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Art. 318 Codice Penale

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288 provvedimenti

Millantato Credito: abolito, non è traffico d’influenze
Un detenuto convince un altro a pagarlo per fermare un fittizio trasferimento carcerario, vantando influenze inesistenti. Le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono che non si tratta di traffico di influenze illecite. Poiché il reato di millantato credito è stato abrogato e la truffa non era stata contestata, la condanna viene annullata, sancendo una netta discontinuità tra le due fattispecie.
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Pericolo di reiterazione: condotta e modus operandi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un pubblico ufficiale sospeso per corruzione. La Corte ha stabilito che il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato non si desume dalla sola gravità del titolo, ma dalle specifiche modalità della condotta, dalla personalità dell'indagato e dal suo modus operandi, che in questo caso rivelavano una spiccata disinvoltura nel compiere illeciti e un sistema ben collaudato.
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Adeguatezza misura cautelare: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15090/2024, ha affrontato un caso di corruzione dichiarando inammissibili i ricorsi di un ex sindaco e di un geometra. Ha però parzialmente accolto il ricorso di un architetto, ex funzionario pubblico, annullando l'ordinanza di custodia in carcere. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione sull'adeguatezza della misura cautelare, non avendo il Tribunale valutato in modo concreto la cessazione della carica pubblica dell'indagato e le alternative meno afflittive alla detenzione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Favoreggiamento immigrazione e corruzione: la Cassazione
Un funzionario pubblico è stato condannato per favoreggiamento immigrazione e corruzione per aver rilasciato falsi 'nulla osta' a lavoratori extracomunitari del settore circense in cambio di denaro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, specificando che il favoreggiamento è un 'reato di pericolo', che si consuma con i soli atti diretti a procurare l'ingresso, senza che questo debba effettivamente avvenire. Inoltre, la creazione di documenti falsi integra la più grave fattispecie di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio.
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Corruzione propria: no senza atto contrario ai doveri
Un privato cittadino paga un pubblico ufficiale per la sua intercessione. La Cassazione riqualifica il reato da corruzione propria a corruzione per l'esercizio della funzione, poiché non è stato compiuto uno specifico atto contrario ai doveri d'ufficio. Di conseguenza, il reato viene dichiarato prescritto per decorrenza dei termini.
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Competenza territoriale penale: nuove regole procedurali
Un medico chirurgo ricorre contro una condanna per corruzione, contestando la competenza territoriale del Tribunale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che, a seguito della Riforma Cartabia, la questione sulla competenza territoriale penale deve essere sollevata tramite rinvio pregiudiziale alla stessa Cassazione, pena la decadenza dal diritto di riproporla. La Corte ha inoltre confermato la correttezza della riduzione di pena applicata.
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Corruzione propria: annullata misura cautelare
Un ex deputato regionale, accusato di concorso in corruzione propria e tentata corruzione, ha ottenuto l'annullamento della misura cautelare degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, ritenendo che l'ordinanza del Tribunale del riesame mancasse di una motivazione adeguata sulla sussistenza del patto corruttivo, sugli elementi costitutivi della corruzione propria e sull'attualità del pericolo di reiterazione del reato, data la cessazione della sua carica politica.
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Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio di rinvio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da due pubblici ufficiali condannati per corruzione propria e sequestro di persona. La sentenza chiarisce i rigidi limiti procedurali del giudizio di rinvio e del ricorso in Cassazione, sottolineando che non è possibile introdurre nuove censure o richiedere una rivalutazione delle prove. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile perché i motivi presentati miravano a un riesame del merito, sollevavano questioni precluse e contestavano la qualificazione giuridica del reato in modo infondato.
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Competenza territoriale: Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza territoriale tra i Giudici dell'udienza preliminare di Lanusei e Oristano in un caso di corruzione e turbativa d'asta. La sentenza stabilisce che la giurisdizione spetta al tribunale del luogo in cui è stato commesso il primo tra i reati più gravi connessi, individuando in questo caso la competenza del Tribunale di Lanusei.
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Carenza d’interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore, accusato di corruzione e omicidio colposo, contro una misura cautelare. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza d'interesse, poiché la misura restrittiva era stata revocata nelle more del giudizio e il ricorrente non aveva manifestato la volontà di proseguire ai fini della riparazione per ingiusta detenzione.
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Corruzione propria: la prova del patto è essenziale
Una dirigente medico, sottoposta a misura cautelare per corruzione propria, ha ottenuto l'annullamento del provvedimento dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che, per configurare il reato, non è sufficiente dimostrare l'asservimento della funzione pubblica a interessi privati, ma è necessario provare l'esistenza di un preciso accordo sinallagmatico (un patto di scambio) tra l'atto del pubblico ufficiale e l'utilità ricevuta dal terzo. In assenza di tale prova, la motivazione della misura cautelare è stata ritenuta gravemente lacunosa.
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Captatore informatico e reati PA: la Cassazione decide
Un indagato per corruzione ha contestato l'uso del captatore informatico (trojan) per le intercettazioni, ritenendole illegittime. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la normativa applicabile è quella in vigore al momento dell'iscrizione iniziale del procedimento penale, non quella vigente al momento dei singoli decreti di autorizzazione. Di conseguenza, l'uso del captatore informatico è stato considerato legittimo sulla base delle regole applicabili all'epoca dell'avvio delle indagini.
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Corruzione per asservimento: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7149/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per corruzione. La Corte ha confermato che il sistematico asservimento della funzione pubblica a interessi privati costituisce un unico reato di corruzione per asservimento e non una serie di episodi distinti. Questa qualificazione giuridica è fondamentale per il calcolo della prescrizione e ribadisce la solidità dell'impianto accusatorio basato su prove documentali, testimoniali e registrazioni ambientali.
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Associazione mafiosa: prova insufficiente, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa e altri delitti. La Suprema Corte ha ravvisato un vizio di motivazione, ritenendo le prove (intercettazioni e collegamenti economici) ambigue e non sufficienti a dimostrare un'effettiva partecipazione al sodalizio criminale, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Captatore informatico e corruzione: quando è legale?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'uso del captatore informatico (trojan) in un'indagine per corruzione avviata prima del 31 agosto 2020. La sentenza chiarisce che la normativa speciale per i reati contro la Pubblica Amministrazione, in vigore dal 2018, non richiedeva la specificazione dei luoghi di intercettazione, equiparando tali reati a quelli di criminalità organizzata. Il ricorso dell'indagato, basato sull'inutilizzabilità delle intercettazioni, è stato rigettato.
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Corruzione per certificati medici: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di corruzione per certificati medici, dichiarando inammissibili la maggior parte dei ricorsi presentati dagli imputati. Tuttavia, la Corte ha corretto d'ufficio l'applicazione delle pene accessorie, annullando l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per i corruttori in quanto non prevista dalla legge vigente all'epoca dei fatti. Inoltre, uno dei reati contestati è stato dichiarato estinto per prescrizione. La sentenza chiarisce i limiti dell'appello e il principio di legalità della pena.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di arresti domiciliari per reati di peculato e corruzione. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché nel frattempo la misura cautelare era stata revocata e le parti avevano raggiunto un accordo per l'applicazione della pena.
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Corruzione in atti giudiziari: il favore vale il reato?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta corruzione in atti giudiziari a carico di un ufficiale di polizia giudiziaria. L'ufficiale era accusato di aver favorito due imprenditori nel dissequestro di somme, ricevendo in cambio ospitalità in un loro immobile. La Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza del Tribunale della libertà, sottolineando la necessità di accertare con precisione il nesso causale (sinallagma) tra il comportamento del pubblico ufficiale e i benefici ricevuti, anche se l'atto compiuto era di per sé legittimo.
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Errore di fatto: quando il ricorso in Cassazione è nullo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3192/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto. Gli imputati sostenevano un errore percettivo nella riqualificazione di un reato di corruzione che aveva impedito la prescrizione. La Corte ha stabilito che non si trattava di un errore di fatto, bensì di una valutazione giuridica, non sindacabile con tale mezzo di impugnazione, confermando la decisione precedente e condannando i ricorrenti alle spese.
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Corruzione in atti giudiziari: prova e nesso causale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per il reato di corruzione in atti giudiziari. Il caso riguardava un imprenditore che aveva messo a disposizione un immobile a un ufficiale della Guardia di Finanza, il quale si era interessato per il dissequestro di somme appartenenti all'imprenditore. La Corte ha ritenuto insufficiente la prova del nesso causale (il 'patto corruttivo') tra la concessione dell'immobile e l'esercizio della funzione pubblica, evidenziando la mancanza di una chiara corrispondenza temporale e di proporzionalità tra le due prestazioni. È stato chiarito che la sola dazione di un'utilità non basta a configurare il reato se non è provato che essa sia il corrispettivo di un asservimento della funzione.
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