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Art. 2941 Codice Civile

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510 provvedimenti

Usucapione tra coniugi: è possibile? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8931/2024, ha stabilito che l'usucapione tra coniugi non può maturare durante il matrimonio. La legge, infatti, prevede una causa di sospensione dei termini necessari per l'acquisto della proprietà per usucapione, a tutela del rapporto coniugale. Il caso riguardava una moglie che, a seguito del fallimento del marito, rivendicava la metà dei beni immobili aziendali e della casa familiare, sostenendo di averli posseduti ininterrottamente. La Corte ha respinto il ricorso, confermando che il termine per l'usucapione non decorre tra i coniugi.
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Risoluzione contratto investimento: obblighi di restituzione
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità di un intermediario finanziario per carenza informativa nella vendita di obbligazioni. L'ordinanza chiarisce un punto cruciale: in caso di risoluzione contratto investimento, l'investitore è tenuto a restituire le cedole percepite, a causa dell'effetto retroattivo previsto dalla legge. La buona fede del cliente rileva solo ai fini del calcolo degli interessi sulle somme da restituire, non per trattenere il capitale dei frutti incassati.
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Onere della prova: chi prova i versamenti in conto?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul riparto dell'onere della prova in una controversia tra un correntista e una banca. Il caso riguardava la richiesta di restituzione di somme versate per coprire una presunta scopertura di conto, che il cliente sosteneva fosse stata generata da mancate registrazioni di versamenti da parte dell'istituto. La Suprema Corte ha stabilito un principio chiaro: spetta al cliente dimostrare di aver effettuato il versamento, ma una volta fornita tale prova, grava sulla banca l'onere della prova di aver correttamente utilizzato o accreditato tali somme. L'appello della banca è stato respinto.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Un lavoratore, dopo aver ottenuto la conversione del suo rapporto da tempo determinato a indeterminato, ha richiesto le differenze retributive. L'azienda si è opposta eccependo la prescrizione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione crediti di lavoro di cinque anni decorre da quando il diritto può essere fatto valere, e non dalla data della sentenza definitiva che accerta il diritto stesso, poiché la necessità di un accertamento giudiziale costituisce un ostacolo di mero fatto e non un impedimento giuridico.
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Vendita aliud pro alio: quando si applica?
Una società costruttrice acquista un terreno per un progetto turistico, ma scopre che la sua edificabilità è parziale e le concessioni sono irregolari. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si tratta di vendita aliud pro alio, ma di mancanza di qualità essenziali, applicando quindi il breve termine di prescrizione di un anno dalla consegna. La domanda dell'acquirente è stata respinta. È stata invece accolta la domanda riconvenzionale dei venditori per l'inadempimento della società costruttrice a un collegato contratto di appalto.
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Prescrizione contributi consortili: 5 anni, non 10
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29392/2025, ha stabilito che la prescrizione per i contributi consortili di bonifica è quinquennale e non decennale. Il caso riguardava la richiesta di pagamento di contributi per gli anni 2006, 2007 e 2008. La Corte ha qualificato tali contributi come prestazioni periodiche, soggette quindi al termine breve previsto dall'art. 2948, n. 4, c.c. È stato inoltre chiarito che una legge regionale che sospende la riscossione non sospende anche il decorso della prescrizione.
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Prescrizione decennale per il dipendente infedele
Un ex dipendente bancario, responsabile di ammanchi, sosteneva che la richiesta di restituzione della banca fosse prescritta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'applicazione della prescrizione decennale dipendente (ordinaria) e non quella più breve legata al reato. La Corte ha stabilito che l'illecito del lavoratore costituisce una violazione degli obblighi contrattuali del rapporto di lavoro, giustificando così il termine di prescrizione più lungo. Inoltre, ha chiarito che l'esito del processo penale non vincola il giudice civile nella valutazione della responsabilità contrattuale.
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Prescrizione indebito pensionistico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3523/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione dell'indebito pensionistico. Il caso riguardava la richiesta di restituzione di una pensione di anzianità percepita in violazione del divieto di cumulo con redditi da lavoro autonomo. La Corte ha chiarito che il termine di prescrizione per l'azione di recupero dell'ente previdenziale decorre dal momento in cui il pagamento indebito è stato effettuato, e non dalla data successiva in cui il pensionato presenta la dichiarazione dei redditi. La sentenza della Corte d'Appello, che posticipava l'inizio della prescrizione, è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Translatio iudicii tra Corte dei Conti e giudice civile
Una società a partecipazione pubblica avvia un'azione di responsabilità contro i suoi ex amministratori dinanzi alla Corte dei Conti. Quest'ultima dichiara il proprio difetto di giurisdizione per i fatti anteriori alla qualificazione della società come "in house". La società riassume la causa dinanzi al tribunale civile, ma la domanda viene respinta per prescrizione. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, rimette la questione alla pubblica udienza per decidere se l'istituto della translatio iudicii sia applicabile, conservando gli effetti della domanda originaria.
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Avviso di addebito: l’annullamento non basta
Una contribuente impugna un avviso di addebito per omissioni contributive, basato su un accertamento fiscale a sua volta contestato. Il Tribunale annulla l'atto per un vizio procedurale. La Corte d'Appello, pur confermando il vizio, riforma la sentenza stabilendo che il giudice dell'opposizione deve sempre esaminare il merito della pretesa creditoria. La Corte, analizzando la fondatezza del credito e respingendo l'eccezione di prescrizione, condanna la contribuente al pagamento dei contributi dovuti.
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Vizi della cosa venduta: la Cassazione chiarisce
Una società acquista terreni poi scoperti inquinati e cita in giudizio la venditrice per i costi di bonifica. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1542/2024, interviene per fare chiarezza sulla prescrizione dell'azione per vizi della cosa venduta. La Corte stabilisce che l'impegno del venditore a eliminare i difetti crea una nuova obbligazione con un termine di prescrizione decennale, ma non modifica il termine annuale originario per le altre azioni contrattuali. Annullando la decisione precedente, la Corte rinvia la causa per un riesame completo.
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Prescrizione decennale: illegittima la sospensione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un contribuente, annullando una cartella di pagamento per imposta di registro. Il caso verteva sulla prescrizione decennale del credito tributario. La Corte ha stabilito che, una volta decorso il termine decennale, il debito si estingue e non può essere 'resuscitato' da una legge successiva che introduce un periodo di sospensione. L'iscrizione a ruolo, avvenuta due giorni dopo la scadenza del termine, è stata considerata tardiva e inefficace, confermando il principio di certezza del diritto.
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Comportamenti omissivi: quando parte la prescrizione?
Una società del settore energetico ha impugnato un avviso di pagamento per accise non versate, sostenendo la prescrizione del credito per l'annualità 2008. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che in presenza di 'comportamenti omissivi' volti a nascondere il debito fiscale (in questo caso, acquisti di GPL senza fattura), il termine di prescrizione di cinque anni non decorre dalla data in cui l'imposta era dovuta, ma dal momento della scoperta dell'illecito da parte dell'Amministrazione Finanziaria. La sentenza sottolinea la distinzione tra semplice inadempimento e condotta fraudolenta che occulta attivamente l'evasione.
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Prescrizione crediti socio lavoratore: la nuova regola
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale in materia di prescrizione dei crediti del socio lavoratore. Confermando un orientamento recente, ha chiarito che il termine di prescrizione per i crediti retributivi non decorre in costanza di rapporto, ma solo dalla sua cessazione. La decisione si fonda sulla constatazione che anche il socio lavoratore, a causa dell'incertezza sulla stabilità del suo posto e sulla tutela applicabile in caso di licenziamento, vive in una condizione di 'metus' (timore) che gli impedisce di far valere i propri diritti. Di conseguenza, la regola valida per i lavoratori subordinati privi di stabilità reale viene estesa anche a questa categoria, annullando la sentenza di merito che aveva dichiarato prescritti i crediti.
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Prescrizione contributi gestione separata: la proroga
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei contributi dovuti alla Gestione Separata decorre dalla scadenza effettiva del termine di pagamento, comprese eventuali proroghe disposte per legge. Nel caso esaminato, un avviso di pagamento notificato nel 2012 per contributi del 2006 è stato ritenuto tempestivo, poiché un D.P.C.M. aveva spostato in avanti la scadenza originaria, interrompendo così la decorrenza della prescrizione dei contributi gestione separata.
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Gestione Separata: Cassazione su obbligo contributivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35131/2024, ha respinto il ricorso di un ente previdenziale contro un professionista, chiarendo i criteri per l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata. La Corte ha stabilito che la prova dell'abitualità dell'attività professionale spetta all'ente e che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non sospende automaticamente la prescrizione dei contributi. È stato inoltre confermato che la soccombenza parziale su una delle annualità contestate giustifica la compensazione delle spese legali.
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Contributi Gestione Separata e occultamento del debito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35119/2024, ha stabilito che un professionista iscritto al proprio albo ma anche dipendente part-time è tenuto al versamento dei contributi alla Gestione Separata INPS. La Corte ha inoltre chiarito che l'omessa compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi, unita alla piena consapevolezza dell'obbligo contributivo, integra un occultamento doloso del debito, con conseguente sospensione della prescrizione del credito dell'ente previdenziale.
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Prescrizione contributi: la proroga sposta il termine
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di proroga dei termini per il versamento, la prescrizione contributi inizia a decorrere dalla nuova scadenza e non da quella originaria. La controversia riguardava una professionista a cui l'ente previdenziale aveva richiesto dei contributi per l'anno 2008. La Corte d'Appello aveva ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine quinquennale dalla scadenza iniziale. La Cassazione ha annullato tale decisione, precisando che il dies a quo (giorno di inizio) per il calcolo della prescrizione deve essere posticipato alla data di scadenza prorogata da un DPCM, rendendo la richiesta dell'ente tempestiva.
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Eccezione di inadempimento: compenso amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di pagamento dei compensi di un'amministratrice di una società poi fallita. La Corte ha stabilito che parte del credito era prescritta e che la curatela fallimentare aveva validamente sollevato l'eccezione di inadempimento, pur senza formule sacramentali, semplicemente allegando la grave mala gestio dell'amministratrice che aveva causato danni ingenti alla società.
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Giudicato interno: quando si forma e i suoi limiti
In un complesso caso post-fallimentare, gli eredi di un imprenditore hanno citato in giudizio una banca e il curatore per la presunta appropriazione di fondi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'applicazione della prescrizione quinquennale. La decisione si fonda sul principio del giudicato interno, formatosi sulla qualificazione della responsabilità come extracontrattuale, poiché i ricorrenti non avevano impugnato specificamente tale punto in appello, rendendo la statuizione definitiva e precludendo l'applicazione del termine di prescrizione decennale.
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