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Art. 2932 Codice Civile — Sezione Seconda Penale

3 provvedimenti

Altri anni per Art. 2932 Codice Civile

Tentata estorsione: quando la causa civile diventa un ricatto
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un noto imprenditore accusato di tentata estorsione. L'indagato, utilizzando una società di comodo intestata a prestanomi, ha avviato una causa civile del tutto infondata e ha trascritto la relativa domanda giudiziale su un importante complesso immobiliare. Questa mossa ha bloccato la vendita degli immobili da parte della società proprietaria. Successivamente, l'imprenditore ha chiesto un milione e mezzo di euro e il trasferimento di un hotel di lusso per rinunciare alla causa e sbloccare i beni. I giudici hanno stabilito che l'uso strumentale e pretestuoso di azioni legali, finalizzato esclusivamente a costringere la vittima a pagare somme non dovute, integra pienamente il reato di tentata estorsione, respingendo la tesi difensiva di una semplice trattativa commerciale.
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Tentata estorsione: la finta causa che incastra l’imprenditore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imprenditore contro la misura cautelare per il reato di tentata estorsione. L'Imprenditore, attraverso una società schermo intestata a un prestanome, aveva avviato una causa civile del tutto infondata per bloccare una trattativa immobiliare de La Società Vittima. L'obiettivo era costringere quest'ultima a versare un milione e mezzo di euro e a cedere un hotel di lusso per chiudere la controversia. La difesa sosteneva si trattasse di una normale trattativa commerciale, ma i giudici hanno chiarito che l'uso strumentale di azioni legali per estorcere denaro configura una tentata estorsione, anche se inserita in un contesto di apparenti trattative professionali. L'Imprenditore, attualmente latitante, rimane soggetto alla misura cautelare e dovrà pagare le spese processuali.
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Autoriciclaggio reato presupposto: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3101/2024, ha rigettato il ricorso di un imprenditore accusato di autoriciclaggio. La Corte ha stabilito un principio fondamentale sull'autoriciclaggio reato presupposto: il reato di autoriciclaggio sussiste anche se il delitto da cui provengono i capitali illeciti è caduto in prescrizione. La sentenza ha inoltre confermato la responsabilità dell'amministratore di fatto ('dominus') per l'evasione fiscale, considerata un valido reato presupposto, basando la decisione su intercettazioni che ne provavano il controllo effettivo sull'attività imprenditoriale.
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