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Art. 395 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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380 provvedimenti

Altri anni per Art. 395 Codice di Procedura Civile

Revocazione per dolo del giudice: limiti e prove
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo a una richiesta di revocazione per dolo del giudice avverso una sentenza dichiarativa di fallimento. Il ricorrente sosteneva che la dichiarazione di insolvenza fosse viziata da un sistema corruttivo e da crediti bancari usurari. La Suprema Corte ha stabilito che, nonostante le condotte illecite contestate al magistrato in altri contesti, non era stato provato un nesso causale diretto con la decisione di fallimento, poiché lo stato di insolvenza risultava comunque sussistente sulla base di altri debiti non contestati. Inoltre, è stata esclusa l'incompatibilità del giudice delegato nel collegio di revocazione.
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Revocazione: i termini per impugnare la sentenza
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società che contestava l'inammissibilità del proprio appello in un giudizio di Revocazione. Il nodo centrale riguardava il termine per impugnare: la Corte d'Appello aveva applicato il termine semestrale introdotto nel 2009, mentre la Cassazione ha stabilito che deve applicarsi il termine annuale vigente nel 1996, anno in cui fu emessa la sentenza originaria oggetto di Revocazione. La decisione ribadisce che i mezzi di gravame e i relativi termini sono quelli originariamente previsti per il provvedimento impugnato.
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Errore revocatorio: quando il ricorso è inammissibile
Un ente pubblico ha proposto ricorso per errore revocatorio contro una decisione della Cassazione che aveva confermato il debito verso un professionista. L'ente sosteneva che la Corte avesse ignorato documenti contabili decisivi riguardanti la duplicazione di pagamenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, precisando che le doglianze riguardavano l'interpretazione dei fatti e non un errore materiale di percezione. La decisione sottolinea che l'errore revocatorio non può essere utilizzato per sollecitare un nuovo esame del merito o per contestare valutazioni giuridiche già espresse.
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Cessazione della materia del contendere in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato una sentenza favorevole a un contribuente relativa a redditi percepiti in Lussemburgo e non dichiarati. Durante il giudizio di Cassazione, la sentenza d'appello impugnata è stata revocata da una successiva pronuncia passata in giudicato. Tale circostanza ha determinato la cessazione della materia del contendere, poiché è venuto meno l'oggetto stesso del ricorso. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese tra le parti.
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Revocazione ordinanza Cassazione: i limiti
Un ricorrente ha proposto istanza di revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione, lamentando la nullità del provvedimento poiché firmato esclusivamente dal Presidente e non dal relatore. Inoltre, veniva eccepito un errore di fatto riguardante l'indicazione geografica di un tribunale di merito. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la **revocazione ordinanza Cassazione** non può fondarsi sulla mancanza della doppia firma, essendo sufficiente quella del Presidente per le ordinanze collegiali, né su errori materiali non decisivi ai fini della decisione.
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Revocazione Sentenza Cassazione: Prova Falsa Non Basta, Vince Debitore
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di richiesta di revocazione di una sua precedente ordinanza. L'erede di una creditrice sosteneva che la decisione fosse basata su una quietanza di pagamento risultata falsa. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è che la scoperta di una prova falsa dopo una decisione della Cassazione non è un motivo valido per la revocazione, a meno che la Corte non avesse deciso la causa nel merito. In questo caso, avendo solo rigettato un precedente ricorso, la sua decisione non era revocabile. La stabilità delle sentenze della Corte Suprema prevale.
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Revocazione per Errore di Fatto: Avvocato perde contro l’Ente
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di revocazione per errore di fatto. Un avvocato aveva impugnato una precedente ordinanza, sostenendo che i giudici avessero commesso una svista nel ritenere valida la costituzione in giudizio dell'Ente di Riscossione. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che l'errore revocatorio deve consistere in una mera svista percettiva e non in una presunta errata valutazione di questioni già discusse tra le parti. Poiché la Corte aveva già esaminato e deciso il punto controverso, non si trattava di un errore di fatto, ma di una valutazione di merito non contestabile con questo strumento. L'avvocato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Errore di Fatto Revocatorio: No a un Appello Mascherato
Una società acquirente di immobili, la cui compravendita era stata dichiarata nulla, ha tentato di annullare la sentenza definitiva della Cassazione. Ha sostenuto che la Corte avesse commesso un errore di fatto revocatorio nel valutare sia una precedente decisione, sia l'atto che aveva interrotto l'usucapione. La Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha chiarito che l'errore di fatto revocatorio riguarda una svista materiale, una percezione errata di un dato processuale, e non può essere usato per contestare l'interpretazione giuridica o l'apprezzamento delle prove fatto dai giudici. La società ha quindi perso e ha dovuto pagare le spese legali.
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Errore percettivo del Giudice: ricorso perso per procedura errata
Un contribuente si è visto dichiarare inammissibile il suo appello perché il giudice non ha trovato la prova della notifica (il file eml). Il contribuente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il file era presente e che il giudice aveva commesso un errore. La Cassazione ha però respinto il ricorso, stabilendo che un **errore percettivo** del giudice non si contesta con il ricorso in Cassazione, ma con un altro strumento legale specifico: la revocazione. Scegliendo la via processuale sbagliata, il contribuente ha perso la causa e ha dovuto pagare le spese legali.
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Errore di Fatto Revocatorio: Fisco Perde, la Confusione non Basta
L'Agenzia delle Entrate ha chiesto di annullare una precedente ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto revocatorio. Secondo l'Agenzia, i giudici avevano confuso una società contribuente con la sua controllata e applicato erroneamente una decisione relativa a quest'ultima. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo la differenza fondamentale tra un errore di percezione (l'unico che giustifica la revocazione) e un errore di valutazione. I giudici hanno stabilito che la presunta svista era in realtà un disaccordo dell'Agenzia con l'interpretazione delle prove e delle norme, un errore di giudizio non sindacabile con questo strumento. Di conseguenza, la richiesta è stata dichiarata inammissibile.
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Sponsorizzazione: limiti alla deducibilità fiscale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società e dei suoi soci per l'indebita deduzione di costi di sponsorizzazione. Nonostante la normativa preveda una presunzione legale di inerenza per le spese pubblicitarie verso associazioni sportive dilettantistiche, tale agevolazione non impedisce al fisco di verificare l'effettiva esistenza del costo. Nel caso di specie, l'assenza di fatture, la mancanza di data certa sui contratti e la sproporzione tra reddito dichiarato e spese sostenute hanno portato al rigetto del ricorso, ribadendo che la sponsorizzazione deve essere provata concretamente.
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Esenzione IMU beni merce: i limiti della revocazione
Una società edilizia ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione riguardante il diniego dell'esenzione IMU beni merce per l'anno 2014. La ricorrente lamentava un errore di percezione del giudice, il quale aveva erroneamente ipotizzato l'acquisto degli immobili anziché la loro costruzione originaria. La Suprema Corte, pur riconoscendo l'esistenza di una svista materiale, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul fatto che l'errore non era decisivo: gli immobili, risalenti agli anni '90, non possedevano i requisiti di recente costruzione o di prova della destinazione alla vendita necessari per ottenere l'agevolazione fiscale.
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Definizione agevolata: verifica della Cassazione
Una società energetica ha impugnato avvisi di pagamento relativi all'omesso versamento di acconti sull'accisa per il gas naturale. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, inclusa una sentenza di revocazione che ha annullato i precedenti sgravi per mancanza di prove sulla forza maggiore, la causa è giunta in Cassazione. La società ha richiesto l'estinzione del giudizio invocando la definizione agevolata (rottamazione). La Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, ordinando alle parti di produrre documentazione che provi il collegamento diretto tra le istanze di sanatoria e gli atti impositivi oggetto della lite.
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Errore revocatorio: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per errore revocatorio presentato da una società aggiudicataria di un immobile all'asta. La ricorrente lamentava l'omessa valutazione di comunicazioni PEC che avrebbero giustificato il mancato versamento del saldo prezzo, dovuto alla scoperta tardiva di una locazione opponibile. La Corte ha stabilito che l'omessa produzione di documenti nel giudizio originario non costituisce errore di fatto e che il termine per il saldo è perentorio. La condotta è stata sanzionata come abuso del processo.
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Tetto di spesa sanitaria: limiti alla revocazione
Una clinica privata ha proposto ricorso per revocazione contro una precedente decisione della Cassazione che negava il rimborso per prestazioni erogate oltre il tetto di spesa sanitaria. La ricorrente lamentava un errore di fatto, sostenendo che la Corte non avesse considerato l'illegittimità dei decreti regionali fissanti i limiti di budget. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che le doglianze riguardavano errori di giudizio e non di percezione. Il tetto di spesa sanitaria rimane un vincolo ineludibile per garantire la sostenibilità economica del sistema, e la sua contestazione spetta eventualmente al giudice amministrativo.
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Errore revocatorio: limiti e ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto un ricorso per errore revocatorio presentato da due società coinvolte in una complessa disputa sulla gestione di una casa da gioco. Le ricorrenti sostenevano che una precedente ordinanza avesse ignorato l'esistenza di un giudicato interno relativo alla locazione di beni immobili. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione della portata di una sentenza precedente non costituisce un errore di fatto percettivo, bensì una valutazione giuridica. Di conseguenza, tale doglianza configura un errore di diritto, non censurabile tramite il rimedio della revocazione ex art. 391-bis c.p.c.
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Errore revocatorio: limiti e inammissibilita
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore revocatorio riguardante un complesso accordo di finanziamento e mandato. I ricorrenti sostenevano che la Corte non avesse considerato l'obbligo di rendiconto dei finanziatori. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che le doglianze non riguardavano una svista percettiva, ma una critica al giudizio di merito gia espresso. La decisione ribadisce che l'errore revocatorio non puo essere usato per ottenere un nuovo esame della causa, portando alla condanna per responsabilita processuale aggravata.
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Ricorso per revocazione: i limiti dell’errore di fatto
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società di riscossione contro una sentenza che aveva ammesso un Ricorso per revocazione basato su una presunta mancanza di firma in una notifica TARSU. La Suprema Corte ha stabilito che l'errore di fatto idoneo alla revocazione deve essere una svista materiale su un punto non controverso. Se la regolarità della notifica è stata già oggetto di dibattito e decisione nei gradi precedenti, l'eventuale errore del giudice è di giudizio e non di fatto, rendendo il Ricorso per revocazione inammissibile.
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Errore revocatorio: limiti e rischi del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione proposto da alcune società di factoring contro una precedente ordinanza. Il cuore della disputa riguardava l'interpretazione di una transazione stipulata tra una clinica privata e un'azienda sanitaria. Le ricorrenti sostenevano che l'annullamento successivo di tariffe regionali costituisse un fatto nuovo non coperto dall'accordo, configurando un errore revocatorio nella precedente decisione. La Suprema Corte ha invece chiarito che la contestazione riguardava un errore di giudizio (interpretazione del contratto) e non un errore di fatto (svista percettiva), condannando le parti per abuso dello strumento processuale.
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Revocazione per errore di fatto: i limiti legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione per errore di fatto proposto contro una precedente ordinanza di legittimità. Il ricorrente lamentava che la Corte avesse erroneamente qualificato il rapporto tra un'opposizione esecutiva e una domanda di manleva, sostenendo che si trattasse di un'unica azione inscindibile. Gli Ermellini hanno invece chiarito che tale doglianza non configura un errore percettivo (svista materiale), bensì una contestazione sulla qualificazione giuridica dei fatti, tipica dell'errore di diritto. A causa della manifesta infondatezza e dell'abuso dello strumento processuale, il ricorrente è stato condannato anche per responsabilità aggravata.
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