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Art. 3 Costituzione — Sezione Quinta Civile

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1348 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Costituzione

Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha contestato un estratto di ruolo per una cartella non notificata. La Cassazione, applicando la nuova normativa sull'impugnazione estratto di ruolo, ha respinto il ricorso. La Corte ha chiarito che l'azione è ammissibile solo se il debitore dimostra un pregiudizio specifico (es. esclusione da appalti), cosa non avvenuta nel caso di specie, rendendo il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad agire.
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Esenzione ICI per fabbricati rurali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9724/2024, ha negato l'esenzione ICI per un fabbricato rurale per l'anno 2007. La richiesta di variazione catastale (docfa) presentata nel 2012 non può avere efficacia retroattiva quinquennale, ma solo dalla data della domanda. La Corte ha inoltre confermato che l'adesione dei Comuni alla definizione agevolata delle liti è una facoltà discrezionale, non un obbligo.
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Classificazione catastale: no retroattività per l’ICI
Un contribuente ha richiesto il riconoscimento della ruralità per delle serre agricole al fine di ottenere l'esenzione dall'ICI per l'anno 2010. Nonostante abbia ottenuto una nuova classificazione catastale rurale (D/10) nel 2012, la Corte di Cassazione ha negato l'effetto retroattivo della variazione. La Corte ha stabilito che la classificazione catastale provvisoria di tipo commerciale (D/8) del 2011, non impugnata all'epoca dal contribuente, costituiva la base imponibile corretta per l'accertamento fiscale del 2010. Di conseguenza, la nuova classificazione catastale ha efficacia solo dalla data della sua richiesta.
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Classificazione catastale: la docfa non è retroattiva
Un contribuente impugnava un avviso di accertamento ICI per il 2011, sostenendo la ruralità dei suoi immobili. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la variazione di classificazione catastale ottenuta con procedura docfa ordinaria ha efficacia solo dalla data della domanda e non è retroattiva. Pertanto, per l'anno d'imposta in questione, restava valida la precedente classificazione, non impugnata, che non prevedeva l'esenzione.
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Definizione agevolata: è una facoltà degli Enti locali
Un contribuente ha contestato il diniego di una definizione agevolata da parte di un Comune per una lite sull'ICI relativa alla classificazione rurale di alcune serre. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'adesione alla definizione agevolata è una facoltà discrezionale per gli enti locali, non un obbligo. Ha inoltre chiarito che la riclassificazione catastale ottenuta dal contribuente non era retroattiva all'anno d'imposta in questione (2008), poiché la specifica procedura utilizzata non conferiva la retroattività quinquennale. Il ricorso del contribuente è stato quindi respinto.
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Contributo statale: quando è tassabile? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9677/2024, ha stabilito che un contributo statale concesso per la ricostruzione post-sisma deve essere tassato secondo il principio di competenza, ovvero nell'anno in cui il diritto è stato acquisito (1991), e non negli anni in cui sono state erogate le ultime rate. La Corte ha chiarito che le condizioni per la revoca del contributo hanno natura di condizione risolutiva e non sospensiva, rendendo il contributo parte del patrimonio aziendale fin dalla sua concessione. Di conseguenza, non essendo all'epoca soggetto a tassazione, non può essere tassato successivamente con l'introduzione dell'Irap.
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Ricorso inammissibile: no a nuove eccezioni in Cassazione
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro un accertamento sintetico. La contribuente aveva sollevato per la prima volta in Cassazione la nullità dell'atto per difetto di firma del dirigente. La Corte ha stabilito che si tratta di un'eccezione nuova, non proponibile in sede di legittimità, e ha confermato la decisione di merito.
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Contributo sisma: tassazione e competenza temporale
La Corte di Cassazione chiarisce il momento fiscalmente rilevante per la tassazione di un contributo sisma concesso a un'impresa. La Corte ha stabilito che il diritto al contributo sorge al momento del decreto di concessione, non all'erogazione finale. Di conseguenza, le somme, pur erogate in anni successivi, devono essere imputate all'anno della delibera, con importanti conseguenze fiscali, come l'inapplicabilità di imposte come l'IRAP, introdotte successivamente. La sentenza di merito che aveva ritenuto tassabili i contributi nell'anno di erogazione finale è stata cassata con rinvio.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per omessa notifica, venendone a conoscenza solo tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'impugnazione estratto di ruolo non è ammissibile se il ricorrente non dimostra di subire un pregiudizio concreto e attuale, come l'esclusione da appalti pubblici. Viene così confermata la mancanza di interesse ad agire in assenza di tale prova.
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Aggio di riscossione: natura e disciplina applicabile
Una società contesta una cartella di pagamento, sostenendo che l'aggio di riscossione non fosse dovuto secondo la normativa dell'anno d'imposta. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la condotta della società era evasione fiscale e non elusione. Inoltre, chiarisce che l'aggio di riscossione ha natura retributiva, non sanzionatoria, e pertanto si applica la legge in vigore al momento dell'attività di riscossione, non quella dell'anno in cui è sorto il debito fiscale.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società estera di scommesse, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa all'anno 2007. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta anche da operatori esteri privi di concessione che raccolgono scommesse in Italia tramite centri di trasmissione dati (CTD). È stata ribadita la solidarietà paritetica nel pagamento del tributo tra il bookmaker e il CTD, e l'assenza di contrasto con i principi del diritto dell'Unione Europea in materia di libera prestazione di servizi e non discriminazione.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Un contribuente impugnava una cartella esattoriale, lamentando la nullità della notifica dell'atto presupposto. Mentre il ricorso era pendente in Cassazione, la sentenza di secondo grado impugnata veniva revocata dallo stesso giudice che l'aveva emessa. La Corte di Cassazione, preso atto della revoca, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, poiché l'oggetto stesso dell'impugnazione era venuto meno, determinando un difetto di interesse a proseguire il giudizio.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Un contribuente ha impugnato in Cassazione una sentenza relativa alla notifica di un avviso di accertamento. Durante il giudizio, la stessa corte d'appello ha revocato la propria sentenza. La Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione materia del contendere, poiché l'atto impugnato non esisteva più, rendendo il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse e compensando le spese legali.
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Compenso riscossione: estinzione e spese compensate
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento, contestando la natura del compenso della riscossione. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione, ha rinunciato all'azione a seguito di un consolidato orientamento giurisprudenziale contrario. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e, in via eccezionale, ha disposto la compensazione delle spese legali, motivando la decisione con il fatto che il consolidamento della giurisprudenza era avvenuto in un momento successivo alla proposizione del ricorso stesso.
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Revocazione sentenza Cassazione: quando è possibile?
Una società energetica ha richiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione relativa a un accertamento fiscale sui propri impianti. La richiesta si basava su un presunto errore di fatto e su un contrasto con un'altra decisione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo la netta distinzione tra errore di fatto, l'unico che consente la revocazione sentenza Cassazione, e l'errore di valutazione, che non la permette. Ha inoltre specificato che il contrasto con una sentenza successiva e non identica per oggetto non costituisce motivo valido.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude la lite
Una società energetica, dopo un lungo contenzioso fiscale sull'applicazione di un'agevolazione per le accise sull'energia, ha rinunciato al proprio ricorso in Cassazione. La rinuncia è seguita a un accordo di ristrutturazione del debito con l'Agenzia Fiscale. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese tra le parti e chiarendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione chiarisce
Un contribuente impugnava un estratto di ruolo per un debito tributario del 2007, sostenendo di non aver mai ricevuto la relativa cartella di pagamento. La Corte di Cassazione, applicando una nuova legge (jus superveniens), ha dichiarato inammissibile il ricorso originario. La motivazione si fonda sul fatto che, secondo la nuova normativa, l'impugnazione dell'estratto di ruolo è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo (ad esempio, l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto), prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Riqualificazione fiscale: Cassazione stoppa l’Agenzia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29067/2025, ha annullato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate relativo a una riqualificazione fiscale. L'Agenzia aveva considerato un'operazione di conferimento di ramo d'azienda, seguita dalla cessione delle quote della società conferitaria, come un'unica cessione d'azienda, applicando un'imposta di registro proporzionale anziché fissa. La Corte ha stabilito che, in base alla nuova formulazione retroattiva dell'art. 20 del D.P.R. 131/1986, la tassazione deve basarsi esclusivamente sulla natura giuridica del singolo atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi esterni o atti collegati.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti d’azione
Un contribuente impugnava un estratto di ruolo lamentando la mancata notifica delle cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione, applicando una recente normativa (art. 3-bis D.L. 146/2021), ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo è inammissibile. Il ricorso è consentito solo in casi tassativi, qualora il contribuente dimostri un pregiudizio concreto e attuale, come l'esclusione da appalti pubblici. In assenza di tale prova, l'azione è inammissibile fin dall'origine.
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Estratto di ruolo: quando è impugnabile in liquidazione
Un contribuente, venuto a conoscenza di un debito fiscale solo tramite l'insinuazione al passivo nella sua liquidazione giudiziale, ha impugnato l'estratto di ruolo. Mentre i giudici di merito hanno ritenuto l'atto non impugnabile, la Corte di Cassazione ha stabilito che, in questo specifico contesto, sussiste l'interesse del contribuente a contestare la pretesa per evitare il pregiudizio derivante dall'ammissione di un debito potenzialmente inesistente. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso per l'esame del merito.
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