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Art. 2948 Codice Civile

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1552 provvedimenti

Prescrizione crediti: 10 anni se il quantum è incerto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione crediti per obbligazioni periodiche è decennale, e non quinquennale, quando il pagamento non è automatico ma richiede una verifica periodica delle condizioni e una successiva liquidazione per determinarne l'importo esatto (il 'quantum'). Il caso riguardava la richiesta di un sussidio integrativo da parte di una società di trasporti nei confronti di un Comune. Poiché l'erogazione del sussidio dipendeva dalla verifica mensile di un disavanzo tra costi e ricavi, la Corte ha ritenuto che non si trattasse di una semplice prestazione periodica, confermando la decisione della Corte d'Appello e respingendo il ricorso del Comune.
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Prescrizione crediti lavoro: quando inizia a decorrere
Una lavoratrice ha fatto causa a due società per differenze retributive. La Corte d'Appello aveva limitato il suo diritto applicando la prescrizione quinquennale durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, a causa della ridotta stabilità introdotta dalla Riforma Fornero, la prescrizione crediti lavoro inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Sospensione illegittima CIGS: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11547/2023, ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la declaratoria di sospensione illegittima CIGS di un lavoratore. La Corte ha stabilito che la genericità dei criteri di scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione rende il provvedimento nullo e dà diritto al lavoratore al pieno risarcimento del danno. È stato inoltre ribadito che l'azione di risarcimento si prescrive in dieci anni e che la mera inerzia del lavoratore non costituisce rinuncia al proprio diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo l'ordinanza, il semplice richiamo a esigenze tecnico-organizzative, senza specificare parametri oggettivi e predeterminati, rende la selezione discrezionale e arbitraria. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'azione di risarcimento del danno si prescrive in dieci anni e che la mancata contestazione immediata da parte del lavoratore non equivale a una rinuncia al proprio diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni dipendenti. La decisione si fonda sulla genericità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti discrezionali e arbitrari. Di conseguenza, è stato riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione piena e l'indennità percepita, con prescrizione decennale.
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Borsa studio medici specializzandi: no all’adeguamento
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto l'adeguamento triennale e annuale della propria borsa di studio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7237/2023, ha rigettato il ricorso. La Corte ha stabilito che, per i corsi iniziati tra il 1998 e il 2005, la normativa successiva al 1997 ha escluso l'applicazione dei meccanismi di adeguamento previsti in precedenza, consolidando la quota del Fondo sanitario nazionale destinata al finanziamento della borsa studio medici specializzandi e ritenendo legittimo il blocco degli incrementi.
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Criteri CIGS: sospensione illegittima se generici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4518/2023, ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo la Corte, criteri non specifici, come le "esigenze tecnico-organizzative", conferiscono al datore di lavoro un potere discrezionale inaccettabile, rendendo la sospensione nulla. La richiesta di risarcimento del danno da parte del lavoratore si prescrive in dieci anni, non in cinque, trattandosi di inadempimento contrattuale. L'inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia tacita al suo diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimità e risarcimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda al risarcimento dei danni a favore di un lavoratore collocato in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La decisione si fonda sulla illegittimità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti eccessivamente generici e discrezionali. La Corte ha rigettato i quattordici motivi di ricorso dell'azienda, ribadendo che la semplice indicazione di criteri non è sufficiente se la loro applicazione pratica risulta arbitraria, e ha confermato il diritto del lavoratore a percepire la differenza tra la retribuzione piena e l'indennità di integrazione salariale ricevuta.
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Criteri scelta CIGS: illegittimi se sono generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore, stabilendo che i criteri scelta CIGS non possono essere generici. Un semplice richiamo ai criteri legali (anzianità, carichi familiari, esigenze aziendali) non è sufficiente se l'azienda non predetermina e comunica le concrete modalità di applicazione, come punteggi e ponderazioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, condannandola al risarcimento del danno per aver applicato i criteri in modo discrezionale e non trasparente.
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Criteri CIGS generici: sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Il motivo risiede nell'utilizzo da parte dell'azienda di criteri di scelta generici e non predeterminati, che hanno reso la selezione dei dipendenti discrezionale e arbitraria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia al diritto di contestare la sospensione e ha condannato l'azienda al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l'indennità di integrazione salariale percepita.
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Criteri CIGS: illegittimi se generici, dice Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore in Cassa Integrazione (CIGS) perché i criteri di scelta adottati dall'azienda erano eccessivamente generici e discrezionali. Secondo la Corte, i criteri CIGS devono essere specifici e oggettivi per evitare decisioni arbitrarie. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perse dal dipendente.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
Una nota azienda manifatturiera ricorreva in Cassazione contro la sentenza che la condannava a risarcire alcuni dipendenti per illegittima collocazione in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando che i criteri di scelta CIGS, se troppo generici e non specificati negli accordi sindacali, rendono la sospensione illegittima. La decisione ribadisce che la selezione dei lavoratori non può essere lasciata alla discrezionalità del datore di lavoro, il quale ha l'onere di provare la correttezza del proprio operato.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda manifatturiera, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori. La Corte ha stabilito che i criteri di scelta CIGS devono essere specifici e verificabili, non generici o basati su decisioni discrezionali del datore di lavoro. La mancanza di trasparenza nei criteri rende la collocazione in Cassa Integrazione illegittima e obbliga l'azienda al risarcimento del danno.
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Termine decadenza tributi locali: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su una controversia relativa alla TARI, chiarendo il corretto termine di decadenza per i tributi locali. Un Comune aveva emesso avvisi di accertamento a una società per diverse annualità. La Corte di Giustizia Tributaria aveva dichiarato nullo l'avviso per il 2014, ritenendolo tardivo. La Cassazione ha ribaltato la decisione, specificando che il termine di decadenza per la notifica degli avvisi di accertamento per dichiarazione infedele è quinquennale, come previsto dalla L. n. 296/2006. Pertanto, l'atto notificato nel 2019 per l'anno 2014 era tempestivo. La sentenza sottolinea la fondamentale distinzione tra la decadenza, che riguarda il potere di accertamento, e la prescrizione, che concerne la successiva fase di riscossione del credito.
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Prescrizione crediti lavoro pubblico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1701/2026, affronta il tema della prescrizione dei crediti di lavoro nel pubblico impiego. Il caso riguarda una dottoressa che, pur operando con contratti di collaborazione autonoma per un'Azienda Sanitaria, ha ottenuto il riconoscimento della natura subordinata del rapporto. La Corte ha stabilito che, a differenza del settore privato, nel lavoro pubblico la prescrizione quinquennale dei crediti retributivi decorre anche in costanza di rapporto, poiché non sussiste il cosiddetto 'metus' (timore) del licenziamento che giustifica la sospensione del termine. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame sulla base di questo principio.
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Responsabilità socio debiti fiscali: la Cassazione
Un ex socio ha impugnato un'intimazione di pagamento per debiti fiscali della sua precedente società, lamentando la mancata notifica delle cartelle originarie e la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo i principi sulla responsabilità del socio per i debiti fiscali. La Corte ha chiarito che è sufficiente notificare le cartelle di pagamento alla sola società, che la responsabilità del socio deriva dalla sua posizione e che la prescrizione per tali tributi è decennale.
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Decadenza notifica tributi: vale la data di spedizione
La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra decadenza e prescrizione in materia di tributi locali. In un caso relativo a un avviso di accertamento TARI per il 2014, notificato dopo la scadenza del quinquennio ma spedito prima, la Corte ha stabilito che per interrompere la decadenza è sufficiente la consegna dell'atto all'ufficio postale prima del termine. La ricezione da parte del contribuente rileva solo per i suoi termini di difesa. Questa sentenza ribadisce il principio della scissione soggettiva degli effetti della notificazione, risolvendo la questione sulla decadenza notifica tributi a favore dell'ente impositore.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione fissa 10 anni
Un pensionato ha citato in giudizio la propria Cassa di previdenza privata per l'applicazione di un contributo di solidarietà sulla sua pensione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prelievo, ribadendo che solo lo Stato può imporre prestazioni patrimoniali. Inoltre, la Corte ha stabilito, in riforma delle precedenti decisioni, che il diritto del pensionato al rimborso delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque, poiché non si tratta di un credito periodico e liquido.
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Conguagli tariffari: limiti alla retroattività
La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso di una società di gestione idrica. Stabilisce che i conguagli tariffari retroattivi sono legittimi solo se calcolati secondo le norme vigenti all'epoca della fornitura. La prescrizione decorre non dalla fornitura, ma dall'approvazione formale dei conguagli. Viene confermato l'onere della prova a carico del gestore in caso di consumi anomali contestati dall'utente.
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Conguagli servizio idrico: limiti alla retroattività
La Corte di Cassazione ha stabilito i limiti per i conguagli del servizio idrico. Con l'ordinanza n. 1110/2026, ha chiarito che le società di gestione possono richiedere arretrati, ma il calcolo deve basarsi sulle tariffe vigenti all'epoca del consumo, non su nuove tariffe retroattive. Inoltre, il termine di prescrizione di cinque anni non decorre dal consumo, ma dal momento in cui l'ente competente approva e quantifica formalmente tali conguagli, rendendo il credito esigibile.
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