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Art. 2941 Codice Civile

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510 provvedimenti

Responsabilità della banca per dipendente infedele
In una lunga vicenda giudiziaria, la Corte d'Appello di Firenze ha confermato la responsabilità della banca per la frode perpetrata da un suo dipendente ai danni di un cliente. Nonostante una negligenza del correntista, quantificata in un concorso di colpa del 30%, l'istituto di credito è stato condannato, in solido con il dipendente, a risarcire un danno di oltre 500.000 euro. La sentenza chiarisce principi fondamentali sul decorso della prescrizione in caso di occultamento doloso, sulla quantificazione del danno e sul calcolo di interessi e rivalutazione monetaria.
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Connessione tra giudizi: rinvio a pubblica udienza
Una società cooperativa si oppone a una cartella esattoriale per contributi non versati. La Corte di Cassazione, rilevando una stretta connessione tra questo giudizio e un altro parallelo contro un diverso ente previdenziale, non decide nel merito. L'ordinanza interlocutoria rinvia il caso a una pubblica udienza, sottolineando l'importanza di una valutazione coordinata data la connessione tra giudizi e le complesse questioni legali sollevate.
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Arbitrato irrituale: limiti all’impugnazione del lodo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22310/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di arbitrato irrituale. In una controversia decennale nata dallo scioglimento di un'associazione professionale, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso volto a contestare il lodo arbitrale per presunti errori di diritto, come la violazione delle norme sulla prescrizione. La decisione sottolinea che il lodo emesso in un arbitrato irrituale è impugnabile solo per vizi che inficiano la volontà degli arbitri, e non per errori di giudizio (error in iudicando).
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Gestione Separata: iscrizione obbligatoria sotto 5000€?
Un'professionista con un reddito annuo inferiore a 5.000 euro ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata dell'ente previdenziale. I tribunali di merito le avevano dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Corte ha chiarito che per i professionisti iscritti ad albi, l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata non dipende dal superamento di una soglia di reddito, ma dall'esercizio 'abituale' della professione, anche se il reddito è basso. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Responsabilità dell’amministratore di fatto: il caso
Una sentenza del Tribunale di Roma ha condannato in solido una società mandataria, il suo amministratore di fatto e un dirigente della società mandante per aver causato un danno patrimoniale di quasi 2 milioni di euro. Il caso evidenzia la piena responsabilità dell'amministratore di fatto che, pur senza una carica formale, ha orchestrato una frode basata sulla fatturazione gonfiata per l'acquisto di spazi pubblicitari, ledendo direttamente il patrimonio della società attrice.
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Prescrizione contributi INPS: il dies a quo slitta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28817/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di prescrizione contributi INPS. Un decreto ministeriale che posticipa la scadenza per il versamento dei contributi sposta anche il termine iniziale (dies a quo) della prescrizione. La Corte ha chiarito che tale rinvio si applica oggettivamente a tutti i professionisti la cui attività rientra negli studi di settore, anche se individualmente hanno optato per regimi fiscali alternativi come quello dei minimi. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'ente previdenziale, ritenuta tardiva in appello, è stata considerata tempestiva, annullando la sentenza precedente.
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Obbligo iscrizione gestione separata: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28729/2024, ha stabilito che gli avvocati non iscritti alla propria cassa di previdenza hanno l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata. La Corte ha anche chiarito importanti principi sul calcolo della prescrizione dei contributi, specificando che il termine decorre dalla scadenza del versamento, tenendo conto di eventuali proroghe, e non dalla data della dichiarazione dei redditi. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione contributi: la proroga DPCM sposta il dies a quo
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito che aveva dichiarato estinto per prescrizione un debito contributivo verso la Gestione Separata. Il principio chiave è che la decorrenza della prescrizione contributi (dies a quo) deve tenere conto delle proroghe dei termini di versamento stabilite da fonti normative come i D.P.C.M., che posticipano l'inizio del conteggio del termine quinquennale.
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Gestione Separata: no sanzioni per professionisti
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di un professionista, già dipendente pubblico, di iscriversi alla Gestione Separata per la sua attività libero-professionale. Tuttavia, ha annullato le relative sanzioni per il periodo antecedente l'entrata in vigore della legge, in applicazione di un principio sancito dalla Corte Costituzionale. La Corte ha inoltre ribadito che la mera omissione della compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non costituisce, di per sé, un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere la prescrizione.
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Prescrizione contributi INPS: quando inizia a decorrere?
Un professionista ha contestato una richiesta di pagamento dell'INPS per contributi non versati, eccependo la prescrizione. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'ente, fissando l'inizio della prescrizione alla data di presentazione della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, stabilendo che la prescrizione dei contributi INPS decorre dalla data di scadenza del pagamento. Inoltre, ha chiarito che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione non costituisce automaticamente un occultamento doloso del debito, ma richiede una prova specifica dell'intento fraudolento del contribuente. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi: il dies a quo per i redditi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28592/2024, interviene sul tema della prescrizione contributi dovuti alla Gestione Separata. Il caso riguarda un avviso di addebito per contributi del 2009, ritenuto prescritto nei primi due gradi di giudizio. La Suprema Corte ha cassato la decisione, evidenziando che il termine di decorrenza della prescrizione (dies a quo) non era quello originario, ma quello successivo stabilito da un decreto di differimento dei versamenti fiscali, rilevabile d'ufficio. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Interesse ad agire: quando si perde per prescrizione?
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 32546/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni investitori contro un istituto di credito. La Corte ha stabilito che, una volta prescritto il diritto alla restituzione delle somme e al risarcimento del danno, viene meno l'interesse ad agire per la sola dichiarazione di nullità delle operazioni finanziarie, poiché tale accertamento non produrrebbe alcun risultato utile e concreto per i ricorrenti.
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Prescrizione contributi: quando inizia a decorrere?
Un lavoratore, il cui rapporto è stato riqualificato da autonomo a subordinato, ha richiesto i contributi omessi. La Cassazione ha confermato la parziale prescrizione dei contributi previdenziali, stabilendo che il termine decorre dall'inizio del rapporto e non dalla sentenza di riqualificazione. È stato inoltre confermato il principio di non cumulabilità, detraendo i contributi già versati dal lavoratore per altre attività nello stesso periodo.
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Ius postulandi funzionario: limiti e conseguenze
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30773/2025, ha stabilito che la norma che consente a un funzionario della Pubblica Amministrazione di rappresentarla in giudizio (ius postulandi) non si applica alle controversie relative al lavoro carcerario. Di conseguenza, l'eccezione di prescrizione sollevata dal funzionario del Ministero della Giustizia in primo grado è stata dichiarata invalida, in quanto proposta da un soggetto privo dei necessari poteri rappresentativi. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Estinzione del processo: effetti sulla prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27352/2024, ha chiarito gli effetti dell'estinzione del processo sulla prescrizione. Se un giudizio si estingue, anche se dichiarato in appello ribaltando la decisione di primo grado, viene meno l'effetto sospensivo permanente della prescrizione. Rimane solo l'effetto interruttivo istantaneo della domanda iniziale, con la conseguenza che il termine di prescrizione ricomincia a decorrere dalla data della prima notifica. Nel caso di specie, un'azione di riduzione per lesione di legittima è stata quindi dichiarata prescritta.
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Gestione separata avvocati: no sanzioni pre-2011
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24590/2024, ha stabilito che un'avvocatessa iscritta all'Albo ma non alla Cassa Forense per reddito insufficiente è comunque tenuta all'iscrizione e al versamento dei contributi alla Gestione separata INPS per l'anno 2010. Tuttavia, applicando una sentenza della Corte Costituzionale, ha annullato le sanzioni civili per l'omessa contribuzione, proteggendo il legittimo affidamento della professionista per il periodo antecedente a una legge chiarificatrice del 2011. L'obbligo contributivo sulla Gestione separata avvocati è quindi confermato, ma senza oneri sanzionatori retroattivi.
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Prescrizione contributi: il dies a quo corretto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24586/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla decorrenza della prescrizione contributi. Il caso riguardava contributi previdenziali del 2009 non versati da un professionista. La Corte ha chiarito che il termine di prescrizione decorre non dalla scadenza ordinaria, ma da quella differita da un D.P.C.M. specifico. La Corte territoriale aveva errato nel non considerare tale differimento, e la Cassazione ha cassato la sentenza, sottolineando che l'individuazione del 'dies a quo' è un elemento preliminare che il giudice di legittimità può e deve verificare d'ufficio.
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Sotto-inquadramento: illecito permanente e prescrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il sotto-inquadramento di un lavoratore, anche a seguito di una privatizzazione, costituisce un illecito permanente e non un atto istantaneo. Di conseguenza, il diritto a richiedere il corretto inquadramento non si prescrive. Inoltre, la prescrizione per le differenze retributive decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro, a causa della mancanza di un regime di stabilità reale post-riforma del 2012. La Corte ha rigettato il ricorso di una grande azienda di telecomunicazioni, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano riconosciuto il diritto del dipendente a un livello superiore e al conseguente risarcimento economico.
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Gestione Separata: Cassazione su prescrizione e dolo
Un avvocato con reddito inferiore alla soglia minima ha contestato un avviso di addebito per contributi alla Gestione Separata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 24195/2024, ha stabilito che la semplice omissione della compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non è sufficiente a provare l'occultamento doloso del debito e, quindi, non sospende automaticamente la prescrizione. La Corte ha confermato che l'obbligo di iscrizione dipende dall'abitualità dell'attività, ma ha cassato la sentenza d'appello per un'errata valutazione della prescrizione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi INPS: quando decorre il termine
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24191/2024, ha chiarito importanti principi sulla prescrizione contributi INPS per i professionisti iscritti alla Gestione Separata. La Corte ha stabilito che il termine di prescrizione quinquennale decorre dalla data di scadenza legale per il pagamento dei contributi, non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Inoltre, ha specificato che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione non costituisce automaticamente un occultamento doloso del debito, atto a sospendere la prescrizione, ma richiede una valutazione specifica del dolo da parte del giudice di merito.
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