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Art. 3 Costituzione — Anno 2024

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1813 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Costituzione

Esenzione IMU coniugi: la residenza è indispensabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19684/2024, ha negato l'esenzione IMU a un contribuente per l'immobile in cui risiedevano la moglie e la figlia, poiché la sua residenza anagrafica era fissata in un altro Comune. La Corte ha ribadito che, nonostante gli interventi della Corte Costituzionale sull'esenzione IMU coniugi, il beneficio fiscale richiede la coincidenza di residenza anagrafica e dimora abituale del possessore nell'immobile, requisito che nel caso di specie mancava.
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Riduzione pena: no se appelli prima della Riforma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati. Riguardo al primo, ha stabilito che la riduzione pena introdotta dalla Riforma Cartabia per la mancata impugnazione non si applica se l'appello è stato proposto prima dell'entrata in vigore della nuova legge. Per il secondo, ha ribadito che la sentenza basata su un accordo in appello non è impugnabile per motivi relativi alla misura della pena.
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Accesso abusivo: non punibile se la legge cambia
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un poliziotto accusato di peculato e di accesso abusivo a sistema informatico. Mentre la condanna per peculato è stata confermata, quella per accesso abusivo è stata annullata. La Corte ha stabilito che non si può essere puniti per un'azione che, al momento in cui è stata commessa, non era considerata reato secondo l'interpretazione consolidata della legge, anche se una successiva evoluzione della giurisprudenza l'ha resa penalmente rilevante. Viene così tutelato il principio di prevedibilità della legge penale.
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Ordine di demolizione: no prescrizione dopo 20 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione di un immobile abusivo, notificato oltre vent'anni dopo la sentenza di condanna definitiva. Il ricorrente sosteneva che il notevole lasso di tempo trasformasse la demolizione in una sanzione penale, soggetta a prescrizione. La Corte ha ribadito la natura amministrativa e non penale dell'ordine di demolizione, escludendone la prescrittibilità. La responsabilità del ritardo nell'esecuzione, inoltre, è stata attribuita all'inerzia del condannato stesso, che non può trarre vantaggio dalla propria inadempienza.
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Demolizione abusiva: quando prevale l’interesse pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un ordine di demolizione abusiva nei confronti di una donna anziana in condizioni economiche precarie. La Corte ha stabilito che l'interesse pubblico al ripristino della legalità prevale sul diritto all'abitazione quando l'abuso è di notevole gravità, l'interessata era consapevole dell'illecito e ha avuto un lungo periodo di tempo (oltre quindici anni) per trovare una soluzione abitativa alternativa.
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Ordine di demolizione: il tempo non lo annulla
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28532/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietari contro un ordine di demolizione emesso quasi vent'anni prima. La Corte ha stabilito che il lungo tempo trascorso non invalida l'ordine, poiché la sua esecuzione è un atto dovuto per ripristinare l'ambiente e non una sanzione penale soggetta a prescrizione. L'inerzia dei responsabili dell'abuso non può essere premiata, e l'ordine di demolizione prevale sul diritto all'abitazione quando questo nasce da un'azione illegale.
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Rescissione del giudicato: no per vecchi processi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28517/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato prima della riforma del 2014 sui processi in assenza. Il caso riguardava la richiesta di rescissione del giudicato per una sentenza divenuta irrevocabile sotto il vecchio regime della contumacia. La Corte ha stabilito che la disciplina transitoria (art. 15 bis, L. 67/2014) è legittima e che il rimedio applicabile resta la restituzione nel termine per impugnare, escludendo l'applicazione del nuovo istituto.
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Impugnazione estratto di ruolo: i nuovi limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19598/2024, ha chiarito i limiti dell'impugnazione estratto di ruolo. Un contribuente aveva impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto la relativa cartella di pagamento. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito, dichiarando il ricorso originario inammissibile. La motivazione si fonda sulla recente normativa (art. 12, co. 4-bis, d.P.R. 602/1973), la quale richiede al contribuente di dimostrare un interesse specifico e attuale alla tutela per poter agire contro l'estratto, non essendo più sufficiente la mera mancata notifica della cartella.
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Accertamento ICI: la Cassazione sui terreni edificabili
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti contro un accertamento ICI su un terreno edificabile. La sentenza conferma che l'onere di provare una minore volumetria o un valore venale inferiore spetta al contribuente. L'incertezza su un pagamento in ravvedimento operoso, causata da omissioni del contribuente, ricade su quest'ultimo. La Corte ha ribadito che la valutazione del Comune, se basata su atti comparativi e adeguatamente motivata, è legittima e che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per un riesame dei fatti.
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Termine impugnazione sentenza: quando decorre?
Un notaio ha impugnato un avviso di liquidazione fiscale relativo a un trust. Dopo una sentenza sfavorevole in appello, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di non aver ricevuto comunicazione della decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il termine impugnazione sentenza decorre dalla data di pubblicazione (deposito in cancelleria) e non dalla successiva comunicazione alle parti, rendendo l'appello tardivo.
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Sanzione gioco online: la Cassazione attende la Consulta
Il gestore di un circolo privato, multato con una sanzione di 20.000 euro per aver offerto accesso a piattaforme di gioco online non autorizzate, ha presentato ricorso in Cassazione sollevando dubbi sulla costituzionalità delle norme. La Suprema Corte ha deciso di sospendere il procedimento relativo alla sanzione gioco online, attendendo la definizione di un incidente di costituzionalità sollevato in un caso analogo.
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Transfer pricing: Cassazione su prova e benchmark
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di transfer pricing, annullando la decisione di merito che aveva convalidato l'accertamento fiscale basato su una metodologia di benchmark errata. L'Agenzia delle Entrate aveva escluso dall'analisi le società in perdita, un criterio ritenuto non conforme alle linee guida OCSE. La Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova iniziale spetta all'Amministrazione finanziaria e che l'analisi di comparabilità deve essere rigorosa, senza esclusioni aprioristiche che distorcono la realtà del mercato.
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IMU Immobili Strumentali: dovuta anche con attività ferma?
Una società in liquidazione contestava il pagamento dell'IMU su immobili strumentali non più utilizzati. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per l'IMU è sufficiente il possesso di un immobile iscritto al catasto con rendita, indipendentemente dal suo effettivo utilizzo produttivo. La cessazione volontaria dell'attività non sospende l'obbligo tributario.
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Valore venale terreno: la valutazione del Comune
Una coppia di contribuenti ha contestato l'accertamento ICI su un loro appezzamento, ritenendo errata la stima del valore venale terreno effettuata dal Comune. I ricorrenti lamentavano l'uso di dati comparativi inadeguati e il fatto che il Comune non avesse mai contestato le loro dichiarazioni per 13 anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della valutazione comunale basata su atti di compravendita di terreni con caratteristiche simili. La Corte ha inoltre chiarito che il silenzio dell'amministrazione per anni non genera un legittimo affidamento nel contribuente, essendo l'ente libero di effettuare nuove e diverse valutazioni per periodi d'imposta differenti.
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Giurisdizione CCEPS: sì alla competenza sui biologi
Una federazione nazionale di un ordine professionale ha sollevato un dubbio sulla giurisdizione della Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS) in merito alle elezioni dei propri organi, lamentando l'assenza di rappresentanti della categoria al suo interno. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha confermato la giurisdizione CCEPS, poiché una modifica normativa intervenuta durante il giudizio ha sanato la composizione della Commissione, includendo i rappresentanti richiesti e risolvendo così la potenziale questione di costituzionalità.
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Pene sostitutive: applicabili a sentenze non definitive
La Corte di Cassazione chiarisce l'applicazione retroattiva delle pene sostitutive previste dalla Riforma Cartabia. Se una sentenza di patteggiamento non è ancora divenuta definitiva alla data di entrata in vigore della riforma (30 dicembre 2022), l'imputato ha diritto a richiederne l'applicazione. La Corte ha stabilito che un procedimento è da considerarsi 'pendente in Cassazione' anche se il ricorso non è stato materialmente depositato, purché i termini per farlo non siano ancora scaduti. Di conseguenza, viene annullata con rinvio la decisione del Tribunale di merito che aveva negato tale possibilità.
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Continuazione reato sentenza straniera: il no della Cass.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28408 del 2024, ha stabilito che non è possibile applicare l'istituto della continuazione tra un reato giudicato in Italia e uno giudicato con sentenza straniera, anche se riconosciuta. La decisione si basa sui limiti della giurisdizione e sovranità nazionale, ribadendo che la 'continuazione reato sentenza straniera' non rientra tra gli effetti penali previsti dall'art. 12 del codice penale per il riconoscimento delle sentenze estere. La Corte ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva di unificare tre condanne, di cui una emessa nel Regno Unito.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28389/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato il cui appello era stato dichiarato inammissibile. Il motivo dell'inammissibilità era la mancata presentazione, insieme all'atto di impugnazione, di una nuova dichiarazione o elezione di domicilio, come richiesto dall'art. 581, comma 1-ter, c.p.p. introdotto dalla Riforma Cartabia. La Corte ha stabilito che la precedente elezione di domicilio non è più valida per il grado di appello e che il nuovo adempimento non è una formalità irragionevole, ma una condizione necessaria per garantire la certezza della conoscenza del processo da parte dell'imputato, senza violare il diritto di difesa. Di conseguenza, il mancato deposito della nuova elezione di domicilio appello comporta l'inammissibilità del gravame.
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Bancarotta: valide le dichiarazioni al curatore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta. Il punto centrale riguarda l'utilizzabilità delle dichiarazioni al curatore fallimentare. La Corte ha stabilito che tali dichiarazioni sono pienamente valide come prova nel processo penale, poiché il curatore agisce come pubblico ufficiale e non svolge attività di indagine. La questione di incostituzionalità sollevata è stata ritenuta manifestamente infondata.
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IMU su immobili strumentali: è dovuta se l’attività cessa?
Una società in liquidazione ha contestato gli avvisi di accertamento IMU per i suoi immobili non più utilizzati, sostenendo che l'imposta non fosse dovuta a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'IMU su immobili strumentali si fonda sul possesso e sull'iscrizione catastale del bene, a prescindere dal suo effettivo utilizzo produttivo. La cessazione dell'attività non costituisce, quindi, una causa di esenzione o sospensione del tributo.
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