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Art. 3 Costituzione — Sezione Quinta Civile

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1348 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Costituzione

Impugnazione estratto di ruolo: sì in liquidazione
Un contribuente, socio di una società in liquidazione giudiziale, ha contestato un estratto di ruolo presentato dall'Agente della Riscossione per l'insinuazione al passivo. Le corti di merito avevano dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è ammissibile in questo specifico contesto. La Corte ha riconosciuto un interesse concreto e attuale del contribuente a contestare il debito per evitare che una somma non dovuta venga ammessa al passivo della procedura, causandogli un pregiudizio diretto.
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Impugnazione estratto di ruolo: sì in liquidazione
Un imprenditore in liquidazione giudiziale ha ottenuto dalla Cassazione il diritto all'impugnazione dell'estratto di ruolo. Sebbene l'estratto di ruolo non sia di norma un atto impugnabile, la Corte ha riconosciuto l'interesse ad agire del contribuente, che altrimenti avrebbe subito un pregiudizio concreto derivante dall'ammissione di un debito non dovuto al passivo della procedura.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Un contribuente ha contestato un estratto di ruolo sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento. Dopo decisioni contrastanti nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo non è consentita per carenza di un interesse concreto e attuale, un vizio procedurale che può essere rilevato in qualsiasi fase del processo. Le spese legali sono state compensate a causa dei recenti e significativi cambiamenti nella giurisprudenza in materia.
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Mutuo Dissenso Immobiliare: Guida all’Imposta di Registro
Una società immobiliare ha annullato una vendita tramite mutuo dissenso immobiliare. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene l'atto di risoluzione sia un nuovo contratto soggetto a imposta di registro, si deve applicare il principio di alternatività IVA/registro. Pertanto, se l'operazione di ritrasferimento è soggetta a IVA, l'imposta di registro è dovuta in misura fissa e non proporzionale.
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Notifica nulla e ipoteca: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'iscrizione ipotecaria a causa di una notifica nulla della cartella di pagamento prodromica. La Corte ha stabilito che la notifica è invalida se l'agente notificatore non documenta le specifiche ricerche effettuate presso il domicilio fiscale del contribuente prima di dichiararlo irreperibile. Inoltre, ha ribadito la nullità dell'ipoteca iscritta senza la preventiva comunicazione che concede al contribuente 30 giorni per difendersi.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammessa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28837/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda sulla recente normativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo ai soli casi in cui il debitore dimostri un pregiudizio specifico e concreto, come l'esclusione da appalti pubblici. Poiché il contribuente non ha fornito tale prova, l'azione è stata ritenuta inammissibile fin dall'origine, portando alla cassazione senza rinvio della sentenza d'appello.
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Cessazione materia del contendere: il caso di debito nullo
Una contribuente impugna una cartella di pagamento per Tarsu/Tia. Durante il processo in Cassazione, una nuova legge dispone lo "stralcio" dei debiti fiscali di importo inferiore a mille euro. La Corte Suprema, applicando il principio dello ius superveniens, dichiara la cessazione della materia del contendere, estinguendo il processo in quanto il debito originario è stato annullato automaticamente per legge.
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Scissione societaria: responsabilità fiscale illimitata
A seguito di una scissione societaria, un'agenzia fiscale notificava una cartella di pagamento a due società beneficiarie per un debito tributario della società scissa, sorto prima dell'operazione. Le società impugnavano l'atto per difetto di motivazione, essendo il primo atto loro notificato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di scissione societaria, vige una responsabilità solidale e illimitata delle società beneficiarie per i debiti fiscali anteriori. Pertanto, è sufficiente che la cartella indichi l'atto impositivo presupposto, non essendo richiesto un onere di motivazione aggravato, data la continuità giuridica tra i soggetti. La causa è stata rinviata per esaminare un motivo di decadenza non valutato in appello.
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Scissione societaria: responsabilità fiscale illimitata
Una società immobiliare, nata da una scissione societaria parziale, ha impugnato delle cartelle di pagamento per debiti fiscali della società originaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in ambito tributario, a differenza del diritto civile, tutte le società partecipanti alla scissione sono responsabili in solido e illimitatamente per i debiti fiscali anteriori all'operazione. Questo principio di specialità della norma tributaria prevale su quella civilistica, che prevedrebbe una responsabilità limitata. La Corte ha inoltre chiarito che la notifica della cartella a uno solo dei condebitori è sufficiente a interrompere la decadenza per tutti.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8380/2024, ha chiarito la natura procedurale del raddoppio termini accertamento per capitali detenuti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito che tale norma, introdotta dal D.L. 78/2009, si applica anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore, purché i termini ordinari non fossero già scaduti. Di conseguenza, ha cassato la decisione di merito che aveva annullato un avviso di accertamento per IRPEF 2004 ritenendolo tardivo.
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Prescrizione contributi consortili: 5 anni, non 10
La Corte di Cassazione chiarisce la prescrizione dei contributi consortili di bonifica. Con la sentenza n. 29391/2025, i giudici hanno stabilito che tali tributi, avendo natura periodica, si prescrivono in cinque anni e non nel termine ordinario di dieci. Il termine di decorrenza è fissato al 1° gennaio dell'anno successivo a quello di competenza del contributo. Nel caso specifico, la richiesta di pagamento per l'anno 1999, notificata a fine 2005, è stata annullata perché il diritto era già estinto.
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Valore di mercato: la capacità edificatoria residua
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29324/2025, ha stabilito che il valore di mercato di un immobile ai fini dell'imposta di registro include anche la sua capacità edificatoria residua, anche se non esplicitamente menzionata nell'atto di vendita. La Corte ha inoltre chiarito che l'avviso di rettifica dell'Agenzia delle Entrate è adeguatamente motivato anche se non allega gli atti di comparazione, a patto che ne riproduca il contenuto essenziale, permettendo al contribuente di comprendere le ragioni della pretesa fiscale.
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Interesse ad agire: quando si può impugnare un ruolo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29319/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro una cartella di pagamento. La decisione si fonda su una recente normativa che richiede al contribuente di dimostrare un concreto 'interesse ad agire', ovvero un pregiudizio effettivo derivante dall'iscrizione a ruolo, per poterla impugnare. La semplice mancata notifica della cartella non è più sufficiente.
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Voluntary disclosure: pagamento tardivo annulla tutto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29288/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di voluntary disclosure. Il caso riguardava una contribuente che, pur avendo aderito alla procedura di collaborazione volontaria per regolarizzare capitali detenuti all'estero, aveva pagato in ritardo due delle tre rate dovute. I giudici di merito avevano ritenuto che il ritardo non inficiasse la procedura. La Suprema Corte ha ribaltato tale decisione, affermando che il tempestivo e integrale versamento delle somme è un requisito essenziale per il perfezionamento della procedura. Di conseguenza, il pagamento tardivo comporta la decadenza da tutti i benefici, con la ripresa dell'ordinaria attività di accertamento e sanzionatoria da parte dell'Agenzia delle Entrate.
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Voluntary disclosure: pagamento tardivo annulla benefici
Una contribuente aderisce alla procedura di voluntary disclosure per regolarizzare capitali esteri, ma paga in ritardo due delle tre rate previste. L'Amministrazione Finanziaria revoca i benefici, applicando sanzioni ordinarie. Sebbene i giudici di merito di primo e secondo grado diano ragione alla contribuente, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia. Con l'ordinanza in esame, la Suprema Corte stabilisce che il rispetto dei termini di pagamento è un requisito essenziale e perentorio: il pagamento tardivo impedisce il perfezionamento della voluntary disclosure, causando la decadenza da tutti i vantaggi previsti.
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Accertamento induttivo costi: deduzione forfettaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29192/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di accertamento induttivo costi. In caso di accertamento fiscale basato su indagini bancarie che rileva maggiori ricavi, è obbligatorio riconoscere e dedurre i costi, anche in via forfettaria, per rispettare il principio di capacità contributiva. La Corte ha cassato la sentenza di merito che negava tale deduzione, rinviando il caso per un nuovo esame che applichi questo fondamentale principio.
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Termine ricorso tributario: la Cassazione decide
Una società di intrattenimento ha presentato un ricorso contro un avviso di accertamento, ma sia in primo che in secondo grado è stato dichiarato inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il termine ricorso tributario, in caso di presentazione di istanza di accertamento con adesione, non viene interrotto dalla comunicazione di mancato accordo. Il termine totale per l'impugnazione è quindi di 150 giorni (60 ordinari più 90 di sospensione). La Corte ha inoltre specificato che l'errato calcolo dei termini costituisce un errore di diritto non scusabile e non dà diritto alla rimessione in termini.
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Ricorso per cassazione improcedibile: la sentenza
Un libero professionista ha presentato ricorso in Cassazione contro un accertamento fiscale basato su verifiche bancarie. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso per cassazione improcedibile. La ragione principale è stata la mancata presentazione della copia della sentenza impugnata, un requisito procedurale inderogabile. Inoltre, la Corte ha rilevato che i motivi del ricorso erano formulati in modo confuso, mescolando diverse tipologie di censure, rendendoli inammissibili.
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Compenso della riscossione: natura e legittimità
Una società ha impugnato una cartella di pagamento, contestando la legittimità del compenso della riscossione. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione sostenendo la natura sanzionatoria del compenso, la società ha rinunciato all'impugnazione a seguito del consolidarsi di un orientamento giurisprudenziale contrario. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali poiché la giurisprudenza si è consolidata solo dopo la proposizione del ricorso.
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Compenso di riscossione: la Cassazione fa chiarezza
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento, contestando la natura del compenso di riscossione. Durante il giudizio in Cassazione, a seguito del consolidarsi di un orientamento giurisprudenziale contrario alle sue tesi, la società ha rinunciato al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio e ha compensato le spese legali, riconoscendo che il consolidamento della giurisprudenza era avvenuto in un momento successivo alla proposizione del ricorso, rendendo equa la decisione sulle spese.
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