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Art. 385 Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Evasione dagli arresti domiciliari: la Cassazione nega l’eccezione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione dagli arresti domiciliari a carico di un uomo e della sua complice. L'uomo si era allontanato dalla sua abitazione per recarsi in un altro comune. I due avevano sostenuto che il fatto non fosse punibile, richiamando una sentenza della Corte Costituzionale. La Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo che la non punibilità si applica solo in casi eccezionali e ben definiti (padre di prole minore di dieci anni, assenza breve, assenza di pericolosità sociale), non riscontrabili nella vicenda. L'allontanamento è stato quindi considerato un reato a tutti gli effetti.
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Evasione dagli arresti domiciliari: torna a casa ma viene condannato
Un uomo agli arresti domiciliari si allontana da casa, sostenendo di aver ricevuto rassicurazioni dal suo legale. La Corte di Cassazione conferma la sua condanna per evasione dagli arresti domiciliari. I giudici chiariscono due punti fondamentali: il semplice rientro a casa non è sufficiente per ottenere la riduzione di pena prevista per chi si costituisce volontariamente in carcere. Inoltre, il reato non può essere considerato di lieve entità, e quindi non punibile, perché l'uomo aveva già ottenuto ampie autorizzazioni, rendendo la sua violazione più grave. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Evasione dagli arresti domiciliari: anche una breve uscita è reato
Una persona condannata per essersi allontanata senza permesso dalla propria abitazione ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua assenza fosse irrilevante. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: l'evasione dagli arresti domiciliari si configura con qualsiasi allontanamento non autorizzato, a prescindere dalla durata, dalla distanza percorsa o dalle motivazioni personali. La condanna è stata quindi confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione dagli arresti domiciliari: appello respinto e condanna
Un uomo, condannato per evasione dagli arresti domiciliari, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che le prove a suo carico fossero state valutate in modo errato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte correttamente nei gradi precedenti. I giudici hanno confermato che le prove dimostravano chiaramente il reato. La condanna per evasione dagli arresti domiciliari è quindi diventata definitiva e l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Pluralità di evasioni: uscite brevi, condanna pesante
Un uomo agli arresti domiciliari si allontanava ripetutamente dalla sua abitazione, facendovi poi sempre ritorno. La Corte d'Appello aveva considerato questi episodi come una pluralità di evasioni, e non come un unico reato. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile perché generico, confermando di fatto la valutazione precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro. La decisione sottolinea che violazioni multiple e distinte degli arresti domiciliari possono essere giudicate come reati separati.
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Evasione con braccialetto elettronico: Fuga breve, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un'imputato accusato di evasione dagli arresti domiciliari. Il fatto è stato aggravato dalla rottura del dispositivo di sorveglianza. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, giudicandolo troppo generico. I giudici hanno sottolineato che la gravità dell'evasione con braccialetto elettronico, unita ai numerosi precedenti penali dell'imputato, giustificava pienamente la decisione dei giudici di merito. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e Spontaneo Rientro: Torna a Casa ma Viene Condannato
Un soggetto agli arresti domiciliari si allontana dalla propria abitazione e, dopo essere rientrato, invoca l'attenuante speciale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno stabilito che la difesa era troppo generica e che la gravità del fatto, l'intensità dell'intenzione e i precedenti penali dell'imputato impedivano di concedere sconti di pena. Il caso chiarisce che in tema di evasione e spontaneo rientro, il semplice ritorno a casa non è sufficiente per ottenere un'attenuante se altri elementi dimostrano una significativa pericolosità sociale. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Reato di evasione: uscire di casa per poco non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo agli arresti domiciliari che si era allontanato dalla propria abitazione. La Corte ha stabilito che qualsiasi allontanamento non autorizzato integra il reato di evasione, a prescindere dalla sua durata, dalla distanza percorsa o dalle motivazioni personali. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile perché la decisione dei giudici precedenti era in linea con l'orientamento consolidato della giurisprudenza. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione dagli arresti domiciliari: anche una breve uscita è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per essersi allontanato senza permesso dalla propria abitazione. La Corte ha ribadito un principio consolidato: si configura il reato di evasione dagli arresti domiciliari per qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente dalla sua durata, dalla distanza percorsa o dai motivi che lo hanno determinato. La decisione sottolinea che l'unico elemento che conta è la violazione dell'obbligo di rimanere nel luogo di detenzione. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Evasione di 6 giorni: non è reato di particolare tenuità del fatto
Una persona agli arresti domiciliari si allontana dalla propria abitazione per sei giorni. La difesa chiede l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione rigetta la richiesta, stabilendo che un'evasione di sei giorni non può essere considerata un'offesa lieve a causa della sua durata prolungata. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Evasione dagli arresti domiciliari: anche una breve uscita è reato
La Corte di Cassazione ha confermato che il reato di evasione dagli arresti domiciliari si realizza con qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione. Nel caso specifico, un individuo aveva lasciato la propria abitazione, ma il suo ricorso è stato respinto. I giudici hanno ribadito un principio consolidato: la durata dell'assenza, la distanza percorsa o le motivazioni personali sono del tutto irrilevanti. L'unico elemento che conta è l'aver eluso la vigilanza dell'autorità. L'esito è stata la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la condanna al pagamento di una sanzione.
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Evasione dai domiciliari per malore: quando si evita il carcere
Un collaboratore di giustizia, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, si è allontanato dalla propria abitazione per un breve lasso di tempo a causa di un improvviso malore respiratorio. Rintracciato dalle forze dell'ordine a poca distanza da casa, è stato condotto in ospedale dove ha ricevuto cure mediche urgenti. Nonostante la giustificazione sanitaria, il Tribunale ha disposto l'aggravamento della misura, ordinando il trasferimento in carcere per evasione dagli arresti domiciliari, basandosi principalmente sulla pericolosità criminale del soggetto. La Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento, stabilendo che il giudice non può limitarsi a valutare la biografia criminale dell'imputato. È obbligatorio esaminare le modalità concrete del fatto per verificare se la violazione sia di lieve entità, evitando così il carcere se l'allontanamento è stato breve e motivato da necessità di salute.
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Evasione per sigarette: negata la particolare tenuità del fatto
Il Detenuto, sottoposto agli arresti domiciliari, è stato sorpreso dalle forze dell'ordine a pochi metri dalla propria abitazione. Egli ha giustificato l'allontanamento sostenendo di essere uscito solo per attendere la consegna di alcune sigarette. La difesa ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto, evidenziando la breve distanza percorsa e l'assenza di resistenza al controllo. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione. I giudici hanno stabilito che la futilità del motivo e la presenza di una precedente condanna per lo stesso reato dimostrano una totale mancanza di rispetto per le prescrizioni giudiziarie. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, obbligando il soggetto al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per Cassazione: perché non puoi firmarlo da solo
Il Soggetto Condannato per il reato di evasione ha presentato personalmente un Ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato l'atto inammissibile poiché, secondo il codice di procedura penale, il ricorso deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un avvocato iscritto all'albo speciale dei patrocinanti. La decisione è stata presa senza udienza pubblica. Oltre al rigetto del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende. La sentenza ribadisce l'impossibilità per il cittadino di stare in giudizio da solo davanti alla Corte di Cassazione, sottolineando la necessità di un'assistenza tecnica qualificata per evitare sanzioni pecuniarie e la perdita del diritto alla difesa.
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Evasione dagli arresti domiciliari: condanna confermata in Cassazione
Una persona condannata per essersi allontanata dalla propria abitazione mentre era ai domiciliari ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e chiedeva l'applicazione di benefici, come la non punibilità per la lieve entità del reato. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito che non è possibile rivalutare i fatti in sede di legittimità e che le richieste di benefici erano state presentate tardivamente o erano infondate. La condanna per evasione dagli arresti domiciliari è diventata così definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Evasione e condanna: il ricorso generico porta all’inammissibilità
Un uomo, già condannato per il reato di evasione, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I suoi motivi, però, vengono giudicati totalmente generici, una semplice ripetizione delle argomentazioni già respinte in appello. La Corte, non potendo valutare nel merito critiche così vaghe, sancisce la definitiva l'inammissibilità del ricorso per cassazione. Questa decisione rende la condanna irrevocabile e obbliga il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza sottolinea l'importanza di formulare ricorsi specifici e dettagliati, pena l'impossibilità per il giudice di esaminarli.
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Inammissibilità ricorso generico: evasione, condanna definitiva
Un uomo, condannato per il reato di evasione, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici supremi, tuttavia, hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità. Le motivazioni presentate dall'imputato sono state ritenute troppo vaghe e semplici ripetizioni di argomenti già discussi, senza una critica specifica alla sentenza precedente. In particolare, non è stata accolta la richiesta di applicare la non punibilità per la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile: Evasione e Condanna Confermata in Cassazione
Un uomo, già condannato per evasione, si rivolge alla Corte di Cassazione per ottenere una riduzione di pena. Chiede il riconoscimento della 'continuazione' con un reato precedente e l'applicazione di attenuanti. I Giudici, però, dichiarano il suo **ricorso inammissibile**. La motivazione è netta: l'imputato si è limitato a riproporre le stesse lamentele già respinte dalla Corte d'Appello, senza contestare specificamente le ragioni di quella decisione. Di conseguenza, la condanna viene confermata e l'uomo è obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione aggiuntiva.
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Evasione e Particolare Tenuità del Fatto: Condanna Confermata
Un imputato, condannato per il reato di evasione, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che i motivi presentati erano generici e si limitavano a ripetere argomentazioni già esaminate e respinte correttamente nel giudizio precedente. Di conseguenza, la condanna per evasione è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione. La sentenza sottolinea che per invocare la particolare tenuità del fatto è necessario un ricorso specifico e non una mera riproposizione di censure già valutate.
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Reato di Evasione: Tenta di eludere il controllo, condanna certa
Un uomo, già condannato per il reato di evasione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva di meritare sconti di pena e l'applicazione della non punibilità per la lieve entità del fatto. La Corte ha respinto tutte le richieste. Ha sottolineato che l'imputato non si era consegnato spontaneamente, ma aveva tentato di eludere i controlli. Inoltre, la durata della sua condotta e i precedenti penali specifici dimostravano una chiara inclinazione a violare la legge. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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