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Art. 366 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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2483 provvedimenti

Altri anni per Art. 366 Codice di Procedura Civile

Società in house: no all’assunzione per ordine del giudice
La Cassazione ha stabilito che un lavoratore non può ottenere la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una società in house per ordine del giudice. Questo divieto si applica anche quando vi è un passaggio di personale da un'altra azienda, poiché la natura pubblica della società in house impone il rispetto delle procedure di assunzione del pubblico impiego. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva qualificato il passaggio di personale come cessione d'azienda e ordinato il subentro della società pubblica nel rapporto di lavoro.
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Anzianità servizio a termine: sì al riconoscimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria contro un dirigente veterinario. La Corte ha confermato il diritto del professionista al riconoscimento dell'anzianità servizio a termine ai fini del calcolo dell'indennità di esclusività. Il ricorso dell'azienda è stato respinto per motivi procedurali, in particolare per la sua genericità e la mancata osservanza del principio di autosufficienza.
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Spese legali chiamata in causa: quando paga il convenuto
Un professionista, risultato vittorioso in una causa di responsabilità professionale, è stato comunque condannato a pagare le spese legali dei terzi da lui chiamati in garanzia (cliente e assicurazione). La Corte di Cassazione, dichiarando il ricorso inammissibile, ha confermato che le spese legali della chiamata in causa ricadono sul convenuto se questa si rivela manifestamente infondata o arbitraria, applicando un'eccezione al principio generale di causalità.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per un dirigente medico a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine da parte di un'azienda sanitaria pubblica. La sentenza ribadisce che, nel pubblico impiego, il superamento del limite di durata dei contratti a termine genera un 'danno comunitario' presunto, che non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. Viene quindi liquidata un'indennità risarcitoria, escludendo però la possibilità di conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte rigetta sia il ricorso dell'ente pubblico, che contestava la sussistenza del danno, sia quello del lavoratore, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna della Regione.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e requisiti di forma
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in una causa di lavoro. Gli eredi di un ristoratore, condannati a pagare differenze retributive a un cuoco, avevano impugnato la sentenza d'appello lamentando vizi di notifica e omessa valutazione di prove. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per mancanza di specificità e perché ignorava le motivazioni della corte precedente, oltre a scontrarsi con la preclusione della 'doppia conforme'.
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Prescrizione TFR: quando inizia a decorrere?
Un lavoratore in pensione ottiene il riconoscimento di una qualifica superiore e chiede il ricalcolo della buonuscita. La Cassazione chiarisce che la prescrizione TFR decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro, non dal successivo accertamento giudiziale del diritto, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Lavoro pubblico contrattualizzato: ricorso inammissibile
Un lavoratore ha richiesto la conversione del suo rapporto di lavoro a tempo indeterminato con un consorzio pubblico dopo una serie di contratti di somministrazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, non per il merito della questione, ma per vizi formali nella sua presentazione. L'ordinanza sottolinea che nel lavoro pubblico contrattualizzato, la contestazione di una sentenza richiede argomentazioni specifiche e non generiche, pena l'inammissibilità dell'appello. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale dell'ente è stato dichiarato inefficace.
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Esenzione TARSU luoghi di culto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'associazione religiosa contro un avviso di accertamento per la TARSU. Al centro del caso vi era l'esenzione TARSU luoghi di culto e la sua applicabilità ai locali accessori. La Corte ha stabilito che la valutazione sull'uso 'promiscuo' di tali locali, effettuata dal giudice di merito sulla base della classificazione catastale e di altri elementi, costituisce un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità. La decisione sottolinea che l'esenzione non è automatica per tutti i locali di pertinenza, ma dipende dalla prova di una connessione stretta ed esclusiva con l'attività di culto.
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Costituzione tardiva: quando è irrilevante?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la costituzione tardiva dell'agente della riscossione nel giudizio di opposizione a sanzioni amministrative non rende inammissibile la documentazione prodotta. Il termine per il deposito degli atti non è perentorio. La Corte ha inoltre confermato che sia l'ente creditore che l'agente della riscossione hanno legittimazione passiva nel procedimento, rigettando sia il ricorso principale del cittadino che quello incidentale dell'ente.
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Frazionamento del credito: abuso anche in esecuzione
Uno studio legale notificava quaranta distinti atti di precetto a due compagnie assicurative per altrettanti crediti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che il frazionamento del credito costituisce un abuso del processo anche nella fase esecutiva. Di conseguenza, le spese legali recuperabili dal creditore sono state limitate a quelle che sarebbero state necessarie per un'unica azione esecutiva comprensiva di tutti i crediti, sanzionando così la condotta contraria a buona fede.
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Ricorso per cassazione inammissibile: oneri formali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società costruttrice contro una sentenza per vizi immobiliari. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la società, dopo che il suo appello era stato dichiarato inammissibile, non ha riportato nel ricorso per cassazione né i motivi del gravame né la motivazione dell'ordinanza di inammissibilità. Questa omissione ha reso il ricorso per cassazione inammissibile, impedendo alla Corte di verificare quali questioni fossero ancora pendenti e quali coperte da giudicato interno.
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Ricorso inammissibile: motivi non pertinenti
Una lavoratrice del settore sanitario ottiene il riconoscimento degli scatti di anzianità. L'ente datore di lavoro ricorre in Cassazione, ma il suo ricorso viene dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano irrilevanti, in quanto non contestavano la vera ragione della decisione d'appello, basata sulla disparità di trattamento tra dipendenti.
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Diritti di segreteria: no se non si lavora in Comune
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17790/2024, chiarisce che i diritti di segreteria non sono dovuti al segretario comunale quando è assegnato a compiti presso l'Agenzia nazionale, poiché tali emolumenti sono legati all'effettivo esercizio della funzione rogante nel Comune. Qualsiasi accordo individuale che riconosca tali diritti in assenza della funzione è da considerarsi nullo. La Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che li aveva erroneamente riconosciuti.
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Ricorso in Cassazione: inammissibile senza i fatti
Un promissario acquirente si rivolge alla Corte di Cassazione dopo la decisione sfavorevole della Corte d'Appello riguardo a un diritto di opzione immobiliare. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile non per ragioni di merito, ma perché l'atto mancava di una chiara e sommaria esposizione dei fatti della causa. La decisione sottolinea l'importanza del principio di autosufficienza, secondo cui un ricorso in Cassazione deve contenere tutti gli elementi per essere compreso senza dover consultare altri documenti.
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Inammissibilità domanda nuova: la Cassazione decide
Una società di telefonia ha citato in giudizio una compagnia di assicurazioni e un intermediario per inadempienze contrattuali. Durante il processo, ha modificato le sue richieste, introducendo nuove cause di responsabilità. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando l'inammissibilità della domanda nuova per violazione delle regole procedurali. L'ordinanza sottolinea che, una volta dichiarata l'inammissibilità, qualsiasi valutazione sul merito della causa diventa irrilevante.
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Onere della prova: ricorso inammissibile in Cassazione
Una società, opponendosi a un'ingiunzione di pagamento, ha presentato una domanda riconvenzionale per la violazione di un patto di non concorrenza. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per carenza di prove. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso, sottolineando che l'appellante non ha rispettato l'onere della prova e non ha formulato i motivi con la necessaria specificità, omettendo di confrontarsi con le ragioni della decisione impugnata.
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Scatti anzianità: inammissibile ricorso senza nesso
Una lavoratrice del settore pubblico ha ottenuto il riconoscimento degli scatti di anzianità in base al principio di parità di trattamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda sanitaria datrice di lavoro, poiché i motivi di impugnazione non contestavano la reale ragione giuridica (ratio decidendi) della sentenza d'appello, ma si concentravano su argomenti irrilevanti. La decisione sottolinea l'importanza di centrare l'impugnazione sul cuore della motivazione del giudice precedente.
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Motivo di ricorso: perché è inammissibile se errato?
Un'azienda sanitaria ha impugnato una sentenza che riconosceva a una dipendente gli scatti di anzianità basandosi sul principio di parità di trattamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il motivo di ricorso contestava norme non pertinenti alla vera ragione della decisione del giudice d'appello (la cosiddetta ratio decidendi), concentrandosi invece su argomenti irrilevanti per il caso specifico.
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Risarcimento danni: preventivo prova il danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17670/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di risarcimento danni da sinistro stradale. Un automobilista, dopo un incidente con un cane randagio in autostrada, si è visto negare il risarcimento in appello perché non aveva fornito la fattura delle riparazioni, ma solo un preventivo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che il danno esiste come obbligazione di spesa (una passività nel patrimonio) dal momento del sinistro. Pertanto, il preventivo è sufficiente a provare l'esistenza del danno, e il giudice non può negare il risarcimento solo perché la riparazione non è stata ancora pagata. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione.
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Accertamento con adesione: i dati sono utilizzabili?
Una società, dopo aver definito con un accertamento con adesione le imposte per due annualità, viene contestata come "società di comodo" per l'anno successivo. La Corte di Cassazione stabilisce che i dati economici emersi da tale accordo sono legittimamente utilizzabili per il "test di operatività" dell'anno seguente, in quanto non costituiscono una modifica del precedente accordo, ma un semplice dato di fatto. Tuttavia, la Corte annulla la sentenza di secondo grado per omessa motivazione sui rilievi specifici della contribuente.
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