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Art. 2943 Codice Civile

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798 provvedimenti

Liquidazione equitativa del danno: obbligo di motivazione
In una controversia su un diritto di passaggio, la Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione equitativa del danno da occupazione illegittima deve essere adeguatamente motivata. Non è sufficiente il mero riferimento alla "prolungata occupazione" per giustificare l'importo risarcitorio. La Corte ha cassato la sentenza d'appello su questo punto, sottolineando la necessità per il giudice di esplicitare i criteri logici e i parametri valutativi seguiti, pena la nullità della decisione per motivazione apparente. La sentenza ha invece confermato la non prescrizione del diritto di passaggio.
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Notifica e prescrizione: quando si interrompe?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in tema di notifica e prescrizione. Il caso riguardava un'azione revocatoria promossa da un'agenzia di riscossione. La Corte ha chiarito che, per interrompere la prescrizione, è sufficiente che il creditore consegni l'atto all'ufficiale giudiziario entro il termine, a prescindere da quando la notifica si perfezioni per il destinatario. Questa regola, nota come 'scissione degli effetti della notifica', protegge il diritto del creditore da ritardi procedurali a lui non imputabili.
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Notifica irreperibilità società: cosa dice la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce la validità della notifica per irreperibilità società. Se un'azienda non viene trovata presso la sede legale iscritta nel registro delle imprese, la notifica degli atti tributari è legittima se eseguita con il rito degli irreperibili assoluti (deposito in casa comunale), senza necessità di ulteriori ricerche del legale rappresentante. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, affermando il principio di autoresponsabilità della società nel mantenere aggiornati i propri dati.
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Prescrizione azione risarcitoria: l’istanza al passivo
Un gruppo di investitori ha citato in giudizio un'autorità di vigilanza per omesso controllo su un intermediario fallito. La Corte di Cassazione sta valutando se la domanda di ammissione al passivo dell'intermediario abbia interrotto la prescrizione dell'azione risarcitoria anche nei confronti dell'autorità, quale coobbligata. La Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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Notifica cartella esattoriale: quando l’eccezione è tardiva?
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, lamentando la mancata notifica delle cartelle esattoriali presupposte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, sottolineando che le eccezioni relative alla notifica della cartella esattoriale devono essere sollevate tempestivamente nel primo grado di giudizio. La tardiva contestazione ha reso inammissibili tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli sulla prescrizione, poiché la validità della notifica non poteva più essere messa in discussione. La sentenza evidenzia il principio fondamentale della tempestività nel processo tributario.
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Prescrizione contributi: la Cassazione chiarisce
Un professionista ha contestato un debito verso la sua cassa previdenziale, sostenendo l'avvenuta prescrizione contributi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le comunicazioni inviate dall'ente erano idonee a interrompere la prescrizione. La Corte ha chiarito che la valutazione sulla ricezione e sul contenuto delle comunicazioni è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito e che la contestazione di documenti in fotocopia deve essere specifica e non generica.
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Interruzione prescrizione: validi atti di intimazione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente sull'interruzione prescrizione di crediti previdenziali. La Corte ha stabilito che la valutazione sull'idoneità di un'intimazione di pagamento a interrompere i termini è riservata al giudice di merito. Un atto che contiene una chiara richiesta di pagamento, anche se fa riferimento a precedenti cartelle, è sufficiente a produrre l'effetto interruttivo.
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Anzianità di servizio: vale il periodo a termine?
Una società di trasporti si rifiutava di calcolare l'anzianità di servizio di un dipendente includendo i periodi lavorati con contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che tale esclusione costituisce una discriminazione vietata dalla normativa europea. L'ordinanza ribadisce che, ai fini degli scatti retributivi, l'anzianità di servizio deve comprendere tutto il periodo lavorativo, indipendentemente dalla natura a termine o indeterminata dei contratti, in ossequio al principio di parità di trattamento.
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Prescrizione Presuntiva Avvocato: La Cassazione chiarisce
Un avvocato ha agito per il recupero dei suoi crediti professionali, ma il cliente ha eccepito la prescrizione presuntiva. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29875/2019, ha stabilito che la semplice 'non contestazione' del mancato pagamento da parte del cliente non equivale a un''ammissione' di debito che possa vincere la presunzione di avvenuto pagamento. Tuttavia, la Corte ha corretto la decisione sulle spese legali, affermando che il creditore, anche se gli viene riconosciuta solo una minima parte del credito, non può essere considerato soccombente e quindi condannato a pagare le spese della controparte.
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Difesa in giudizio Agenzia Riscossione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul merito di un ricorso riguardante la prescrizione di cartelle esattoriali per affrontare una questione preliminare cruciale: le modalità di difesa in giudizio dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Invece di decidere se la prescrizione fosse quinquennale o decennale, la Corte ha ritenuto necessario un pronunciamento sulla possibilità per l'ente di avvalersi di avvocati del libero foro anziché dell'Avvocatura dello Stato, rimettendo la trattazione del caso a un'altra sezione per una decisione in pubblica udienza.
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Rimborso IVA: decisivo il giudicato interno
Con la sentenza n. 34578 del 30/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. 5, ha rigettato il ricorso di una società di riscossione per il rimborso dell'IVA. La richiesta, basata su una precedente condanna a rimborsare l'imposta a terzi, è stata respinta a causa del formarsi di un giudicato interno. La Corte ha stabilito che la mancata impugnazione specifica, nel merito, della questione relativa all'esistenza di un 'provvedimento coattivo' ha reso la decisione del giudice precedente definitiva e non più riesaminabile.
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Rivalutazione contributiva amianto: il dies a quo
Un lavoratore ha richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La Corte d'Appello ha respinto le eccezioni di decadenza e prescrizione, stabilendo che la prescrizione decennale decorre dalla consapevolezza del diritto (domanda all'INAIL) e non dalla fine del rapporto di lavoro. Tuttavia, ha rigettato la domanda nel merito, poiché la perizia tecnica (CTU) ha accertato un periodo di esposizione inferiore ai dieci anni richiesti dalla legge.
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Legittimazione attiva: appello inammissibile
Una società che agiva in giudizio come incorporante di un'altra non ha fornito la prova di tale fusione. La Corte d'Appello ha dichiarato l'appello inammissibile per difetto di legittimazione attiva, senza esaminare il merito della richiesta di pagamento di canoni di locazione, ritenuta prescritta in primo grado. La decisione sottolinea che chi agisce come successore di un altro soggetto deve provarne la qualità, se contestata.
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Contestazione bollette acqua: onere della prova
La Corte d'Appello di Roma ha confermato la sentenza di primo grado in un caso di contestazione bollette acqua, rigettando le richieste di un utente contro le società fornitrici. La decisione ribadisce un principio fondamentale: in caso di consumi ritenuti anomali, spetta all'utente dimostrare che l'eccesso non è a lui imputabile, una volta che la società ha provato il corretto funzionamento del contatore. L'utente non è riuscito a provare né un presunto accordo transattivo né che l'anomalia dei consumi fosse dovuta a fattori esterni al suo controllo.
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Gravi difetti immobile: condanna del costruttore
Una sentenza del Tribunale di Milano ha condannato in solido il costruttore-venditore e il direttore dei lavori per i gravi difetti di un immobile di nuova costruzione. Il caso riguardava vizi al sistema di ventilazione, alla pavimentazione esterna e infiltrazioni d'acqua. Il Tribunale ha applicato la responsabilità extracontrattuale ex art. 1669 c.c., superando le eccezioni di prescrizione e decadenza poiché i difetti erano stati riconosciuti dagli stessi responsabili. La decisione sottolinea che i 'gravi difetti immobile' non riguardano solo la stabilità, ma anche elementi che compromettono il normale godimento del bene, condannando i convenuti al risarcimento dei danni per le opere di ripristino.
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Responsabilità appaltatore: analisi di una sentenza
Una sentenza del Tribunale di Torino affronta il tema della responsabilità appaltatore in un caso di ristrutturazione con vizi. Un committente ha citato in giudizio l'impresa per difetti alla pavimentazione e all'impianto di condizionamento. Il Tribunale ha affermato la piena responsabilità dell'impresa, chiarendo che anche il semplice riconoscimento del vizio, senza ammissione di colpa, interrompe i termini di prescrizione e decadenza. La sentenza ha inoltre rigettato la difesa dell'impresa, che si qualificava come mero esecutore ("nudus minister"), condannandola al risarcimento del danno quantificato dal perito del tribunale.
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Annullamento vendita immobile minore: la sentenza
Una figlia, divenuta maggiorenne, ottiene l'annullamento della vendita di un suo immobile, avvenuta quando era minore. Il padre, pur autorizzato dal Tribunale, non aveva depositato il ricavato su un conto vincolato come prescritto. Il Tribunale ha stabilito che la violazione delle modalità imposte equivale a mancanza di autorizzazione, rendendo il contratto annullabile per difetto di capacità legale.
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Prescrizione contributi: l’opposizione tardiva è nulla
Un'impresa si è opposta a un'intimazione di pagamento per contributi previdenziali, lamentando la mancata notifica delle cartelle originarie e l'avvenuta prescrizione contributi. Il Tribunale di Trento ha respinto il ricorso, stabilendo che le notifiche erano regolari e, soprattutto, che l'eccezione di prescrizione doveva essere sollevata entro 40 giorni dalla notifica delle cartelle. Non avendolo fatto, il ricorrente è decaduto dal diritto di farla valere. La Corte ha inoltre rilevato plurimi atti interruttivi della prescrizione successivi alle notifiche.
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