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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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508 provvedimenti

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18607/2024, interviene sulla lunga controversia riguardante la remunerazione dei medici specializzandi iscritti prima del 1991. La Corte ha stabilito che l'importo corretto è di € 6.713,94 annui, come previsto dalla L. 370/1999, e non la cifra superiore liquidata in appello. Fondamentale anche la precisazione sulla decorrenza del diritto: la remunerazione è dovuta solo a partire dal 1° gennaio 1983, anche per chi ha iniziato il corso in anni precedenti. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Insinuazione al passivo leasing: oneri del creditore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di leasing, confermando la reiezione della sua domanda di insinuazione al passivo leasing. La sentenza ribadisce che, in caso di contratto risolto prima del fallimento dell'utilizzatore, si applica l'art. 1526 c.c. e il creditore ha l'onere di presentare una domanda 'completa', fornendo una stima attendibile del valore del bene restituito per determinare il proprio credito.
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Efficacia esecutiva provvisionale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riforma in appello di una sentenza di condanna al pagamento di una provvisionale ne determina la definitiva perdita di efficacia esecutiva. Questo fa sorgere un diritto immediato alla restituzione delle somme versate, anche se una successiva sentenza della Cassazione annulla con rinvio la decisione d'appello. Il titolo esecutivo originario non può 'rivivere', e la parte che aveva pagato conserva il diritto di recuperare quanto versato, mentre l'altra parte dovrà, eventualmente, avviare una nuova azione esecutiva sulla base della nuova decisione favorevole.
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Responsabilità professionale avvocato: compenso negato
La richiesta di compenso di un avvocato per attività in procedure concorsuali è stata respinta a causa di grave negligenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la presentazione di ricorsi inammissibili costituisce un inadempimento che giustifica il mancato pagamento. L'ordinanza chiarisce i limiti della responsabilità professionale avvocato e le conseguenze di una condotta imperita.
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Risarcimento medici specializzandi: Cassazione conferma
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici per il risarcimento del danno da tardiva attuazione di direttive UE, confermando la prescrizione decennale del diritto. La Corte ha inoltre condannato i ricorrenti per lite temeraria, data la consolidata giurisprudenza contraria. La questione del risarcimento medici specializzandi è quindi ormai definita dalla giurisprudenza di legittimità.
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Risarcimento specializzandi: Cassazione e prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18394/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano il risarcimento del danno per la tardiva attuazione di direttive comunitarie. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, secondo cui il diritto al risarcimento specializzandi si prescrive in dieci anni, con decorrenza dal 27 ottobre 1999. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per lite temeraria.
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Risarcimento specializzandi: Cassazione e prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18344/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la tardiva attuazione di direttive comunitarie sulla remunerazione. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, secondo cui il diritto al risarcimento specializzandi si prescrive in dieci anni, con decorrenza dal 27 ottobre 1999. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per lite temeraria, data la consolidata giurisprudenza in materia.
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Prescrizione Rimesse Solutorie: Ruolo del Fido
Una società e i suoi fideiussori hanno agito contro una banca per la restituzione di somme indebitamente versate su un conto corrente. La banca si è difesa eccependo la prescrizione del diritto alla restituzione. Il nodo centrale della controversia è diventato stabilire la natura dei versamenti (ripristinatori o solutori), legata all'esistenza di un'apertura di credito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18230/2024, ha stabilito un principio fondamentale: l'esistenza di un fido, anche "di fatto", costituisce un'eccezione in senso lato. Ciò significa che il giudice deve valutarla sulla base dei documenti in atti per decidere sulla prescrizione rimesse solutorie, anche se il cliente non l'ha specificamente allegata nei suoi scritti difensivi iniziali. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Pensione e rapporto di lavoro: cosa succede al posto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18209/2024, ha stabilito che la percezione della pensione di anzianità non comporta l'automatica estinzione del rapporto di lavoro. In un caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla reintegrazione anche se nel frattempo è andato in pensione. Tuttavia, il diritto alle retribuzioni matura solo dal momento della formale messa in mora del datore di lavoro. La sentenza chiarisce la distinzione tra la relazione previdenziale e quella lavorativa, confermando che la compatibilità tra pensione e rapporto di lavoro è la regola, salvo esplicita volontà contraria del dipendente.
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Clausola penale leasing: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18063/2024, ha rigettato il ricorso dell'erede di un fideiussore contro una società bancaria. La Corte ha stabilito che la clausola penale in un contratto di leasing traslativo, anteriore alla riforma del 2017, non è nulla ma può essere equamente ridotta dal giudice. Ha inoltre confermato la validità della rinuncia preventiva alla tutela ex art. 1957 c.c. da parte del fideiussore, chiarendo che tale clausola non necessita di approvazione specifica. L'ordinanza affronta anche questioni procedurali sulla competenza territoriale e sui vizi di motivazione, dichiarando i relativi motivi inammissibili.
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Competenza Ispettorato Lavoro: sì alle sanzioni Cds
Una società di trasporti ha impugnato delle ordinanze ingiunzione per violazioni del Codice della Strada relative ai tempi di guida e riposo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena competenza dell'Ispettorato del Lavoro a irrogare tali sanzioni e ribadendo l'inammissibilità di motivi di ricorso generici o volti a un riesame del merito, come l'invocazione della buona fede senza prove adeguate.
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Plusvalenza immobile A/10: esenzione se è prima casa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17528/2024, ha stabilito che la plusvalenza immobile A/10, derivante dalla vendita infraquinquennale di un bene accatastato come ufficio ma di fatto utilizzato come abitazione principale, non è tassabile. La Corte ha chiarito che l'effettiva destinazione d'uso, se provata dal contribuente con elementi oggettivi (residenza, utenze), prevale sulla classificazione catastale formale, escludendo l'intento speculativo che la norma intende colpire.
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Mansioni superiori infermiere: il diploma non basta
Un infermiere che svolgeva servizio in ambulanza ha richiesto il riconoscimento delle mansioni superiori e l'inquadramento nella categoria D. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per le mansioni superiori infermiere non è sufficiente il possesso del titolo professionale, ma è necessario dimostrare l'esercizio concreto di attività caratterizzate da autonomia, capacità organizzative, di coordinamento e gestionali. Le attività del ricorrente, sebbene importanti, sono state qualificate come prevalentemente esecutive e non rispondenti ai requisiti della categoria superiore.
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Usucapione familiare: quando la tolleranza esclude
Una figlia, dopo aver occupato per decenni l'appartamento della madre, averlo ristrutturato e unito a un'altra sua proprietà, ne rivendica l'acquisto per usucapione familiare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17466/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'utilizzo del bene era basato sulla mera tolleranza dei genitori e non su un possesso utile a usucapire. La richiesta di permesso per unire gli immobili è stata un elemento chiave per escludere l'intenzione di possedere come proprietario.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il danno?
Una correntista ha citato in giudizio la propria banca e una compagnia assicurativa per il riscatto non autorizzato di alcune polizze vita da parte del convivente. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento, sottolineando che la ricorrente non ha adempiuto al proprio onere della prova. Nello specifico, non è stato dimostrato che il denaro, una volta confluito su un altro conto a lei intestato, sia stato sottratto contro la sua volontà, interrompendo così il nesso causale tra l'inadempimento degli intermediari e il danno lamentato.
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Legittimazione Pubblico Ministero: quando può agire?
Una società dichiarata fallita ha contestato in Cassazione la legittimazione del Pubblico Ministero a richiederne il fallimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio consolidato secondo cui il P.M. può agire ogni volta che acquisisce la notizia di un'insolvenza (notitia decoctionis) nell'esercizio delle sue funzioni, non essendo necessaria la pendenza di un procedimento penale. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di riesame nel merito dello stato di insolvenza, confermando i limiti del giudizio di legittimità.
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Responsabilità banca negoziatrice: quando è diligente?
Una compagnia assicurativa ha citato in giudizio una banca per aver pagato assegni non trasferibili, smarriti e alterati, a un soggetto non legittimato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia, confermando la decisione di merito che aveva escluso la responsabilità della banca negoziatrice. La Corte ha ritenuto che il giudice d'appello avesse correttamente valutato la diligenza dell'istituto di credito nell'identificazione del presentatore, e ha dichiarato inammissibili i motivi di ricorso che miravano a una nuova valutazione dei fatti, compito precluso in sede di legittimità.
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Fallimento su istanza del PM: legittimità e limiti
Una società in liquidazione ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento, richiesta dal Pubblico Ministero (PM) in assenza di procedimenti penali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità del fallimento su istanza del PM, che può agire ogni qualvolta apprenda una notizia di insolvenza nell'esercizio delle sue funzioni. La Corte ha inoltre ribadito i criteri per l'accertamento della cosiddetta "insolvenza statica" per le società in liquidazione, confermando che la valutazione si basa sulla capacità del patrimonio residuo di soddisfare integralmente tutti i creditori.
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Abuso del diritto IVA: quando è legittima la società?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la costituzione di una società controllata per eseguire opere di ristrutturazione immobiliare non integra un abuso del diritto, anche se consente un risparmio d'imposta sull'IVA. La decisione si fonda sulla presenza di valide ragioni economiche e organizzative, come la necessità di separare attività con oggetti sociali diversi e gestire rischi differenti. Secondo la Corte, se l'operazione non ha come scopo predominante ed esclusivo il vantaggio fiscale, ma risponde a una logica imprenditoriale concreta, non può essere considerata elusiva.
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Abuso del diritto: legittima la società per ristrutturare
La Corte di Cassazione ha stabilito che non costituisce abuso del diritto la creazione di una società controllata per eseguire lavori di ristrutturazione immobiliare, anche se ciò comporta un vantaggio fiscale come la detrazione IVA. La decisione si fonda sulla presenza di valide ragioni economiche e organizzative, come la necessità di separare l'attività di ristrutturazione da quella principale (socio-sanitaria) della società controllante e di rispettare i limiti imposti dall'oggetto sociale di quest'ultima. Secondo la Corte, se l'operazione non ha come scopo predominante ed esclusivo il risparmio d'imposta, non può essere considerata elusiva.
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