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Art. 380 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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492 provvedimenti

Altri anni per Art. 380 Codice di Procedura Civile

Prova rapporto di lavoro: onere a carico del lavoratore
Un lavoratore si oppone all'esclusione del suo credito da lavoro dallo stato passivo di una società fallita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 78/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'onere della prova del rapporto di lavoro subordinato grava interamente sul lavoratore che intende far valere il proprio credito. La Corte ha chiarito che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione delle prove già esaminate dal giudice di merito.
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Onere della prova TFR: il CUD fa fede del pagamento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nell'ambito di un'opposizione allo stato passivo fallimentare, il CUD prodotto dallo stesso lavoratore costituisce una prova presuntiva del pagamento del TFR. Spetta quindi al lavoratore superare tale presunzione. Viene chiarito che l'onere della prova del fatto estintivo (pagamento) grava sul datore di lavoro, ma la produzione di un documento come il CUD può invertire di fatto l'onere probatorio, richiedendo al creditore di fornire una prova contraria efficace.
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Ricorso in Cassazione: l’errore che lo rende nullo
Una disputa sulle distanze legali tra edifici si conclude in Cassazione con una dichiarazione di improcedibilità. La Corte Suprema ha stabilito che il ricorso in Cassazione è nullo se il ricorrente, pur dichiarando l'avvenuta notifica della sentenza d'appello, non deposita la copia autentica munita della relata di notifica. Questo adempimento è essenziale per consentire alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione. La mancanza di tale documento, non sanabile, ha reso inevitabile la condanna alle spese per i ricorrenti.
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Errore di fatto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. La Corte ha stabilito che, anche se l'errore fosse sussistito, non sarebbe stato decisivo, poiché la ragione fondamentale della precedente declaratoria di inammissibilità era la mancanza di specificità dei motivi del ricorso originario. Questa ratio decidendi, essendo autonoma e sufficiente, assorbe ogni altra questione.
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Licenziamento post termine: è valido? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un licenziamento per motivi disciplinari comunicato a un lavoratore dopo la scadenza del suo contratto a tempo determinato. La decisione stabilisce che un licenziamento post termine è legittimo se produce specifici effetti giuridici, come in questo caso l'esclusione del lavoratore dal diritto di precedenza per future assunzioni, previsto dal contratto collettivo. La Corte ha inoltre sottolineato come la mancata impugnazione da parte del lavoratore della decisione di primo grado sulla validità del contratto a termine abbia reso tale punto definitivo (giudicato).
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Cambio di appalto: il capitolato vincola il CCNL
In una controversia su differenze retributive a seguito di un cambio di appalto, la Corte di Cassazione ha stabilito che il contratto collettivo (CCNL) da applicare è quello previsto dal capitolato speciale d'appalto. Annullando la decisione della Corte d'Appello, la Suprema Corte ha affermato che le clausole sociali del capitolato sono vincolanti per l'impresa subentrante e non possono essere derogate da accordi successivi, garantendo così la piena tutela economica e normativa del lavoratore.
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Diritto all’assunzione: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che rivendicava il diritto all'assunzione presso una nuova compagnia aerea, sorta dalle ceneri di una precedente in amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che, in presenza di un accordo sindacale che fissa i criteri per le nuove assunzioni, spetta al lavoratore dimostrare di possedere i requisiti specifici per essere scelto. In assenza di tale prova, il diritto all'assunzione non può essere riconosciuto. È stata inoltre esclusa l'applicabilità della disciplina sul trasferimento d'azienda, data la natura liquidatoria dell'operazione.
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Cambio di appalto: il CCNL del capitolato vincola
In un caso di cambio di appalto per servizi ospedalieri, un lavoratore ha richiesto il pagamento di differenze retributive basate sull'applicazione del CCNL previsto nel capitolato. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che le clausole del capitolato d'appalto, agendo come 'lex specialis', sono vincolanti per l'impresa subentrante. Di conseguenza, la nuova azienda era obbligata ad applicare il contratto collettivo specifico per i servizi socio-sanitari indicato nel bando, e non un CCNL generico meno favorevole, annullando così la decisione della Corte d'Appello.
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Cambio di appalto: il CCNL del capitolato è vincolante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30621/2024, ha stabilito che in un cambio di appalto, il contratto collettivo (CCNL) specificato nel capitolato speciale è vincolante per l'impresa subentrante. La Corte ha accolto il ricorso di una lavoratrice a cui era stato applicato un CCNL diverso e meno favorevole rispetto a quello previsto dalla gara. Secondo i giudici, le clausole del capitolato costituiscono 'lex specialis' e non possono essere derogate da successivi accordi aziendali, garantendo così la tutela economica integrale dei lavoratori.
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Onere della prova e conti correnti dei soci: il caso
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale nei confronti di una società di persone a ristretta base familiare. L'Amministrazione Finanziaria aveva recuperato a tassazione maggiori redditi basandosi sui movimenti bancari riscontrati sui conti correnti personali dei soci. La Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento, ribadendo che in tali contesti opera una presunzione di riferibilità delle operazioni alla società. Di conseguenza, grava sul contribuente l'onere della prova contraria, che deve essere specifica e analitica per ogni singola movimentazione, al fine di dimostrarne l'estraneità all'attività d'impresa. Avendo i ricorrenti fallito nel fornire tale prova, i ricorsi sono stati respinti.
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Indennità di preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di preavviso è dovuta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione da parte della nuova impresa. La cessazione del rapporto è considerata un recesso unilaterale del primo datore di lavoro, non una risoluzione consensuale. L'assenza di un periodo di disoccupazione non elimina il diritto a percepire tale indennità.
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Notifica PEC sentenza: quando è valida per l’appello?
Una società di servizi per l'assistenza al volo ha visto il suo appello dichiarato inammissibile per tardività. La società sosteneva che la notifica PEC sentenza di primo grado fosse invalida. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la notifica via PEC era pienamente valida ed efficace, facendo decorrere il termine di 30 giorni per l'appello. La presenza di altre comunicazioni nella stessa email non ha invalidato la notifica, poiché lo scopo di portare a conoscenza l'atto era stato raggiunto.
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Transito personale civile: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di assistenza al volo che si opponeva al transito personale civile di ex controllori militari. La Corte ha stabilito che l'onere di provare l'assenza di fabbisogno di personale o l'insostenibilità finanziaria, quali fatti impeditivi del diritto al transito, spetta al datore di lavoro. Non essendo stata fornita tale prova, il rifiuto è stato ritenuto illegittimo.
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Licenziamento non domino: tutele dopo la cessione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31551/2024, affronta il caso di una lavoratrice licenziata dalla società cedente dopo che il suo rapporto di lavoro era già stato trasferito per legge alla società cessionaria. La Corte stabilisce che tale licenziamento è giuridicamente inesistente ('tam quam non esset') e non semplicemente illegittimo. Di conseguenza, non si applicano le tutele specifiche previste dall'art. 18 L. 300/70, ma quelle del diritto comune: il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con la società cessionaria, che è l'unica obbligata a corrispondere le retribuzioni. La società cedente non può essere condannata ad alcun risarcimento.
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Giudizio di rinvio: le questioni assorbite rivivono
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un giudizio di rinvio, il giudice deve esaminare anche le questioni precedentemente "assorbite" e non decise. Il caso riguarda un lavoratore il cui licenziamento in prova era stato dichiarato illegittimo. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, aveva erroneamente limitato il suo esame, ignorando le altre doglianze del lavoratore. La Cassazione ha cassato tale decisione, affermando il principio secondo cui il giudizio di rinvio riespande la materia del contendere a tutte le questioni non decise, garantendo una piena tutela.
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Obbligo di controllo fattura: i limiti per il cliente
Una società assicurativa riceveva fatture con IVA esente dal proprio agente. L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato la società per non aver corretto le fatture, ritenendo l'esenzione errata. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo che l'obbligo di controllo fattura da parte del cliente è limitato agli aspetti formali e non si estende alla verifica sostanziale della qualificazione fiscale dell'operazione. La Corte ha inoltre chiarito che la sanzione per omessa regolarizzazione è autonoma e non "collegata" al tributo, respingendo la richiesta di definizione agevolata senza pagamento da parte della società.
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Omessa pronuncia e decadenza: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento eccependo la decadenza dell'ente impositore per notifica tardiva. La Commissione Tributaria Regionale ha omesso di pronunciarsi su questo specifico motivo, assorbendolo in altre questioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, cassando la sentenza per vizio di omessa pronuncia e chiarendo che l'eccezione di decadenza è un motivo autonomo che richiede una decisione esplicita. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Licenziamento per giusta causa: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di telecomunicazioni contro la sentenza che annullava il licenziamento per giusta causa di un dipendente. Il motivo del licenziamento era una presunta insubordinazione, ma i giudici di merito non avevano ravvisato la prova di un formale ordine di servizio. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, confermando così la decisione a favore del lavoratore.
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Licenziamento cambio appalto: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35123/2024, ha stabilito che il licenziamento per cambio appalto non è automaticamente legittimo. La semplice perdita di un contratto non costituisce di per sé un giustificato motivo oggettivo. L'azienda ha il preciso dovere di dimostrare l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre posizioni (obbligo di repêchage). La Corte ha inoltre chiarito che il lavoratore non è obbligato ad accettare un'offerta di assunzione da parte della nuova azienda subentrante nell'appalto.
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Frode carosello: onere della prova e diligenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35097/2024, si è pronunciata su un caso di frode carosello, delineando i confini dell'onere della prova. L'Amministrazione finanziaria deve dimostrare, anche tramite presunzioni, che l'impresa sapeva o avrebbe dovuto sapere della frode. Spetta poi all'impresa provare di aver agito con la massima diligenza. La Corte ha cassato la sentenza di merito solo per un vizio di motivazione relativo al calcolo degli interessi, confermando i principi sulla ripartizione probatoria.
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