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Art. 385 Codice Penale

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2848 provvedimenti

Reato di evasione: spesa urgente non cancella la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto sottoposto a misura restrittiva. L'imputato si era allontanato dal proprio domicilio in due distinte occasioni a pochi giorni di distanza. La difesa ha invocato lo stato di necessità, giustificando le uscite con l'esigenza di acquistare generi di prima necessità in assenza di aiuti esterni e in condizioni di salute precarie. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. L'imputato godeva già di permessi orari specifici concessi dal Tribunale di sorveglianza per provvedere alle proprie esigenze. L'allontanamento al di fuori delle fasce autorizzate, unito ai precedenti penali e alla recidiva, impedisce anche l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione e stato di necessità: la decisione della Corte
L'imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver agito in stato di necessità. La difesa ha richiamato l'esistenza di una causa di giustificazione, senza tuttavia fornire elementi concreti a supporto di tale affermazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le doglianze presentate erano una semplice riproposizione dei motivi già respinti nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, l'imputato non ha rispettato l'onere di allegazione, ovvero l'obbligo di indicare i fatti specifici che avrebbero giustificato la sua condotta. L'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge le scusanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una persona condannata per il reato di evasione. La difesa invocava lo stato di necessità e contestava sia l'elemento psicologico sia il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze, evidenziando che l'impugnazione tentava una rivalutazione dei fatti già esaminati nel merito. La presenza di precedenti penali gravi e la mancanza di elementi positivi hanno giustificato il diniego delle attenuanti.
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Reato di evasione: stop ai benefici se si ignora l’alt
Un soggetto sottoposto a vincolo di custodia domiciliare è stato condannato per il reato di evasione. Le forze dell'ordine lo avevano sorpreso fuori dalla propria abitazione e invitato a farvi immediato rientro. L'uomo ha invece proseguito la camminata in direzione opposta, perseverando nella violazione. Nel ricorso per cassazione, la difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la conversione della reclusione in pena pecuniaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno sottolineato l'elevata intensità del dolo e la tardività della richiesta di conversione della pena, confermando la condanna e infliggendo il pagamento delle spese e della sanzione alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: stop alla tenuità del fatto se dura a lungo
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa ha contestato la ricostruzione delle prove, ha invocato la particolare tenuità del fatto e ha criticato l'entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di Cassazione. Inoltre, i giudici hanno escluso la particolare tenuità della condotta poiché l'allontanamento non è stato breve o momentaneo, ma si è protratto nel tempo con piena consapevolezza. Il ricorrente deve pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e specifica: evasione e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava il mancato rigetto dell'aggravante della recidiva reiterata e specifica. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'atto difensivo si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già valutate e respinte in sede di appello, senza muovere censure concrete. I giudici hanno evidenziato la presenza di numerosi precedenti penali a carico dell'uomo, compreso un reato identico, segno inequivocabile di una pericolosità sociale crescente. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto il pagamento delle spese legali oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione conferma la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di evasione. L'uomo aveva proposto ricorso contestando la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di secondo grado e lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'eccessiva severità della pena. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Il primo motivo richiedeva una non consentita rilettura delle prove, preclusa alla Corte di Cassazione. Il secondo motivo risultava privo di specificità, ignorando la logica e coerente motivazione della Corte di Appello. Quest'ultima aveva infatti valorizzato i gravi precedenti penali dell'imputato per negare qualsiasi riduzione sanzionatoria. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
Un imputato, condannato per il reato di evasione, proponeva impugnazione dinanzi alla Suprema Corte per contestare la sentenza di secondo grado. L'atto difensivo presentava tuttavia censure del tutto generiche, ometteva le specifiche ragioni di diritto e richiamava persino un titolo di reato differente, ossia la tentata estorsione. I giudici supremi hanno statuito l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della totale indeterminatezza dei motivi. L'imputato perde la causa in via definitiva e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e specifica: confermato l’aumento per evasione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso contestando l'applicazione dell'aumento di pena legato alla recidiva reiterata e specifica, chiedendone l'esclusione. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità totale dell'impugnazione. Il motivo del ricorso si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza criticare in modo mirato la decisione impugnata. La presenza di numerosi precedenti penali, tra cui uno specifico per lo stesso reato, dimostra infatti una crescente pericolosità del soggetto che giustifica pienamente la sanzione più severa. Il condannato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la condanna senza scriminanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa contestava la mancata applicazione dello stato di necessità, del reato impossibile, della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi miravano a una rivalutazione dei fatti già motivati dalla Corte di Appello. Il protrarsi dell'allontanamento e la presenza di precedenti penali specifici hanno confermato l'abitualità della condotta, escludendo ogni beneficio e determinando la condanna al pagamento delle spese e dell'ammenda.
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Evasione dagli arresti domiciliari: pericolo presunto e condanna
Un uomo sottoposto a custodia domestica si è allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione, giustificando la fuga con il presunto pericolo di crollo del soffitto di casa. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dagli arresti domiciliari, rilevando la totale assenza di prove sulla situazione di pericolo evocata e sulla necessità di fuggire. Qualsiasi allontanamento non autorizzato costituisce illecito, indipendentemente dai motivi o dalla durata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa contestava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, chiedendo la non punibilità dell'illecito. I giudici supremi hanno respinto l'istanza e dichiarato inammissibile l'impugnazione. La difesa ha infatti riproposto pedissequamente le stesse argomentazioni già valutate e motivatamente respinte dalla Corte di Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese di lite e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna confermata
Una persona condannata in appello per il reato di evasione ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione. L'imputata ha contestato la sentenza dei giudici di secondo grado con un unico motivo di impugnazione. I giudici supremi hanno esaminato l'atto e hanno accertato la totale genericità delle contestazioni mosse dalla difesa. Il ricorso non chiariva le violazioni di legge né i fatti concreti alla base della censura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali del procedimento e al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna per il reato di evasione.
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Concordato in appello: illegittimo il ricorso dopo l’accordo
Un imputato condannato per il reato di evasione raggiunge un accordo con la Procura durante il secondo grado di giudizio, definendo la sanzione finale in dieci mesi di reclusione. Nonostante l'accordo, la persona condannata propone ricorso davanti alla Corte di Cassazione, lamentando generici vizi di motivazione e violazioni di legge. La Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione con procedura camerale senza udienza. Il giudice di legittimità chiarisce che il concordato in appello preclude successive contestazioni sulla responsabilità e sulla misura della pena concordata. La decisione impone al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: la Cassazione conferma l’evasione
Un uomo condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere l'annullamento della sentenza. Il ricorrente sosteneva che fosse maturata la prescrizione del reato commesso nel luglio 2018 e contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che ai fatti commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019 si applica la sospensione del decorso temporale introdotta dalla riforma Orlando. Le norme successive non hanno cancellato con effetto retroattivo tale regime. La Cassazione ha inoltre ribadito l'impossibilità di rivalutare le prove in sede di legittimità, confermando la condanna e infliggendo il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: fuga da casa senza prova dell’urgenza
Un uomo sottoposto alla misura della detenzione domiciliare si è allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione. La Corte di Appello lo ha condannato per il reato di evasione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione invocando lo stato di necessità. I giudici supremi hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Il condannato non ha fornito alcuna prova dell'urgenza o del pericolo che avrebbe imposto l'allontanamento, limitandosi a ripetere argomentazioni generiche. L'imputato deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: no alla tenuità per chi fugge armato
L'Imputato ha violato la misura della custodia detentiva allontanandosi arbitrariamente con un coltello provvisto di una lama di otto centimetri. I giudici di merito hanno confermato la condanna per il reato di evasione, escludendo l'esimente della particolare tenuità del fatto e negando le circostanze attenuanti generiche. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'eccessività della sanzione e il mancato riconoscimento della causa di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure difensive. L'Imputato deve pagare le spese del procedimento penale e versare tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: confermata la pena per evasione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione a carico di un imputato, ribadendo la piena legittimità dell'aggravante contestata. L'imputato aveva impugnato la sentenza d'appello lamentando la mancata esclusione dell'aggravante personale. I giudici di legittimità hanno respinto l'istanza evidenziando la presenza di molteplici precedenti penali a carico dell'uomo, compresa una condanna per undici reati in continuazione. Tale storia giudiziaria dimostra una spiccata pericolosità sociale e una totale insensibilità alla funzione rieducativa della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la corretta applicazione della recidiva, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Esclusione della recidiva negata per chi viola le prescrizioni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per evasione, gravato da numerosi precedenti penali. La difesa lamentava la mancata motivazione espressa dei giudici di merito sull'esclusione della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale. I giudici supremi hanno chiarito che la pericolosità sociale e la reiterata inosservanza delle prescrizioni giustificano l'aggravamento sanzionatorio anche in via implicita. Di conseguenza, il ricorso non merita accoglimento quando la condotta denota una chiara incapacità di rispettare la legge. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, confermando la piena validità della pena e condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Assente dal letto ai domiciliari: scatta il reato di evasione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per il reato di evasione dopo essere risultato assente dal letto della propria abitazione durante i controlli delle forze dell'ordine. L'uomo ha proposto ricorso contestando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, la carenza dell'elemento psicologico del dolo e l'omessa valutazione del proprio stato psicofisico, oltre al bilanciamento delle circostanze attenuanti. I Giudici Supremi hanno dichiarato l'inammissibilità totale dell'impugnazione perché formulata con argomenti generici, riproduttivi di contestazioni già respinte e privi di reale consistenza giuridica. L'imputato perde definitivamente la causa penale e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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