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Art. 2946 Codice Civile

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1577 provvedimenti

Decadenza compenso custode: 100 giorni o 10 anni? La Cassazione
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha risolto un contrasto giurisprudenziale sulla decadenza del compenso del custode giudiziario. Un custode si era visto negare il pagamento per la custodia di veicoli sequestrati perché aveva presentato la domanda oltre il termine di 100 giorni previsto dall'art. 71 del Testo Unico Spese di Giustizia per gli ausiliari del magistrato. La Corte ha stabilito che questo termine non si applica ai custodi. La loro attività è regolata dal successivo art. 72, che non prevede alcuna decadenza. Pertanto, il diritto al compenso del custode non si perde dopo 100 giorni, ma è soggetto solo al termine di prescrizione ordinario di dieci anni. Il custode ha quindi vinto la causa.
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Prescrizione COSAP: 10 anni se l’occupazione è senza concessione
Una società autostradale occupava suolo pubblico con dei cavalcavia senza una concessione comunale. Quando la società di riscossione del Comune ha richiesto il pagamento del canone (COSAP), la società autostradale ha eccepito la prescrizione di cinque anni. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione COSAP: in caso di occupazione senza titolo, il canone ha natura di indennità e non di prestazione periodica. Di conseguenza, si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni, non quella breve di cinque. La richiesta del Comune è stata quindi ritenuta valida e non prescritta.
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Garanzia e nuovi prestiti: no alla liberazione del fideiussore
La Corte di Cassazione ha negato la liberazione del fideiussore che si era opposto a un decreto ingiuntivo. I garanti sostenevano che la banca avesse concesso nuovi crediti alla società debitrice, nonostante le sue difficoltà economiche, senza la loro autorizzazione. La Corte ha stabilito che il garante-amministratore della società era necessariamente a conoscenza dei nuovi finanziamenti. Per l'altro garante, invece, non è stata fornita la prova che la banca fosse consapevole del peggioramento delle condizioni economiche del debitore. Di conseguenza, la richiesta di liberazione del fideiussore è stata respinta e la garanzia è rimasta valida.
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Prescrizione credito retributivo: Ente attende 10 anni e perde
Un Ente Previdenziale chiede la restituzione di somme a un dipendente dopo oltre dieci anni, ma la sua richiesta viene respinta. Un accordo sindacale aveva sospeso il recupero del credito per un solo anno. Scaduto quel termine, l'Ente aveva il diritto di agire, ma non lo ha fatto. La Cassazione conferma che il diritto si è estinto per prescrizione del credito retributivo. L'inerzia prolungata dell'Ente gli ha fatto perdere la possibilità di recuperare le somme, dando ragione al Lavoratore.
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Indennità Aggiuntiva: Obbligo di Restituzione se Duplica il TFR
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di alcuni ex dipendenti alla restituzione di un'indennità aggiuntiva di anzianità. L'azienda l'aveva erogata basandosi su un regolamento interno, ma in seguito ne ha chiesto la restituzione. I giudici hanno stabilito che tale indennità era una duplicazione illegittima del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) e quindi non dovuta. La richiesta di restituzione dell'indennità aggiuntiva non è prescritta, poiché si applica il termine ordinario di dieci anni e non quello breve di cinque. I lavoratori, risultati perdenti, devono quindi restituire le somme percepite.
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Mail del Presidente non basta per la rinuncia alla prescrizione
Alcuni ex soci di una cooperativa edilizia chiedevano la restituzione delle somme versate dopo essere stati esclusi. La cooperativa si opponeva, sostenendo che il diritto al rimborso era caduto in prescrizione, cioè scaduto per il passare del tempo. Gli ex soci replicavano che una mail del Presidente e alcune voci di bilancio costituivano una rinuncia alla prescrizione da parte della società. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso nel merito la questione, ma ha rinviato la causa a un nuovo esame per un vizio di procedura. Resta centrale il dibattito sulla validità di comunicazioni informali come atti di rinuncia a un diritto.
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Ripetizione di indebito: la prova dei versamenti spetta al cliente
Un'azienda ha avviato un'azione di ripetizione di indebito contro una banca per recuperare addebiti ritenuti illegittimi su un conto corrente. La banca si è difesa sostenendo che il diritto alla restituzione fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sull'onere della prova: se la banca solleva l'eccezione di prescrizione, spetta al correntista dimostrare quali versamenti avevano natura solo 'ripristinatoria' (entro il fido) e quali 'solutoria' (oltre il fido). Solo per questi ultimi la prescrizione decorre dal singolo versamento. La Corte ha quindi dato ragione alla banca su questo specifico aspetto, stabilendo che il cliente deve fornire la prova dettagliata dei movimenti per superare l'eccezione di prescrizione.
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Decadenza riscossione post giudicato: il Fisco ha 10 anni
Una contribuente si oppone a una cartella esattoriale per imposte di successione, sostenendo che l'Agenzia delle Entrate avesse superato i termini per la riscossione. La pretesa del Fisco, però, derivava da un accertamento confermato da una sentenza definitiva anni prima. La Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla decadenza riscossione post giudicato: quando un debito fiscale è cristallizzato in una sentenza passata in giudicato, non si applicano più i brevi termini di decadenza per l'iscrizione a ruolo. Il diritto dell'Agenzia si trasforma e segue il termine di prescrizione ordinario di dieci anni, che decorre dal momento in cui la sentenza è diventata definitiva. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha vinto la causa.
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Affitto in nero: la ripetizione canone di locazione non decade
La Corte di Cassazione interviene sul tema della ripetizione canone di locazione versato in nero. Una inquilina, citata in giudizio per canoni non pagati, chiedeva la restituzione delle somme extra versate rispetto al contratto registrato. I giudici di merito avevano respinto la sua richiesta, ritenendola decaduta per aver agito oltre sei mesi dalla riconsegna dell'immobile. La Cassazione ribalta la decisione: il termine di sei mesi non causa la decadenza totale. Se si agisce dopo, l'inquilino non perde il diritto, ma il proprietario può eccepire la prescrizione per i crediti più vecchi di dieci anni. Se si agisce entro sei mesi, invece, si può recuperare tutto. L'inquilina vince e il processo torna in Appello.
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Canone Occupazione Suolo Pubblico: prescrizione di 10 anni
Un commerciante ambulante si oppone a un avviso di conguaglio per il Canone Occupazione Suolo Pubblico (COSAP) relativo all'anno 2000, notificato dal Comune nel 2008 a seguito di un errore di calcolo. Il commerciante sosteneva che il diritto del Comune fosse estinto per prescrizione breve di cinque anni. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, stabilendo un principio fondamentale: il COSAP non è una prestazione periodica come un affitto, ma un corrispettivo unitario per la concessione. Di conseguenza, si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni. Poiché il termine non era scaduto, la richiesta di pagamento del Comune è stata ritenuta legittima e il ricorso del commerciante è stato respinto.
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Azione revocatoria e prescrizione: la donazione non salva dai debiti
Una debitrice dona il suo unico immobile alla figlia per sottrarlo alla banca creditrice. La banca agisce con un'azione revocatoria. La debitrice si difende sostenendo che il debito è scaduto, poiché l'azione revocatoria non vale a interrompere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul rapporto tra azione revocatoria e prescrizione: l'azione per rendere inefficace la donazione è un atto di esercizio del diritto di credito e, pertanto, interrompe la prescrizione. La banca vince la causa e può procedere sul bene donato.
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Trattenute sulla pensione: la Cassazione sceglie la prescrizione decennale
Una Cassa di Previdenza effettua per anni delle trattenute su una pensione, qualificandole come 'contributo di solidarietà'. L'erede del pensionato agisce per ottenere la restituzione delle somme, ritenute illegittime. La Cassa si difende sostenendo che il diritto al rimborso sia prescritto in 5 anni. La Corte di Cassazione, invece, dà ragione all'erede, stabilendo che il diritto a recuperare trattenute illegittime non è soggetto alla prescrizione breve di 5 anni, ma alla prescrizione decennale pensione. La Cassa viene quindi condannata a restituire gli importi indebitamente prelevati.
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Prescrizione Interessi Credito d’Imposta: la Banca Perde col Fisco
Una società contribuente ha richiesto il pagamento degli interessi su un vecchio credito d'imposta. L'Agenzia delle Entrate ha negato il pagamento, sostenendo che il diritto fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione interessi credito d'imposta. Il diritto a ricevere gli interessi è autonomo rispetto al credito principale e, avendo natura periodica, si estingue in cinque anni, non nel termine ordinario di dieci. Poiché la società aveva presentato la richiesta oltre questo termine, la sua pretesa è stata respinta. La vittoria è andata all'Agenzia delle Entrate.
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Prescrizione onere della prova banca: la Cassazione alleggerisce
Un correntista ha citato in giudizio la sua banca per ottenere la restituzione di somme indebitamente addebitate sul conto. La banca si è difesa sollevando l'eccezione di prescrizione, sostenendo che il diritto del cliente al rimborso fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla prescrizione e l'onere della prova della banca: per sollevare validamente questa difesa, l'istituto di credito non è tenuto a specificare quali singoli versamenti del cliente siano prescritti. È sufficiente che la banca dichiari l'inerzia del correntista e la sua volontà di avvalersi della prescrizione. La Corte ha quindi accolto il ricorso della banca, rinviando la decisione a un nuovo giudice che dovrà applicare questo principio.
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Esecuzione in forma specifica: il costruttore si rifiuta, vince il compratore
Un acquirente cita in giudizio un'impresa costruttrice per ottenere il trasferimento di un immobile, come previsto da un contratto preliminare. L'impresa si oppone, sostenendo che il diritto dell'acquirente sia scaduto (prescritto) e che il prezzo non sia stato interamente pagato. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni precedenti, dà ragione all'acquirente. Stabilisce che il diritto non era prescritto e che il piccolo saldo residuo non impediva l'Esecuzione in forma specifica del contratto. La Corte ha quindi ordinato il trasferimento della proprietà, subordinandolo al pagamento della minima somma rimanente. L'acquirente vince la causa.
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Pensione Spettacolo: il massimale retributivo batte lo stipendio pieno
Una lavoratrice dello spettacolo ha contestato il calcolo della sua pensione, sostenendo che l'Ente Previdenziale avesse applicato illegittimamente un tetto massimo alla sua retribuzione. L'Ente, invece, riteneva corretto limitare la base di calcolo della cosiddetta 'quota B' della pensione. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente Previdenziale, stabilendo che il massimale retributivo pensione spettacolo è una norma ancora valida e necessaria. Questo limite serve a bilanciare i diritti del pensionato con la sostenibilità economica del sistema previdenziale. La sentenza precedente, favorevole alla lavoratrice, è stata quindi annullata e il caso dovrà essere riesaminato.
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Opposizione a Intimazione di Pagamento: 20 giorni o perdi tutto
Un contribuente presenta opposizione a intimazione di pagamento per contributi previdenziali, sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle esattoriali originarie. La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale: la contestazione di un vizio di notifica di un atto precedente (la cartella) deve essere fatta entro il termine perentorio di 20 giorni dalla notifica dell'atto successivo (l'intimazione). Questo tipo di contestazione rientra nell'opposizione agli atti esecutivi. Poiché il contribuente ha agito oltre tale termine, il suo ricorso è stato dichiarato tardivo e respinto. La Corte distingue nettamente questa ipotesi da quella in cui si contesta l'esistenza stessa del debito, ad esempio per prescrizione, che segue regole diverse.
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Status Vittima del Dovere: Imprescrittibile Anche Dopo 30 Anni
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sullo status di vittima del dovere. Un ex militare, a decenni da un incidente avvenuto durante la leva, si era visto negare il riconoscimento perché, secondo i giudici di merito, il suo diritto era caduto in prescrizione. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che la richiesta di accertamento dello status di vittima del dovere è imprescrittibile, ovvero non ha scadenza. Si tratta di una condizione personale permanente. Tuttavia, i benefici economici che ne derivano, come gli assegni, restano soggetti alla normale prescrizione di dieci anni. Pertanto, il militare ha vinto la causa e ottenuto il riconoscimento del suo status.
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Prescrizione credito d’imposta: Fisco vince ma la Cassazione frena
Un istituto di credito chiedeva il rimborso di un'imposta versata nel 1990, presentando la domanda solo nel 2009. L'Agenzia delle Entrate negava il rimborso, sostenendo la prescrizione del credito d'imposta. La questione legale verteva sulla possibilità per l'Agenzia di sollevare tale eccezione, alla luce di una norma speciale che sembrava limitarla. La Corte di Cassazione, pur ritenendo fondata la tesi dell'Agenzia sulla prescrizione, ha deciso di sospendere il giudizio. La Corte attende una pronuncia delle Sezioni Unite su un caso identico per garantire un'interpretazione uniforme della legge, lasciando di fatto la controversia in sospeso.
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Prescrizione crediti erariali: 10 anni, non 5. La Cassazione
Un contribuente si oppone a un'intimazione di pagamento per tasse (IRPEF e IVA), sostenendo che il diritto alla riscossione fosse scaduto. I giudici di merito gli danno ragione, applicando il termine di cinque anni. L'Agente della Riscossione ricorre in Cassazione, che ribalta la decisione. La Corte Suprema stabilisce un principio fondamentale: la prescrizione dei crediti erariali, come IRPEF e IVA, è quella ordinaria di dieci anni. Questi tributi, infatti, non sono prestazioni periodiche ma debiti autonomi che sorgono anno per anno. Di conseguenza, il termine breve di cinque anni non si applica. La Cassazione accoglie il ricorso dell'ente di riscossione.
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