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Art. 36 Costituzione — Sezione Lavoro Civile

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1172 provvedimenti

Altri anni per Art. 36 Costituzione

Obbligo retributivo: stipendio dovuto senza lavoro?
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e l'ordine di reintegro, ma il datore di lavoro non ottempera. La Cassazione conferma l'obbligo retributivo del datore di lavoro per il periodo di mancata prestazione, stabilendo che la messa in mora iniziale è sufficiente e non serve una nuova offerta di lavoro dopo la sentenza.
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Danno comunitario: risarcimento anche per contratti nulli
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico ha diritto al risarcimento del danno comunitario per l'abusiva reiterazione di contratti a termine, anche se tali contratti sono nulli per mancanza di forma scritta. La nullità formale, imputabile alla Pubblica Amministrazione, non può vanificare la tutela sostanziale prevista dal diritto europeo contro il lavoro precario.
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Danno comunitario: tutela anche senza contratto scritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18935/2024, ha stabilito un principio fondamentale a tutela dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione. Anche in assenza di un contratto scritto, e quindi in presenza di un rapporto formalmente nullo, il lavoratore ha diritto al risarcimento del cosiddetto 'danno comunitario' se subisce una reiterazione abusiva di contratti a termine. La Corte ha chiarito che la nullità formale, imputabile alla P.A., non può vanificare la tutela sostanziale imposta dal diritto dell'Unione Europea contro l'abuso dei contratti precari.
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Mansioni superiori: quando il ricorso è inammissibile
Un dipendente di un'Azienda Sanitaria ha perso in appello la causa per il riconoscimento economico di mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, stabilendo che non è possibile chiedere un riesame delle prove in sede di legittimità e che le eccezioni procedurali, come quelle sulla procura, devono essere specifiche e dettagliate.
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Sostituzione dirigente scolastico: la paga superiore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18682/2024, chiarisce le condizioni per il diritto alla retribuzione superiore in caso di sostituzione del dirigente scolastico. Viene stabilito che il compenso è dovuto solo se la sostituzione è piena e prevalente, ma è escluso per legge quando avviene per coprire le ferie del titolare. L'ordinanza distingue nettamente tra la collaborazione e la sostituzione effettiva, definendo i criteri per il riconoscimento dell'indennità di funzioni superiori.
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Indennità di riposo: la Cassazione conferma il danno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando la condanna al risarcimento del danno a favore di un autista per la sistematica violazione del diritto ai riposi giornalieri e settimanali. La Suprema Corte ha ribadito che, una volta provata la violazione, il danno da usura psicofisica si presume e spetta al datore di lavoro dimostrare di aver concesso un adeguato ristoro, che non può essere frazionato o tardivo. La mancata concessione del riposo, configurandosi come indennità di riposo non goduta, costituisce una lesione di un diritto costituzionalmente garantito.
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Omessa comunicazione: udienza nulla e sentenza cassata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello a causa di un grave vizio procedurale. Un lavoratore non era stato informato dell'anticipazione della data d'udienza, portando alla sua ingiusta dichiarazione di contumacia. L'omessa comunicazione di tale variazione ha violato il principio del contraddittorio, rendendo nulli l'udienza e il provvedimento finale. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Revoca incarico dirigenziale: quando è atto pubblico
Un ex direttore di un'Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale si oppone alla cessazione del suo rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione stabilisce che non si tratta di un licenziamento privato, ma di una revoca di incarico dirigenziale di natura pubblicistica. Poiché l'atto non è stato impugnato nei termini davanti al giudice amministrativo, è divenuto definitivo. Di conseguenza, la successiva dichiarazione di incostituzionalità della legge su cui si basava la revoca non ha effetto sul rapporto, ormai esaurito. La Corte ha inoltre confermato la condanna alla restituzione di emolumenti percepiti senza una formale delibera autorizzativa.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18008/2024, ha stabilito che il tempo di viaggio impiegato da un lavoratore per recarsi dal deposito aziendale al primo cliente e dall'ultimo cliente al deposito, utilizzando un mezzo aziendale, costituisce a tutti gli effetti orario di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha chiarito che un accordo sindacale che preveda una franchigia non retribuita per tale spostamento è nullo. Inoltre, ha precisato che, una volta accertato il diritto alla retribuzione, il giudice deve procedere alla quantificazione delle somme dovute, anche utilizzando i dati di geolocalizzazione aziendali, senza poter rigettare la domanda solo perché il lavoratore non ha fornito una prova specifica e dettagliata dei minuti esatti.
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Lavoro straordinario: pagamento dovuto anche senza ok
Una infermiera ha richiesto il pagamento per ore di lavoro aggiuntive svolte in un servizio di 'dialisi estiva'. L'Azienda Sanitaria si opponeva per la mancanza delle autorizzazioni specifiche per le 'prestazioni aggiuntive'. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in assenza dei requisiti per le 'prestazioni aggiuntive', il lavoro svolto oltre l'orario ordinario con il consenso del datore di lavoro deve essere comunque retribuito come lavoro straordinario, in applicazione dei principi costituzionali di giusta retribuzione.
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Lavoro straordinario pubblico impiego: il diritto al pago
Un infermiere ha richiesto il pagamento per prestazioni svolte in un servizio di 'dialisi estiva'. Inizialmente la richiesta è stata respinta per mancanza delle autorizzazioni specifiche per le 'prestazioni aggiuntive'. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione, stabilendo che il lavoro svolto oltre l'orario normale con il consenso del datore di lavoro costituisce lavoro straordinario e deve essere retribuito ai sensi dell'art. 2126 c.c., indipendentemente da vizi formali e nel rispetto del diritto a una giusta retribuzione sancito dalla Costituzione.
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Compenso prestazioni aggiuntive: quando è dovuto?
Un dipendente di un'azienda sanitaria pubblica ha svolto prestazioni lavorative extra per un progetto di 'dialisi estiva'. La Corte d'Appello aveva negato il pagamento per la mancanza dei requisiti formali previsti per le 'prestazioni aggiuntive'. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il lavoro svolto con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro deve essere retribuito come straordinario ai sensi dell'art. 2126 c.c., garantendo così il diritto al compenso per prestazioni aggiuntive.
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Lavoro straordinario: il diritto alla retribuzione
Un operatore sanitario ha richiesto il pagamento di ore di lavoro extra svolte per un progetto estivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in assenza dei requisiti formali per le "prestazioni aggiuntive", il lavoro svolto oltre l'orario standard con il consenso del datore di lavoro deve essere retribuito come lavoro straordinario, in applicazione dell'art. 2126 c.c. che tutela la prestazione lavorativa effettivamente resa.
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Compenso lavoro straordinario: la guida completa
Un infermiere ha svolto ore di lavoro extra per un servizio di "dialisi estiva". L'Azienda Sanitaria si è rifiutata di pagare, adducendo la mancanza delle autorizzazioni formali per le "prestazioni aggiuntive". La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in assenza di tali formalità, il lavoro svolto con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro deve essere retribuito. La Corte ha quindi riconosciuto il diritto al compenso lavoro straordinario, riaffermando il principio costituzionale della giusta retribuzione.
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Lavoro straordinario: pagato anche senza autorizzazione
Un infermiere ha svolto prestazioni extra per un servizio di 'dialisi estiva' non retribuite. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 17814/2024, ha stabilito che, anche in assenza dei requisiti formali per le 'prestazioni aggiuntive', il lavoro svolto con il consenso del datore di lavoro deve essere retribuito come lavoro straordinario. Il diritto alla retribuzione del lavoratore prevale sui vincoli di spesa pubblica, la cui responsabilità ricade sui dirigenti.
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Lavoro straordinario sanità: il diritto alla retribuzione
Un'infermiera non è stata pagata per prestazioni extra svolte in un progetto di 'dialisi estiva'. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in assenza dei requisiti formali per le 'prestazioni aggiuntive', il lavoro svolto oltre l'orario standard configura un lavoro straordinario sanità. Tale lavoro deve essere sempre retribuito se eseguito con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro, in base ai principi costituzionali e all'art. 2126 del codice civile, a prescindere da eventuali irregolarità amministrative o violazioni dei vincoli di spesa.
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Lavoro straordinario sanità: pagamento anche senza ok?
Un operatore sanitario ha svolto prestazioni extra per un progetto di "dialisi estiva" senza ricevere il compenso. La Corte d'Appello aveva negato il pagamento per vizi formali. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il lavoro straordinario sanità, se svolto con il consenso del datore, va sempre retribuito in base all'art. 2126 c.c., a tutela del lavoratore.
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Riduzione trattamento accessorio: illegittimo il taglio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17508/2024, ha dichiarato illegittimo il taglio forfettario del 30% operato da un'Azienda Sanitaria sulla retribuzione accessoria di un dirigente medico. La Corte ha stabilito che la riduzione delle risorse per il trattamento accessorio, prevista dalla normativa sul contenimento della spesa pubblica, non può tradursi in un taglio lineare sulla busta paga individuale. Deve, invece, seguire un preciso procedimento che prevede la cristallizzazione dei fondi al valore del 2010 e la loro successiva riduzione proporzionale alla diminuzione del personale. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un corretto ricalcolo delle somme dovute al lavoratore.
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Ripetizione di indebito: la PA può agire sul dipendente
Un ex dirigente di un ente locale si è opposto alla richiesta di restituzione di emolumenti percepiti e ritenuti non dovuti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17324/2024, ha respinto il ricorso, confermando che la Pubblica Amministrazione può agire con l'azione di ripetizione di indebito per recuperare somme erogate senza una valida base normativa o contrattuale, anche se il lavoro è stato svolto.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: la Cassazione
Un Comune ha ottenuto la condanna di un suo ex dirigente alla restituzione di ingenti somme percepite a titolo di retribuzione di posizione e di risultato, ma ritenute non dovute. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso del dirigente, confermando la piena legittimità dell'azione di ripetizione indebito nel pubblico impiego quando le erogazioni sono prive di copertura contrattuale e finanziaria. La Corte ha chiarito che le normative sopravvenute non precludono l'azione diretta di recupero verso il dipendente.
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