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Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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5809 provvedimenti

Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Sopravvenienze attive e debiti azzerati: la conferma dei giudici
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deduzione di costi per merci acquistate da un fornitore estero in un Paese a fiscalità privilegiata e la mancata tassazione di debiti cancellati dal bilancio. La società ha sostenuto l'effettività degli acquisti esibendo le bolle doganali e ha negato il carattere imponibile delle passività eliminate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa. Per i costi in Paesi a fiscalità privilegiata non basta la bolla doganale, ma occorre dimostrare un reale interesse economico. Inoltre, l'eliminazione contabile di debiti pregressi genera sopravvenienze attive tassabili ex articolo 88 del TUIR nell'esercizio in cui la cancellazione diventa certa. La società è stata condannata al pagamento delle spese di lite.
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Riassunzione processo tributario: non serve notificare le parti
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento ad una società e ai suoi soci per recuperare imposte non dichiarate. Nel corso del giudizio di appello, la causa si è interrotta a causa della cancellazione della società dal registro delle imprese. I soci hanno depositato in segreteria l'istanza per la riassunzione processo tributario entro il termine di sei mesi previsto dalla legge. Tuttavia, il giudice d'appello ha dichiarato l'estinzione del processo poiché i soci non avevano notificato l'atto alle altre parti. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarificando che per la riassunzione processo tributario è sufficiente il solo deposito dell'istanza in cancelleria, poiché spetta esclusivamente alla segreteria del tribunale avvisare le parti. Di conseguenza, i soci hanno vinto il ricorso e la causa verrà riesaminata.
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Società a ristretta base societaria: il socio contesta gli utili
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società a ristretta base societaria maggiori ricavi non dichiarati. Poiché la società non ha impugnato l'accertamento, il Fisco ha chiesto il pagamento dell'IRPEF ai soci, presumendo la distribuzione degli utili extracontabili. Un socio si è avvalso della definizione agevolata, ottenendo l'estinzione della causa. L'altro socio ha ricorso in Cassazione sostenendo di poter contestare anche l'effettiva esistenza del maggior reddito societario. La Suprema Corte ha accolto questo motivo: se l'atto verso la società diventa definitivo soltanto per mancata impugnazione e non per una sentenza di merito, il singolo socio conserva il diritto di dimostrare che la società non ha mai prodotto quegli utili non contabilizzati.
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Ius variandi e commissione di massimo scoperto: ricorso respinto
Una cessionaria di crediti contesta gli addebiti per la commissione di massimo scoperto applicati da un istituto di credito su due conti correnti. Il giudice di primo grado dichiara la nullità delle clausole fino al 2002, ma ritiene legittimi i costi successivi per effetto dell'esercizio dello ius variandi. La Corte d'Appello conferma integralmente tale impostazione. La cessionaria ricorre in Cassazione sostiene l'impossibilità di sanare clausole nulle tramite la modifica unilaterale delle condizioni economiche. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. Rileva infatti la presenza di una doppia conforme e il divieto di riesaminare i fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, la contestazione sull'applicazione del tema Ius variandi e commissione di massimo scoperto viene definitivamente respinta con condanna al pagamento del doppio contributo unificato.
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Recupero sgravi contributivi: DURC negativo cancella i benefici
L'Ente Previdenziale ha richiesto ad un'Azienda il recupero sgravi contributivi a causa dell'assenza di regolarità contributiva e dell'emissione di un DURC negativo. La Corte d'Appello aveva ridotto le pretese dell'Ente, ritenendo che la perdita delle agevolazioni riguardasse soltanto i singoli periodi di irregolarità e che il pagamento tardivo avesse valore sanante. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale. I giudici di legittimità hanno chiarito che la regolarità contributiva è un requisito continuo per fruire dei benefici. La regolarizzazione avvenuta oltre il termine di quindici giorni non impedisce la perdita delle agevolazioni. Di conseguenza, la sentenza di secondo grado è stata annullata e la causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Polizza fideiussoria falsa: la Cassazione annulla il danno
Un ente pubblico risolve un contratto d'appalto contestando all'impresa l'utilizzo di una polizza fideiussoria falsa consegnata come cauzione. A seguito del fallimento della società appaltatrice, l'ente chiede l'insinuazione al passivo per oltre quattro milioni di euro a titolo di risarcimento danni per i maggiori costi di completamento dell'opera. Il Tribunale accoglie la richiesta dell'ente, ma la Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici di legittimità stabiliscono che la falsità della cauzione non è stata adeguatamente dimostrata, evidenziando un grave difetto di motivazione. Inoltre, la quantificazione del danno è stata effettuata su basi meramente ipotetiche senza verificare l'effettiva indizione di una nuova gara. La Suprema Corte cassa il decreto e rinvia la causa al Tribunale per un nuovo esame.
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Autosufficienza del ricorso: appaltatore perde la causa con la PA
Un Comune ha ottenuto dai giudici di merito la condanna di un appaltatore alla restituzione di oltre ventitremila euro. La somma era stata corrisposta in esecuzione di un contratto di appalto, ma risultava non dovuta in base a una precedente sentenza. L'appaltatore ha proposto ricorso in Cassazione per annullare la condanna. La Suprema Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile per gravi difetti formali dell'atto. I giudici hanno accertato la violazione del principio di autosufficienza del ricorso e la confusa sovrapposizione delle censure proposte. Il ricorrente ha mescolato vizio di motivazione e violazione di legge senza formulare contestazioni autonome. L'appaltatore perde la causa e deve pagare le spese di giudizio oltre al raddoppio del contributo unificato.
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Registrazione d’ufficio cessione d’azienda tra contratti e Fisco
Una società immobiliare cedeva a un'altra impresa, diretta dallo stesso rappresentante legale, diversi beni in un arco temporale ristretto. Gli atti riguardavano la cessione di un contratto di agenzia, un veicolo, il leasing dei locali e gli arredi. L'Agenzia delle Entrate considerava questo insieme di cessioni come un unico trasferimento aziendale non dichiarato. Di conseguenza, l'ufficio finanziario notificava l'avviso di liquidazione per riscuotere la relativa imposta. La società presentava ricorso contestando l'operato del Fisco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della registrazione d'ufficio cessione d'azienda. I giudici hanno stabilito che l'esistenza di un contratto verbale di trasferimento aziendale si può provare mediante presunzioni gravi, precise e concordanti.
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Concorrenza sleale e liquidazione equitativa del danno: i limiti
Un'azienda ha subito perdite economiche a causa di comportamenti scorretti attuati da un'impresa rivale. Dopo l'accertamento definitivo dell'illecito, il giudice d'appello ha liquidato il risarcimento applicando i principi in materia di concorrenza sleale e liquidazione equitativa del danno. La stima equitativa si è resa necessaria perché la società concorrente non ha consegnato i propri libri contabili, impedendo il calcolo esatto dei clienti sottratti. L'azienda danneggiata ha ricorso in Cassazione lamentando l'esiguità della somma riconosciuta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso: la valutazione equitativa del giudice di merito è ampiamente motivata e non può essere riesaminata nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, rimane confermato il risarcimento già liquidato e l'azienda ricorrente deve pagare le spese di causa.
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Giudicato esterno TARI: il Comune perde sulle sanzioni
L'Ente Locale notifica a una Società un avviso di accertamento TARI per l'anno 2014, contestando l'omessa dichiarazione e applicando pesanti sanzioni. La Società si difende dimostrando di aver inviato la dichiarazione iniziale a gennaio 2014 e richiama precedenti sentenze definitive sul tema tra le stesse parti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della Società sul principio del giudicato esterno TARI. La Suprema Corte stabilisce che le sentenze irrevocabili valide per altri anni d'imposta si estendono anche al 2014, poiché l'invio della dichiarazione iniziale produce effetti permanenti negli anni successivi senza obbligo di rinnovo annuo. L'omessa valutazione di tali sentenze e una motivazione apparente rendono nullo il provvedimento d'appello, annullando la pretesa sanzionatoria per omessa dichiarazione.
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Incentivo contributivo previdenziale: stop al secondo ricorso
Un'Azienda ha richiesto il riconoscimento pieno di un incentivo contributivo previdenziale nei confronti dell'Ente Previdenziale. A causa di un disguido tecnico di cancelleria, sono stati iscritti due distinti ricorsi in Cassazione contro la medesima sentenza d'appello. Il primo ricorso è stato deciso con l'annullamento della sentenza e il rinvio alla Corte territoriale, la quale ha poi confermato integralmente il diritto dell'Azienda all'incentivo contributivo previdenziale per circa 57.000 euro, ordinando la restituzione delle somme all'Ente Previdenziale. Con la presente ordinanza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il secondo ricorso per sopravvenuto difetto di interesse e violazione del divieto di doppio giudizio, giacché la questione era già stata definitivamente risolta. Le spese di giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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Indennità di espropriazione: villa di pregio batte l’autostrada
Un'Azienda Autostradale ha occupato una porzione del giardino di una villa per ampliare un tratto autostradale. Successivamente, il Prefetto ha emesso il decreto di esproprio offrendo un'indennità considerata troppo bassa dai comproprietari. I Proprietari hanno quindi avviato un'azione giudiziaria per ottenere il ricalcolo della somma. La Corte d'Appello ha rideterminato la indennità di espropriazione in oltre quarantanovemila euro, applicando i valori di mercato delle ville di pregio in virtù del legame tra giardino e abitazione. L'Azienda Autostradale ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la decadenza dell'azione e l'errata valutazione del terreno, situato in fascia inedificabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha confermato che i termini di ricorso decorrono solo dalle notifiche ufficiali all'Albo pretorio e che la stima pertinenziale è del tutto corretta.
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Rinuncia al rimborso IRPEF e chiusura del contenzioso fiscale
Un pensionato residente all'estero ha richiesto la restituzione dell'imposta trattenuta sulla propria pensione italiana. Di fronte al diniego implicito dell'Amministrazione Finanziaria, il cittadino ha avviato un contenzioso tributario. Nel corso del giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione, l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato nuovi chiarimenti interpretativi sulla convenzione bilaterale applicabile. Alla luce di tale prassi, Il Contribuente ha formalizzato la Rinuncia al rimborso IRPEF. La Suprema Corte ha preso atto del venir meno dell'interesse della parte e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, disattendendo l'esame nel merito e compensando integralmente le spese di lite tra le parti.
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Occupazione usurpativa: la Cassazione riduce il risarcimento
Un Comune ha occupato senza titolo un terreno privato di 518 metri quadrati per costruire un parcheggio pubblico. La Proprietaria ha chiesto il risarcimento dei danni. In primo grado il giudice ha riconosciuto l'occupazione usurpativa e ha condannato l'ente locale a un risarcimento di oltre 158.000 euro. La Corte d'Appello ha ridotto l'importo a circa 33.000 euro, ricalcolando la svalutazione e il valore del terreno nel 1979. La Proprietaria si è rivolta alla Corte di Cassazione lamentando una cattiva valutazione della consulenza tecnica. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La censura sulla perizia tecnica non costituisce l'omesso esame di un fatto storico e la parte non ha riportato integralmente gli atti necessari nel ricorso. La Proprietaria perde la causa e deve versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Gravi difetti dell’immobile: la garanzia supera la conciliazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile e del suo garante, confermando la condanna al risarcimento dei danni per oltre centomila euro in favore di alcuni proprietari. L'edificio presentava gravi difetti dell'immobile, tra cui infiltrazioni di umidità, problemi agli infissi e carenze nell'isolamento acustico. I giudici hanno stabilito che le clausole di un precedente verbale di conciliazione non eliminano la garanzia legale prevista dall'articolo 1669 del codice civile. Tale norma tutela esigenze di ordine pubblico e copre i vizi gravi ed emergenti non prevedibili. La Corte ha inoltre sanzionato l'impresa e il garante per lite temeraria, condannandoli al pagamento di somme aggiuntive a favore della controparte e della cassa delle ammende.
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Nullità della motivazione: la Cassazione annulla il decreto
La Società Creditrice ha proposto domanda di insinuazione tardiva al passivo fallimentare per ottenere il riconoscimento di un credito ipotecario pari a oltre duecentomila euro. Il Tribunale ha respinto l'opposizione rigettando la richiesta poiché ritenuta una mera duplicazione di altre tutele pendenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società dichiarando la nullità della motivazione del decreto impugnato. I giudici di legittimità hanno riscontrato l'assenza del contenuto minimo richiesto dalla Costituzione, in quanto il provvedimento conteneva soltanto affermazioni sintetiche e generiche. La decisione non analizzava minimamente le argomentazioni difensive presentate. La Cassazione ha quindi annullato il decreto e ha rinviato la causa al Tribunale per un nuovo esame.
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Responsabilità della banca per fondi vincolati: illecito storno
Un Ente Locale ha erogato quasi trecentomila euro per sostenere le microimprese territoriali. Le somme dovevano restare vincolate su un conto dedicato aperto presso un Istituto Bancario. Un Consorzio di Garanzia ha spostato illegittimamente i fondi sul proprio capitale sociale tramite un giroconto. L'istituto di credito conosceva la destinazione vincolata delle somme, ma ha eseguito il trasferimento senza attendere il benestare dell'Ente Locale. I giudici hanno accertato la responsabilità della banca per fondi vincolati in solido con il consorzio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, evidenziando come la banca abbia cooperato in modo consapevole all'inadempimento altrui, integrando un illecito extracontrattuale. Il ricorso dell'istituto bancario è stato rigettato con condanna alle spese legali.
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Sequestro conservativo tributario: la Cassazione frena
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto un sequestro conservativo tributario sui beni di una società medica dopo una verifica della Guardia di Finanza per presunte evasioni d'imposta. Sebbene il giudizio di primo grado avesse revocato la cautela, i giudici d'appello hanno ripristinato il blocco dei beni ravvisando un pericolo per le casse dello Stato. La società ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando l'assenza dei presupposti e la forte riduzione della pretesa fiscale iniziale. La Corte di Cassazione ha sospeso la decisione finale rilevando il difetto di notifica verso tutte le parti originarie e ordinando l'integrazione del contraddittorio entro sessanta giorni. Inoltre, la Corte ha disposto l'acquisizione dei fascicoli d'ufficio di merito per verificare l'esatta sequenza degli atti cautelari e la loro ammissibilità.
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Calcolo fatturato contributo AGCM: banche e limiti fiscali
L'Agente della Riscossione ha richiesto a un Istituto bancario oltre seimila euro a titolo di contributo per il finanziamento dell'Autorità Antitrust relativo all'anno 2017. La Banca ha impugnato l'atto sostenendo di non superare la soglia di ricavi minima di 50 milioni di euro stabilita dalla legge. I giudici di merito hanno invece calcolato il fatturato applicando la quota dell'attivo patrimoniale dell'istituto. La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso sul Calcolo fatturato contributo AGCM, ha riscontrato la mancanza di precedenti specifici sulla materia per il settore creditizio. Riconoscendo l'elevata importanza interpretativa della questione per l'intero sistema bancario, la Suprema Corte ha rinviato la decisione a una nuova pubblica udienza.
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Proroga decadenza sanzioni tributarie: il fisco vince l’appello
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una società un atto di contestazione per violazioni fiscali prima della scadenza dei termini. La società ha risposto presentando formali deduzioni difensive. Successivamente, l'ufficio ha notificato il provvedimento finale di irrogazione delle sanzioni. I giudici di merito avevano annullato la sanzione ritenendo decaduto il potere del Fisco per il superamento dei termini ordinari. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che la notifica tempestiva dell'atto di contestazione, unita alla presentazione delle memorie difensive del contribuente, attiva una proroga decadenza sanzioni tributarie di un anno dalla data di deposito delle deduzioni. Di conseguenza, l'atto sanzionatorio notificato dal Fisco entro tale anno supplementare risulta tempestivo e del tutto valido.
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