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Art. 3 Convenzione EDU — Anno 2024

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141 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Convenzione EDU

Condizioni detentive: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto che lamentava la violazione dell'art. 3 CEDU per le condizioni detentive. La Corte ha ritenuto infondato il motivo sulla cella (singola, 9 mq, bagno separato e regime 'celle aperte') e generico il secondo motivo, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Contestazione in fatto: furto di energia elettrica
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di non doversi procedere per furto di energia elettrica. La Corte ha stabilito che l'aggravante della destinazione a pubblico servizio era implicitamente presente nell'accusa originale (c.d. contestazione in fatto), rendendo il reato procedibile d'ufficio anche dopo la riforma legislativa, senza necessità di una querela formale.
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Estradizione USA: il no della Cassazione al ne bis in idem
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la concessione della sua estradizione USA. L'uomo, già condannato in Italia per riciclaggio, era richiesto per il reato di 'conspiracy'. La Corte ha stabilito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica, poiché il reato associativo americano è più ampio dei singoli episodi di riciclaggio giudicati in Italia. Inoltre, il precedente rifiuto di estradizione da parte di un altro Stato UE non è vincolante, in quanto non costituisce una sentenza penale definitiva sul merito del reato.
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Permesso premio: la Cassazione conferma il rigetto
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza di permesso premio presentata da un detenuto. La decisione si fonda sulla mancata allegazione, da parte del ricorrente, di elementi concreti idonei a superare la presunzione di pericolosità sociale legata al reato ostativo commesso. Secondo la Corte, né la buona condotta carceraria né l'esiguità della pena residua sono di per sé sufficienti a tal fine, confermando la corretta applicazione dei principi stabiliti dalla Corte Costituzionale.
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Regime 41-bis: Cassazione su proroga e motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha ribadito che il controllo di legittimità su tali provvedimenti è limitato alla sola violazione di legge, escludendo censure sulla motivazione a meno che non sia totalmente assente o illogica. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità del soggetto e sui suoi collegamenti con l'associazione criminale, provati da recenti sviluppi giudiziari.
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Regime 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
Un detenuto in espiazione di ergastolo per reati di stampo mafioso ha impugnato la proroga del suo regime 41-bis, lamentando vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'impugnazione di tali provvedimenti è consentita solo per violazione di legge e non per un riesame dei fatti. La Corte ha ritenuto che la decisione del Tribunale di Sorveglianza fosse adeguatamente motivata, basandosi sulla persistente pericolosità del soggetto e sul rischio di contatti con l'organizzazione criminale.
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Proroga 41-bis: ricorso inammissibile per genericità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga 41-bis. Il ricorso è stato giudicato generico e non autosufficiente, in quanto lamentava la mancata acquisizione di documenti sulla condotta carceraria senza specificarne la decisività e senza allegarli. Inoltre, la Corte ha rilevato un travisamento del fatto, poiché il giudice di merito aveva effettivamente considerato una relazione comportamentale, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente. La sentenza ribadisce che per la proroga del regime speciale è fondamentale valutare la persistente capacità di mantenere collegamenti con l'associazione criminale.
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Inammissibilità del ricorso per mancanza di interesse
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un detenuto contro il diniego di autorizzazione ai colloqui con la moglie. La decisione si fonda sulla sopravvenuta mancanza di interesse, poiché l'autorizzazione è stata concessa nelle more del giudizio, rendendo la pronuncia della Corte non più necessaria.
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Regime 41-bis: proroga legittima per reati antichi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e basata sulla capacità di mantenere legami con l'organizzazione criminale, non solo sul passato. Inoltre, il regime 41-bis, riguardando le modalità di esecuzione della pena e non la pena stessa, non viola il principio di irretroattività e si applica secondo la legge in vigore al momento dell'esecuzione (tempus regit actum).
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Colloqui detenuti 41-bis: sicurezza e famiglia
Un detenuto sottoposto al regime speciale ha richiesto un colloquio visivo con il fratello, anch'egli detenuto nello stesso regime. La richiesta è stata negata a tutti i livelli. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che, sebbene il diritto ai legami familiari esista, le esigenze di sicurezza pubblica possono prevalere. Nel caso specifico, l'elevata pericolosità dei due fratelli, vertici di un'organizzazione criminale, giustificava la restrizione per prevenire comunicazioni illecite. La sentenza sottolinea l'importanza del bilanciamento di interessi nei casi di colloqui detenuti 41-bis.
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Ricorso inammissibile: no Cassazione per ordini provvisori
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro l'ordinanza provvisoria di un Magistrato di Sorveglianza. Il provvedimento, che negava la detenzione domiciliare provvisoria, ha natura interinale e non è impugnabile direttamente in Cassazione, ma solo dopo la decisione definitiva del Tribunale di Sorveglianza.
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Regime 41 bis: quando è legittima l’applicazione?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto contro l'applicazione del regime 41 bis, confermando che la misura è legittima anche in assenza di prove di contatti attuali con l'associazione criminale. Secondo la Corte, per giustificare il carcere duro è sufficiente un 'pericolo concreto' di mantenimento dei legami, desumibile dal ruolo rilevante ricoperto in passato e dall'assenza di un effettivo ravvedimento.
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Mandato d’arresto europeo: quando l’Italia dice no
Un cittadino italiano, condannato in Belgio, si oppone alla consegna tramite un mandato d'arresto europeo. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46360/2024, annulla la decisione di consegna. Sancisce il diritto del cittadino a chiedere di scontare la pena in Italia, in base all'art. 18-bis della L. 69/2005, per favorire la finalità rieducativa della sanzione, anche se la condanna estera è avvenuta in assenza, purché sia garantita la possibilità di un nuovo processo.
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Obbligo di dimora: i controlli notturni sono inumani?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a obbligo di dimora che lamentava il carattere 'inumano' dei controlli notturni imprevedibili. La Corte ha stabilito che le modalità di esecuzione della misura, essendo discrezionali e non alterando lo 'status libertatis', non sono autonomamente impugnabili. L'efficacia della misura cautelare dipende proprio dall'imprevedibilità dei controlli.
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Mandato d’arresto europeo: quando si può rifiutare?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino italiano contro la sua consegna alla Romania in esecuzione di un mandato d'arresto europeo. La Corte ha chiarito che la pendenza di un procedimento in Italia per fatti non perfettamente sovrapponibili e per il quale è stata chiesta l'archiviazione non impedisce la consegna. Inoltre, ha stabilito che la valutazione del rischio di trattamenti inumani nelle carceri estere deve basarsi su informazioni specifiche e individualizzate fornite dallo Stato richiedente, non su timori generici.
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Detenzione domiciliare: no se c’è rischio recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza di detenzione domiciliare per un detenuto. Nonostante la buona condotta in carcere e la partecipazione ad attività lavorative, la Corte ha ritenuto prevalente il rischio di recidiva, desunto dalla gravità dei reati commessi e da una pesante condanna non ancora definitiva per traffico di stupefacenti. La fruizione di due permessi premio è stata giudicata insufficiente a dimostrare un'autentica revisione critica del proprio passato criminale.
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Regime 41-bis: quando la proroga è legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga del regime 41-bis per un detenuto condannato per reati di mafia. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, sul suo ruolo di vertice all'interno del clan, sulla continua operatività dell'organizzazione criminale e sull'assenza di concreti segnali di dissociazione, nonostante i percorsi positivi intrapresi da alcuni suoi familiari.
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Proroga 41-bis: la Cassazione sui presupposti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, esponente di spicco di un'associazione mafiosa, contro la proroga del regime detentivo speciale 41-bis. La Corte ha confermato che per la proroga 41-bis non è necessaria la prova certa dei contatti con l'esterno, ma è sufficiente una probabilità ragionevole basata su indici quali il profilo criminale, il ruolo apicale nel sodalizio e la persistente operatività di quest'ultimo. La decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata ritenuta correttamente motivata, respingendo le censure del ricorrente sulla mancata attualizzazione della sua pericolosità sociale.
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Motivazione apparente: annullata proroga trattenimento
La Corte di Cassazione ha annullato il decreto di un Giudice di pace che prorogava il trattenimento di un cittadino straniero. La decisione è fondata sulla totale assenza di risposta alle eccezioni sollevate dalla difesa, configurando un vizio di 'motivazione apparente'. La Corte ha ribadito che i provvedimenti che limitano la libertà personale devono essere specificamente e concretamente motivati, non potendo il giudice ignorare le argomentazioni difensive. L'annullamento è avvenuto senza rinvio, poiché il termine massimo di trattenimento era già scaduto.
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Proroga trattenimento straniero: nullo senza motivi
Un cittadino straniero ha impugnato la proroga del suo trattenimento, lamentando che il giudice di pace non avesse considerato le sue obiezioni difensive. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento per totale assenza di motivazione. La sentenza sottolinea che la proroga trattenimento straniero richiede un controllo giudiziario rigoroso e una motivazione specifica, non essendo sufficiente una mera adesione alla richiesta dell'autorità amministrativa.
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