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Art. 3 Costituzione — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 3 Costituzione

Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
Un professionista si è opposto alla trattenuta di un contributo di solidarietà sulla propria pensione da parte della sua Cassa previdenziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Cassa, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno ribadito che le Casse private non hanno il potere di imporre tali contributi, in quanto costituiscono una prestazione patrimoniale riservata alla legge statale, agendo quindi 'ultra vires'. È stato inoltre confermato che il diritto alla restituzione si prescrive in dieci anni.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale contro la sentenza che aveva giudicato illegittimo il contributo di solidarietà imposto sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte ha ribadito un principio consolidato: le Casse private non hanno il potere di introdurre prelievi patrimoniali, poiché tale facoltà è riservata esclusivamente alla legge. Di conseguenza, il pensionato ha diritto alla restituzione delle somme trattenute, con un termine di prescrizione di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: Cassazione nega il potere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2376/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale contro un suo iscritto. La Corte ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto dalla Cassa sulle pensioni, ribadendo che tale prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non da un regolamento interno dell'ente, neppure per finalità di equilibrio di bilancio.
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Contributo previdenziale società: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una controversia tra un ente previdenziale e una società sanitaria riguardo il calcolo del contributo previdenziale società. L'ordinanza stabilisce che la base imponibile per il contributo del 2% è il fatturato annuo della società per prestazioni specialistiche, e non i singoli compensi erogati ai professionisti. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso della società su una questione di prescrizione, ritenendola una valutazione di fatto insindacabile in sede di legittimità.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se senza legge
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato da una cassa di previdenza privata sulle pensioni. La Corte ha stabilito che tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale imposta, richiede una base legale specifica e non può essere introdotto tramite la sola autonomia regolamentare dell'ente. È stato inoltre confermato che il diritto alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Contributo di solidarietà: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza privata contro la decisione di merito che aveva giudicato illegittimo il contributo di solidarietà applicato sulla pensione di un iscritto. La Corte ha ribadito che tali prelievi, qualificabili come prestazioni patrimoniali, possono essere istituiti solo dalla legge statale (principio della riserva di legge) e non rientrano nell'autonomia gestionale degli enti previdenziali. Inoltre, è stato confermato che il diritto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto autonomamente da una cassa di previdenza professionale su una pensione. Secondo i giudici, un simile prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale, richiede una specifica base legale che non può essere sostituita da una delibera dell'ente. La Corte ha inoltre stabilito che il diritto del pensionato a ottenere la restituzione delle somme trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque. L'insistenza dell'ente nel portare avanti il ricorso, nonostante una giurisprudenza consolidata contraria, è stata qualificata come abuso del processo, con conseguente condanna al pagamento di un'ulteriore somma.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata su una pensione già liquidata. La Corte ha stabilito che tali enti non hanno il potere di imporre prelievi, assimilabili a prestazioni patrimoniali, che sono di esclusiva competenza del legislatore statale. Inoltre, è stato confermato che il diritto alla restituzione di tali somme si prescrive in dieci anni e non in cinque, poiché la controversia riguarda la quantificazione stessa del trattamento pensionistico e non singole rate non pagate.
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Calcolo pensione pro rata: la clausola di salvaguardia
La Corte di Cassazione interviene sul calcolo pensione pro rata per un dirigente transitato da un fondo speciale soppresso a quello generale. La Corte ha stabilito che la 'clausola di salvaguardia', che garantisce un trattamento non inferiore a quello dell'assicurazione generale, deve essere applicata. Tuttavia, ha corretto il criterio di calcolo della retribuzione pensionabile, indicando che si deve fare riferimento alle ultime 520 settimane di contribuzione e non alle 260, accogliendo parzialmente il ricorso dell'ente previdenziale.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale contro la sentenza che aveva giudicato illegittimo il prelievo di un contributo di solidarietà sulla pensione di un professionista. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, secondo cui tali prelievi, in assenza di una specifica base legale, sono indebiti. Di conseguenza, ha confermato il diritto del pensionato a ottenere la restituzione delle somme trattenute, con interessi decorrenti da ogni singolo prelievo.
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Impugnabilità estratto di ruolo: la Cassazione decide
Un contribuente ha contestato un estratto di ruolo per debiti prescritti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'impugnabilità dell'estratto di ruolo è ammessa solo in casi specifici e tassativi previsti dalla legge, non riscontrati nella vicenda.
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Contratti a termine fondazioni liriche: No conversione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una ballerina impiegata per vent'anni da una fondazione lirica tramite una serie di contratti a termine. La lavoratrice chiedeva la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato a causa dell'abuso nella reiterazione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che per i contratti a termine nelle fondazioni liriche, la normativa speciale prevale, escludendo la conversione e prevedendo unicamente il risarcimento del danno come sanzione per l'illegittimità, in linea con i principi delle Sezioni Unite.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Un professionista ha contestato alla sua cassa previdenziale il pagamento di contributi basandosi su un estratto di ruolo. Dopo decisioni contrastanti nei gradi inferiori, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. Citando una recente legislazione e sentenze di riferimento, ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo non è permessa a meno che il contribuente non dimostri un pregiudizio diretto, condizione non soddisfatta nel caso di specie. La Corte ha quindi annullato la sentenza precedente senza rinvio.
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Adeguamento borsa di studio: no senza decreti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'Università, negando l'adeguamento della borsa di studio a un gruppo di medici specializzandi. La Corte ha stabilito che, nonostante una precedente sentenza favorevole, il diritto all'adeguamento non è mai concretamente sorto a causa della mancata emanazione dei decreti ministeriali attuativi, bloccati da successive leggi. Di conseguenza, la pretesa economica è stata respinta nel merito.
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Riorganizzazione aziendale: diritti del dirigente
Una dirigente medica, a seguito di una riorganizzazione aziendale che ha soppresso la sua unità, ha richiesto l'assegnazione automatica a una delle due nuove strutture create. La Corte d'Appello ha respinto la sua domanda, sostenendo la necessità di una nuova procedura selettiva. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione complessa e meritevole di un approfondimento in pubblica udienza, non decidendo nel merito ma rinviando la causa per una discussione più ampia sulla disciplina applicabile e i diritti del dirigente in caso di riorganizzazione aziendale.
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Decadenza NASpI per attività autonoma preesistente
Un lavoratore, già socio di una società, si è visto negare la NASpI per non aver comunicato il reddito presunto entro 30 giorni dalla domanda. La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza NASpI si applica anche in caso di attività autonoma preesistente. Il termine per la comunicazione decorre dalla data della domanda di indennità. La Corte ha chiarito che non si tratta di un'applicazione analogica vietata, ma di un'interpretazione sistematica della norma, finalizzata a verificare la compatibilità del sussidio con altre fonti di reddito. Il caso è stato rinviato per accertare la natura effettiva dell'attività svolta dal lavoratore (imprenditoriale o di mero amministratore).
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Obbligo iscrizione cassa geometri: la Cassazione decide
Un geometra, iscritto all'albo professionale dal 1995, ha contestato la richiesta di contributi da parte della cassa di previdenza di categoria per gli anni 2008-2012. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che la semplice iscrizione all'albo è condizione sufficiente a far scattare l'obbligo iscrizione cassa geometri e il conseguente pagamento dei contributi minimi. Questa regola vale anche se l'attività professionale è svolta in modo occasionale o non produce reddito. La Corte ha inoltre precisato che, in caso di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi alla Cassa, il termine di prescrizione per i contributi non inizia nemmeno a decorrere.
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Decadenza pensionistica: limiti e diritti del pensionato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5389/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di decadenza pensionistica. Un pensionato aveva richiesto la riliquidazione del suo assegno, ma la Corte d'Appello aveva respinto la domanda per intervenuta decadenza. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che la decadenza prevista dall'art. 47 del d.P.R. 639/1970 non estingue il diritto a ottenere il corretto importo della pensione, essendo questo un diritto fondamentale e irrinunciabile. La decadenza limita unicamente il diritto a ricevere gli arretrati, che possono essere recuperati solo per il triennio precedente alla domanda giudiziale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Indennità zone disagiate: no a medici del 118
Un medico del servizio 118 ha richiesto l'indennità zone disagiate, tipicamente concessa ai medici di base. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il Contratto Collettivo Nazionale (ACN) limita questo beneficio ai soli medici di assistenza primaria. La sentenza sottolinea che gli accordi regionali non possono estendere benefici oltre quanto stabilito dal contratto nazionale, riaffermando la rigida gerarchia delle fonti nella contrattazione collettiva.
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Incentivi trasferimento lavoratore: quando sono dovuti?
Un lavoratore trasferito dopo una fusione aziendale ha richiesto gli incentivi previsti da un accordo sindacale. La Cassazione ha negato il diritto, stabilendo che gli incentivi per il trasferimento del lavoratore spettano solo se lo spostamento è una conseguenza diretta e imposta dal piano di riorganizzazione, e non quando è frutto di un accordo individuale su richiesta del dipendente verso una sede diversa da quella designata.
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