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Art. 391-ter Codice Penale

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158 provvedimenti

Carcere per Svista: La Rettifica Errore Materiale in Cassazione
Un imputato concorda un patteggiamento a tre mesi di reclusione, prevedendo la sostituzione della pena in carcere con la detenzione domiciliare. Il Tribunale accoglie la richiesta e ne dà atto nella motivazione, ma omette di indicare la sostituzione nel dispositivo della sentenza. L'imputato ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso procedendo alla rettifica errore materiale direttamente in sede di legittimità. Applicando l'art. 619 c.p.p., i giudici stabiliscono che un'omissione palese tra motivazione e dispositivo non richiede l'annullamento della sentenza, ma può essere corretta immediatamente per garantire la massima semplificazione processuale.
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Traffico di stupefacenti: tra vertice dal carcere e prove insufficienti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un indagato accusato di dirigere un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti nonostante si trovasse in stato di detenzione. Il ricorrente contestava il ruolo di promotore e l'aggravante relativa al numero di associati superiore a dieci. I giudici hanno confermato la validità degli indizi riguardanti la gestione del sodalizio attraverso la fornitura di contatti strategici ai collaboratori esterni, configurando una vera attività di direzione. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza limitatamente a un singolo episodio di cessione di droga, ritenendo insufficiente il solo dato della prossimità temporale per collegare l'indagato a quel fatto specifico. Resta ferma la custodia cautelare in carcere per la spiccata professionalità criminale dimostrata.
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Utilizzo indebito di telefoni: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo a una condanna per l'utilizzo indebito di telefoni. L'imputato aveva contestato la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e che l'attivazione di chiamate non autorizzate di lunga durata impedisce l'applicazione di benefici come l'esclusione della punibilità o le attenuanti generiche.
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Articolo 391-ter c.p.: uso cellulari in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per la violazione dell'Articolo 391-ter c.p., relativo all'accesso indebito a dispositivi di comunicazione. La Corte ha chiarito che il reato si configura non solo per l'introduzione di telefoni dall'esterno, ma per il semplice utilizzo non autorizzato all'interno del carcere. È stata inoltre confermata l'applicazione della recidiva a causa della gravità delle modalità del fatto, sintomatiche di una elevata pericolosità sociale del soggetto.
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Associazione mafiosa: quando scatta la custodia.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa. L'indagato era accusato di agire come intermediario tra i vertici di un clan detenuti e gli affiliati in libertà, gestendo piazze di spaccio e fornendo telefoni cellulari in carcere. La difesa ha tentato di derubricare i rapporti economici a semplici relazioni interpersonali, ma la Corte ha confermato che tali condotte erano funzionali al mantenimento e alla riorganizzazione del sodalizio criminale.
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Retrodatazione custodia cautelare: limiti e mafia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato che richiedeva la retrodatazione custodia cautelare per reati di associazione mafiosa. La difesa sosteneva che i termini dovessero decorrere da un precedente arresto, ma i giudici hanno stabilito che la natura permanente del reato associativo e l'uso di telefoni cellulari in carcere per favorire il clan dimostrano la persistenza del vincolo criminale. Di conseguenza, non operando la retrodatazione, la misura cautelare resta pienamente efficace.
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Articolo 650 c.p.: cellulari in carcere e limiti legge
Un detenuto era stato condannato per la violazione dell'Articolo 650 c.p. poiché trovato in possesso di un micro-cellulare in carcere. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, stabilendo che l'inosservanza di un regolamento carcerario generale non integra il reato previsto dall'Articolo 650 c.p., il quale richiede un ordine specifico e individuale. Sebbene oggi esista l'Art. 391-ter c.p. per tali condotte, esso non era applicabile retroattivamente ai fatti del 2019.
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Misure cautelari: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che confermava le misure cautelari degli arresti domiciliari per un'indagata accusata di spaccio in carcere. Il fulcro della controversia riguardava la presunta mancanza di un'autonoma valutazione da parte del giudice e l'assenza di gravi indizi. La Suprema Corte ha stabilito che la difesa non ha indicato specifici vizi logici, limitandosi a una critica generica. L'uso di carte prepagate e le intercettazioni hanno confermato la solidità dell'impianto accusatorio, rendendo legittime le misure cautelari applicate per prevenire la reiterazione del reato.
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Articolo 391-ter c.p.: stop ai cellulari in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre soggetti condannati per la violazione dell'Articolo 391-ter c.p., relativo all'accesso indebito a dispositivi di comunicazione in carcere. I giudici hanno confermato la sentenza d'appello, ritenendo che la responsabilità penale fosse stata accertata con prove certe e motivazioni logiche. È stata inoltre confermata l'esclusione delle attenuanti generiche per uno dei ricorrenti, motivata dalla presenza di gravi precedenti penali e dall'assenza di elementi positivi nella condotta.
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Concorso morale: telefoni in carcere e sanzioni
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che disponeva la libertà per un'indagata accusata di aver agevolato l'uso di telefoni cellulari in carcere da parte del padre detenuto. Il Tribunale del Riesame aveva inizialmente escluso la responsabilità della donna, ritenendo la sua condotta una semplice ricezione passiva di chiamate. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che le costanti conversazioni e l'incitamento a utilizzare il dispositivo integrano il concorso morale nel reato previsto dall'art. 391-ter c.p. Inoltre, per i reati aggravati dal metodo mafioso, il semplice decorso del tempo non è sufficiente a far venir meno le esigenze cautelari in assenza di prove di effettiva dissociazione dal gruppo criminale.
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Risponde al cellulare del marito in carcere: è concorso morale
Un detenuto, capo di un'associazione mafiosa, usava un cellulare illegale per chiamare costantemente la moglie. Un tribunale aveva liberato la donna, ritenendo il suo ruolo 'passivo' e quindi non penalmente rilevante. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio importante: la continua disponibilità a conversare con un detenuto, pur senza compiere altre azioni, può integrare il reato di concorso morale in utilizzo cellulare in carcere. Questo perché tale condotta rafforza il proposito criminale del detenuto di continuare a usare il telefono illecitamente. La Corte ha quindi ordinato un nuovo esame del caso.
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Introduzione di telefoni in carcere: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un medico e un'infermiera accusati di introduzione di telefoni in carcere e detenzione di sostanze stupefacenti. Le imputate avevano tentato di eludere i controlli di sicurezza sfruttando il proprio ruolo professionale per introdurre hashish e dispositivi mobili. La Suprema Corte ha ribadito che il reato si configura con la semplice introduzione dei dispositivi, supportata dal dolo specifico desumibile dal contesto e dalla quantità di materiale. È stata inoltre confermata l'aggravante dell'abuso di relazioni di prestazione d'opera, data la strumentalizzazione della funzione sanitaria per scopi illeciti.
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Microcellulari in carcere: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due detenuti sorpresi con microcellulari in carcere. I ricorrenti contestavano il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha confermato che la gravità della condotta, legata al possesso di telefoni e accessori in cella, e i precedenti penali dei soggetti precludono tali benefici, confermando la legittimità della pena inflitta dai giudici di merito.
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Sorveglianza particolare: basta un solo episodio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'applicazione della sorveglianza particolare può scattare anche a fronte di una singola condotta grave, come il possesso di un microtelefono in carcere. Il Tribunale di Sorveglianza aveva inizialmente annullato il provvedimento ministeriale ritenendo che la legge richiedesse una pluralità di episodi. La Suprema Corte ha invece chiarito che il riferimento normativo ai comportamenti ha valore descrittivo e non quantitativo, sottolineando la natura cautelare e non sanzionatoria della misura, finalizzata a prevenire rischi per la sicurezza interna.
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Inammissibilità del ricorso: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da due imputati contro una sentenza della Corte d'Appello. I giudici hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano generici e, in un caso, introducevano questioni di merito mai sollevate nei precedenti gradi di giudizio. La decisione ribadisce che il ricorso per legittimità non può essere utilizzato per riproporre doglianze vaghe o per tentare una nuova valutazione dei fatti già accertati, portando alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Giudizio abbreviato revocabile: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore contro un rinvio a giudizio. Il caso riguardava un'imputata che aveva chiesto il rito abbreviato senza che questo venisse formalmente ammesso. La Corte ha stabilito che il giudizio abbreviato revocabile è un principio valido fino all'ordinanza di ammissione, confermando la legittimità del rinvio a giudizio ordinario.
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Impugnazione patteggiamento: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso relativo a un'impugnazione patteggiamento per reati di droga. L'imputato contestava la qualificazione giuridica del fatto, ma la Corte ha stabilito che, in assenza di un errore manifesto e di una censura specifica, il ricorso non può essere accolto, confermando la condanna pecuniaria.
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Gravi indizi di colpevolezza: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di arresti domiciliari. L'imputato contestava la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per l'aggravante di agevolazione mafiosa. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma solo di controllare la logicità e la correttezza giuridica della motivazione del giudice precedente, che in questo caso è stata ritenuta immune da vizi.
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Ricorso inammissibile: cellulare e recidiva in carcere
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati dalla Corte d'Appello, uno dei quali per l'utilizzo di un telefono cellulare in carcere. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile in quanto manifestamente infondato, confermando la valutazione del giudice di merito sulla responsabilità, sull'applicazione della recidiva aggravata e sul diniego delle attenuanti generiche, basato sui numerosi precedenti penali. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Introduzione telefono in carcere: reato anche senza SIM
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per l'introduzione di un telefono in carcere. Il punto centrale della decisione è che il reato si configura con la mera introduzione di un dispositivo idoneo alla comunicazione, rendendo irrilevante l'assenza della scheda SIM al suo interno.
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