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Art. 391-ter Codice Penale

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158 provvedimenti

Telefono in carcere non funzionante: non è reato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per il reato di possesso di un telefono in carcere. La decisione si fonda sul fatto che il dispositivo, privo di batteria e scheda SIM, non era concretamente 'idoneo a effettuare comunicazioni' come richiesto dall'art. 391-ter del codice penale. Secondo la Corte, per configurare il reato, il dispositivo deve essere immediatamente utilizzabile, altrimenti il fatto è privo di offensività e non costituisce reato.
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Legittimo impedimento difensore: quando il rinvio è negato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per comunicazioni illecite. Il motivo principale, basato sulla violazione del diritto di difesa per il mancato accoglimento di un'istanza di rinvio per legittimo impedimento del difensore, è stato ritenuto manifestamente infondato. La Corte ha chiarito che tali istanze devono essere tempestive, adeguatamente motivate e non contraddittorie per essere accolte.
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Detenzione telefono in carcere: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un detenuto trovato in possesso di un telefono cellulare. Secondo la Suprema Corte, la semplice detenzione telefono in carcere è sufficiente a integrare il reato previsto dall'art. 391-ter del codice penale, poiché il possesso del dispositivo presuppone la sua precedente 'ricezione', una delle condotte punite dalla norma, non essendo necessario dimostrarne l'effettivo utilizzo per le comunicazioni.
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Arresto facoltativo: legittimo per reato tentato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro la mancata convalida di un arresto facoltativo. Il caso riguardava un reato tentato la cui pena, una volta applicata la diminuzione prevista per il tentativo, risultava inferiore alla soglia legale di tre anni. La Corte ha confermato che, per valutare la legittimità dell'arresto, si deve considerare la pena concreta per il delitto tentato e non quella prevista per il reato consumato.
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Autonoma valutazione: Cassazione su custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la validità della motivazione del provvedimento, chiarendo i criteri dell'autonoma valutazione del giudice e la sufficienza degli indizi raccolti, basati principalmente su intercettazioni e monitoraggio GPS, per configurare sia il reato associativo sia le esigenze cautelari attuali.
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Ricorso inammissibile per telefono in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un soggetto condannato per l'introduzione illecita di un telefono cellulare in un istituto penitenziario. La decisione si fonda sulla constatazione che l'appello si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già correttamente valutate e respinte dai giudici di merito, risultando così privo dei requisiti per un esame nel merito.
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Conclusioni tardive: quando si ha nullità nel rito?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, chiarendo che le conclusioni tardive del Pubblico Ministero nel rito cartolare non comportano automaticamente la nullità del procedimento. È necessario che la difesa dimostri un concreto e specifico pregiudizio al diritto di difesa, non essendo sufficiente la mera violazione del termine procedurale. Il ricorso lamentava anche la sproporzione della pena, ma la Corte ha ribadito di non poter sindacare nel merito le decisioni dei giudici inferiori se la motivazione è logica e completa.
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Motivazione viziata: Cassazione annulla ordinanza
Un'ordinanza che annullava la misura cautelare degli arresti domiciliari per un agente di polizia penitenziaria, accusato di aver introdotto cellulari in carcere, è stata a sua volta annullata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha ravvisato una motivazione viziata nella decisione del Tribunale, che aveva svalutato la confessione dell'indagato e ritenuto plausibile una versione alternativa senza un'adeguata analisi delle prove. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Esigenze cautelari: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato in custodia cautelare per usura ed estorsione. La Corte conferma la decisione del tribunale del riesame, ritenendo la motivazione sul diniego degli arresti domiciliari logica e fondata su eccezionali esigenze cautelari, derivanti dalla pericolosità sociale dell'individuo e dalla sua storia criminale. Il ricorso è stato giudicato generico in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Pene sostitutive: no se il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la mancata concessione delle pene sostitutive e dell'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Il ricorso è stato giudicato infondato poiché i precedenti penali dell'imputato e la gravità della sua condotta, in relazione al suo status di collaboratore di giustizia, giustificavano ampiamente la decisione del giudice di merito di non applicare i benefici richiesti.
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Ricorso generico: Cassazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di condanna. Il motivo principale è la natura del tutto generica dell'impugnazione, che non si confrontava adeguatamente con le motivazioni della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.) non sulla base di presunzioni, ma in virtù delle concrete modalità del reato e dei gravi precedenti penali dell'imputato, tra cui una condanna per associazione di stampo mafioso. La Suprema Corte ha quindi confermato che un ricorso generico che non presenta una critica ragionata è destinato all'inammissibilità.
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Esigenze cautelari: appello del PM inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro la revoca di una misura interdittiva a carico di un avvocato. Il motivo è la mancata dimostrazione delle attuali esigenze cautelari, requisito fondamentale per l'interesse ad impugnare da parte della pubblica accusa. L'avvocato era accusato di aver facilitato telefonate non autorizzate a un detenuto.
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Misure Cautelari: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'infermiera contro l'applicazione di misure cautelari per aver tentato di introdurre droga e telefoni in carcere. La Corte ha ritenuto logica e congrua la motivazione del Tribunale del riesame sul pericolo di reiterazione del reato, sottolineando i limiti del proprio sindacato in materia. Il caso chiarisce i criteri di valutazione delle esigenze cautelari e il ruolo della Suprema Corte.
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Mandato ad impugnare: appello nullo senza procura
La Cassazione dichiara inammissibile l'appello per un imputato assente, a causa della mancanza di uno specifico mandato ad impugnare rilasciato dopo la sentenza. La Corte applica il principio *tempus regit actum*, confermando che le norme più severe in vigore al momento della proposizione dell'appello prevalgono sulle modifiche legislative successive.
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Ricettazione telefono carcere: la Cassazione decide
Un detenuto, trovato in possesso di un telefono, patteggia per ricettazione. In Cassazione, lamenta l'errata qualificazione, sostenendo dovesse essere il reato specifico di possesso di telefono in carcere. La Corte rigetta il ricorso, affermando che la qualifica di ricettazione telefono carcere è corretta a causa della clausola di sussidiarietà presente nella norma speciale, che fa prevalere il reato più grave.
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Associazione per delinquere: la prova della partecipazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo che la partecipazione a un'associazione per delinquere non può essere presunta da legami familiari o dalla commissione di reati per un'altra associazione. Il caso riguardava un individuo accusato di far parte di due distinti sodalizi criminali operanti in carcere: uno per il traffico di droga e l'altro per l'introduzione di telefoni. La Corte ha ritenuto insufficiente la prova per la prima associazione, annullando con rinvio la decisione.
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Uso cellulare in carcere: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la condanna per l'uso di un cellulare in carcere. I giudici hanno ritenuto il ricorso generico e infondato, confermando che lo stato di detenzione sussisteva al momento del fatto e che i numerosi precedenti penali dell'imputato giustificavano pienamente il diniego delle attenuanti generiche.
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Custodia cautelare: quando il rischio di recidiva la giustifica
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per un'indagata accusata di associazione per delinquere finalizzata all'introduzione di droni, cellulari e droga nelle carceri. La decisione si fonda sui gravi indizi di colpevolezza e su un concreto e attuale rischio di reiterazione del reato, data la profonda integrazione della donna in una struttura criminale organizzata e la continuità delle attività illecite.
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