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Art. 2967 Codice Civile — Anno 2024

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133 provvedimenti

Altri anni per Art. 2967 Codice Civile

Prova contratto di investimento: la Cassazione decide
Una società di investimenti, condannata a restituire una cospicua somma a un cliente, ha tentato di invalidare la pretesa in Cassazione sostenendo la nullità del contratto per assenza di forma scritta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione si fonda sul principio di non contestazione: poiché la società non aveva mai negato l'esistenza del rapporto contrattuale nei gradi di merito, ma anzi aveva basato la sua difesa su altre argomentazioni, tale fatto doveva considerarsi provato. Questa ordinanza sottolinea come la condotta processuale delle parti possa essere decisiva per la prova del contratto di investimento.
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Fideiussione consumatore: quando la garanzia è valida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34387/2024, ha stabilito che i soci e amministratori di una società che prestano una garanzia personale per i debiti della stessa non possono essere qualificati come consumatori. Di conseguenza, non possono invocare la nullità delle clausole per presunta vessatorietà ai sensi del Codice del Consumo. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che il collegamento funzionale con l'attività imprenditoriale della società garantita esclude l'applicazione della disciplina sulla fideiussione consumatore.
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Improcedibilità del ricorso: termine perentorio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da una società contro la sentenza che la condannava al pagamento di compensi per un contratto di procacciamento d'affari. La decisione si fonda sul mancato rispetto del termine perentorio per il deposito della relata di notifica della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che tale adempimento è essenziale per la prosecuzione del giudizio di legittimità e la sua omissione non è sanabile, comportando la declaratoria di improcedibilità del ricorso e la condanna alle spese e a sanzioni pecuniarie.
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Onere probatorio rivendicazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34157/2024, chiarisce un punto fondamentale sull'onere probatorio rivendicazione. Nel caso di specie, una società costruttrice aveva chiesto la restituzione di un terreno a due privati, i quali avevano eccepito l'avvenuta usucapione. La Corte d'Appello aveva respinto l'usucapione e ordinato il rilascio, senza però valutare a fondo il titolo di proprietà della società. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che il rigetto dell'eccezione di usucapione non esonera il giudice dal verificare la titolarità del bene in capo a chi agisce in rivendica, sebbene possa attenuare la cosiddetta 'probatio diabolica'.
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Esenzione IMU beni merce: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impresa costruttrice perde il diritto all'esenzione IMU sui beni merce, come i box auto invenduti, se questi vengono destinati a un uso diverso dalla vendita. Nel caso specifico, l'aver messo i box a disposizione di un servizio di parcheggio pubblico è stato ritenuto sufficiente a far decadere il beneficio fiscale, sulla base di prove presuntive ritenute valide dai giudici.
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Esenzione IMU beni merce: quando decade il beneficio?
Una società di costruzioni si è vista negare l'esenzione IMU beni merce per alcuni box auto invenduti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'utilizzo di tali immobili per il servizio di parcheggio pubblico, anche se temporaneo, costituisce uno sviamento funzionale rispetto alla destinazione di vendita. Questo utilizzo economico alternativo fa decadere il diritto al beneficio fiscale, indipendentemente dalla presentazione della dichiarazione.
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Responsabilità liquidatore per debiti IVA: l’Ordinanza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del liquidatore di una società cancellata, confermando la sua responsabilità personale per i debiti IVA derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti. L'ordinanza ribadisce che, in caso di frode fiscale, l'onere di provare la propria estraneità e la dovuta diligenza ricade sul contribuente. La responsabilità del liquidatore sorge per non aver saldato i debiti tributari prima di distribuire gli attivi.
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Valore di transazione: dubbi fondati e prova doganale
Una società importatrice si è vista contestare il valore di transazione dichiarato per merci importate, a causa di 'fondati dubbi' sollevati dall'Agenzia delle Dogane sulla reale composizione dei beni. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'amministrazione doganale può legittimamente procedere alla rettifica del valore anche senza un accesso fisico o un'ispezione della merce, a condizione che sia stato garantito al contribuente il diritto di difendersi in un contraddittorio documentale. La sentenza chiarisce che, una volta sorti dubbi fondati, l'onere di provare la correttezza del valore dichiarato si sposta sull'importatore.
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Responsabilità amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per i debiti fiscali delle associazioni non riconosciute, l'amministratore con un ruolo formale di gestione è presunto responsabile. La Corte ha chiarito che spetta all'amministratore stesso dimostrare la sua estraneità alla gestione per evitare la responsabilità patrimoniale personale. Questo principio inverte l'onere della prova, rafforzando la tutela dell'erario nei confronti della responsabilità amministratori.
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Regime del margine: quando non si applica agli usati
Una società di compravendita di auto ha impugnato un avviso di accertamento fiscale relativo all'errata applicazione del regime del margine IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che tale regime speciale non è applicabile se i veicoli usati sono acquistati da società di noleggio o leasing, in quanto si presume che l'IVA sia già stata detratta a monte. La Corte ha sottolineato la necessità per l'acquirente di esercitare la massima diligenza nel verificare la provenienza dei beni per poter beneficiare del trattamento fiscale agevolato.
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Azione di rivendica: personale o reale? Il caso
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un caso riguardante la restituzione di un'area pertinenziale condominiale. La questione centrale, sollevata dalla ricorrente, è la corretta qualificazione giuridica dell'azione intentata dal Condominio: si tratta di una vera e propria azione di rivendica, con un onere probatorio rigoroso a carico di chi agisce, o di una più semplice azione personale? La complessità di questa distinzione e delle relative implicazioni procedurali ha indotto la Corte a ritenere necessaria una trattazione più approfondita.
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Accertamento studi di settore: il silenzio vale assenso
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avviso di accertamento basato sugli studi di settore è pienamente legittimo se il contribuente, invitato a un confronto preventivo con il Fisco, non fornisce alcuna giustificazione per lo scostamento del reddito dichiarato. In questo caso, il silenzio del contribuente rafforza la presunzione legale su cui si fonda l'accertamento, senza che l'Agenzia delle Entrate debba fornire ulteriori prove. La sentenza ribalta le decisioni dei gradi di merito che avevano annullato l'atto impositivo.
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Legittimazione attiva concessionario: Cassazione chiarisce
Una proprietaria di un terreno espropriato per la realizzazione di una linea ferroviaria ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello, che aveva drasticamente ridotto l'indennità di esproprio. La ricorrente contestava la legittimazione attiva della società concessionaria a opporsi alla stima e i criteri di valutazione del terreno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che la ricorrente non aveva impugnato tutte le ragioni giuridiche a fondamento della decisione di merito e aveva introdotto questioni nuove in sede di legittimità.
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