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Art. 36 Costituzione — Sezione Lavoro Civile

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1172 provvedimenti

Altri anni per Art. 36 Costituzione

Ripetizione indebito pubblico impiego: quando è dovuta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17317/2024, ha confermato l'obbligo di due ex dirigenti pubblici di restituire le retribuzioni di posizione e di risultato percepite indebitamente. La sentenza chiarisce che la ripetizione indebito nel pubblico impiego è legittima quando tali emolumenti non sono previsti dalla contrattazione collettiva e sono privi di copertura finanziaria, respingendo le difese dei lavoratori basate su vizi procedurali e sul principio di giusta retribuzione.
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Pensione di reversibilità: no all’esclusione per età
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che negava la pensione di reversibilità alla vedova di un ex sportivo. L'ente previdenziale si basava su una clausola che escludeva il diritto se il matrimonio era avvenuto dopo i 50 anni dell'iscritto. La Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato non considerando le eccezioni previste nella stessa clausola, come la durata del matrimonio, ordinando un nuovo esame del caso.
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Lavoro straordinario: pagamento anche senza autorizzazione
Un operatore sanitario ha prestato ore extra per un servizio di "dialisi estiva" senza essere retribuito per un certo periodo. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale attività costituisce lavoro straordinario e deve essere compensata, in quanto svolta con il consenso del datore di lavoro, anche in assenza di autorizzazione formale. Il diritto alla giusta retribuzione, sancito dall'art. 36 della Costituzione, prevale sulle irregolarità procedurali.
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Emendatio Libelli: modifica domanda in corso di causa
La Corte di Cassazione chiarisce la differenza tra 'emendatio libelli' e 'mutatio libelli'. Nel caso specifico, una lavoratrice aveva inizialmente chiesto l'accantonamento del TFR. A seguito della cessazione del rapporto di lavoro in corso di causa, ha modificato la domanda chiedendone il pagamento diretto. La Corte ha stabilito che questa non è una modifica inammissibile della domanda, ma un semplice adeguamento ('emendatio libelli') ai fatti sopravvenuti, confermando la condanna dell'azienda al pagamento.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito
La Cassazione stabilisce che il tempo di viaggio dei tecnici dal deposito aziendale al primo cliente rientra nell'orario di lavoro retribuito. Una clausola contrattuale che introduce una franchigia non retribuita è nulla e il giudice deve quantificare il dovuto anche se la prova dell'esatto ammontare non è fornita dal lavoratore.
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Mansioni superiori: la Cassazione fa chiarezza
Un autista soccorritore di un ente pubblico ha rivendicato le differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16766/2024, ha accolto il ricorso, cassando la decisione del Tribunale. I giudici hanno chiarito la distinzione fondamentale tra la domanda di superiore inquadramento (preclusa nel pubblico impiego) e quella per il pagamento delle differenze retributive per le mansioni superiori effettivamente svolte, che invece è un diritto del lavoratore. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione basata sul cosiddetto "giudizio trifasico".
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Liquidazione spese di lite: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un docente contro il Ministero dell'Istruzione, limitatamente alla questione della liquidazione spese di lite. La Corte ha stabilito che il giudice non può discostarsi dai minimi tariffari senza una specifica e adeguata motivazione. Di conseguenza, ha annullato la sentenza d'appello su questo punto e, decidendo nel merito, ha rideterminato le spese legali secondo i parametri corretti, condannando il Ministero al pagamento.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito
Due tecnici hanno citato in giudizio la loro azienda, una società di telecomunicazioni, a causa di un accordo aziendale che escludeva dal calcolo della retribuzione i primi 30 minuti di tempo di viaggio giornaliero (sede-primo cliente e ultimo cliente-sede). La Corte di Cassazione ha confermato che tale tempo di viaggio costituisce a tutti gli effetti orario di lavoro e deve essere retribuito. Di conseguenza, ha dichiarato nulla la clausola della 'franchigia' non pagata. La Corte ha inoltre precisato che, una volta stabilito il diritto alla retribuzione, il giudice di merito ha il dovere di quantificare le somme dovute, anche in assenza di una prova dettagliata da parte del lavoratore per ogni singola giornata, rinviando il caso alla Corte d'Appello per la determinazione degli importi.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16675/2024, ha stabilito che il tempo di viaggio impiegato da tecnici itineranti per recarsi dalla sede aziendale al primo cliente e per tornare dall'ultimo cliente costituisce orario di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha dichiarato nulla la clausola di un accordo aziendale che prevedeva una franchigia non retribuita di 30 minuti, affermando che la norma imperativa prevale. Inoltre, ha chiarito che, una volta accertato il diritto alla retribuzione, spetta al giudice quantificare le somme dovute, anche avvalendosi dei dati di geolocalizzazione dei mezzi aziendali, senza che l'onere della prova gravi interamente sul lavoratore.
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Onere prova ferie: la Cassazione chiarisce i ruoli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16603/2024, si è pronunciata su un caso riguardante la richiesta di un lavoratore per un inquadramento superiore e il pagamento dell'indennità per ferie non godute. Pur ribadendo il moderno principio secondo cui l'onere prova ferie spetta al datore di lavoro, che deve dimostrare di aver invitato il dipendente a usufruirne, la Corte ha respinto il ricorso. La decisione si fonda sull'accertamento di fatto, non sindacabile in sede di legittimità, secondo cui il lavoratore non aveva inizialmente provato il mancato godimento delle ferie, condizione necessaria affinché l'onere si sposti sull'azienda.
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Mansioni superiori CCNL: l’obbligo del giudice
Una dipendente di un ente pubblico ha richiesto differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione favorevole alla lavoratrice, stabilendo che i giudici di merito avevano errato nell'applicare un CCNL superato. La Corte ha ribadito che, in tema di mansioni superiori CCNL, il giudice ha l'obbligo di individuare e applicare d'ufficio il contratto collettivo vigente nel periodo di riferimento, anche se non indicato dalle parti, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Mansioni superiori: quando non spetta la retribuzione
Un funzionario pubblico ha richiesto una retribuzione superiore per aver svolto mansioni superiori di rappresentanza legale per la sua amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, rigettando la richiesta. Il motivo è la mancata dimostrazione della prevalenza di tali mansioni superiori, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, rispetto ai compiti ordinari. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Mansioni superiori indennità: quando non spetta?
Un dipendente pubblico ha svolto mansioni superiori di tipo dirigenziale, ma la Corte di Cassazione ha negato il suo diritto all'indennità di risultato. La sentenza chiarisce che tale componente retributiva è legata al raggiungimento di obiettivi formali e predeterminati, assenti nello svolgimento di fatto. La Corte ha inoltre specificato che l'impugnazione sul diritto a una somma permette al giudice di riesaminare l'intero calcolo, confermando che la corretta quantificazione della retribuzione per mansioni superiori indennità spetta alla diretta determinazione giudiziale.
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Mansioni superiori: retribuzione per non dirigenti
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce il diritto alla retribuzione per mansioni superiori nel pubblico impiego. Un dipendente non dirigente, che di fatto svolgeva compiti manageriali, ha visto riconosciuto il proprio diritto al trattamento economico superiore. La Corte ha stabilito che le norme restrittive previste per le sostituzioni tra dirigenti non si applicano quando è un funzionario non qualificato come tale a svolgere le funzioni più elevate, applicandosi invece l'art. 52 del D.Lgs. 165/2001.
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Mansioni superiori: no paga extra senza posto in organico
Un operatore sanitario ha svolto per anni compiti dirigenziali, ma la Corte di Cassazione ha negato il suo diritto a una retribuzione maggiore per mansioni superiori. La ragione fondamentale è stata l'assenza di una corrispondente posizione dirigenziale nell'organigramma ufficiale dell'azienda ospedaliera. La Corte ha ribadito che, senza un posto formalmente istituito, non sorge alcun diritto a differenze retributive.
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Contratto di solidarietà: quando è valido nel P.I.?
Un'amministrazione comunale, a fronte di difficoltà finanziarie, ha ridotto unilateralmente l'orario di lavoro dei propri dipendenti, stipulando in un secondo momento un contratto di solidarietà. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima la procedura, stabilendo che l'eccedenza di personale deve essere individuata in specifiche posizioni lavorative e non in un generico monte ore. Inoltre, ha chiarito che il contratto di solidarietà non può sanare retroattivamente l'illegittimità della precedente riduzione unilaterale, potendo disporre solo per il futuro. La sentenza del giudice d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Mansioni superiori ente pubblico: sì alla qualifica
Un lavoratore di un ente pubblico economico ha svolto mansioni di livello superiore. La Corte di Cassazione ha stabilito che la regola del concorso pubblico non impedisce al dipendente di ottenere la qualifica superiore, come previsto dall'art. 2103 del Codice Civile. Questa pronuncia chiarisce un punto fondamentale sulle mansioni superiori in un ente pubblico, ribaltando la decisione dei giudici di merito che avevano negato tale diritto.
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Inquadramento superiore e pubblico impiego: la decisione
Una lavoratrice ha richiesto il riconoscimento di un inquadramento superiore per mansioni svolte. I tribunali di merito hanno accolto parzialmente la domanda. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha riscontrato la presenza di complesse questioni giuridiche sollevate dall'amministrazione pubblica in un ricorso incidentale, relative alla successione tra enti e alla responsabilità per debiti pregressi. Pertanto, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per approfondire il dibattito, sospendendo la decisione finale sull'inquadramento superiore.
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Mansioni superiori: la Cassazione chiarisce il diritto
Un lavoratore, assunto come autista soccorritore, ha richiesto il pagamento di differenze retributive per aver svolto mansioni superiori a quelle del suo inquadramento formale. La sua domanda era stata respinta in primo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la precedente decisione. Il motivo risiede nel fatto che il giudice di merito non ha effettuato il corretto "giudizio trifasico", ovvero l'analisi comparativa tra le mansioni effettivamente svolte e quelle previste dalla contrattazione collettiva per il livello rivendicato. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale per una nuova e corretta valutazione dei fatti alla luce dei principi enunciati.
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Indennità di sostituzione: solo l’indennità, non lo stipendio
Un dirigente medico ha svolto per anni le funzioni di un superiore, chiedendo in giudizio la retribuzione piena corrispondente all'incarico. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in questi casi, al dirigente spetta unicamente la specifica "indennità di sostituzione" prevista dal contratto collettivo, e non l'intera retribuzione della posizione superiore, anche se l'incarico si protrae oltre i termini previsti.
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