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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

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819 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Pericolo di recidiva: la Cassazione annulla la custodia
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un indagato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione di un attuale e concreto pericolo di recidiva, dato che i fatti contestati risalivano a sei anni prima e l'indagato aveva nel frattempo intrapreso un'attività lavorativa regolare. La Corte ha ribadito che il solo decorso del tempo, se significativo, impone al giudice una motivazione rafforzata sulla persistenza delle esigenze cautelari, non potendosi basare unicamente sulla gravità del reato.
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Esigenze cautelari: Cassazione annulla con rinvio
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un'ordinanza che applicava misure cautelari a diversi indagati per associazione a delinquere, frodi e corruzione. La decisione si fonda sulla carente motivazione del Tribunale del Riesame riguardo alla sussistenza delle attuali e concrete esigenze cautelari, in particolare sul pericolo di reiterazione del reato. La Corte ha ritenuto che la gravità dei fatti contestati non fosse sufficiente, da sola, a giustificare le misure più afflittive, richiedendo una valutazione più specifica sulla personalità degli indagati e sulla loro attuale pericolosità sociale.
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Partecipazione associazione criminale: prova necessaria
Un individuo era stato posto in custodia cautelare in carcere per presunta partecipazione ad un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo che il semplice ruolo di acquirente di sostanze dal gruppo, anche se abituale, non è sufficiente a dimostrare un'adesione stabile e consapevole al sodalizio criminale. È stata rigettata la presunzione secondo cui chiunque operi in un determinato territorio controllato da un'organizzazione criminale ne sia automaticamente partecipe, richiedendo invece prove concrete del vincolo associativo.
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Associazione a delinquere: spacciare non basta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che la sola attività di spaccio, anche se svolta in un territorio controllato da un'organizzazione criminale, non è sufficiente a dimostrare la partecipazione stabile e consapevole al sodalizio. Secondo i giudici, è errato presumere che chiunque spacci in una determinata zona faccia automaticamente parte del gruppo criminale dominante; sono necessari elementi concreti che provino un inserimento stabile e un vincolo durevole con l'associazione.
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Affectio societatis e narcotraffico: il caso
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di una donna accusata di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha ritenuto non sufficientemente provato il requisito della 'affectio societatis', ovvero la consapevolezza e volontà di far parte del sodalizio criminale, distinguendo la sua condotta da quella di mera connivenza o concorso nel singolo reato di spaccio commesso dal genero. Il caso è stato rinviato al Tribunale del riesame per una nuova valutazione.
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Reato associativo e droga: la prova del sodalizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare per reato associativo finalizzato al narcotraffico. La Corte ha confermato la validità del quadro indiziario, ritenendo sufficiente una struttura minima e stabile, anche se rudimentale, per configurare il sodalizio criminale e ha ribadito che il ruolo del singolo partecipe può essere provato anche tramite intercettazioni che dimostrino un contributo consapevole e stabile al gruppo.
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Partecipazione associazione criminale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato accusato di partecipazione associazione criminale dedita al narcotraffico. La Corte ha stabilito che le censure del ricorrente, volte a una nuova valutazione dei fatti e delle prove (come le intercettazioni), non sono ammissibili in sede di legittimità. È stato confermato che per configurare la partecipazione è sufficiente un qualsiasi contributo consapevole e funzionale al rafforzamento del sodalizio, come dimostrato nel caso di specie dalle attività di preparazione delle dosi e gestione della contabilità.
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Contributo associativo e droga: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di far parte di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Suprema Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione del Tribunale, poiché il 'contributo associativo' dell'indagato non era stato adeguatamente provato. La mera presenza ad alcuni incontri e il legame di parentela con un altro associato non bastano a dimostrare un ruolo attivo e concreto, necessario per configurare la partecipazione al reato.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro un'ordinanza di custodia cautelare per scambio elettorale politico-mafioso. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'indagato è stato scarcerato nelle more del giudizio, venendo meno l'utilità pratica di una pronuncia sul suo stato di libertà.
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Retrodatazione termini custodia cautelare: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la retrodatazione dei termini di custodia cautelare. Il caso riguardava un indagato già detenuto per associazione mafiosa, colpito da una seconda ordinanza per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti basata sulle stesse intercettazioni. La Corte ha stabilito che il giudice del riesame non può limitarsi a citare la data di nuove informative di polizia per escludere la retrodatazione, ma deve verificare in modo sostanziale se le prove fossero già desumibili al momento della prima misura, censurando una motivazione meramente formale.
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Retrodatazione termini custodia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un'ordinanza di custodia cautelare, accogliendo il motivo sulla retrodatazione dei termini di custodia. Il caso riguardava un individuo destinatario di una seconda misura cautelare per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, basata su intercettazioni già note in un precedente procedimento per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che il Tribunale del Riesame non ha adeguatamente motivato il carattere di novità delle prove addotte (nuove informative di polizia), omettendo di verificare se fossero una mera rielaborazione di materiale già acquisito. Di conseguenza, ha rinviato il caso per un nuovo esame che valuti concretamente se gli elementi probatori della seconda ordinanza fossero già desumibili dagli atti della prima, con conseguente applicazione della retrodatazione dei termini di custodia.
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Partecipazione associazione criminale: prova e limiti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione ad un'associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto che gli elementi probatori, consistenti in dichiarazioni di un collaboratore e intercettazioni, non fossero sufficienti a dimostrare un'adesione stabile e consapevole al sodalizio, distinguendola da un mero rapporto continuativo di fornitura di droga. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione basata su criteri più rigorosi.
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Tempo trascorso misure cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un reato associativo finalizzato al traffico di droga. La decisione si fonda sul principio che il notevole tempo trascorso dagli ultimi fatti contestati, in assenza di nuove condotte illecite, costituisce un elemento cruciale per valutare l'attualità della pericolosità sociale dell'indagato. Secondo la Corte, il giudice non può basarsi solo sulla vitalità del sodalizio criminale, ma deve approfondire la posizione individuale e verificare se il vincolo associativo si sia effettivamente dissolto, rendendo le esigenze cautelari non più attuali.
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Associazione a delinquere: fornitore non è partecipe
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo che un rapporto continuativo di fornitura di stupefacenti non è di per sé sufficiente a dimostrare la partecipazione a un'associazione a delinquere. È necessario provare la consapevolezza e la volontà del fornitore di contribuire stabilmente agli scopi del gruppo criminale, un elemento che il tribunale non aveva adeguatamente motivato.
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Affectio societatis: quando non basta spacciare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, sottolineando che un rapporto di spaccio, anche se continuativo, con un solo membro del gruppo non è sufficiente a provare la partecipazione consapevole al sodalizio. È necessario dimostrare l'affectio societatis, ovvero la volontà di contribuire al più ampio programma criminale dell'organizzazione.
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Partecipazione associativa: la prova non è scontata
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione associativa finalizzata al traffico di stupefacenti. La Suprema Corte ha stabilito che la mera presenza di un individuo a un incontro operativo, unita a generiche accuse di un collaboratore di giustizia, non costituisce prova sufficiente. Il giudice di merito aveva omesso di valutare elementi a discarico, come le dichiarazioni contrastanti di un altro collaboratore. Per configurare la partecipazione associativa è necessaria la prova di un'adesione stabile e consapevole al sodalizio criminale, non la semplice commissione di reati-fine con altri affiliati.
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Affectio societatis: quando non c’è associazione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47573/2024, ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che un rapporto stabile di fornitura di droga, di per sé, non è sufficiente a dimostrare l'esistenza della necessaria 'affectio societatis', ovvero la volontà cosciente di far parte di un'organizzazione criminale e di contribuire al suo programma comune. Sono necessari specifici indicatori fattuali che dimostrino come la condotta del singolo si proietti oltre il mero reato individuale.
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Esigenze cautelari: la Cassazione annulla con rinvio
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una persona indagata per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. Pur confermando la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, la Corte ha annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame riguardo le esigenze cautelari. La motivazione è stata ritenuta carente perché non aveva adeguatamente considerato elementi cruciali come la cessazione dell'attività illecita, la vendita dell'azienda agricola usata per il crimine e il trasferimento dell'indagata per lavoro. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova e più approfondita valutazione del concreto e attuale pericolo di recidiva.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti, ritenendo insufficienti e contraddittori i gravi indizi di colpevolezza. La motivazione del provvedimento impugnato è stata giudicata generica, non chiarendo se l'indagato avesse ceduto droga o solo finanziato l'acquisto, rendendo la misura restrittiva illegittima.
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Partecipazione associazione narcotraffico: la prova
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per un imputato accusato di partecipazione associazione narcotraffico. La Corte ha ritenuto le prove, basate principalmente su dichiarazioni generiche di collaboratori di giustizia, insufficienti a dimostrare un ruolo concreto e stabile dell'individuo all'interno del sodalizio. Inoltre, è stato sottolineato come il notevole tempo trascorso dai fatti contestati indebolisca la presunzione di pericolosità sociale, elemento fondamentale per l'applicazione di misure restrittive.
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