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Art. 41 Costituzione — Anno 2023

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107 provvedimenti

Altri anni per Art. 41 Costituzione

Clausola sociale: guida alla Cassazione 28603/2023
La Corte di Cassazione analizza la portata della clausola sociale nell'ambito dei servizi in appalto, stabilendo che l'obbligo di riassunzione non configura automaticamente un trasferimento d'azienda ex art. 2112 c.c. La decisione chiarisce che, in assenza di un passaggio di beni strumentali significativi, la clausola sociale deve essere interpretata in modo da bilanciare la tutela del lavoro con la libertà di iniziativa economica del nuovo appaltatore. La Corte conferma che l'applicazione di tale clausola non comporta l'assunzione di tutti i lavoratori alle medesime condizioni precedenti, ma richiede un'armonizzazione con la nuova struttura organizzativa.
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Segnalazione Centrale Rischi: guida al risarcimento
Un professionista ha citato in giudizio un istituto bancario contestando una Segnalazione Centrale Rischi illegittima. Nonostante un accordo per il rientro del debito, la banca aveva segnalato la posizione a sofferenza, causando la revoca dei fidi da parte di altri istituti e il pignoramento del patrimonio. Sebbene i giudici di merito abbiano accertato l'illegittimità della segnalazione, hanno negato il risarcimento ritenendo non provati i danni patrimoniali e tardiva la domanda per quelli non patrimoniali. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a nuovo ruolo a causa dell'astensione di un magistrato, lasciando aperte le questioni sulla prova del danno e sulla violazione del diritto all'iniziativa economica.
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Sanzioni amministrative: illegittimi i limiti ZTL
Una società di trasporti ha impugnato diverse sanzioni amministrative ricevute per l'accesso alla ZTL lagunare. Il Comune limitava l'ingresso ai soli operatori autorizzati localmente, penalizzando quelli provenienti da altri territori. La Corte di Cassazione ha annullato le sanzioni, rilevando una discriminazione lesiva della concorrenza e un eccesso di potere regolamentare del Comune, che non può imporre restrizioni discriminatorie basate sulla provenienza geografica delle autorizzazioni.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: guida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del Licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato a un lavoratore impiegato presso un ente religioso. Il recesso è stato causato da una comprovata crisi economica che rendeva insostenibile il costo dell'unico dipendente. I giudici di merito avevano già accertato l'impossibilità di ricollocamento (repêchage), dato che le mansioni di pulizia erano state affidate a volontari e successivamente a una ditta esterna con frequenza ridotta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché le doglianze erano generiche e miravano a una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità.
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Concorrenza NCC: stop ai limiti ZTL discriminatori
La Corte di Cassazione ha annullato diverse sanzioni amministrative irrogate a operatori di noleggio con conducente (NCC) per violazione della ZTL lagunare. Il cuore della controversia riguarda la Concorrenza NCC: il Comune aveva limitato l'accesso ai canali principali solo ai vettori autorizzati da altri enti, favorendo i propri. La Suprema Corte ha stabilito che tale distinzione basata sulla provenienza della licenza è illegittima, configurando un eccesso di potere e una distorsione del mercato, poiché le finalità di tutela ambientale non giustificano disparità di trattamento tra operatori professionali identici.
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Annullamento crediti previdenziali: la Cassazione decide
Un ente previdenziale di categoria ha impugnato la norma sull'annullamento crediti previdenziali antecedenti al 1999, ritenendola un'espropriazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che l'annullamento riguarda solo il "ruolo" come strumento di riscossione coattiva, ma non estingue il credito sottostante. L'ente può ancora recuperare le somme tramite le vie ordinarie, garantendo così la tutela del suo patrimonio senza violare i principi costituzionali.
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Annullamento ruoli: il credito non si estingue
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cassa previdenziale privata, confermando che l'annullamento dei ruoli antecedenti al 1999, previsto dalla legge per razionalizzare i bilanci, non comporta l'estinzione del diritto di credito. L'ente creditore può ancora agire per il recupero delle somme tramite le ordinarie vie giudiziarie. La misura riguarda solo la procedura di riscossione coattiva e non rappresenta una espropriazione illegittima.
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Discarico ruoli: no all’estinzione del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33688/2023, ha stabilito che il discarico ruoli automatico per i crediti antecedenti al 1999, previsto dalla L. 228/2012, non comporta l'estinzione del diritto di credito. La norma si limita a cancellare il titolo esecutivo (il ruolo), lasciando impregiudicata la possibilità per l'ente creditore, anche se di natura privata come una cassa previdenziale, di agire per il recupero del credito tramite le ordinarie vie giudiziarie. La Corte ha rigettato le censure di incostituzionalità e di violazione del diritto UE.
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Discarico automatico ruoli: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33686/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di riscossione. Il caso vedeva contrapposti una cassa di previdenza privata e un agente della riscossione riguardo il discarico automatico ruoli per crediti antecedenti al 1999. La Corte ha rigettato il ricorso della cassa, chiarendo che l'annullamento del ruolo, previsto dalla L. 228/2012, non comporta l'estinzione del debito sottostante. La misura elimina solo il titolo esecutivo speciale (il ruolo), lasciando intatto il diritto dell'ente di recuperare il proprio credito attraverso le ordinarie azioni giudiziarie. La decisione si fonda sulla necessità di razionalizzare i bilanci degli enti creditori, eliminando procedure di riscossione antieconomiche senza però configurare un'espropriazione illegittima.
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Regime del margine IVA: onere della prova sul rivenditore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33301/2023, ha chiarito che nel contesto del regime del margine IVA per la compravendita di veicoli usati, l'onere di provare la sussistenza dei presupposti grava sul contribuente. In caso di contestazione da parte dell'Amministrazione Finanziaria, il rivenditore deve dimostrare non solo la buona fede, ma anche di aver agito con la massima diligenza per verificare che l'IVA fosse già stata assolta a monte senza possibilità di detrazione. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, confermando che il regime del margine, essendo una deroga, richiede un'interpretazione restrittiva e una prova rigorosa da parte di chi ne beneficia.
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Rimborso credito IVA: termini e onere della prova
Un istituto bancario ha richiesto il rimborso di un credito IVA acquisito da una società fallita. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso per mancata prova, nonostante i termini per l'accertamento fossero scaduti. La Corte di Cassazione, di fronte a un ricorso che mette in discussione i principi stabiliti dalle Sezioni Unite sul tema del rimborso credito IVA, ha ritenuto la questione di tale rilevanza da richiedere una discussione in pubblica udienza, rinviando la decisione finale.
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Licenza NCC: illegittima la ZTL discriminatoria
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità di un'ordinanza comunale che limitava l'accesso alla Zona a Traffico Limitato (ZTL) acquea di Venezia solo per i titolari di licenza NCC rilasciata da altri comuni. Secondo la Corte, tale provvedimento è discriminatorio, viola la concorrenza e va oltre i poteri normativi del Comune, che non può creare distinzioni basate sulla provenienza dell'autorizzazione. Di conseguenza, le sanzioni elevate in base a tale ordinanza sono state annullate.
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Collaborazione occasionale: quando si trasforma in lavoro
Una lavoratrice ottiene la conversione del suo contratto di collaborazione occasionale in lavoro subordinato. La Cassazione chiarisce che superare i 30 giorni è decisivo, indipendentemente dal compenso. La decisione si fonda sulla mancanza di un progetto specifico, un requisito essenziale per contratti di durata superiore, portando alla riqualificazione del rapporto.
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Discriminazione operatori NCC: illegittima la ZTL
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un'ordinanza comunale che limitava l'accesso a una zona a traffico limitato (ZTL) acquea solo per gli operatori di noleggio con conducente (NCC) autorizzati da altri comuni. Tale provvedimento è stato giudicato un caso di discriminazione degli operatori NCC, in quanto crea una disparità di trattamento ingiustificata e viola i principi di libera concorrenza. La Corte ha stabilito che i comuni possono regolare le modalità del servizio, ma non possono impedire l'accesso basandosi sul comune che ha rilasciato la licenza, confermando il potere del giudice di disapplicare l'atto amministrativo illegittimo.
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Discriminazione NCC: Cassazione annulla multa a Venezia
Una società di trasporto acqueo si opponeva a una sanzione del Comune per violazione delle norme di accesso alla ZTL. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, ritenendo illegittima l'ordinanza comunale. La Corte ha stabilito che la normativa locale creava una ingiustificata discriminazione NCC, trattando diversamente gli operatori con licenza rilasciata da altri comuni rispetto a quelli locali. Questo trattamento differenziato viola i principi di concorrenza e supera i poteri regolamentari del Comune.
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Licenziamento motivo oggettivo: prova e reintegra
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31645/2023, ha rigettato il ricorso di una fondazione contro la sentenza che annullava il licenziamento di un dipendente. Il caso verteva su un licenziamento per motivo oggettivo basato su una riorganizzazione aziendale. La Corte ha confermato che spetta al datore di lavoro dimostrare il nesso causale tra la riorganizzazione e la soppressione del posto di lavoro. In assenza di tale prova, il licenziamento è illegittimo e, alla luce delle recenti sentenze della Corte Costituzionale, si applica la tutela reintegratoria.
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Obbligo retributivo cedente: il datore di lavoro paga
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, l'obbligo retributivo del cedente verso il lavoratore è di natura salariale e non risarcitoria. Il datore di lavoro originario, che non riammette in servizio il dipendente, è tenuto a corrispondere l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria (c.d. aliunde perceptum). La sentenza ribadisce che il rapporto di lavoro prosegue legalmente con il cedente, il quale si trova in una situazione di mora del creditore.
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Trasferimento ramo d’azienda: obblighi del cedente
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento ramo d'azienda illegittimo, l'obbligo del datore di lavoro cedente che non ottempera all'ordine di reintegra ha natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, non è possibile detrarre quanto percepito dal lavoratore presso il cessionario. L'obbligo di pagare l'intera retribuzione sorge dalla mora del creditore (datore di lavoro).
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Obbligo di repêchage: la Cassazione fa chiarezza
Una lavoratrice, licenziata per giustificato motivo oggettivo a seguito della soppressione della sua posizione di cassiera, ha impugnato il licenziamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31561/2023, ha accolto il suo ricorso, ribaltando la decisione di merito. La Corte ha stabilito che l'onere di provare l'impossibilità del repêchage spetta al datore di lavoro. Tale prova deve essere concreta e non basata su astratte "massime di esperienza". Inoltre, la Corte ha sottolineato la rilevanza del livello di inquadramento contrattuale: non può essere considerato un dato "neutro" se l'azienda assume nuovo personale a un livello pari o inferiore a quello del lavoratore licenziato, poiché indica una potenziale fungibilità delle mansioni. La valutazione sull'obbligo di repêchage deve quindi considerare la specifica professionalità del lavoratore e le posizioni disponibili, anche inferiori.
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Canone concessorio: obbligo di pagamento post-scadenza
Una società di distribuzione gas ha contestato l'obbligo di continuare a pagare il canone concessorio a un Comune dopo la scadenza del contratto, durante il periodo di gestione obbligatoria del servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'obbligo di pagamento. La decisione si fonda sull'esistenza di strumenti legali, come la revisione del contratto prevista dal Codice dei Contratti Pubblici, che il gestore può attivare per correggere eventuali squilibri economici, rendendo così legittima la richiesta di pagamento del canone.
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