leggi sull'annullamento debiti previdenziali ai propri crediti, sostenendo la sua natura privata. Il caso riguarda la cancellazione automatica di ruoli antecedenti al 1999. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo, in attesa della definizione di un altro procedimento che solleva questioni giuridiche identiche, al fine di garantire coerenza giurisprudenziale.
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Divieto di licenziamento: quando è nullo in appalto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19185/2024, ha stabilito che il divieto di licenziamento introdotto durante la pandemia COVID-19 si applica anche nei casi di cambio appalto. Se il lavoratore rifiuta legittimamente l'assunzione da parte della nuova impresa a causa di condizioni contrattuali peggiorative, il licenziamento intimato dall'azienda uscente è nullo. La Corte ha chiarito che l'eccezione alla norma emergenziale richiede un'effettiva riassunzione e non una semplice proposta di lavoro, tutelando così il lavoratore da un peggioramento del trattamento economico e normativo.
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Obbligo retributivo: stipendio dovuto senza lavoro?
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e l'ordine di reintegro, ma il datore di lavoro non ottempera. La Cassazione conferma l'obbligo retributivo del datore di lavoro per il periodo di mancata prestazione, stabilendo che la messa in mora iniziale è sufficiente e non serve una nuova offerta di lavoro dopo la sentenza.
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Trasferimento dopo reintegra: quando è legittimo?
Un lavoratore, dopo aver ottenuto un ordine di reintegrazione a seguito di un licenziamento illegittimo, veniva immediatamente trasferito in un'altra sede. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18892/2024, ha dichiarato illegittimo il trasferimento. Il principio chiave è che il datore di lavoro deve prima ottemperare all'ordine di reintegra riammettendo il lavoratore nella sede originaria. Solo successivamente, e solo dimostrando l'impossibilità di mantenerlo in quella sede, può disporre un legittimo trasferimento dopo reintegra. La semplice esistenza di ragioni organizzative nella sede di destinazione non è sufficiente.
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Società di comodo: quando è legittimo il diniego?
Una società, impossibilitata a utilizzare il suo unico immobile a causa di permessi negati, è stata considerata una società di comodo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prolungata inattività, anche se originata da un impedimento iniziale, può trasformarsi in una scelta soggettiva dell'imprenditore, rendendo legittimo il diniego dell'Agenzia delle Entrate alla disapplicazione della normativa specifica.
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Società non operative: disapplicazione negata
Una società immobiliare chiede la disapplicazione della normativa sulle società non operative per il 2013, adducendo l'impossibilità di utilizzare il suo unico immobile a causa della mancata autorizzazione regionale. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che l'inattività prolungata e la mancata autorizzazione amministrativa non costituiscono 'circostanze oggettive' sufficienti a giustificare la disapplicazione, ma rientrano nel normale rischio d'impresa.
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Società di comodo: lavori di ristrutturazione bastano?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18581/2024, ha stabilito che un'impresa non è considerata una società di comodo se può dimostrare che i bassi ricavi sono dovuti a situazioni oggettive, come importanti lavori di ristrutturazione. La Corte ha chiarito che non è obbligatorio presentare un interpello preventivo per far valere tali ragioni in sede giudiziaria. La prova di un'impossibilità oggettiva a produrre reddito, dovuta a interventi strutturali necessari per la sicurezza, è sufficiente per vincere la presunzione legale di non operatività.
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Società non operative: quando è legittimo il diniego?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18578/2024, ha stabilito che la prolungata inattività di una società, anche se originata da un diniego di autorizzazione amministrativa, può configurarsi come una scelta imprenditoriale soggettiva e non come una causa oggettiva che giustifichi la disapplicazione della disciplina sulle società non operative. Sebbene il diniego all'interpello sia un atto impugnabile, la sua legittimità dipende da una rigorosa prova di circostanze che rendono impossibile il conseguimento di ricavi, distinguendo il normale rischio d'impresa da eventi straordinari.
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Società di comodo: il diniego è legittimo se inattiva
Una società immobiliare, rimasta inattiva per anni a seguito del diniego di un'autorizzazione amministrativa, si è vista respingere la richiesta di disapplicazione della normativa sulle società di comodo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prolungata inattività non costituisce una 'circostanza oggettiva' che giustifica l'esenzione dal regime fiscale penalizzante, ma rappresenta una scelta imprenditoriale soggettiva. Di conseguenza, il diniego dell'Agenzia Fiscale è stato ritenuto legittimo.
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Licenziamento ritorsivo dopo rifiuto part-time: è nullo
Un'azienda di supermercati licenzia un dipendente per giustificato motivo oggettivo, adducendo una crisi del reparto. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, qualificando il recesso come un licenziamento ritorsivo, poiché avvenuto subito dopo il rifiuto del lavoratore di trasformare il suo contratto in part-time. La Corte ha ritenuto il licenziamento nullo, con diritto alla reintegrazione.
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Prova cessione credito: oneri del cessionario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18144/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni garanti che si opponevano a un decreto ingiuntivo. Pur dichiarando inammissibile la costituzione in giudizio della società cessionaria del credito per mancata prova della titolarità dello specifico credito, la Corte ha respinto i motivi di ricorso dei garanti. È stato sottolineato che la questione sulla nullità delle fideiussioni per violazione della normativa antitrust non poteva essere sollevata per la prima volta in Cassazione. La decisione ribadisce l'importanza della corretta prova cessione credito e il principio di autosufficienza dei motivi di ricorso.
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Imposta fondi immobiliari: no disapplicazione per contrasto UE
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcune società di investimento che chiedevano il rimborso dell'imposta sostitutiva sui fondi immobiliari, introdotta nel 2010. La Corte ha stabilito che la norma non contrasta con il diritto dell'Unione Europea, non potendo essere disapplicata dal giudice nazionale, e ha giudicato manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale, confermando la validità del prelievo fiscale transitorio.
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Canone concessorio: obbligo post-scadenza del contratto
Una società di distribuzione del gas ha contestato l'obbligo di continuare a versare il canone concessorio a un Comune dopo la scadenza del contratto, durante il periodo di gestione provvisoria (prorogatio). I tribunali di merito avevano confermato tale obbligo. Giunta in Cassazione, la controversia si è però conclusa con un'ordinanza di estinzione del giudizio, poiché la società ha rinunciato al ricorso. Il caso verteva sull'interpretazione del regime di prorogatio e sulla legittimità del canone concessorio in tale fase transitoria.
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Concessione amministrativa: estinzione per legge?
Una società, titolare di una concessione amministrativa perpetua per servizi di cremazione dal 1884, si è vista ingiungere da un Comune la cessazione delle attività a seguito di una legge del 2001 che ha qualificato la cremazione come servizio pubblico locale. Il Consiglio di Stato ha confermato la decisione, ritenendo la concessione estinta per effetto del mutato quadro normativo. La società ha fatto ricorso in Cassazione per eccesso di potere giurisdizionale, sostenendo che i giudici avessero creato una nuova norma retroattiva. Le Sezioni Unite hanno rigettato il ricorso, stabilendo che il Consiglio di Stato ha correttamente esercitato la sua funzione interpretativa della legge, senza invadere la sfera del legislatore. L'interpretazione di una norma, anche se con effetti estintivi su un rapporto, non costituisce eccesso di potere, ma rientra nell'attività giurisdizionale.
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Decadenza fideiussione: il termine di sei mesi decorre
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un garante, stabilendo l'avvenuta decadenza fideiussione a carico di un istituto di credito. La Corte ha chiarito che il termine semestrale per agire, previsto dall'art. 1957 c.c., decorre dalla scadenza dell'obbligazione principale e non da un momento successivo, come la revoca degli affidamenti. La richiesta di pagamento della banca, inviata oltre un anno dopo la scadenza del debito, è stata ritenuta tardiva, con conseguente liberazione del fideiussore.
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Commissioni conti obbligatori: la Cassazione decide
Un ente pubblico di riscossione ha contestato le commissioni applicate da un operatore postale nazionale sui conti correnti, la cui apertura è imposta per legge per la raccolta di un tributo comunale sugli immobili. L'ente sosteneva l'illegittimità delle commissioni per vari motivi, tra cui una presunta rinuncia e il contrasto con il diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il diritto dell'operatore postale di applicare le **commissioni su conti correnti obbligatori**, previa adeguata comunicazione. Ha inoltre chiarito che l'eventuale squilibrio economico che ne deriva deve essere risolto tramite la rinegoziazione del contratto di concessione tra l'ente di riscossione e l'ente locale impositore.
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Orario di lavoro: il tempo per arrivare alla postazione
La Cassazione ha stabilito che l'orario di lavoro include il tempo che il dipendente impiega dall'ingresso in azienda al login sul computer. Questo periodo è considerato a disposizione del datore di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di telecomunicazioni, confermando la decisione della Corte d'Appello e sottolineando che le attività preparatorie e necessarie per iniziare la prestazione lavorativa rientrano a pieno titolo nell'orario di lavoro.
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Elusione fiscale: la cessione di ramo d’azienda è elusiva?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione di un ramo d'azienda tra società appartenenti allo stesso gruppo rientra tra le operazioni potenzialmente soggette a contestazioni per elusione fiscale. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito che escludeva a priori tale operazione dal novero delle fattispecie elusive previste dall'art. 37-bis del d.P.R. 600/1973. Il caso riguardava una riorganizzazione societaria in cui l'Agenzia Fiscale contestava la deduzione dell'avviamento, ritenendo che la cessione fosse stata scelta in luogo di una fusione per ottenere un indebito vantaggio fiscale. La Corte ha rinviato la causa al giudice di secondo grado per una valutazione concreta del carattere elusivo dell'operazione, basata sulle reali ragioni economiche.
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