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Art. 3 Costituzione — Sezione Lavoro Civile

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890 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Costituzione

Abuso contratto a termine: quando scatta la decadenza?
La Cassazione stabilisce che, in una successione di contratti a tempo determinato, il termine per l'impugnazione decorre dalla fine dell'ultimo rapporto. Questa decisione consente di valutare l'intera sequenza contrattuale per accertare l'eventuale abuso contratto a termine e la sua trasformazione in un rapporto a tempo indeterminato, offrendo maggiore tutela al lavoratore.
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Rendita vitalizia: legittima revoca per legge nuova
Un dipendente comunale si è visto revocare una rendita vitalizia, precedentemente concessa per infermità da causa di servizio, a seguito di una nuova legge. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13236/2024, ha stabilito che la revoca è legittima. La nuova norma, pur non potendo cancellare il diritto sorto in passato (fatto generatore), può disciplinare diversamente gli effetti futuri del rapporto, come l'erogazione delle somme. Pertanto, l'interruzione dei pagamenti a partire dall'entrata in vigore della nuova legge non viola il principio di irretroattività.
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Lex mitior e sanzioni: guida alla sentenza 13071/2024
La Corte di Cassazione, con la sentenza 13071/2024, affronta il caso di un amministratore di un istituto scolastico sanzionato per lavoro nero e appalto illecito. La Corte stabilisce due principi chiave: primo, un processo penale concluso per prescrizione non impedisce l'applicazione di sanzioni amministrative per gli stessi fatti (principio del 'ne bis in idem' non violato). Secondo, e più importante, alle sanzioni amministrative di natura punitiva si deve applicare la legge più favorevole (lex mitior), anche se successiva alla violazione. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per il ricalcolo delle sanzioni.
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Psicologo in carcere: lavoro autonomo o subordinato?
Una psicologa che lavorava in un istituto penitenziario ha richiesto il riconoscimento del suo rapporto come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13059 del 2024, ha stabilito che si tratta di lavoro autonomo. La Corte ha precisato che gli elementi quali orari concordati, obbligo di comunicazione delle assenze e coordinamento con la direzione non indicano subordinazione, ma sono necessità organizzative e di sicurezza imposte dal peculiare contesto carcerario.
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Incarichi dirigenziali PA: no abuso a termine
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli incarichi dirigenziali nella Pubblica Amministrazione, conferiti a funzionari già assunti con contratto a tempo indeterminato, non costituiscono contratti a termine. Di conseguenza, non si applica la disciplina sull'abuso dei contratti a termine e non è dovuto il relativo risarcimento del danno. La Corte ha qualificato tale situazione come una semplice assegnazione di mansioni superiori all'interno di un unico e continuativo rapporto di lavoro permanente.
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Assunzione art. 110 TUEL: No al limite dei 36 mesi
Un funzionario assunto da un Comune con contratti a termine per alta specializzazione ha chiesto la conversione del rapporto in tempo indeterminato, lamentando il superamento del limite di 36 mesi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'assunzione art. 110 TUEL, comma 2, si applica una disciplina speciale che lega la durata del contratto al mandato del Sindaco, derogando così alla normativa generale sul pubblico impiego e prevenendo l'abuso.
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Risoluzione anticipata: obbligo di motivazione per la PA
Un dirigente pubblico ha subito la risoluzione anticipata del suo contratto biennale a causa del raggiungimento dell'anzianità contributiva massima. La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del provvedimento per mancanza di motivazione. La sentenza sottolinea che, specialmente per i casi antecedenti alla riforma del 2011, la Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di spiegare le ragioni organizzative alla base della risoluzione anticipata rapporto di lavoro, a tutela dei principi di buona fede e correttezza.
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Variazione inquadramento Inail: quando decorre?
Una società ha contestato la retroattività di una variazione inquadramento Inail, che comportava un aumento dei premi da versare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, in assenza di colpa del datore di lavoro, la modifica ha effetto dal mese successivo alla comunicazione. La sentenza ribadisce il principio fondamentale di irretroattività a tutela dell'affidamento delle imprese.
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Disoccupazione agricola: la decadenza per ricorso tardivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11197/2024, ha respinto il ricorso di una lavoratrice agricola, confermando la decadenza del suo diritto ad agire in giudizio per il disconoscimento di giornate lavorative. Il caso verteva sulla validità della notifica telematica effettuata dall'INPS sul proprio sito web, come previsto dal D.L. 98/2011. La Corte ha stabilito che tale modalità di notifica è legittima anche per periodi di lavoro antecedenti all'entrata in vigore della norma e che il mancato rispetto dei rigidi termini procedurali per l'impugnazione comporta la perdita irrimediabile del diritto. La decisione sottolinea l'importanza della vigilanza e del rispetto delle scadenze per la tutela dei diritti in materia di disoccupazione agricola.
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Carta del Docente agli Educatori: Sì dalla Cassazione
Con l'ordinanza n. 9984/2024, la Corte di Cassazione ha stabilito che la Carta del Docente spetta anche agli educatori dei convitti. La Corte ha ritenuto discriminatoria la loro esclusione, affermando che, sulla base del CCNL Scuola e di specifiche norme di legge, il personale educativo rientra a pieno titolo nell'area professionale docente e condivide l'obbligo formativo. Pertanto, deve beneficiare del bonus economico di 500 euro annui per l'aggiornamento professionale.
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Trattamento retributivo docenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso del trattamento retributivo docenti di un'istituzione scolastica a statuto speciale. Con l'ordinanza n. 9979/2024, la Corte ha rigettato sia il ricorso principale della scuola che quello incidentale dei docenti. È stato confermato il diritto del personale all'equiparazione della retribuzione a quella delle Scuole Europee, come previsto dalla legge istitutiva, indipendentemente dal superamento di un concorso. Al contempo, è stata respinta la richiesta di straordinario dei docenti, convalidando il calcolo dell'orario di lavoro effettuato dalla Corte d'Appello, che includeva anche le attività di sorveglianza durante le pause.
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Trattamento economico lettori: Cassazione chiarisce
Due ex lettori di lingua straniera hanno citato in giudizio un'università per ottenere la ricostruzione della carriera e il trattamento economico equiparato a quello di un ricercatore confermato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che la normativa nazionale (art. 26, L. 240/2010) va applicata nella sua parte interpretativa, garantendo la conservazione dei diritti economici già maturati (assegno ad personam) ma non una piena equiparazione retributiva per il futuro, ritenendo tale disciplina conforme al diritto europeo e non discriminatoria.
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Prescrizione crediti lavoro: stop alla decorrenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9698/2024, chiarisce un punto cruciale sulla prescrizione crediti lavoro. Viene stabilito che la domanda giudiziale volta ad accertare l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato (in caso di interposizione illecita di manodopera) interrompe la prescrizione per tutti i diritti che ne derivano, inclusi quelli retributivi. L'effetto interruttivo dura fino al passaggio in giudicato della sentenza, rendendo tempestiva la successiva richiesta di pagamento delle differenze retributive.
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Vittime del dovere: assegno vitalizio equiparato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9494/2024, ha stabilito che l'assegno vitalizio per le vittime del dovere deve essere equiparato a quello, di importo superiore, previsto per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. Gli eredi di una vittima del dovere si erano visti negare l'adeguamento dell'assegno dai giudici di merito. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che il principio di uguaglianza e la consolidata giurisprudenza impongono un trattamento economico identico, respingendo l'idea di un adeguamento graduale.
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Retroattività sanzioni amministrative: la Cassazione
Una società radiofonica, sanzionata per non aver richiesto il certificato di agibilità per i suoi lavoratori dello spettacolo in un periodo precedente al 2001, ha invocato l'applicazione di una legge successiva più favorevole che ha abolito tale obbligo. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione sulla retroattività delle sanzioni amministrative di tale importanza da rimettere la decisione alle Sezioni Unite. La Corte ha sollevato dubbi sulla ragionevolezza di continuare a sanzionare una condotta che non è più considerata illecita, data la natura punitiva e l'afflittività della sanzione originale.
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Indennità rischio radiologico: la prova per il personale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9382/2024, ha chiarito i presupposti per il riconoscimento dell'indennità rischio radiologico al personale sanitario non appartenente ai reparti di radiologia. L'ordinanza stabilisce che non è sufficiente provare lo svolgimento abituale dell'attività in 'zona controllata', ma è necessario dimostrare un'esposizione al rischio effettiva, continua e non occasionale, analoga a quella dei tecnici di radiologia. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva respinto la domanda di una lavoratrice in assenza di prove concrete sul superamento delle soglie di rischio, sottolineando che l'onere della prova grava interamente sul lavoratore.
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Indennità rischio radiologico: prova e presupposti
Una lavoratrice del settore sanitario, non inquadrata come tecnico di radiologia, ha richiesto il pagamento dell'indennità di rischio radiologico. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato il ricorso. La Corte ha stabilito che, a differenza del personale medico e tecnico di radiologia per cui il rischio è presunto per legge, gli altri lavoratori devono fornire la prova oggettiva di un'esposizione abituale, continua e non occasionale in una 'zona controllata', con un assorbimento di dosi radioattive superiore ai limiti normativamente stabiliti. L'onere della prova grava interamente sul lavoratore che richiede l'indennità.
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Indennità rischio radiologico: la prova del rischio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9383/2024, ha rigettato il ricorso di una lavoratrice del settore sanitario che richiedeva l'indennità di rischio radiologico. La Corte ha ribadito la distinzione fondamentale tra il personale tecnico di radiologia, per cui il rischio è presunto in modo assoluto, e il restante personale. Quest'ultimo, per ottenere l'indennità, deve fornire la prova rigorosa di un'esposizione effettiva, abituale e non occasionale a radiazioni, dimostrando il superamento delle soglie di rischio normativamente previste. Il semplice svolgimento dell'attività in prossimità di una 'zona controllata' non è sufficiente.
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Monetizzazione ferie: quando è un diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8926/2024, ha stabilito che la monetizzazione delle ferie non godute è un diritto del lavoratore pubblico anche in caso di pensionamento per limiti di età, qualora il datore di lavoro non lo abbia messo nelle condizioni di fruirne. Nel caso specifico, il breve preavviso comunicato dall'ente previdenziale al proprio dirigente ha reso impossibile il godimento delle ferie residue, escludendo una condotta colpevole del lavoratore e rendendo inapplicabile il divieto di pagamento dell'indennità sostitutiva.
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Notifica per pubblici proclami: limiti e condizioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che lamentavano la nullità di una notifica per pubblici proclami del ricorso in riassunzione. I ricorrenti sostenevano che i loro indirizzi fossero noti alla controparte. La Corte ha chiarito che l'autorizzazione a tale forma di notifica si basa su una valutazione discrezionale del giudice di merito, che considera non solo la difficoltà di reperire tutti gli indirizzi, ma anche l'elevato numero dei destinatari. Poiché il ricorso non contestava validamente entrambi i presupposti, è stato ritenuto inammissibile.
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