LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

Pagina 35 di 40

16526 provvedimenti

Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Incompatibilità medico competente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un dirigente medico dipendente di un'Azienda Sanitaria Provinciale, confermando il divieto di svolgere l'attività di medico competente per privati. La Suprema Corte ha stabilito che l'incompatibilità del medico competente, prevista dal D.Lgs. 81/2008, si applica a tutto il personale assegnato a uffici pubblici con funzioni di vigilanza, indipendentemente dalle mansioni specifiche svolte dal singolo, al fine di prevenire qualsiasi potenziale conflitto di interessi.
Continua »
Prelazione tra coeredi: diritto personale e intrasmissibile
In un caso di conflitto tra prelazione agraria e prelazione tra coeredi, la Corte di Cassazione ha stabilito che quest'ultima è un diritto personalissimo e non si estende agli eredi del coerede originario. Di conseguenza, la vendita di una quota ereditaria da parte di questi ultimi non attiva il diritto di prelazione a favore di un altro coerede originario, lasciando spazio all'applicazione di altre forme di prelazione, come quella agraria vantata dal coltivatore diretto confinante.
Continua »
Presunzione di distribuzione utili: prova contraria soci
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di accertamento di utili extra-contabili in una società a ristretta base, opera la presunzione di distribuzione degli stessi ai soci. Per superare tale presunzione, i soci devono fornire una prova rigorosa della loro totale estraneità alla vita sociale, non essendo sufficiente dimostrare di non aver partecipato alla gestione commerciale o aver sporto denuncia contro l'amministratore di fatto. La Corte ha rigettato il ricorso dei soci, ritenendo insufficiente la prova fornita.
Continua »
Accertamento induttivo: quando è legittimo?
Un'impresa edile ha subito un accertamento fiscale per operazioni parzialmente inesistenti, basato su un'analisi delle rimanenze di magazzino. L'Agenzia delle Entrate ha utilizzato un accertamento induttivo, confrontando i dati contabili dell'impresa e rilevando vendite superiori alle quantità disponibili. Il contribuente ha contestato il metodo di calcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la legittimità dell'accertamento quando si fonda sui dati contabili forniti dallo stesso contribuente e ha ribadito che il giudice di merito è libero di valutare le prove, ritenendo inattendibili le ricostruzioni alternative del contribuente se basate su dati arbitrari.
Continua »
Beneficiario effettivo e doppia imposizione: la Corte
Una holding britannica ha richiesto il rimborso IRES per dividendi ricevuti da una controllata italiana, invocando la convenzione contro la doppia imposizione. Il rimborso era stato negato perché i dividendi erano stati pagati tramite compensazione e l'Amministrazione finanziaria contestava sia la qualifica di beneficiario effettivo della holding sia la mancata prova del pagamento delle imposte nel Regno Unito. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per beneficiare della convenzione, è sufficiente la soggezione alla potestà impositiva dello Stato estero, non essendo necessaria la prova dell'effettivo pagamento del tributo. Ha inoltre cassato con rinvio la sentenza di merito per aver errato nella valutazione della qualifica di beneficiario effettivo, che deve essere accertata secondo test sostanziali e non sulla base di aspetti formali dell'operazione finanziaria.
Continua »
Autorizzazione regionale incarichi: la Cassazione decide
Una dirigente pubblica era stata condannata a restituire l'indennità di posizione per incarichi dirigenziali ritenuti nulli per mancanza di autorizzazione regionale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'autorizzazione regionale per gli incarichi non è necessaria quando il conferimento avviene a personale già dipendente dell'ente. La Corte ha chiarito che tale atto rientra nella gestione del rapporto di lavoro, materia di competenza statale, e non nell'organizzazione amministrativa regionale.
Continua »
Sospensione termini appello: quando è valido l’atto?
Un contribuente si vede dichiarare inammissibile l'appello perché tardivo. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che la speciale sospensione termini appello di sei mesi prevista dal D.L. 50/2017 non ferma il decorso, ma si cumula al termine ordinario, prorogandolo. L'appello, notificato prima della nuova scadenza, è quindi valido.
Continua »
Presunzione fiscale: prova contraria e oneri del Fisco
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato sulla presunzione fiscale legata a capitali detenuti in un paradiso fiscale (San Marino), sostenendo che il conto fosse del padre. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per vincere la presunzione fiscale non basta una semplice affermazione, ma occorre una prova contraria rigorosa e documentata. L'ordinanza chiarisce anche la validità della notifica diretta degli atti e della delega di firma ai funzionari. Il controricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato dichiarato inammissibile per tardività.
Continua »
Delega firma accertamento: la Cassazione fa chiarezza
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per redditi da locazione, contestando la validità della delega di firma del funzionario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la delega firma accertamento non necessita di indicazione nominativa, potendo essere individuata tramite la qualifica del delegato. Inoltre, ha chiarito che non è possibile sollevare per la prima volta in Cassazione questioni di fatto, come un presunto errore nel nome indicato sul documento di delega, se non sono state discusse nei gradi di merito.
Continua »
Presunzione distribuzione utili: vale anche con holding?
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori ricavi occulti di una società operativa e, di conseguenza, ha imputato una quota di tali utili non dichiarati al socio unico della società holding che la controllava interamente. Il contribuente ha impugnato l'atto, ma il suo ricorso è stato respinto in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione, stabilendo che la presunzione di distribuzione utili in società a ristretta base proprietaria si applica anche quando la partecipazione è detenuta tramite un'altra società (holding), a sua volta a base ristretta. La Corte ha chiarito che l'onere di provare il mancato incasso degli utili ricade sul contribuente, che deve dimostrare il reinvestimento o l'accantonamento dei fondi, non essendo sufficiente provare la propria estraneità alla gestione operativa.
Continua »
Impugnazione atto di irrogazione: quando è legittima?
La Corte di Cassazione chiarisce che, in seguito alla notifica di un atto di contestazione di violazioni tributarie, se il contribuente presenta deduzioni difensive, non deve impugnare l'atto prodromico ma il successivo atto di irrogazione delle sanzioni. L'impugnazione di quest'ultimo è quindi pienamente legittima. Nel caso di specie, la Corte ha inoltre annullato le sanzioni poiché l'accertamento fiscale presupposto era stato precedentemente annullato con sentenze passate in giudicato.
Continua »
Notifica PEC cartelle: quando è valida?
Una società impugnava un preavviso di ipoteca e le relative cartelle di pagamento, contestando la validità della notifica PEC ricevuta da un indirizzo non presente nei registri pubblici. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la notifica era valida e chiarendo le modalità di prova documentale per le notifiche telematiche di atti extragiudiziali.
Continua »
Autorizzazione regionale: non serve per i dirigenti
Una dirigente pubblica, demansionata a seguito della revoca del suo incarico per asserita mancanza di autorizzazione regionale, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha stabilito che tale autorizzazione non è necessaria per il conferimento di incarichi a personale già in servizio, poiché rientra nella gestione del rapporto di lavoro, di competenza statale, e non nell'organizzazione dell'organico, di competenza regionale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Termine procedimento disciplinare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Comune contro la sentenza che aveva annullato il licenziamento di un dipendente. La decisione conferma che il termine per il procedimento disciplinare decorre dal momento in cui l'amministrazione ha piena conoscenza dei fatti, non da successive comunicazioni giudiziarie. Nel caso specifico, il termine era già scaduto, rendendo illegittimo il licenziamento.
Continua »
Mansioni superiori scuola: calcolo indennità e P.E.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33697/2025, interviene sul tema delle mansioni superiori scuola per il personale ATA. La Corte ha stabilito che l'indennità per chi svolge funzioni di DGSA si calcola come differenza tra lo stipendio iniziale del DGSA e la retribuzione complessiva dell'assistente amministrativo, inclusa la posizione economica. Tuttavia, ha chiarito un punto cruciale: la posizione economica, pur riducendo l'importo dell'indennità, non viene assorbita da essa e deve essere corrisposta in aggiunta, evitando un danno al lavoratore.
Continua »
Termine lungo appello: come si calcola con sospensioni
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché notificato oltre la scadenza. La decisione si fonda sul calcolo del termine lungo appello, che teneva conto della sospensione per l'emergenza Covid-19 e della sospensione feriale. L'ordinanza sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali, la cui violazione impedisce l'esame nel merito della controversia.
Continua »
Notifica irreperibili: diligenza e nullità del rito
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un giudizio di primo grado a causa di una notifica irreperibili effettuata senza la dovuta diligenza. La parte notificante, pur essendo a conoscenza del luogo di effettiva dimora del destinatario (l'immobile oggetto di un contratto preliminare), aveva proceduto con la notifica presso la vecchia residenza anagrafica. La Suprema Corte ribadisce che il rito ex art. 143 c.p.c. è una misura eccezionale, che richiede ricerche approfondite e non meramente formali. Di conseguenza, l'appello del convenuto, rimasto involontariamente assente, è stato considerato tempestivo poiché il termine per impugnare decorre dalla sua effettiva conoscenza del processo.
Continua »
Ricorso inammissibile: condanna per abuso del processo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da alcuni cittadini contro un ente pubblico per l'occupazione abusiva di un immobile. A causa della manifesta infondatezza e pretestuosità dei motivi, i ricorrenti sono stati condannati non solo al pagamento delle spese legali, ma anche a un'ulteriore somma per abuso del processo, ai sensi dell'art. 96 c.p.c.
Continua »
Responsabilità spedizioniere: quando non risponde
Una mittente ha citato in giudizio un'agenzia di spedizioni per la perdita di effetti personali inviati all'estero. La Corte di Cassazione ha confermato l'assenza di colpa dell'agenzia, qualificando il contratto come un accordo di spedizione e non di trasporto. Questa ordinanza chiarisce i limiti della responsabilità dello spedizioniere quando agisce come semplice intermediario e non assume direttamente i compiti del vettore.
Continua »
Remissione del debito: non basta l’inerzia del socio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la remissione del debito non può essere presunta dalla semplice inerzia o dalla cancellazione d'ufficio di una società. Analizzando un caso complesso, la Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente interpretato come rinuncia al credito una serie di comportamenti, tra cui la mancata costituzione in giudizio e il mancato deposito dei bilanci. La Suprema Corte ha chiarito che per presumere una remissione del debito sono necessari elementi gravi, precisi e concordanti che dimostrino in modo inequivocabile la volontà del creditore di rinunciare al proprio diritto, cosa che non è avvenuta nel caso di specie, dove anzi, atti come la notifica di un precetto dimostravano una volontà contraria.
Continua »