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Art. 318 Codice Penale

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288 provvedimenti

Associazione mafiosa: quando gli indizi bastano?
Un imprenditore del settore catering viene accusato di associazione mafiosa e altri reati. La Cassazione conferma la misura cautelare, stabilendo che la partecipazione a un clan può essere provata da indizi come la gestione della 'colletta' per i detenuti e patti elettorali, anche senza collaboratori di giustizia. La Corte ha ritenuto logica la motivazione del Tribunale del riesame, che ha valorizzato le intercettazioni come prova dell'intraneità dell'imprenditore al sodalizio criminale.
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Corruzione per funzione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato una misura cautelare per un professionista accusato di corruzione per funzione. Il caso riguardava presunte sponsorizzazioni fittizie a favore della squadra sportiva di un funzionario pubblico in cambio della sua generica disponibilità a curare gli interessi del professionista. La Corte ha stabilito che per integrare il reato è sufficiente la 'vendita' della funzione pubblica, anche senza il compimento di specifici atti illegittimi. È stata inoltre ritenuta legittima la riqualificazione del reato da parte del giudice.
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Responsabilità ente 231: quando il modello non basta
La Cassazione ha confermato la condanna di una società per responsabilità ente 231, derivante da un reato di corruzione. I giudici hanno respinto il ricorso, chiarendo che la mera adozione di un modello organizzativo, se non correttamente introdotto nel processo, non è sufficiente a escludere la colpa. La Corte ha inoltre precisato che il vantaggio per l'ente può consistere anche in un risparmio di spesa e che il danno patrimoniale può derivare direttamente dall'accordo corruttivo.
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Appello cautelare: inammissibile per chat su telefono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto terzo che chiedeva la restituzione di conversazioni chat presenti sul telefono di un imputato, sottoposto a sequestro. La Corte ha stabilito che, una volta iniziato il dibattimento, l'ordinanza che rigetta la restituzione di beni in sequestro non è immediatamente impugnabile con appello cautelare, ma può essere contestata solo unitamente alla sentenza finale. Questa decisione riafferma un principio stabilito dalle Sezioni Unite, sottolineando che l'inammissibilità dell'appello iniziale si ripercuote sul successivo ricorso per cassazione.
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Reato di corruzione: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore contro l'annullamento di una misura cautelare per un politico locale accusato di corruzione. L'accusa sosteneva che il politico avesse ricevuto utilità da un'impresa in cambio della promessa di futuri appalti. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame, sottolineando che per configurare il reato di corruzione è necessaria una chiara 'corrispettività funzionale' tra il vantaggio ricevuto e un atto specifico della funzione pubblica. Inoltre, il ricorso del PM è stato ritenuto inammissibile anche per non aver argomentato sulla persistenza delle esigenze cautelari.
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Prova patto corruttivo: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna per corruzione a carico di due imprenditori e una società. La decisione si fonda sulla mancanza di una solida prova del patto corruttivo. Per un imprenditore, un file digitale non firmato è stato ritenuto un indizio insufficiente. Per l'altro, la Corte ha rilevato un'errata applicazione della legge penale nel tempo riguardo alla dazione di un orologio. Di conseguenza, è stata annullata anche la responsabilità dell'ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001, poiché il reato presupposto è stato ritenuto insussistente.
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Corruzione e appalti: la condanna anche senza atto
Un ex amministratore pubblico è stato condannato per associazione a delinquere e corruzione. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza, stabilendo un principio chiave in materia di corruzione e appalti: il reato si configura anche in assenza di un atto amministrativo formale contrario ai doveri d'ufficio. È sufficiente il cosiddetto 'asservimento della funzione', ovvero quando il pubblico ufficiale mette il proprio potere al servizio di interessi privati in cambio di un tornaconto, orientando le proprie scelte fin dalle fasi preliminari di una gara d'appalto.
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Istigazione alla corruzione: quando il fatto non sussiste
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per istigazione alla corruzione, stabilendo che il reato non sussiste se il pubblico ufficiale a cui viene fatta l'offerta non ha alcuna competenza o potere effettivo sull'atto richiesto. Nel caso specifico, un imprenditore aveva offerto una tangente a un vicesindaco per un appalto la cui gestione era di competenza esclusiva di un altro ente. L'azione è stata quindi ritenuta inidonea a ledere il bene giuridico tutelato.
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Appello PM misura cautelare: il riesame è totale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava una misura cautelare a un avvocato. La Corte ha stabilito che, in caso di appello del Pubblico Ministero contro il rigetto di una misura, il Tribunale del riesame deve valutare nuovamente l'intero quadro, sia i gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari, senza limitarsi ai soli punti contestati dal PM. In questo caso, il Tribunale aveva erroneamente omesso la valutazione degli indizi, un vizio che ha portato all'annullamento con rinvio.
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Riparazione pecuniaria e confisca: il divieto di cumulo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23203/2024, ha affrontato un complesso caso di corruzione in atti giudiziari a carico di un magistrato, un intermediario e un privato cittadino. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il divieto di applicare congiuntamente la confisca per equivalente e la riparazione pecuniaria. Secondo i giudici, entrambe le misure hanno natura sanzionatoria e punitiva; il loro cumulo violerebbe il principio di proporzionalità della pena e il divieto di 'ne bis in idem'. La sentenza ha quindi annullato la statuizione sulla riparazione pecuniaria per tutti gli imputati, rinviando alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena per il magistrato e la quantificazione della sola confisca per tutti i ricorrenti.
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Sequestro probatorio: legittimo se corrobora le prove
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di sequestro probatorio. La Corte chiarisce che il sequestro di beni, anche comuni, è legittimo se serve a verificare la loro corrispondenza con quanto emerso dalle intercettazioni, corroborando così l'accusa. Inoltre, il richiamo a un precedente provvedimento cautelare è sufficiente a motivare il *fumus commissi delicti*.
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Qualifica soggettiva corruzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per corruzione, ridefinendo la qualifica soggettiva del presunto corrotto. Il caso riguardava l'amministratore di una società privata accusato di aver corrotto il presidente di una società a partecipazione pubblica per un appalto. La Corte ha stabilito che la corretta qualifica soggettiva corruzione non era quella di 'pubblico ufficiale', ma di 'incaricato di pubblico servizio', data l'assenza di poteri deliberativi o autoritativi. Questa distinzione, insieme alla necessità di accertare l'esatto momento dell'accordo corruttivo in relazione al cambio di assetto societario della partecipata, ha reso necessario un nuovo esame del caso.
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Associazione per delinquere: prova e requisiti
Un cittadino è accusato di aver creato un'associazione per delinquere finalizzata a procurare permessi di soggiorno illegali. La Corte di Cassazione annulla la misura degli arresti domiciliari, ritenendo la prova insufficiente. La sentenza sottolinea che la commissione di più reati non basta a dimostrare l'esistenza di una stabile organizzazione criminale, distinguendola dal semplice concorso di persone nel reato. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Reato associativo: prove insufficienti per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di un ispettore di pubblica sicurezza accusato di reato associativo e corruzione. La Corte ha ritenuto le prove a sostegno dell'accusa generiche e insufficienti a dimostrare l'esistenza di una stabile organizzazione criminale, distinguendola dal semplice concorso in reati, e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Associazione a delinquere: la prova della stabilità
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di arresti domiciliari per il reato di associazione a delinquere, non ritenendo provata l'esistenza di una struttura organizzata stabile. La semplice commissione di reati-fine in concorso non basta a configurare il reato associativo, che richiede un vincolo permanente e un programma criminoso indeterminato. Il caso riguardava un presunto sodalizio finalizzato al rilascio illecito di permessi di soggiorno a cittadini stranieri.
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Riparazione pecuniaria: stop al cumulo con confisca?
Un funzionario pubblico, condannato per corruzione, si vede applicare sia la confisca della tangente di 5.000 euro, sia la sanzione della riparazione pecuniaria per un importo identico. La Corte di Cassazione, investita del caso, ha sospeso il giudizio ritenendo che tale cumulo di sanzioni possa violare il principio di proporzionalità della pena. La Corte ha quindi rimesso gli atti alla Corte Costituzionale per decidere sulla legittimità di questa "doppia sanzione" patrimoniale.
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Corruzione atti giudiziari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava una misura cautelare per un avvocato accusato di corruzione atti giudiziari. Il legale aveva versato 100 euro a un ufficiale giudiziario per la sollecita esecuzione di uno sfratto. La Corte ha stabilito che, per la corruzione impropria, non è necessario un atto contrario ai doveri d'ufficio, ma è sufficiente la 'vendita' della funzione. L'esiguità della somma e la regolarità formale dell'atto non escludono il reato se inseriti in un contesto di sistematica attività illecita del pubblico ufficiale.
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Corruzione propria: quando l’atto è contro i doveri
La Corte di Cassazione conferma la condanna per corruzione propria a carico di un cittadino che aveva promesso denaro a un pubblico ufficiale per ottenere la falsificazione di denunce di smarrimento. La sentenza chiarisce la distinzione tra la corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319 c.p.) e quella per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.), ribadendo che la redazione di un atto falso costituisce un'ipotesi di corruzione propria.
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Esecuzione pena straniera: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21169/2024, ha stabilito i rigidi confini del potere del giudice italiano nell'adattare una pena inflitta da un altro Stato UE. Nel caso di specie, relativo all'esecuzione pena straniera proveniente dalla Romania, la Corte ha chiarito che non è possibile applicare istituti italiani come la continuazione tra reati o sconti di pena assimilabili al rito abbreviato. L'unico intervento ammesso è la riduzione della pena solo se questa supera il massimo edittale previsto dalla legge italiana per lo stesso reato.
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Turbata libertà degli incanti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di reati contro la Pubblica Amministrazione, coinvolgendo funzionari pubblici e imprenditori. La sentenza chiarisce un punto fondamentale: il reato di turbata libertà degli incanti, previsto dall'art. 353-bis c.p., non è configurabile in caso di procedure di affidamento diretto, poiché queste non prevedono una gara o un atto ad essa equipollente. La Corte ha inoltre affrontato temi come la corruzione di un funzionario dopo il pensionamento e la rivelazione di segreti d'ufficio, annullando alcune condanne per insussistenza del fatto e rinviando per un nuovo giudizio su altre imputazioni.
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