LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 385 Codice Penale

Pagina 42 di 40

2848 provvedimenti

Evasione dai domiciliari per aggredire i proprietari: condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentata estorsione e aggressione. Il soggetto, mentre scontava la detenzione domiciliare, si era reso responsabile di un'evasione dai domiciliari per aggredire i proprietari di un immobile che tentavano di rientrare in possesso del bene, precedentemente occupato abusivamente dall'uomo. Il ricorrente sosteneva si trattasse di una reazione occasionale per difendere i propri beni, ma i giudici hanno ritenuto il ricorso privo di motivi di diritto, concentrato solo sulla ricostruzione dei fatti. Di conseguenza, l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato ed evasioni distanti: negato lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per due episodi di evasione avvenuti a distanza di quattordici mesi l'uno dall'altro. Il giudice dell'esecuzione aveva escluso il vincolo della continuazione a causa dell'ampio intervallo temporale e della natura estemporanea del reato di evasione. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, evidenziando che la distanza di oltre un anno rende illogico ipotizzare una programmazione unitaria iniziale dei due reati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Violazione degli arresti domiciliari: la Cassazione non fa sconti
Il caso riguarda un uomo accusato di violazione degli arresti domiciliari per essere uscito dalla propria abitazione in un giorno specifico e in un orario non consentito. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la genericità dell'atto di accusa, la mancanza di pericolosità sociale e le proprie precarie condizioni fisiche al momento del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accusa era precisa e che le contestazioni sulla salute e sulla pericolosità erano tardive o di puro fatto, non esaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Notifica del decreto di citazione: il detenuto perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per il reato di evasione. Il ricorrente lamentava la nullità della sentenza d'appello per un'asserita omessa notifica del decreto di citazione. I giudici hanno invece accertato che la notifica del decreto di citazione era stata regolarmente eseguita a mani proprie del detenuto presso il carcere. Inoltre, la Corte ha respinto la doglianza sul diniego di rinvio dell'udienza per richiedere la trattazione orale, evidenziando che L'Imputato avrebbe dovuto presentare la richiesta entro i termini previsti dalla disciplina emergenziale allora vigente. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso contro patteggiamento: i limiti invalicabili della legge
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Bolzano per reati in materia di stupefacenti ed evasione. Il ricorrente lamentava la violazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale e la mancanza di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è strettamente limitato dalla legge a motivi specifici, come l'espressione della volontà, la correlazione tra accusa e sentenza, la qualificazione giuridica del fatto e l'illegalità della pena. I vizi denunciati dall'imputato non rientrano in queste categorie tassative. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: se accetti la pena non puoi più ricorrere
Il caso riguarda un imputato condannato per reati di droga ed evasione che, dopo aver stipulato un concordato in appello, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio cardine stabilito è che il concordato in appello limita fortemente la possibilità di ricorrere in Cassazione: sono ammissibili solo le contestazioni sulla formazione della volontà delle parti, sul consenso del pubblico ministero o sulla difformità della decisione del giudice rispetto all'accordo. Le censure generiche sulla misura della pena, se questa non è illegale, non possono essere esaminate poiché l'imputato vi ha rinunciato accettando l'accordo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione punisce i ricorsi ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato condannato per il reato di evasione. Il ricorrente aveva contestato la sussistenza del reato e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno rilevato che il primo motivo consisteva in una generica contestazione dei fatti, già ampiamente esaminati e respinti in appello. Il secondo motivo riguardava invece valutazioni di merito riservate esclusivamente al giudice d'appello, che aveva ampiamente motivato la sua decisione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato, disponendo anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione punisce il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la sussistenza del reato e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e basati su semplici contestazioni di fatto, senza reali fondamenta giuridiche. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione degli arresti domiciliari: la Cassazione nega scappatoie
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che lo condannava per evasione, lamentando la mancata acquisizione del provvedimento originario di custodia e contestando la competenza territoriale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna per la violazione degli arresti domiciliari. I giudici hanno chiarito che l'esistenza della misura restrittiva è stata accertata in modo logico e coerente, rendendo superflua la presenza fisica del documento cartaceo. Le contestazioni sulla competenza territoriale sono risultate generiche, mentre la pena era già stata correttamente ridotta in appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Evasione dai domiciliari: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione. La Corte d'Appello ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta, stimando l'assenza in circa tre ore. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che l'allontanamento fosse durato solo quarantacinque minuti e chiedendo il riconoscimento della tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla gravità del fatto spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: mentire e poi cedere
Il Detenuto, sottoposto agli arresti domiciliari con permesso di uscita limitato fino alle ore 19:15, è stato sorpreso dalle forze dell'ordine fuori dalla propria abitazione dopo le ore 22:00. Durante il controllo di polizia, l'uomo ha fornito false generalità agli agenti, integrando il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale. Un complice è intervenuto aggredendo fisicamente l'agente per ostacolare l'identificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due imputati, confermando in via definitiva le condanne per evasione, falsa attestazione e resistenza a pubblico ufficiale, oltre al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Patto tradito e ricorso per cassazione contro patteggiamento
Il Tribunale di Trento ha applicato all'Imputato la pena di un anno di reclusione per i reati di danneggiamento informatico ed evasione, a seguito di un accordo di patteggiamento. L'Imputato ha proposto ricorso lamentando la mancata valutazione delle cause di proscioglimento e l'errata qualificazione giuridica dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione contro patteggiamento è fortemente limitato dalla legge. Non è possibile contestare la mancata applicazione del proscioglimento d'ufficio se non emergono elementi evidenti dagli atti, né si può ridiscutere la qualificazione del reato, salvo il caso di errore manifesto. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Evasione dagli arresti domiciliari: il braccialetto non salva
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Il soggetto si era allontanato da casa per circa mezz'ora, nonostante fosse monitorato dal braccialetto elettronico, per poi rientrare spontaneamente. La difesa ha richiesto l'applicazione della speciale attenuante che riduce la pena in caso di costituzione spontanea, sostenendo che il rientro a casa, tracciato dal dispositivo elettronico, equivalesse a consegnarsi all'autorità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il semplice rientro nell'abitazione non integra l'attenuante. Per ottenerla, il soggetto deve presentarsi in carcere o consegnarsi a un'autorità di polizia con l'obbligo di traduzione in cella. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato alle spese.
Continua »
Reato di evasione: la finta ignoranza non salva lo straniero
Un cittadino straniero, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari presso un ospedale, si è allontanato senza autorizzazione. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo, lamentando la mancata traduzione in lingua nota del provvedimento del Tribunale del Riesame che disponeva la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno evidenziato che l'imputato comprendeva l'italiano e che, prima di fuggire, aveva chiesto ai sorveglianti il permesso di allontanarsi, ricevendo un esplicito rifiuto. Questo comportamento dimostra la sua piena consapevolezza del divieto, rendendo irrilevante la mancata traduzione formale dell'atto.
Continua »
Reato di evasione: presentarsi in caserma non evita la condanna
Un uomo sottoposto a misura restrittiva in comunità si presenta spontaneamente in caserma chiedendo di andare in carcere. Viene arrestato per il reato di evasione. Il difensore propone ricorso in Cassazione contestando l'elemento soggettivo del reato, ma successivamente presenta formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per rinuncia, confermando la condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione nega scuse e conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento di una causa di esclusione della colpevolezza, sostenendo l'assenza di responsabilità soggettiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, a meno che non vi siano evidenti vizi logici nella motivazione. Nel caso specifico, i giudici d'appello avevano ampiamente giustificato la condanna basandosi sulla gravità del fatto, sulla lesione del bene giuridico protetto e sulla prolungata durata dell'allontanamento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
Continua »
Violazione degli arresti domiciliari: il sonno non scusa il silenzio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di violazione degli arresti domiciliari. L'imputato si era giustificato sostenendo di non aver risposto al controllo notturno delle forze dell'ordine, avvenuto alle ore 0.48, perché si era svegliato tardi e gli agenti avevano suonato troppo rapidamente. I giudici hanno ritenuto questa versione del tutto incredibile e non supportata da prove concrete. Di conseguenza, il ricorso è stato giudicato generico e basato su semplici questioni di fatto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Delitto di evasione: la fuga fallisce anche in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il delitto di evasione. L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato e l'aumento di pena applicato a causa della recidiva. I giudici di legittimità hanno ritenuto infondate entrambe le contestazioni: la sentenza d'appello ha correttamente motivato la presenza del dolo e ha giustificato l'aumento della pena evidenziando la pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: il ritardo a casa costa la condanna
Il caso riguarda un soggetto condannato per il reato di evasione a causa del ritardato rientro presso il proprio domicilio coatto, dove era sottoposto a misura restrittiva. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dell'elemento oggettivo e soggettivo del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che anche il semplice ritardo nel rientro integra la condotta materiale del reato di evasione. I giudici hanno inoltre accertato la piena consapevolezza dell'azione da parte dell'agente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: no al ricorso basato solo sui fatti
Il Ricorrente ha impugnato in Cassazione la condanna per il reato di evasione (art. 385 c.p.), contestando la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti, la mancata concessione delle attenuanti generiche e il diniego della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché basato esclusivamente su doglianze di fatto, precluse nel giudizio di legittimità, e sulla mera riproduzione di censure già ampiamente disattese dalla Corte d'Appello con motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »