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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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508 provvedimenti

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15909/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione. Il tema centrale è la prescrizione del diritto, che secondo la Corte decorre dal 27 ottobre 1999. La decisione si basa su un orientamento giurisprudenziale consolidato, ribadendo che il termine decennale non poteva essere sospeso in attesa di un'attuazione completa delle direttive comunitarie.
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Ricorso tardivo: Cassazione inammissibile e condanna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato da un gruppo di medici specializzandi per tardività. Il ricorso è stato notificato oltre il termine perentorio di sessanta giorni, decorrente dalla comunicazione via PEC dell'ordinanza di inammissibilità dell'appello. La Corte ha inoltre condannato i ricorrenti per lite temeraria, evidenziando la colpa grave nel non conoscere orientamenti giurisprudenziali consolidati sia sui termini processuali sia sulla prescrizione del diritto sottostante.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
Una dottoressa specializzanda ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento a causa della tardiva attuazione delle direttive UE sulla retribuzione. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dichiarato il diritto estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato, dichiarando il ricorso inammissibile. Il fulcro della decisione riguarda la prescrizione medici specializzandi, che, secondo l'orientamento consolidato, inizia a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999.
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Prescrizione specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un vasto contenzioso relativo al risarcimento danni per medici specializzandi a causa della tardiva attuazione di direttive UE. Con l'ordinanza n. 15748/2024, la Corte conferma che il termine di prescrizione decennale decorre dal 27 ottobre 1999. Tuttavia, stabilisce un principio cruciale: l'eccezione di prescrizione sollevata contro gli attori originari non si estende automaticamente agli interventori volontari se non viene specificamente riproposta. La Corte accoglie anche il ricorso di una specializzanda che aveva interrotto la prescrizione con un atto di costituzione in mora. La sentenza viene quindi cassata con rinvio per i ricorsi accolti.
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Recupero indebito TFS: i termini per l’ente
Un ex dipendente pubblico ha ricevuto un Trattamento di Fine Servizio (TFS) superiore al dovuto a causa di un errore dell'amministrazione di appartenenza. L'ente previdenziale, anni dopo, ha chiesto la restituzione della somma eccedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per il recupero indebito TFS, in questo caso, non è di un anno dal pagamento, ma di sessanta giorni dalla comunicazione dell'errore da parte dell'altra amministrazione. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso, specificando che la restituzione deve riguardare solo l'importo netto percepito dal dipendente.
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Risarcimento specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15567/2024, si è pronunciata sul tema del risarcimento specializzandi per la mancata retribuzione durante il corso di specializzazione. La Corte ha confermato che il diritto si prescrive in dieci anni a partire dal 27 ottobre 1999. Ha inoltre chiarito che, per i corsi iniziati dopo il 1991, l'azione legale va intentata contro l'Università e non contro lo Stato, dichiarando il difetto di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di medici, confermando la prescrizione del loro diritto al risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione. L'ordinanza ribadisce che il termine di prescrizione per i medici specializzandi è di dieci anni, decorrente dal 27 ottobre 1999. I ricorrenti, avendo agito in giudizio solo nel 2014, hanno visto la loro richiesta respinta e sono stati condannati per lite temeraria a causa di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato da oltre un decennio.
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Remunerazione medici specializzandi: Cassazione rigetta
Una specializzanda in medicina ha richiesto un risarcimento, sostenendo che la borsa di studio percepita prima del 2007 fosse inadeguata secondo le direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha ribadito che la nuova e più cospicua remunerazione, prevista da una legge del 1999, si applica solo a partire dall'anno accademico 2006/2007 e non ha effetto retroattivo. Il concetto di "remunerazione adeguata" lasciava ampia discrezionalità agli Stati membri.
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Deroga giurisdizione: clausola sempre esclusiva
In un contratto di agenzia internazionale, la clausola di deroga alla giurisdizione a favore di un tribunale straniero è stata ritenuta esclusiva e non facoltativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale patto vincola entrambe le parti, precludendo l'azione legale in Italia e determinando il difetto di giurisdizione del giudice italiano, con conseguente nullità degli atti processuali compiuti.
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Risarcimento specializzandi: la prescrizione decennale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15207/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi volto a ottenere il risarcimento del danno per la mancata remunerazione durante la specializzazione. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, secondo cui il diritto al risarcimento specializzandi si prescrive nel termine di dieci anni, decorrenti non dal conseguimento del diploma, ma dalla data di entrata in vigore della Legge 370/1999. Avendo i medici agito in giudizio oltre tale termine, la loro pretesa è stata considerata estinta per prescrizione.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione decide
L'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della remunerazione medici specializzandi per i corsi frequentati prima dell'adeguamento dell'Italia alle direttive europee. La Corte ha chiarito che il diritto al compenso decorre dal 1° gennaio 1983, anche per chi si è immatricolato prima, ma ha ribadito che spetta al medico l'onere di provare che la propria specializzazione fosse inclusa negli elenchi UE o equipollente. La Corte ha rigettato gran parte dei ricorsi, accogliendo solo quello relativo alla specializzazione in 'Igiene e medicina preventiva', già riconosciuta come equipollente a 'Community Medicine'.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
Un gruppo di medici ha citato in giudizio diversi Ministeri per ottenere un risarcimento per la mancata retribuzione durante i loro anni di specializzazione, in base a direttive europee. Le loro richieste sono state respinte in primo e secondo grado per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la sua giurisprudenza consolidata. La Corte ha ribadito che il termine di prescrizione decennale per i medici specializzandi decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Tale legge, pur risolvendo solo parzialmente la questione, ha creato una "ragionevole certezza" per i medici esclusi che lo Stato non avrebbe più legiferato in loro favore, facendo così decorrere il termine per agire legalmente. La Corte ha inoltre condannato i ricorrenti per responsabilità aggravata, avendo proposto un ricorso su una questione giuridica ormai pacifica.
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Giudicato esterno: limiti e applicazione nei giudizi
Una società correntista ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per ottenere la restituzione di somme indebitamente pagate. La banca si è difesa sostenendo che una precedente sentenza avesse già definito la questione, creando un 'giudicato esterno'. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15032/2024, ha respinto il ricorso della società, chiarendo che il giudicato esterno non si forma se il primo giudizio aveva un oggetto diverso e non includeva una specifica domanda di restituzione (ripetizione di indebito), permettendo così la proposizione di una nuova azione per le questioni non trattate in precedenza.
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Medici specializzandi e prescrizione: la Cassazione
Un gruppo di medici specializzandi ha citato in giudizio lo Stato per ottenere una remunerazione adeguata per i corsi seguiti tra il 1980 e il 1992, in base a direttive europee recepite in ritardo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la sua giurisprudenza consolidata. Il tema centrale è la prescrizione del diritto al risarcimento, che secondo la Corte decorre dal 27 ottobre 1999. Poiché l'azione legale è stata avviata nel 2013, il diritto è stato ritenuto estinto.
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Rinuncia ex lege ricorso: estinzione per mancata istanza
La Cassazione chiarisce che la mancata presentazione dell'istanza di decisione, a seguito della proposta di definizione anticipata, configura una rinuncia ex lege ricorso. In un caso tra un professionista e una provincia, entrambi i ricorsi sono stati dichiarati estinti perché nessuna delle parti ha chiesto di procedere, rendendo inammissibili anche le questioni di costituzionalità sollevate.
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Equiparazione retributiva: no tra civili e militari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti civili del Ministero della Difesa che chiedevano l'equiparazione retributiva con il personale militare (marescialli). La Corte ha ribadito la netta distinzione tra il rapporto di lavoro del personale civile, regolato da contratti collettivi, e quello del personale militare, disciplinato dal diritto pubblico. Questa differenza impedisce un confronto diretto e una conseguente equiparazione dello stipendio. Il ricorso è stato inoltre respinto per motivi procedurali, inclusa la mancanza di specificità.
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Assegnazione alloggio popolare: no a leggi successive
Una cittadina, occupante un alloggio pubblico, si è vista respingere la richiesta di assegnazione formale. La sua domanda si basava su una legge che richiedeva l'occupazione entro una data specifica, requisito che non è riuscita a provare. Successivamente, ha tentato di avvalersi di una nuova legge più permissiva, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso. La Corte ha stabilito che la nuova legge non è retroattiva e che invocarla costituisce una domanda nuova, inammissibile nelle fasi avanzate del processo. La decisione conferma che i requisiti per l'assegnazione alloggio popolare devono esistere al momento della richiesta originaria e che una semplice autodichiarazione non è prova sufficiente.
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Compenso avvocato: revoca mandato e onere della prova
Un avvocato ha citato in giudizio un Ministero per il pagamento di onorari professionali a seguito della revoca anticipata del mandato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero, stabilendo che una contestazione generica della parcella non è sufficiente a far scattare l'onere della prova a carico del professionista. Anche il ricorso dell'avvocato è stato ritenuto inammissibile per vizi procedurali. La questione centrale ha riguardato il corretto calcolo del compenso avvocato e i limiti della responsabilità dello Stato quando agisce come liquidatore di enti soppressi.
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Danno da mancato godimento: la nuova prova del danno
Un proprietario ha subito danni al suo immobile a causa di infiltrazioni provenienti da parti comuni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14381/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul risarcimento del danno da mancato godimento. Non è più necessario dimostrare di aver perso un contratto di affitto, ma è sufficiente provare la perdita della concreta possibilità di utilizzare il bene. La Corte ha inoltre ribadito che la responsabilità del condominio per i danni da cose in custodia sussiste anche se i problemi derivano dalla vecchiaia o da difetti costruttivi dell'edificio.
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Avviso bonario: quando è obbligatorio per la cartella?
Un contribuente ha ricevuto una cartella di pagamento per IRPEF su un'indennità di fine rapporto senza un preventivo avviso bonario. Ha impugnato l'atto sostenendo che la comunicazione fosse obbligatoria, dato che l'ufficio fiscale aveva ricalcolato l'imposta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che l'avviso bonario è necessario solo in caso di incertezze o modifiche dei dati dichiarati, non per una semplice riliquidazione dell'imposta basata sull'applicazione dell'aliquota corretta ai dati originali. La Corte ha inoltre confermato la validità della notifica e ha respinto le eccezioni su prescrizione e mancanza di firma.
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