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Art. 325 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

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97 provvedimenti

Altri anni per Art. 325 Codice di Procedura Penale

Sequestro preventivo reati tributari: come si calcola?
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di sequestro preventivo per reati tributari, legato a una presunta operazione di svuotamento aziendale. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: dichiara inammissibile il ricorso della società terza per mancanza di procura speciale al difensore e rigetta il ricorso dell'indagata, confermando che il profitto del reato, oggetto del sequestro, corrisponde all'intero debito tributario evaso (imposte, sanzioni e interessi) e non solo al valore dei beni sottratti alla garanzia patrimoniale dello Stato.
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Bancarotta per distrazione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo per bancarotta per distrazione. Gli amministratori di una società fallita avevano trasferito i rami d'azienda e fondi a nuove società a loro riconducibili, a danno dei creditori. La Corte ha stabilito che una precedente sentenza civile di rigetto di un'azione revocatoria è irrilevante nel processo penale e ha confermato la riqualificazione di un pagamento da bancarotta preferenziale a distrattiva, in quanto il trasferimento iniziale di fondi era privo di giustificazione.
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Bancarotta fraudolenta: la cessione a prezzo vile
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo nei confronti di una società per il reato di bancarotta fraudolenta. Gli amministratori di una società fallita avevano ceduto un ramo d'azienda a un prezzo notevolmente inferiore al suo valore reale a una nuova società a loro stessi riconducibile. La Corte ha ritenuto irrilevante una precedente sentenza civile favorevole e ha confermato la sussistenza del fumus commissi delicti e del periculum in mora.
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Sequestro e fallimento: chi può impugnare l’ordine?
Una società in fallimento ha subito il sequestro di un suo immobile. L'ex utilizzatore del bene e l'amministratore della società fallita hanno impugnato il provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, chiarendo che nel complesso scenario di sequestro e fallimento, solo i soggetti con un diritto effettivo alla restituzione, come il curatore fallimentare, sono legittimati a impugnare. Non lo sono invece l'ex comodatario o l'amministratore della società fallita, che hanno perso ogni disponibilità giuridica sul bene.
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Delega conto corrente: quando non basta per il sequestro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un PM, stabilendo che la semplice delega conto corrente concessa a un indagato non è sufficiente a dimostrare la sua effettiva disponibilità dei fondi e a giustificare un sequestro preventivo, se non corroborata da prove concrete di un effettivo potere di fatto.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Sebbene la Corte abbia ritenuto valida la motivazione sull'esistenza del reato (fumus), ha giudicato la motivazione apparente riguardo la quantificazione della somma sequestrata. Il Tribunale del riesame non aveva adeguatamente spiegato come avesse determinato l'importo, limitandosi a formule generiche e non rispondendo alle specifiche obiezioni della difesa. Di conseguenza, il caso è stato rinviato per una nuova valutazione del quantum.
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Sequestro preventivo: la prova della buona fede del terzo
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo su un'autovettura, di proprietà di un terzo, ritenuta bene distratto dal patrimonio di una società fallita. La Corte ha stabilito che spetta al terzo acquirente fornire una prova rigorosa della propria buona fede e della legittimità dell'acquisto. La semplice presentazione di documenti non tradotti e la presenza di circostanze sospette (come dati assicurativi falsi) sono sufficienti a invalidare la presunzione di buona fede e a giustificare il mantenimento del sequestro preventivo.
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Falsa attestazione presenza: la Cassazione decide
Un tenente colonnello della Guardia di Finanza, accusato di falsa attestazione presenza per oltre 300 ore, ha impugnato il sequestro preventivo dei suoi beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, anche se la falsificazione del foglio presenze non costituisce falso in atto pubblico, il sequestro è legittimo per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato. La Corte ha inoltre confermato la piena utilizzabilità dei tabulati telefonici per accertare la posizione dell'indagato, in quanto la loro acquisizione è regolata da norme meno restrittive rispetto a quelle previste per le intercettazioni.
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Sequestro preventivo: quando è illegittimo annullarlo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore contro l'annullamento di un sequestro preventivo. Il caso riguardava una donna accusata di aver falsificato il testamento del marito. Il Tribunale del Riesame aveva annullato il sequestro, e la Cassazione ha confermato tale linea, stabilendo che il riesame deve valutare concretamente gli indizi e le tesi difensive, senza poter svolgere nuove indagini. Un ricorso in Cassazione non può limitarsi a criticare la motivazione del riesame, ma deve denunciare una violazione di legge.
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Sequestro preventivo: onere della prova del terzo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31246/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna contro un sequestro preventivo di denaro e orologi. I beni, trovati nella sua abitazione, erano stati sequestrati nell'ambito di un procedimento per reati fiscali e fallimentari a carico dell'ex coniuge. La Corte ha ribadito che, in caso di sequestro preventivo, spetta al terzo che ne reclama la proprietà fornire la prova della sua titolarità esclusiva. Inoltre, il ricorso in Cassazione non può contestare la valutazione dei fatti, ma solo le violazioni di legge.
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Bancarotta fraudolenta: concorso dell’extraneus
La Corte di Cassazione esamina il caso di un imprenditore accusato di concorso in bancarotta fraudolenta per aver ricevuto pagamenti da una società, poi fallita, con cui non aveva un debito diretto. La somma era il corrispettivo della vendita di quote di un'altra società. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso contro il sequestro preventivo, confermando che la consapevolezza dell'origine illecita dei fondi può essere desunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come le causali fittizie dei bonifici e la mancanza di prove di legittime operazioni commerciali.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo e perché
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore contro il sequestro preventivo delle quote di due società. La misura era stata disposta nell'ambito di un'indagine per esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria. La Corte ha confermato la validità della decisione del Tribunale del riesame, ritenendo sussistenti sia il 'fumus commissi delicti' (gravi indizi di reato) sia il 'periculum in mora' (pericolo di dispersione dei beni), giustificando così il mantenimento del sequestro preventivo.
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Sequestro probatorio: motivazione e modulo prestampato
Due individui hanno impugnato una decisione che confermava il sequestro probatorio di due stampanti, contestando la validità della motivazione redatta su un modulo prestampato. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, stabilendo che un **sequestro probatorio** è legittimo anche con una motivazione concisa, purché siano chiare le finalità investigative. Inoltre, ha chiarito che l'inefficacia del sequestro nei confronti di un solo indagato non comporta la restituzione dei beni se il vincolo rimane valido per gli altri co-indagati.
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Disponibilità conto corrente: la delega non basta
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un sequestro preventivo su un conto corrente intestato alla figlia di un indagato. La sentenza chiarisce che la semplice delega ad operare conferita all'indagato non è sufficiente a dimostrare la disponibilità del conto corrente e a giustificare la misura cautelare. È necessaria la prova concreta che i fondi siano riconducibili al profitto del reato e che l'indagato ne abbia l'effettivo controllo, prova che in questo caso mancava del tutto.
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Appello cautelare reale: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2544/2024, dichiara inammissibile il ricorso di un'avvocatessa contro un sequestro preventivo. La Corte ha stabilito che nell'ambito di un appello cautelare reale non si possono sollevare motivi nuovi, come la mancanza del periculum in mora, se non proposti nei gradi precedenti. Il ricorso è stato respinto per aver tentato di superare i limiti del giudizio di legittimità, chiedendo un riesame del merito non consentito.
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Appello Cautelare: limiti e motivi di ricorso
Un avvocato, indagato per associazione per delinquere, truffa e altri reati, ha impugnato un'ordinanza che confermava il sequestro preventivo di suoi beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello cautelare inammissibile, sottolineando che non è possibile sollevare in sede di legittimità motivi di ricorso (come la mancata motivazione sul periculum in mora) che non erano stati presentati nei precedenti gradi di giudizio cautelare, in ossequio al principio di devoluzione.
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Sequestro probatorio: legittimo su smartphone e PC?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro probatorio di vari dispositivi elettronici (PC, smartphone, tablet) a carico di un indagato per accesso abusivo a sistema informatico. Il ricorso, basato sulla presunta mancanza di 'fumus commissi delicti' e sulla sproporzionalità della misura, è stato respinto. La Corte ha stabilito che la motivazione del sequestro era adeguata, indicando elementi concreti che suggerivano il carattere illecito degli accessi. Inoltre, ha ritenuto che il sequestro probatorio di un intero dispositivo è giustificato dalla necessità di analizzare ex post il contenuto per individuare le prove pertinenti, bilanciando l'esigenza investigativa con la successiva restituzione dei dati non rilevanti.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo su un portafoglio di criptovalute. L'indagato era sospettato di essere coinvolto in un traffico di banconote false. La Corte ha stabilito che il ricorso mirava a una nuova valutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità, confermando che la motivazione del tribunale del riesame sul 'fumus commissi delicti' era logica e sufficiente.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un terzo interessato contro un sequestro preventivo. La sentenza chiarisce che il ricorso per cassazione in materia di misure cautelari reali è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la motivazione del giudice di merito, a meno che non sia del tutto assente o manifestamente illogica. Inoltre, il terzo può solo dedurre la propria titolarità del bene e la sua estraneità al reato, non l'insussistenza dei presupposti della misura stessa.
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Sequestro probatorio: quando è legittimo? La Cassazione
Un imprenditore contesta un sequestro probatorio di materiali destinati alla produzione di orologi da parete con marchi contraffatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena legittimità del sequestro. La sentenza chiarisce che il decreto del Pubblico Ministero era adeguatamente motivato, indicando chiaramente sia gli indizi di reato (fumus commissi delicti) sia il nesso di pertinenza tra i beni sequestrati e il reato di contraffazione contestato.
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