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Art. 318 Codice Penale

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288 provvedimenti

Corruzione pubblico ufficiale: la segnalazione vale reato
Un professionista è stato condannato per corruzione pubblico ufficiale per aver pagato un ispettore ASL in cambio di segnalazioni a potenziali clienti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che tale accordo viola i doveri di imparzialità del pubblico ufficiale e configura il reato, a prescindere dal fatto che il professionista abbia ottenuto un reale vantaggio economico.
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Traffico di influenze illecite: annullamento e prescrizione
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna per traffico di influenze illecite a carico di un imprenditore e di un dirigente pubblico. La decisione si fonda sul mancato rispetto, da parte della Corte d'Appello, delle indicazioni fornite in un precedente annullamento con rinvio, in particolare sulla necessità di dimostrare il 'nesso sinallagmatico' tra il vantaggio ottenuto dal dirigente (pagamento di lavori edili privati) e la sua presunta mediazione illecita. A causa di questo vizio di motivazione e del decorso del tempo, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione.
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Conversione ricorso in appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso per saltum presentato dal Procuratore della Repubblica avverso una sentenza di parziale assoluzione. Ritenendo errata la forma dell'impugnazione, la Corte ha disposto la conversione del ricorso in appello, trasmettendo gli atti alla Corte d'Appello competente. La decisione si fonda sul principio di conservazione degli atti processuali, evitando una declaratoria di inammissibilità per un errore procedurale.
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Regalo di modico valore: quando non è corruzione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per corruzione nei confronti di due dirigenti di una società fornitrice di dispositivi medici. Il caso riguardava un regalo di modico valore (gioielli per circa 300 euro) fatto a un membro della commissione che aveva aggiudicato alla società una gara d'appalto da oltre 800.000 euro. La Corte ha stabilito che, per configurare il reato, è necessaria la prova di un patto corruttivo (rapporto sinallagmatico). La sproporzione tra il valore del regalo e quello dell'appalto ha reso l'omaggio una semplice manifestazione di gratitudine, penalmente irrilevante sebbene potenzialmente un illecito disciplinare per il pubblico ufficiale.
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Corruzione propria: il ruolo dell’interprete e confisca
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per associazione per delinquere e corruzione propria a carico di un interprete che, insieme a funzionari pubblici, riceveva tangenti per favorire le pratiche di protezione internazionale. La Corte ha chiarito che per la corruzione propria è sufficiente la capacità di influenzare l'atto, anche senza potere decisionale. Ha annullato la sentenza limitatamente alla confisca, riducendola alla quota di profitto individuale, e ha eliminato la sanzione della riparazione pecuniaria per irretroattività.
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Corruzione e donativo d’uso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un pubblico ufficiale e due cittadini condannati in appello per corruzione e spaccio. La sentenza chiarisce i confini del reato di corruzione, specificando che anche regali di valore non modico, come una carabina o una giara antica, non possono essere considerati un semplice 'donativo d'uso' se sono la controprestazione per un atto d'ufficio. La Corte ha inoltre ribadito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione.
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Pene accessorie patteggiamento: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento nella parte in cui applicava le pene accessorie senza alcuna motivazione. Un imputato, dopo aver concordato la pena per reati contro la pubblica amministrazione, si è visto applicare dal giudice l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. La Suprema Corte ha stabilito che, quando le pene accessorie patteggiamento non sono oggetto dell'accordo tra le parti, il giudice ha il potere discrezionale di applicarle, ma è tenuto a fornire una specifica motivazione a sostegno della sua decisione. L'assenza di tale motivazione rende la sentenza illegittima su quel punto.
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Corruzione propria: la Cassazione conferma condanna
Un imprenditore è stato condannato in via definitiva per il reato di corruzione propria per aver versato una somma di denaro a un responsabile della polizia municipale al fine di ottenere il rilascio illecito di codici identificativi per attrazioni itineranti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il compimento di un atto contrario ai doveri d'ufficio, come l'omissione di controlli essenziali e l'agire al di fuori della propria competenza territoriale, integra pienamente questa grave fattispecie di reato.
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Statuizioni civili e prescrizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45262/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di statuizioni civili e prescrizione. Anche se il reato principale (in questo caso, concorso esterno in associazione a delinquere) viene dichiarato prescritto in appello, le statuizioni civili per il risarcimento del danno non vengono automaticamente cancellate se vi è stata una condanna in primo grado. La Corte ha accolto il ricorso della parte civile, annullando con rinvio la decisione della Corte d'Appello che aveva revocato i risarcimenti, e ha rigettato i ricorsi dell'imputato e del Pubblico Ministero sulla determinazione della pena per i reati residui.
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Patto corruttivo: quando l’aiuto non è reato
Un pubblico ministero ha impugnato in Cassazione l'annullamento di una misura cautelare per un dirigente comunale, accusato di corruzione. L'accusa si basava su un presunto patto corruttivo in cui il dirigente avrebbe ricevuto aiuto gratuito da una professionista per smaltire pratiche arretrate in cambio di favori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che, senza una prova chiara di un nesso di scambio (sinallagma) tra l'aiuto e l'esercizio della funzione pubblica, non si può configurare un patto corruttivo penalmente rilevante.
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Patto corruttivo: l’aiuto al P.A. non è reato
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM contro l'annullamento di una misura cautelare per corruzione. L'aiuto prestato da un tecnico a un dirigente comunale per smaltire pratiche non integra il reato di corruzione se manca la prova di un patto corruttivo, ovvero un nesso di scambio (sinallagma) per ottenere vantaggi illeciti. La Corte ha ritenuto non illogica la valutazione del Tribunale del Riesame, che aveva escluso il nesso causale tra la prestazione e i benefici ricevuti.
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Misure cautelari personali: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura cautelare personale per corruzione. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la logicità e la correttezza giuridica della decisione del Tribunale del riesame, confermando i limiti del proprio vaglio di legittimità in materia di misure cautelari personali.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e misure cautelari
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46346/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura interdittiva per corruzione. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di controllare la legittimità e la logicità della motivazione del giudice precedente. Poiché il ricorso chiedeva una rivalutazione del merito delle prove, è stato giudicato un ricorso inammissibile, confermando i limiti del giudizio di legittimità, specialmente in fase cautelare.
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Corruzione in atti giudiziari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato una misura cautelare interdittiva nei confronti di un avvocato per il reato di corruzione in atti giudiziari. Secondo la Corte, la promessa di denaro a un ufficiale giudiziario per accelerare un'esecuzione, anche se l'atto è dovuto, integra il reato. La difesa basata sulla "riserva mentale" (fingere di accettare la proposta corruttiva) è stata respinta, poiché ciò che rileva è il significato oggettivo della promessa volta a influenzare l'attività giudiziaria.
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Corruzione propria: quando il reato è consumato?
Una dirigente medico è stata accusata di due episodi di corruzione propria. Il primo per aver favorito l'assegnazione di una borsa di studio in cambio di servizi di comunicazione per un politico; il secondo per aver avviato la creazione di un incarico di consulenza legale per una professionista in cambio del suo appoggio politico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la gravità indiziaria. La sentenza sottolinea che la corruzione propria si considera consumata al momento dell'accettazione della promessa illecita, anche se l'atto pattuito non viene poi eseguito.
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Corruzione e concussione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35687/2024, si è pronunciata su un complesso caso di illeciti contro la Pubblica Amministrazione. La Corte ha chiarito i confini tra corruzione e concussione, annullando con rinvio la condanna di un pubblico ufficiale per concussione per carenza di prova sulla condotta costrittiva. Per un altro ufficiale, ha riqualificato il reato da corruzione propria a corruzione per l'esercizio della funzione, dichiarandolo estinto per prescrizione. Respinto invece il ricorso della società coinvolta, confermandone la responsabilità amministrativa.
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Corruzione propria: la Cassazione sui limiti del reato
La Corte di Cassazione affronta un complesso caso di reati contro la Pubblica Amministrazione, coinvolgendo un giudice, amministratori giudiziari e professionisti. La sentenza chiarisce i confini tra corruzione per l'esercizio delle funzioni e corruzione propria, sottolineando che per quest'ultima è necessario un atto contrario ai doveri d'ufficio e non solo un generico 'asservimento'. Vengono inoltre analizzate le fattispecie di peculato, falso e induzione indebita, con annullamenti parziali delle condanne per prescrizione o insussistenza del fatto.
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Corruzione propria: Cassazione chiarisce e prescrive
La Corte di Cassazione ha analizzato un complesso caso di corruzione vedendo coinvolto un funzionario pubblico e diversi imprenditori. La Corte ha distinto i reati in corruzione propria per atti contrari ai doveri d'ufficio e corruzione funzionale. A causa di questa riqualificazione e del tempo trascorso, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione. Tuttavia, sono state confermate le statuizioni civili a favore di un Comune e la confisca delle somme illecite, sottolineando che l'estinzione del reato non cancella le conseguenze patrimoniali.
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Corruzione per atti contrari: quando il reato è completo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per corruzione per atti contrari a carico di un funzionario di un'emittente pubblica. Il funzionario, responsabile della programmazione di un canale televisivo, aveva favorito l'acquisto di produzioni cinematografiche da un intermediario in cambio di denaro. La Corte ha stabilito che il reato si consuma nel momento e nel luogo in cui avviene il pagamento dell'utilità indebita (la 'dazione'), e non dove viene stretto l'accordo. Questa precisazione è stata decisiva per determinare la competenza territoriale del tribunale.
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Pene Accessorie Patteggiamento: Limiti del Giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che applicava la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, nonostante l'accordo di patteggiamento la escludesse esplicitamente. Il caso riguardava reati di corruzione e finanziamento illecito. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice non può modificare l'accordo: deve accettarlo in toto, inclusa l'esenzione dalle pene accessorie, oppure rigettare la richiesta di patteggiamento. Questa decisione rafforza il principio secondo cui il patto tra accusa e difesa sulle pene accessorie patteggiamento è vincolante per il giudice.
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