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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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915 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Concessione suppletiva e abuso d’ufficio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava misure cautelari per abuso d'ufficio a carico di funzionari pubblici. Questi avevano rilasciato una concessione suppletiva per un'area demaniale a un concessionario che aveva già occupato abusivamente lo spazio. Secondo la Corte, in presenza di violazioni che impongono la revoca della concessione originaria, è precluso il rilascio di un ampliamento. Tale palese illegittimità dell'atto amministrativo costituisce un grave indizio del dolo intenzionale richiesto per il reato di abuso d'ufficio.
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IMEI catcher: legittimo l’uso per le intercettazioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato in custodia cautelare per reati gravi, tra cui associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Il punto centrale del ricorso era l'asserita illegittimità dell'uso di un IMEI catcher per individuare la sua utenza telefonica. La Corte ha stabilito che, in presenza di un'autorizzazione generale alle intercettazioni, l'impiego dell'IMEI catcher è un'operazione tecnica strumentale che non necessita di un autonomo provvedimento autorizzativo del giudice, confermando così la piena utilizzabilità delle prove raccolte.
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Esercizio arbitrario: quando diventa estorsione?
Un imprenditore edile è stato minacciato con un'arma dal partner di una cliente per costringerlo a completare lavori edili contestati. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un tribunale che aveva derubricato il reato da tentata estorsione a esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Suprema Corte ha chiarito che l'uso di minacce sproporzionate, l'organizzazione di un agguato e le minacce estese ai familiari della vittima configurano il più grave delitto di estorsione, anche in presenza di una disputa contrattuale. È stato inoltre censurato il mancato esame dell'autonoma accusa di detenzione illegale di armi.
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Sfruttamento del lavoro: non si applica ai docenti
La Corte di Cassazione ha annullato una misura cautelare per il reato di sfruttamento del lavoro a carico della presidente di una cooperativa scolastica. La Corte ha stabilito che la norma, nata per contrastare il caporalato agricolo, si applica solo al lavoro manuale ('manodopera') e non può essere estesa alle professioni intellettuali. Resta invece in piedi, con rinvio per una nuova valutazione, l'accusa di estorsione per aver costretto i docenti a restituire parte dello stipendio sotto la minaccia del mancato rinnovo contrattuale.
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Doppia presunzione: quando la custodia è legittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare per tentata estorsione aggravata. La Corte ha ritenuto il ricorso generico, confermando la solidità delle motivazioni del Tribunale del riesame riguardo la gravità indiziaria, il metodo mafioso e l'applicazione della cosiddetta 'doppia presunzione' di pericolosità che giustifica la detenzione in carcere.
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Associazione per delinquere e droga: i criteri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare per associazione per delinquere e narcotraffico. Nonostante l'indagato avesse più fornitori, la Corte ha confermato la gravità indiziaria, valorizzando il rapporto stabile e consapevole con il gruppo criminale e il rispetto delle sue regole interne.
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Utilizzo IMEI catcher: legittimo per individuare utenze
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato in custodia cautelare per gravi reati. L'imputato contestava l'utilizzo delle intercettazioni, sostenendo che l'impiego di un IMEI catcher per individuare le sue utenze telefoniche fosse illegittimo. La Corte ha stabilito che l'utilizzo IMEI catcher è una mera operazione tecnica strumentale, già coperta dal decreto di autorizzazione generale alle intercettazioni, e non necessita di un provvedimento autonomo. Le altre censure sono state dichiarate inammissibili perché non sollevate correttamente in sede di riesame.
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Vizio di motivazione: Cassazione annulla custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di spaccio. Il motivo della decisione risiede in un vizio di motivazione: il Tribunale del riesame non aveva risposto a una specifica richiesta della difesa di qualificare il fatto come reato di lieve entità. La Corte ha stabilito che l'omessa valutazione di una censura difensiva pertinente invalida il provvedimento, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Termine riesame sequestro: decorrenza e notifica
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43228/2024, ha chiarito che il termine per il riesame del sequestro probatorio decorre dalla notifica del decreto di convalida del Pubblico Ministero, non dalla data del sequestro. Annullata l'ordinanza che dichiarava tardivo un ricorso presentato entro dieci giorni da tale notifica, riaffermando un principio fondamentale a garanzia del diritto di difesa.
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Ricorso per saltum: quando è inammissibile l’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per saltum presentato contro un'ordinanza di arresti domiciliari. La decisione si fonda sul principio di alternatività dei mezzi di impugnazione: l'indagato aveva già presentato istanza al Tribunale del riesame, precludendosi così la possibilità di adire direttamente la Cassazione. La sentenza chiarisce che la scelta di uno dei due rimedi processuali esclude l'altro.
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Autonoma valutazione: il sequestro non si annulla
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un sequestro preventivo, stabilendo che la mancanza di una riscrittura originale da parte del GIP non invalida il provvedimento se esiste un vaglio critico di base. In questo caso, relativo all'impiego di titoli agricoli di provenienza illecita, la Corte ha confermato che il Tribunale del riesame può integrare la motivazione del GIP. La consapevolezza dell'illecito da parte del ricorrente è stata dedotta da gravi indizi, come legami di parentela e continuità aziendale tra le società coinvolte, rendendo legittima l'applicazione della misura cautelare basata sull'autonoma valutazione del quadro probatorio.
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Partecipazione associazione mafiosa: Cassazione su prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione ad associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che il ricorso si basava su una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e ha confermato la correttezza della valutazione dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari effettuata dal Tribunale del riesame.
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Metodo mafioso: non basta il passato criminale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione, affermando che l'aggravante del metodo mafioso non può basarsi unicamente sulla passata appartenenza dell'imputato a un clan, soprattutto se quest'ultimo risulta ormai sciolto. È necessario dimostrare che l'imputato si sia avvalso concretamente della forza intimidatrice derivante da un'associazione criminale esistente e percepibile, non essendo sufficiente la sua sola 'fama criminale'.
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Sequestro probatorio smartphone: la Cassazione decide
Un indagato per reati associativi e patrimoniali ricorre in Cassazione contro il sequestro di due smartphone, uno dei quali in uso alla moglie. Il ricorso contesta la legittimità e proporzionalità del sequestro probatorio dello smartphone. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando la legittimità dell'acquisizione integrale dei dati del dispositivo se motivata da esigenze investigative, anche se l'analisi e la selezione dei dati pertinenti debbano avvenire in un secondo momento. La Corte ribadisce inoltre che il ritardo nel deposito dell'ordinanza del riesame non invalida un sequestro probatorio.
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Associazione a delinquere: ruolo e prova cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La Corte ha ritenuto logica la motivazione del tribunale del riesame sulla base degli indizi raccolti (custodia di denaro, controllo della piazza di spaccio) e ha sottolineato che, in fase cautelare, contestare il ruolo specifico all'interno del sodalizio è irrilevante se la partecipazione è comunque provata.
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Associazione a delinquere stupefacenti: la prova
La Cassazione conferma una misura cautelare per un soggetto accusato di far parte di una associazione a delinquere stupefacenti. L'appello è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rilettura dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi raccolti (videosorveglianza, ruoli definiti) per provare una stabile adesione al sodalizio e non un semplice concorso in singoli reati.
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Partecipazione associazione a delinquere: la prova
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La sentenza sottolinea che, per configurare la partecipazione, non è sufficiente dimostrare un ruolo di fornitore abituale, anche se di fiducia, ma è necessaria la prova della consapevole volontà di aderire stabilmente al programma criminoso dell'associazione. Due episodi di cessione e la fiducia del capo non sono stati ritenuti elementi sufficienti.
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Autonoma valutazione: Cassazione su misure cautelari
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato in custodia cautelare per estorsione aggravata. La difesa lamentava la mancanza di autonoma valutazione da parte del GIP e del Tribunale del Riesame, che avrebbero meramente recepito la richiesta del PM. La Corte ha ribadito che l'uso di tecniche redazionali "per relationem" è compatibile con l'obbligo di autonoma valutazione, purché emerga una "visibile" elaborazione critica da parte del giudice. Il ricorso è stato giudicato generico in quanto non ha dimostrato come una diversa valutazione avrebbe cambiato l'esito della decisione cautelare.
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Sequestro conservativo: annullato per motivazione assente
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro conservativo perché priva di una reale motivazione. Sia il giudice di primo grado che il Tribunale del riesame si erano limitati a formule generiche, senza analizzare concretamente i presupposti della misura, come il periculum in mora. La Corte ha ribadito che una motivazione apparente equivale a una motivazione assente, rendendo nullo il provvedimento.
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Esigenze cautelari eccezionali: quando si rinnova la misura
La Cassazione ha rigettato il ricorso del PM, confermando l'annullamento di una misura di arresti domiciliari. Non sono state ravvisate le esigenze cautelari eccezionali necessarie per rinnovare la misura, nonostante il rifiuto dell'indagato di consegnare il cellulare, data la sua posizione marginale nel reato e l'assenza di precedenti specifici.
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