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Art. 2946 Codice Civile — Anno 2025

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456 provvedimenti

Altri anni per Art. 2946 Codice Civile

Contributo di solidarietà: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale contro la sentenza che aveva giudicato illegittimo il contributo di solidarietà applicato sulla pensione di un iscritto. La Corte ha ribadito che qualsiasi prelievo patrimoniale, inclusi i contributi di questo tipo, deve avere un fondamento univoco nella legge e non può essere introdotto autonomamente dalla Cassa. Inoltre, è stato confermato che il diritto alla restituzione delle somme trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Prescrizione crediti fiscali: la guida della Cassazione
Un contribuente ha impugnato diverse cartelle esattoriali per vizi di notifica e per la maturata prescrizione dei crediti fiscali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15864/2025, ha rigettato il ricorso, fornendo importanti chiarimenti. Ha ribadito che la prescrizione per i tributi erariali, una volta divenuto definitivo l'atto impositivo, è decennale. Al contrario, per sanzioni e interessi, il termine di prescrizione è quinquennale. La Corte ha inoltre considerato inammissibili o infondate le censure del contribuente relative ai vizi di notifica, confermando la validità degli atti interruttivi posti in essere dall'agente della riscossione.
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Notifica cartella di pagamento: onere della prova
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo la mancata e invalida notifica delle cartelle esattoriali presupposte e l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato sia il ricorso del contribuente sia quello incidentale dell'Agente della Riscossione. Ha chiarito che per provare la notifica della cartella di pagamento, l'agente della riscossione deve produrre l'avviso di ricevimento, che fa fede fino a querela di falso. La Corte ha inoltre ribadito la differenza nei termini di prescrizione: decennale per i tributi e quinquennale per sanzioni e interessi.
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Canone di depurazione: chi rimborsa se non funziona?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il canone di depurazione non è dovuto se il servizio è inefficiente, anche solo parzialmente. La sentenza chiarisce che la società di gestione del servizio idrico, in quanto controparte contrattuale, è tenuta al rimborso diretto verso gli utenti. Questa potrà poi agire in regresso contro l'ente proprietario dell'impianto. La Corte ha inoltre confermato che l'onere di provare il corretto funzionamento del servizio spetta al gestore e che il termine di prescrizione per la richiesta di rimborso è di dieci anni.
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Vittima del dovere: lo status è imprescrittibile
Con l'ordinanza n. 16186/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere è imprescrittibile. A differenza dei singoli benefici economici, che sono soggetti alla prescrizione decennale, l'azione per l'accertamento di questa condizione personale non ha limiti di tempo. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva respinto la domanda di un dipendente pubblico basandosi erroneamente sulla prescrizione dello status stesso.
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Vittima del dovere: status negato per casco non idoneo
Un operatore delle forze dell'ordine, infortunatosi in un incidente motociclistico durante il servizio, ha richiesto il riconoscimento dello status di vittima del dovere, attribuendo l'aggravarsi delle lesioni a un casco in dotazione ritenuto inadeguato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per ottenere tale status non basta un infortunio in servizio o l'uso di equipaggiamento non tecnologicamente avanzato. È indispensabile dimostrare l'esposizione a rischi straordinari, superiori alla normalità del proprio incarico, condizione che nel caso di specie non è stata riscontrata.
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Indennità di specializzazione: quando spetta sempre?
Una società cooperativa ha contestato la decisione della Corte d'Appello che riconosceva a un macellaio una indennità di specializzazione. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che se un accordo collettivo prevede il mantenimento dell'indennità per i lavoratori di un certo livello, anche a fronte di una riduzione delle mansioni, il diritto a tale indennità persiste. La Corte ha sottolineato che l'interpretazione dei contratti collettivi deve basarsi sul tenore letterale e sulla logica complessiva, tutelando il diritto del lavoratore basato sull'inquadramento contrattuale.
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Prescrizione crediti erariali: quando è decennale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16597/2025, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro una comunicazione di iscrizione ipotecaria. La Corte ha stabilito che la prescrizione dei crediti erariali per imposte come IRPEF, IVA e IRAP è decennale e non quinquennale. Inoltre, ha confermato la legittimità dell'Agente della Riscossione di avvalersi di avvocati del libero foro per la propria difesa in giudizio, senza necessità di specifiche delibere.
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Canone COSAP: obbligo anche senza concessione formale
Una società ha impugnato avvisi di pagamento per il canone COSAP relativo a impianti pubblicitari. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di pagamento, stabilendo che il canone è dovuto per la semplice occupazione di fatto del suolo pubblico, indipendentemente da un atto formale di concessione. L'inerzia della Pubblica Amministrazione nella richiesta non costituisce rinuncia al credito, il quale si prescrive nel termine ordinario di dieci anni.
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Prescrizione crediti tributari: differenze e termini
Con l'ordinanza n. 18485/2025, la Corte di Cassazione interviene sulla prescrizione crediti tributari, stabilendo una netta distinzione. Se il tributo erariale, una volta divenuta definitiva la cartella, si prescrive in dieci anni, lo stesso non vale per sanzioni e interessi. Per queste voci accessorie, il termine di prescrizione è quinquennale. La Corte ha inoltre confermato che la sospensione dei termini prevista dalla L. 147/2013 opera automaticamente per tutti i carichi affidati alla riscossione entro il 31 ottobre 2013, indipendentemente dall'adesione del contribuente alla definizione agevolata.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti d’interesse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15905/2025, chiarisce i nuovi e stringenti limiti per l'impugnazione dell'estratto di ruolo. Un contribuente, ex socio di una società, aveva contestato un debito IVA appreso solo tramite estratto di ruolo, sostenendo la mancata notifica della cartella di pagamento. La Corte ha applicato la nuova normativa (art. 12, c. 4-bis, d.P.R. 602/1973), stabilendo che l'impugnazione è ammissibile solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e concreto, come l'impossibilità di partecipare ad appalti pubblici. In assenza di tale prova, il ricorso originario è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse ad agire.
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Uso aziendale: come si revoca? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro non può revocare un uso aziendale favorevole ai dipendenti, come la non assorbibilità del superminimo, semplicemente smettendo di applicarlo. Analizzando il caso di alcuni lavoratori di una società di telecomunicazioni, la Corte ha chiarito che per la revoca è necessario un atto formale, una "disdetta" giustificata da un mutamento di circostanze e comunicata esplicitamente a tutti i dipendenti. La sentenza di appello, che aveva dato ragione all'azienda, è stata annullata con rinvio.
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Estratto di ruolo: quando l’opposizione è inammissibile
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento di cui è venuto a conoscenza tramite un estratto di ruolo, lamentando l'omessa notifica e la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'azione inammissibile per carenza di interesse ad agire, stabilendo che, in assenza di un atto di minaccia concreto da parte dell'agente della riscossione, la semplice conoscenza dell'iscrizione a ruolo tramite estratto non è sufficiente a giustificare un'azione legale.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Ente Previdenziale, confermando l'illegittimità del prelievo a titolo di contributo di solidarietà sulla pensione di un professionista. Il prelievo è illegittimo perché imposto senza una specifica base legale, violando la riserva di legge stabilita dalla Costituzione. La Corte ha anche confermato la prescrizione decennale per la richiesta di restituzione delle somme.
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Polizze unit linked: la qualificazione del contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che per le polizze unit linked non è sufficiente la qualificazione formale data dalle parti per determinarne la natura giuridica. Un giudice deve analizzare in modo approfondito il contratto per stabilire se si tratti di un prodotto assicurativo o di un investimento finanziario. Questa distinzione è fondamentale per individuare il corretto termine di prescrizione. Nel caso specifico, la Corte d'Appello aveva erroneamente applicato la prescrizione breve basandosi su una qualificazione sommaria, e la sua decisione è stata annullata con rinvio per una nuova e più accurata valutazione.
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Prescrizione crediti lavoro: inammissibile in Cassazione
Un ex dirigente sindacale ha richiesto il pagamento di indennità di fine mandato. L'organizzazione sindacale si è opposta eccependo la prescrizione crediti lavoro quinquennale. Le corti di merito hanno dato ragione al sindacato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del dirigente inammissibile, poiché i motivi erano mal formulati e introducevano per la prima volta questioni legali mai discusse nei precedenti gradi di giudizio, come la natura 'associativa' anziché 'lavorativa' del rapporto.
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Onere della prova mutuo: ricorso inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cliente contro una banca in un caso di mutuo. La Corte ha stabilito che l'onere della prova mutuo ricade sul cliente, che non avendo depositato documenti essenziali come il piano di ammortamento e l'atto di quietanza, non ha potuto dimostrare la presunta nullità delle clausole sugli interessi e l'usura. La mancata produzione documentale ha reso impossibile la verifica delle contestazioni.
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Notifica cartella esattoriale: i chiarimenti della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che contestava la validità di alcune cartelle di pagamento. La Corte ha chiarito che per la notifica cartella esattoriale tramite raccomandata diretta non sono necessarie le formalità previste per gli ufficiali giudiziari, come l'invio della CAN. Inoltre, ha ribadito che il disconoscimento di una copia deve essere specifico e non generico, e ha confermato i termini di prescrizione applicabili.
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Benefici vittime mafia: estraneità è requisito chiave
La Corte di Cassazione ha stabilito che i benefici per le vittime di mafia richiedono come presupposto originario e immanente la totale estraneità del beneficiario ad ambienti delinquenziali. La sentenza chiarisce che una legge del 2016, che esplicita tale requisito, ha natura meramente interpretativa e non innovativa, potendosi quindi applicare a procedimenti non ancora definiti da un giudicato. Di conseguenza, è stata confermata la revoca di una provvisionale inizialmente concessa ai familiari di una vittima di omicidio, poiché quest'ultima non risultava estranea a contesti malavitosi.
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Distanze legali da vedute: la Cassazione decide
Un proprietario ricostruisce un edificio aumentando volume e altezza, violando così le distanze legali dalla finestra del vicino. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del costruttore, confermando la violazione. La sentenza chiarisce punti fondamentali sull'onere della prova nelle azioni a difesa della proprietà, sul termine di prescrizione ventennale per le servitù di veduta e sui termini procedurali invalicabili per sollevare l'eccezione di usucapione.
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