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Art. 2943 Codice Civile

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798 provvedimenti

Onere prova ferie: la Cassazione chiarisce i ruoli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16603/2024, si è pronunciata su un caso riguardante la richiesta di un lavoratore per un inquadramento superiore e il pagamento dell'indennità per ferie non godute. Pur ribadendo il moderno principio secondo cui l'onere prova ferie spetta al datore di lavoro, che deve dimostrare di aver invitato il dipendente a usufruirne, la Corte ha respinto il ricorso. La decisione si fonda sull'accertamento di fatto, non sindacabile in sede di legittimità, secondo cui il lavoratore non aveva inizialmente provato il mancato godimento delle ferie, condizione necessaria affinché l'onere si sposti sull'azienda.
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Prescrizione parte civile: Cassazione su questioni nuove
In una vicenda giudiziaria pluridecennale, la Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'azione di restituzione per somme sottratte da un conto cointestato. La questione centrale ha riguardato l'effetto interruttivo della prescrizione parte civile nel procedimento penale. Tuttavia, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il ricorrente ha introdotto per la prima volta in sede di legittimità una 'questione nuova', ovvero la mancata notifica dell'atto di costituzione, argomento mai sollevato nei precedenti gradi di giudizio.
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Prescrizione e Amministrazione Straordinaria: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16166/2024, ha stabilito che la domanda di ammissione al passivo in amministrazione straordinaria non interrompe la prescrizione. L'effetto interruttivo permanente si produce solo con il deposito dell'elenco dei crediti da parte dei commissari. Nel caso di specie, un credito vantato da un Ministero verso una società, poi fallita, è stato dichiarato prescritto poiché erano decorsi oltre dieci anni dall'ultimo atto interruttivo, senza che i commissari avessero mai depositato l'elenco dei crediti ammessi. La successiva conversione in fallimento non ha sanato la prescrizione già maturata.
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Errore di fatto: quando non si può revocare una sentenza
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. La Corte ha chiarito che l'errata interpretazione giuridica del contenuto di un atto processuale non costituisce un errore di fatto, ma un errore di valutazione, che non legittima la revocazione. La decisione impugnata si basava correttamente sul principio causalistico che lega diverse azioni legali nate dallo stesso rapporto, confermando l'effetto interruttivo della prescrizione anche se la prima azione riguardava solo una parte dei beni oggetto della controversia.
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Prescrizione imposta di registro: da quando decorre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dell'imposta di registro inizia a decorrere dalla data di notifica dell'avviso di liquidazione. Nel caso esaminato, una cartella di pagamento notificata oltre dieci anni dopo l'avviso è stata annullata. La Corte ha respinto la tesi dell'Amministrazione Finanziaria secondo cui il termine dovrebbe iniziare solo dopo la scadenza del periodo per l'impugnazione, confermando che l'atto interruttivo fa scattare immediatamente un nuovo periodo di prescrizione.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Un contribuente ha contestato un estratto di ruolo per prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione, applicando una nuova legge retroattivamente, ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La decisione si fonda sul divieto di impugnazione dell'estratto di ruolo, chiudendo il caso senza esaminare la questione della prescrizione e compensando le spese legali a causa della modifica normativa.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
Un professionista ha contestato l'applicazione di un contributo di solidarietà sulla propria pensione da parte della sua Cassa di previdenza. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prelievo, ribadendo che solo la legge dello Stato, e non gli enti previdenziali privatizzati, può imporre prestazioni patrimoniali. La Corte ha inoltre chiarito che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni, ma ha specificato che il termine di prescrizione si interrompe solo con la notifica dell'atto giudiziario all'ente e non con il suo semplice deposito in tribunale.
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Contributo solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata sulla pensione di un suo iscritto. La Corte ha ribadito che tali prelievi sono riservati alla legge statale. Ha inoltre chiarito che il diritto alla restituzione si prescrive in dieci anni e che la prescrizione si interrompe solo con la notifica dell'atto giudiziario alla controparte, non con il semplice deposito in tribunale.
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Estinzione pena pecuniaria: l’iscrizione a ruolo basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22515/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di estinzione della pena pecuniaria. Ha chiarito che il termine di prescrizione della pena cessa di decorrere con la semplice iscrizione a ruolo del debito da parte dello Stato. Questo atto è considerato una manifestazione sufficiente della volontà di eseguire la pena, rendendo irrilevante la successiva notifica della cartella di pagamento al condannato per impedire l'estinzione.
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Prescrizione pena pecuniaria: quando si ferma?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22516/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione della pena pecuniaria. La Corte ha respinto il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando che il termine di prescrizione della pena non viene interrotto dalla notifica della cartella di pagamento, ma cessa di decorrere già al momento dell'iscrizione a ruolo del credito. Questo atto, infatti, rappresenta la manifestazione inequivocabile della volontà dello Stato di procedere all'esecuzione della sanzione, rendendo irrilevanti le successive fasi della procedura di riscossione ai fini della prescrizione.
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Prescrizione ipoteca: la Cassazione al bivio decisivo
Un terzo proprietario di un immobile ipotecato si è rivolto alla Corte di Cassazione, sostenendo l'estinzione della procedura esecutiva e della garanzia reale. L'appellante ha eccepito la prescrizione dell'ipoteca per il decorso del termine ventennale, ritenendo non validamente interrotto. La Suprema Corte, rilevando un contrasto interpretativo all'interno della propria giurisprudenza sulla possibilità di interrompere tale termine, ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza, sospendendo la decisione finale.
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Vizi costruzione immobile: notifica e responsabilità
La Corte di Cassazione conferma la condanna di due società per gravi vizi di costruzione in un immobile. La sentenza chiarisce che un errore nel nome della società in una notifica non la invalida se il destinatario è comunque identificabile. Inoltre, la società che acquista un edificio al rustico e lo completa per poi venderlo, assume la responsabilità per tutti i difetti, anche quelli preesistenti. Rigettati quindi i ricorsi delle società costruttrici basati su presunti vizi procedurali e sull'errata attribuzione di responsabilità.
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Prescrizione azione: ricorso cautelare la interrompe
In una disputa condominiale per la costruzione di verande abusive lesive del decoro architettonico, la Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione azione condominiale ventennale per la rimozione delle opere è interrotta dal deposito di un ricorso cautelare. La Corte d'Appello aveva erroneamente considerato prescritta l'azione per alcune delle opere, non tenendo conto dell'efficacia interruttiva del procedimento d'urgenza. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Decadenza diritti lavoratore: basta la conciliazione
Un lavoratore edile si è visto negare differenze retributive perché, secondo i giudici di merito, aveva agito tardi. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per interrompere la decadenza dei diritti del lavoratore, prevista dal CCNL, è sufficiente la richiesta di conciliazione entro sei mesi dalla fine del rapporto, non essendo necessario avviare subito una causa.
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Interruzione usucapione: la dichiarazione che blocca
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che riconosceva l'usucapione di un immobile. La Corte ha stabilito che la dichiarazione dell'occupante, resa in un precedente procedimento, di detenere l'immobile a titolo di comodato gratuito, costituisce un riconoscimento del diritto altrui, causando l'interruzione usucapione e rendendo impossibile l'acquisto della proprietà per possesso prolungato.
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Inquadramento superiore: quando non è dovuto?
Un dipendente bancario ha richiesto un inquadramento superiore al livello di Quadro, sostenendo che le sue mansioni lo giustificassero. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito di non poter riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, e ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse motivato adeguatamente la sua scelta, basata sull'assenza di effettivi poteri decisionali e gestionali richiesti per quel livello.
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Azione petitoria: quando interrompe l’usucapione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azione petitoria, intentata dal convenuto in un giudizio possessorio, pur essendo proceduralmente inammissibile ai sensi dell'art. 705 c.p.c., è comunque idonea a interrompere il termine per l'usucapione. La Corte ha chiarito che il rischio del maturare dell'usucapione non costituisce quel "danno grave e irreparabile" che, secondo la Corte Costituzionale, consentirebbe di derogare al divieto di cumulo tra giudizio possessorio e petitorio. Di conseguenza, l'azione è stata rigettata e la parte ricorrente condannata alle spese, in quanto la sua domanda, sebbene efficace sul piano sostanziale, era proceduralmente superflua e inammissibile.
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Decorrenza interessi compenso: la Cassazione decide
Un avvocato ha agito legalmente contro un ex cliente e un istituto di credito per ottenere il pagamento dei suoi onorari. I tribunali di merito gli avevano riconosciuto una somma, ma avevano stabilito che gli interessi decorressero solo dalla data della sentenza. L'avvocato ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, soffermandosi sulla questione della decorrenza interessi, ha parzialmente accolto il ricorso. Ha stabilito che gli interessi sui compensi professionali decorrono dalla data della domanda giudiziale, che costituisce formale messa in mora, e non dal momento della successiva liquidazione da parte del giudice. Le altre richieste del legale, tra cui la responsabilità solidale della banca e una maggiore quantificazione degli onorari, sono state respinte.
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Decadenza accertamento IMU: quando è nullo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14519/2024, ha annullato un avviso di accertamento IMU per l'anno 2013 notificato nel 2019. La Corte ha stabilito che la notifica è avvenuta oltre il termine di decadenza accertamento IMU, fissato al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello del dovuto versamento. Poiché il pagamento era dovuto nel 2013, il termine ultimo per la notifica era il 31 dicembre 2018, rendendo l'atto successivo nullo.
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Assegno ad personam: la guida alla riassorbibilità
Un ex dipendente delle ferrovie, trasferito a un ente previdenziale, ha richiesto il controvalore di un benefit di viaggio. Una precedente sentenza aveva già riconosciuto il suo diritto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il calcolo del valore deve rispettare i criteri fissati dalla precedente sentenza (giudicato), ma ha anche chiarito che la somma risultante, qualificata come assegno ad personam, è soggetta a riassorbimento con i futuri aumenti stipendiali, affermando un principio generale per il pubblico impiego.
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