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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Sezioni Unite Civile

4 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Eccesso di potere giurisdizionale: i limiti del ricorso
Una società immobiliare ha impugnato una delibera regionale che bloccava l'edificabilità dei suoi terreni. Dopo la sconfitta al Consiglio di Stato, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la critica all'interpretazione di un atto amministrativo da parte del giudice non costituisce un vizio di giurisdizione, ma un errore di giudizio non sindacabile in quella sede.
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Travisamento della prova: i rimedi secondo la Cassazione
Le Sezioni Unite della Cassazione chiariscono i confini del vizio di travisamento della prova. In un caso relativo a notifiche fiscali, la Corte ha dichiarato inammissibile un ricorso basato su un presunto errore di valutazione documentale. La sentenza stabilisce che una mera svista del giudice su un fatto probatorio non è appellabile in Cassazione, ma va contestata con la revocazione (art. 395 c.p.c.). Il ricorso è ammesso solo se l'errore riguarda un atto processuale o un punto controverso tra le parti, configurando un error in procedendo.
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Condotta oppositiva: no al risarcimento se ostacoli i lavori
Un proprietario terriero ha citato in giudizio un consorzio per il risarcimento dei danni derivanti dal mancato completamento di opere irrigue. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta, attribuendo la colpa al proprietario stesso per la sua condotta oppositiva, avendo impedito l'accesso ai fondi per l'esecuzione dei lavori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato che non può riesaminare i fatti e che, in presenza di una 'doppia conforme' (due sentenze di merito con la stessa ricostruzione dei fatti), la valutazione della motivazione è preclusa. La condotta oppositiva del proprietario è stata ritenuta la causa principale e assorbente del danno, interrompendo il nesso di causalità con qualsiasi presunta inadempienza del consorzio.
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Risarcimento danni: inammissibile senza atto lesivo
Un imprenditore ittico ha chiesto un risarcimento danni a una società energetica, sostenendo che la sola richiesta di concessione idroelettrica da parte di quest'ultima avesse bloccato la vendita della sua azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: senza un provvedimento amministrativo finale che autorizzi l'attività contestata, non esiste un fatto illecito. Di conseguenza, manca il presupposto essenziale per poter richiedere un risarcimento danni.
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