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Art. 2948 Codice Civile

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1552 provvedimenti

Scatti di anzianità: spettano anche per il lavoro a termine
Una lavoratrice ha chiesto il riconoscimento dei periodi di lavoro svolti con contratti a termine e a tempo parziale ai fini del calcolo per gli scatti di anzianità. L'Azienda ha opposto ricorso sostenendo che la dipendente avesse rinunciato a tali pretese in sede di conciliazione e che il minor orario o la frammentazione del rapporto riducessero l'anzianità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso datoriali. La Suprema Corte ha stabilito che i periodi di lavoro a termine e part-time devono essere calcolati interamente per gli scatti di anzianità, nel rispetto del principio di non discriminazione. La rinuncia passata non impedisce di valorizzare l'anzianità pregresso per gli scatti futuri e la prescrizione dei crediti non decorre in costanza di rapporto privo di tutela reale. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Spedizione o ricezione: tempi validi per l’accertamento IMU
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IMU relativo all'anno 2012 per oltre centomila euro, lamentando la tardività della richiesta ricevuta a febbraio 2018. La società ha sostenuto l'intervenuta prescrizione del tributo. I giudici hanno chiarito la distinzione fondamentale tra decadenza dell'azione impositiva e prescrizione del credito. Per evitare la decadenza, l'ente creditore deve avviare la spedizione entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello d'imposta. Poiché l'ente ha spedito l'atto il 20 dicembre 2017, la notifica è tempestiva in virtù del principio della scissione soggettiva degli effetti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società contribuente, confermando la piena validità del recupero fiscale e condannandola alle spese processuali.
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Sospensione della prescrizione: salvi i crediti degli enti
Un debitore ha contestato la richiesta di pagamento di contributi previdenziali e assistenziali notificata tramite intimazione. I giudici territoriali hanno accolto la tesi del cittadino, dichiarando estinto il debito per decorso dei cinque anni e applicando una sospensione ridotta dei termini. Gli enti creditori e l'agente della riscossione hanno impugnato la pronuncia davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno ribaltato la decisione, stabilendo che all'intimazione di pagamento si applica la sospensione della prescrizione per l'intero periodo di emergenza pari a 542 giorni, ai sensi della disciplina speciale sulla riscossione. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso degli enti creditori, annullando la sentenza impugnata.
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Prescrizione crediti erariali: termine decennale o quinquennale
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento relativa a cinquanta cartelle esattoriali, ottenendone l'annullamento parziale in appello per prescrizione quinquennale. L'Agente della Riscossione ha proposto ricorso per cassazione, contestando l'omessa valutazione degli atti interruttivi e l'errata applicazione dei termini di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente di riscossione. I giudici hanno chiarito che in tema di prescrizione crediti erariali, le imposte statali come IRPEF, IRAP e IVA si estinguono nel termine ordinario di dieci anni, mentre solo sanzioni e interessi seguono il termine breve di cinque anni. La sentenza di secondo grado è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame dei singoli debiti.
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Retribuzione del socio lavoratore: stop ai tagli in cooperativa
Un lavoratore impiegato a tempo pieno presso una società cooperativa ha promosso un'azione giudiziaria per ottenere le differenze economiche contrattuali. La cooperativa calcolava lo stipendio unicamente sulle ore effettivamente lavorate e invocava la prescrizione dei crediti. I giudici di merito avevano limitato i diritti dell'operaio compensando l'orario flessibile. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito. I giudici hanno chiarito che la retribuzione del socio lavoratore subordinato non può mai scendere sotto i minimi previsti dal contratto collettivo nazionale tramite parametri orari restrittivi. Inoltre, la prescrizione delle somme decorre solo dopo la fine del rapporto per tutelare il lavoratore dal timore di licenziamento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del dipendente, rinviando la decisione ai giudici territoriali.
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Assorbimento del superminimo: la Cassazione tutela i lavoratori
Un dipendente ha contestato la decisione de L'Azienda di ridurre la propria retribuzione tramite l'assorbimento del superminimo individuale a seguito di aumenti contrattuali. L'Azienda sosteneva la legittimità della riduzione, ma il dipendente ha dimostrato l'esistenza di un uso aziendale consolidato che ne escludeva la riassorbibilità. La Corte di Cassazione ha confermato che la reiterazione costante di un trattamento economico favorevole genera una regola vincolante per il datore di lavoro. Tale prassi non può essere superata da un mero inadempimento unilaterale senza una formale e chiara disdetta comunicata alla collettività dei lavoratori. L'Azienda è stata quindi condannata a restituire le somme trattenute e a ripristinare il compenso.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione rinvia la lite
Una società contribuente ha contestato la debenza di somme richieste dall'ente di riscossione tramite l'impugnazione estratto di ruolo, affermando di non aver mai saputo dei debiti. I giudici di secondo grado hanno accertato la notifica della cartella di pagamento, ma hanno dichiarato prescritti i crediti erariali per il decorso di cinque anni tra la notifica e il rilascio dell'estratto. L'Agente della Riscossione ha impugnato tale verdetto davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha pronunciato un'ordinanza interlocutoria, disponendo la trasmissione degli atti alla sezione tributaria ordinaria in attesa degli esiti di questioni giuridiche già rimesse all'udienza pubblica, sospendendo temporaneamente la definizione del contenzioso.
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Prescrizione crediti retributivi: vittoria del lavoratore
Un dipendente ha agito in giudizio per ottenere il pieno computo del periodo di apprendistato nell'anzianità di servizio e il conseguente pagamento degli scatti retributivi non versati. L'azienda datrice di lavoro ha eccepito la prescrizione crediti retributivi, sostenendo che il termine quinquennale decorresse mese per mese durante lo svolgimento del rapporto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando la condanna al pagamento di tutte le somme arretrate. I giudici hanno chiarito che, a seguito delle modifiche legislative del 2012 e del 2015 sulle tutele contro i licenziamenti, il lavoratore non gode più di un regime di stabilità reale garantita. Il decorso del tempo resta quindi sospeso e scatta esclusivamente al momento della cessazione definitiva del contratto lavorativo.
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Prescrizione dei crediti retributivi: vittoria per i dipendenti
Alcuni dipendenti hanno citato in giudizio l'azienda datrice di lavoro per ottenere il computo dell'apprendistato nell'anzianità di servizio e il conseguente pagamento degli scatti retributivi arretrati. L'azienda sosteneva che le somme richieste fossero ormai estinte per decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso aziendale, confermando che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro a tempo indeterminato se mancano adeguate tutele contro il licenziamento illegittimo. I lavoratori conservano il diritto a richiedere tutte le differenze economiche non corrisposte, posticipando il conteggio dei termini alla fine definitiva del contratto.
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Prescrizione dei crediti retributivi: decorrenza e tutele
Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento dell'anzianità maturata durante l'apprendistato e il conseguente pagamento degli scatti stipendiali negati dal datore di lavoro. L'azienda si è opposta eccependo la prescrizione delle somme maturate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante lo svolgimento del rapporto lavorativo. A seguito delle riforme legislative del 2012 e del 2015, il regime di tutela contro i licenziamenti illegittimi si è indebolito. Tale instabilità genera nel dipendente un fondato timore di ritorsioni contrattuali. Di conseguenza, i termini per richiedere gli stipendi arretrati iniziano a decorrere esclusivamente dalla cessazione definitiva del contratto di lavoro, garantendo piena tutela economica al dipendente.
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Prescrizione crediti erariali tra sanzioni e tributi
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento notificata dopo nove anni dalla precedente cartella esattoriale. L'interessato ha eccepito l'estinzione del debito per decorso del tempo. I giudici di merito hanno accolto la tesi difensiva limitatamente a sanzioni e interessi, applicando la prescrizione breve di cinque anni e confermando invece la validità del tributo principale soggetto al termine ordinario decennale. L'Ente di Riscossione ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che tutti gli importi fiscali si prescrivano esclusivamente in dieci anni. La Suprema Corte ha preso atto del contrasto interpretativo esistente sulla prescrizione crediti erariali. I giudici hanno quindi rinviato la decisione a una nuova udienza tematica.
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Contributo di solidarietà della Cassa: prelievo nullo e rimborsi
Un Ente di previdenza privatizzato ha applicato trattenute a titolo di contributo di solidarietà sul trattamento economico di un professionista in pensione. Il Pensionato ha impugnato tali prelievi contestandone la legittimità e chiedendo la restituzione delle somme. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del prelievo, ribadendo che gli enti previdenziali privatizzati non possono introdurre prestazioni patrimoniali obbligatorie senza una specifica previsione legislativa. Inoltre, la Corte ha stabilito che l'azione del pensionato per il rimborso delle somme indebitamente trattenute è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella breve quinquennale, respingendo integralmente le difese dell'Ente previdenziale.
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Contributo di solidarietà: illegittimo il taglio alla pensione
Un professionista in pensione ha contestato i tagli applicati per dieci anni sul proprio trattamento pensionistico da parte del proprio ente previdenziale privatizzato. L'ente ha imposto un prelievo forzoso per garantire il proprio equilibrio finanziario. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tali trattenute: le casse previdenziali autonome non hanno il potere di istituire un contributo di solidarietà sui trattamenti già liquidati, poiché solo la legge statale può imporre prelievi patrimoniali. I giudici hanno inoltre stabilito che il diritto alla restituzione delle somme indebitamente prelevate è soggetto alla prescrizione decennale ordinaria e non a quella quinquennale. Di conseguenza, l'ente previdenziale deve restituire l'intero importo trattenuto, oltre agli interessi legali maturati da ogni singolo prelievo.
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Contributo di solidarietà sulle pensioni: le Casse devono pagare
Un Ente previdenziale privatizzato ha operato trattenute mensili sull'assegno di un Pensionato applicando un contributo di solidarietà deliberato internamente per esigenze di bilancio. Il Pensionato ha citato in giudizio l'Ente per ottenere il rimborso integrale delle somme sottratte illegittimamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente previdenziale confermando l'illegittimità del prelievo. I giudici hanno stabilito che le casse privatizzate non possiedono il potere di imporre prelievi patrimoniali straordinari sui trattamenti già liquidati, poiché tale prerogativa spetta unicamente alla legge statale. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che il diritto alla restituzione delle somme illegittimamente trattenute è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella breve quinquennale. L'Ente previdenziale deve quindi restituire tutte le trattenute indebite e pagare le spese processuali.
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Integrazione del contraddittorio tributario: stop al Fisco
Un contribuente riceve un'intimazione di pagamento basata su diciotto cartelle esattoriali per tributi statali e locali. L'interessato impugna l'atto eccependo la mancata notifica degli atti precedenti e la prescrizione dei debiti. I giudici di primo e secondo grado accolgono solo parzialmente il ricorso, distinguendo tra imposte erariali e crediti locali. L'Agenzia delle Entrate e l'Agente della Riscossione ricorrono quindi in Cassazione. Il Fisco omette tuttavia di notificare il ricorso al Comune e alla Camera di Commercio, entrambi già coinvolti nel processo di appello. I giudici di legittimità rilevano il vizio procedurale e sospendono ogni decisione sul merito fiscale. La Corte ordina l'integrazione del contraddittorio tributario entro sessanta giorni verso gli enti esclusi, rinviando la controversia a nuovo ruolo.
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Decreto ingiuntivo ai soci in solido: chi non si oppone paga
L'ente previdenziale ha ottenuto un decreto ingiuntivo per recuperare il trattamento di fine rapporto anticipato ai lavoratori di una società fallita. L'ingiunzione ha colpito i soci illimitatamente responsabili. Solo una socia ha promosso tempestiva opposizione, ottenendo la revoca del debito per intervenuta prescrizione quinquennale. I giudici di secondo grado hanno esteso questo beneficio anche all'altro socio rimasto inerte nel processo. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale verdetto. La notifica di un decreto ingiuntivo ai soci in solido impone a ciascun soggetto di difendersi in modo autonomo. L'inerzia del socio comporta la definitività del titolo esecutivo nei suoi confronti. La vittoria processuale di un coobbligato non cancella l'ingiunzione definitiva per chi non ha proposto opposizione.
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Prescrizione crediti di lavoro: la firma informale non basta
Un lavoratore richiede l'ammissione allo stato passivo fallimentare per oltre centomila euro di spettanze retributive pregresse. Il curatore eccepisce la prescrizione quinquennale del credito. Il creditore sostiene l'avvenuta interruzione della prescrizione tramite una lettera consegnata a mano alla rappresentante legale della società, sua moglie. I giudici di merito respingono l'istanza per mancanza di data certa della missiva e insufficienza degli indizi a sostegno dell'avvenuta notifica. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il creditore non dimostra validamente l'atto interruttivo con prova opponibile al curatore.
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Cassa integrazione straordinaria: illegittimi i criteri generici
Un'azienda ha collocato a zero ore un dipendente per oltre dieci anni senza specificare criteri trasparenti di selezione e rotazione. Il dipendente ha agito in giudizio contestando l'illegittimità del provvedimento datoriale e chiedendo il pagamento delle differenze tra lo stipendio pieno e il trattamento economico percepito. L'azienda si è difesa eccependo la prescrizione breve, l'inerzia prolungata del dipendente e l'assenza di una formale offerta della prestazione lavorativa. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda. I giudici hanno stabilito che l'adozione di parametri generici e unilaterali rende illegittima la cassa integrazione straordinaria. Il credito risarcitorio del dipendente deriva da un inadempimento contrattuale, con applicazione della prescrizione decennale ordinaria. Il silenzio del dipendente non costituisce rinuncia ai diritti e l'atto aziendale illegittimo pone automaticamente il datore in mora.
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Contributo di solidarietà sulla pensione: prelievo illegittimo
Un professionista in pensione ha citato in giudizio la propria Cassa di previdenza privatizzata per ottenere la restituzione delle somme trattenute a titolo di contributo di solidarietà sulla pensione. La Cassa previdenziale sosteneva la piena legittimità del prelievo per garantire l'equilibrio dei conti interni ed eccepiva la prescrizione breve di cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente. I giudici hanno stabilito che le casse privatizzate non hanno il potere di decurtare trattamenti pensionistici già liquidati senza una legge statale autorizzativa. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che il credito per la restituzione di tali trattenute illegittime non costituisce una semplice riliquidazione dell'assegno, ma un rimborso per prelievo indebito. Di conseguenza, il diritto al recupero si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e non in quello breve di cinque.
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Contributo di solidarietà nullo: pensione salva e rimborso
Un Ente Previdenziale privatizzato ha applicato un contributo di solidarietà sui ratei di pensione erogati a un Professionista a riposo. Il Pensionato ha citato in giudizio l'Ente per ottenere la restituzione integrale di tutte le trattenute subite sulla pensione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del prelievo forzoso deliberato autonomamente dall'Ente di previdenza. I giudici hanno chiarito che l'imposizione patrimoniale spetta solo allo Stato per legge. La Suprema Corte ha inoltre stabilito che il diritto alla restituzione delle tratte indebite si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e non in cinque anni. L'Ente Previdenziale è stato condannato a rimborsare integralmente le somme trattenute e a pagare le spese processuali.
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