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Art. 322-ter Codice Penale — Anno 2023

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113 provvedimenti

Altri anni per Art. 322-ter Codice Penale

Opposizione al giudice dell’esecuzione: scontro sulla confisca
Un cittadino, dopo una sentenza di patteggiamento per truffa aggravata che non disponeva la confisca dei beni sequestrati, ha chiesto la restituzione delle somme. Il Giudice per le indagini preliminari, agendo come giudice dell'esecuzione, ha invece respinto la richiesta e ordinato la confisca per equivalente di oltre 72.000 euro. L'interessato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando che la sentenza non fosse ancora definitiva e che il giudice avesse deciso d'ufficio senza richiesta del pubblico ministero. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso non può essere deciso direttamente in Cassazione, ma deve essere riqualificato come opposizione al giudice dell'esecuzione. Di conseguenza, gli atti sono stati rinviati al Tribunale di provenienza affinché decida nel pieno contraddittorio tra le parti.
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Confisca per equivalente: nessun taglio se la somma è definitiva
Il Tribunale di Napoli, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta del Condannato di ridurre la confisca per equivalente stabilita con sentenza definitiva. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'ingiustizia e la sproporzione della somma confiscata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della somma da confiscare era già stata decisa in via definitiva dal giudice del processo principale (giudice della cognizione). Di conseguenza, scatta la preclusione processuale che impedisce di ridiscutere la questione in fase esecutiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Induzione indebita: condannato l’ispettore ambientale
Un ispettore ambientale, sfruttando il proprio ruolo di pubblico ufficiale, convinceva diversi imprenditori a consegnargli denaro e regali per evitare sanzioni e controlli. La Corte d'Appello ha qualificato i fatti come induzione indebita a dare o promettere utilità, condannando l'uomo e disponendo la confisca del denaro. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo la prescrizione dei reati e l'illegittimità della confisca per equivalente applicata retroattivamente. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che i reati non erano prescritti al momento della prima condanna e che la confisca applicata era diretta, avendo ad oggetto il denaro-profitto del reato, e non per equivalente, rendendo irrilevante il divieto di retroattività. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali e di difesa della parte civile.
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Confisca per equivalente: no al sequestro se il reato è prescritto
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino accusato di indebita percezione di contributi pubblici. Nonostante la prescrizione del reato, i giudici di merito avevano confermato il sequestro di una quota di un immobile. La Suprema Corte ha stabilito che tale misura costituisce una confisca per equivalente, avendo ad oggetto un bene immobile e non direttamente il denaro profitto del reato. Poiché la confisca per equivalente ha natura sanzionatoria, ad essa si applica il principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole. Di conseguenza, la norma che consente la confisca in caso di prescrizione non può applicarsi a fatti commessi nel 2014, prima della sua entrata in vigore. La Cassazione ha quindi annullato la confisca e ordinato la restituzione dell'immobile.
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Dichiarazione infedele: reato prescritto ma la confisca resta
L'Amministratore di una società cooperativa era accusato del reato di dichiarazione infedele per aver inserito costi fittizi nella dichiarazione dei redditi. Dopo un annullamento con rinvio per verificare la natura inesistente o fittizia di tali costi alla luce delle riforme legislative, la Corte d'Appello ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, confermando però la confisca del profitto. L'Amministratore ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata riduzione della confisca. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in presenza di prescrizione, l'assoluzione nel merito è possibile solo se l'innocenza emerge in modo evidente e immediato dagli atti. Nel caso specifico, i costi erano palesemente inesistenti, giustificando il mantenimento della confisca del denaro, considerata confisca diretta e quindi legittima anche dopo la prescrizione.
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Sequestro preventivo: la rinuncia al ricorso costa una condanna
Una commerciante, indagata per aver ottenuto indebitamente un finanziamento statale agevolato gonfiando i ricavi della propria ditta, ha subito il sequestro preventivo di oltre ventunomila euro. Dopo aver impugnato il provvedimento di sequestro davanti alla Corte di Cassazione, la difesa ha depositato una formale rinuncia al ricorso. I giudici di legittimità hanno quindi dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Confisca per equivalente: il patteggiamento non salva il profitto
Un cittadino ha ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza per oltre quattromila euro, dichiarando falsamente che il figlio fosse disoccupato. Il Tribunale ha applicato la pena concordata tramite patteggiamento, ma ha omesso di disporre la confisca della somma percepita. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione davanti alla Suprema Corte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca per equivalente è una misura sanzionatoria obbligatoria anche in caso di patteggiamento per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche. La sentenza è stata annullata limitatamente alla mancata confisca, rinviando il caso al giudice di merito per l'applicazione della misura.
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Termine per impugnazione scaduto: persa la casa confiscata
Una terza interessata ha proposto ricorso contro il rigetto della revoca di confisca di un immobile intestato a suo nome. La ricorrente lamentava l'omessa motivazione sulla fittizietà dell'intestazione e violazioni di legge sulla confisca. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha rilevato che il ricorso è stato depositato oltre il termine per impugnazione stabilito dalla legge. L'ordinanza impugnata era stata notificata il 19 dicembre 2022, fissando la scadenza per l'impugnazione al 5 gennaio 2023. Il ricorso è stato invece depositato solo il 16 gennaio 2023. Per questo motivo, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Sequestro preventivo per truffa: società fantasma contro Erario
Un imprenditore ha costituito una società fittizia, priva di sede e dipendenti, intestandole centinaia di auto per evitare il pagamento del bollo regionale. Il Tribunale ha disposto il sequestro preventivo per truffa dei veicoli e di circa 238.000 euro. L'indagato ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la mancanza dei presupposti del reato e del pericolo di dispersione dei beni, oltre al sequestro di un immobile in comproprietà con la moglie. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la fittizietà della società dimostra il reato e che la comproprietà non impedisce il sequestro della quota del coniuge indagato. L'imprenditore perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo sproporzionato: casa bloccata per 4mila €
La Corte di Cassazione ha annullato il sequestro di un immobile del valore di quasi 300.000 euro, disposto per garantire un presunto profitto illecito di soli 4.000 euro. Il caso riguardava il titolare di un'agenzia accusato di peculato per non aver versato le tasse automobilistiche incassate. I giudici hanno stabilito che un provvedimento così invasivo è un sequestro preventivo sproporzionato e illegittimo. Inoltre, la motivazione del sequestro era insufficiente, poiché non dimostrava il pericolo concreto e attuale che l'indagato potesse disperdere il suo patrimonio. La Corte ha ribadito che il giudice deve sempre motivare specificamente il 'periculum in mora' e rispettare il principio di proporzionalità tra il bene bloccato e il presunto danno.
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Morte dell’imputato: annullata condanna per frode e confisca
Un uomo, condannato in primo grado per truffa aggravata ai danni dello Stato, aveva subito una pena di 2 anni di reclusione e la confisca di oltre 54.000 euro. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima che la Corte potesse decidere, l'uomo è deceduto. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del reato per morte del reo. Questa decisione ha comportato l'annullamento definitivo della sentenza di condanna e della relativa confisca, poiché la morte dell'imputato impedisce alla giustizia di proseguire il suo corso e di valutare nel merito le accuse.
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Irretroattività confisca: annullato sequestro per reato prescritto
Una persona subiva il sequestro di beni immobili per un valore di 120.000 euro, a seguito di un'accusa per un reato che successivamente veniva dichiarato prescritto. Nonostante la prescrizione, i giudici di merito avevano confermato la confisca applicando una nuova norma (l'art. 578 bis c.p.p.). La Corte di Cassazione ha però annullato il provvedimento, stabilendo un principio fondamentale: l'irretroattività della confisca in caso di prescrizione. La nuova legge, essendo più sfavorevole, non può essere applicata a fatti commessi prima della sua entrata in vigore. Di conseguenza, la confisca è stata cancellata e l'indagata ha vinto la causa.
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Sequestro preventivo società terza: no al dissequestro con l’ex AD
La Cassazione ha esaminato il caso di un sequestro preventivo su una società terza. Un amministratore, indagato per gravi reati finanziari, aveva trasferito denaro da una sua società a un'altra, sempre da lui gestita. Dopo le sue dimissioni, la seconda società ha chiesto il dissequestro, sostenendo di essere estranea ai fatti. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo che la società non poteva considerarsi un vero 'terzo'. L'ex amministratore, infatti, ne manteneva il controllo di fatto tramite un prestanome e le quote societarie. Il cambio di amministratore è stato visto come un tentativo di schermare i profitti illeciti, rendendo legittimo il sequestro.
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Peculato e sequestro preventivo: senza periculum in mora salta
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo a carico della direttrice di una farmacia comunale, accusata di peculato. La decisione si fonda su un principio cruciale: il sequestro preventivo periculum in mora non è mai automatico, neanche per i gravi reati contro la Pubblica Amministrazione. Il giudice che dispone il blocco dei beni ha l'obbligo di motivare in modo specifico e concreto il rischio che tali beni possano essere dispersi o nascosti prima della fine del processo. Una motivazione generica non è sufficiente. La Corte ha quindi dato ragione all'indagata, stabilendo che la mancanza di una prova sull'urgenza rende illegittimo il sequestro.
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Confisca per Equivalente Annullata: Truffa Prescritta, Casa Salva
Un imputato per truffa aggravata ai danni dello Stato, commessa fino al 2011, ottiene l'annullamento della confisca di un suo immobile. Sebbene il reato fosse stato dichiarato estinto per prescrizione, i giudici di merito avevano mantenuto la misura patrimoniale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la confisca per equivalente ha natura di sanzione e non può essere applicata retroattivamente. Poiché la legge che la consente anche in caso di prescrizione è del 2012, e quindi successiva ai fatti, la sua applicazione era illegittima. Di conseguenza, la confisca è stata eliminata.
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Frode di gruppo: sequestro del profitto anche a chi non incassa
La Corte di Cassazione affronta un caso di truffa aggravata ai danni dello Stato commessa da più persone. Un indagato subisce un sequestro preventivo sull'intero profitto del reato, pur sostenendo di non aver incassato personalmente alcuna somma. La Corte rigetta il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale sul sequestro del profitto in concorso di persone. In base al principio solidaristico, ogni complice risponde per l'intero. Lo Stato può quindi aggredire il profitto totale del reato sequestrandolo a uno solo dei concorrenti, a prescindere da come il denaro sia stato effettivamente diviso tra loro. La ripartizione interna del guadagno illecito è irrilevante per la legge.
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Corruzione: sequestro solo sull’extra-profitto, non sui ricavi
La Corte di Cassazione interviene su un caso di corruzione legato all'ampliamento di una discarica. La Procura aveva disposto il sequestro di tutti i ricavi ottenuti da due società coinvolte. La Suprema Corte ha annullato il provvedimento, stabilendo un principio fondamentale sul sequestro del profitto da corruzione: non è possibile sequestrare l'intero fatturato derivante da contratti se a fronte di essi è stata eseguita una prestazione lecita. Il sequestro deve limitarsi solo all'extra-profitto, cioè al maggior guadagno ottenuto specificamente grazie all'atto corruttivo. L'accusa ha l'onere di quantificare precisamente questo vantaggio illecito, distinguendolo dai ricavi legittimi.
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Confisca diretta: versa soldi per dissequestro ma li perde per sempre
Una società versa volontariamente oltre 8 milioni di euro per sostituire beni immobili sequestrati ai suoi amministratori per reati tributari. Successivamente, il reato si prescrive e la condanna viene annullata. La società chiede la restituzione del denaro, ma la Cassazione respinge la richiesta. La Corte stabilisce un principio fondamentale: il versamento spontaneo ha trasformato la misura da 'confisca per equivalente' a 'confisca diretta del profitto'. Essendo una misura di sicurezza e non una sanzione, questa confisca può essere mantenuta anche in caso di prescrizione del reato. Di conseguenza, la società perde definitivamente la somma versata.
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Omesso versamento IVA: Reato Prescritto, Confisca Annullata
Un amministratore di un'azienda, a causa di una grave crisi di liquidità, sceglie di pagare gli stipendi ai dipendenti invece di versare l'IVA dovuta allo Stato per oltre 300.000 euro. Condannato nei primi gradi di giudizio per omesso versamento IVA, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, annulla la sentenza senza rinvio. Il reato viene dichiarato estinto per prescrizione, essendo trascorso troppo tempo dai fatti. Di conseguenza, viene revocata anche la confisca dei beni dell'imprenditore. La Corte stabilisce un principio fondamentale: la norma che consente la confisca nonostante la prescrizione non può essere applicata a fatti avvenuti prima della sua entrata in vigore.
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Sequestro Preventivo: no all’automatismo, serve il periculum in mora
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di sequestro preventivo per i reati contro la Pubblica Amministrazione. Una direttrice di farmacia comunale, indagata per peculato, aveva subito un sequestro di beni. La Cassazione ha confermato l'annullamento del provvedimento, chiarendo che anche quando la legge sembra prevedere un sequestro 'obbligatorio', il giudice deve sempre motivare in modo specifico sul 'periculum in mora'. Non basta l'ipotesi di reato; serve la prova del rischio concreto e attuale che l'indagato possa disperdere il proprio patrimonio. La sentenza rigetta quindi l'automatismo, rafforzando le garanzie difensive.
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