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Art. 2909 Codice Civile — Anno 2025

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1234 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Operazioni inesistenti: onere della prova e indizi
Una società è stata accusata di aver utilizzato fatture per operazioni inesistenti e di aver nascosto una plusvalenza. La corte tributaria regionale si è pronunciata a favore della società, ma l'Amministrazione Finanziaria ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, affermando che i giudici di merito avevano valutato erroneamente le prove. In particolare, non avevano considerato l'insieme degli elementi presuntivi (indizi) e si erano basati su fattori irrilevanti e su altre sentenze non definitive. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Notifica fiscale: valida anche se assenti. Il caso
Un contribuente contesta una notifica fiscale per irreperibilità temporanea. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che la procedura ex art. 140 c.p.c. è legittima dopo un vano tentativo di consegna alla residenza o luogo di lavoro, senza necessità di ulteriori ricerche. Viene inoltre escluso il valore di giudicato esterno di una precedente sentenza su una notifica diversa.
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Notifica residenza anagrafica: quando è valida?
Un contribuente contesta una notifica alla residenza anagrafica sostenendo che il Fisco conoscesse la sua dimora effettiva altrove. La Cassazione rigetta il ricorso, affermando che la notifica è valida se eseguita presso la residenza risultante dai registri anagrafici, a meno che il cambio di residenza non sia stato formalmente comunicato secondo legge. Non rileva la conoscenza di un domicilio professionale diverso.
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Licenziamento e esclusione: reintegra dopo due sentenze
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla reintegrazione di una socia lavoratrice, prima licenziata e successivamente esclusa da una cooperativa. Entrambi gli atti sono stati annullati in giudizi separati. La Corte ha stabilito che l'annullamento della delibera di esclusione costituisce un fatto nuovo che supera il precedente giudicato che negava la reintegra, dando così diritto alla lavoratrice di ottenere la piena tutela ripristinatoria e risarcitoria.
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Acquisizione sanante retroattiva: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11657/2025, ha stabilito che l'istituto dell'acquisizione sanante (art. 42-bis TUE) è applicabile anche alle occupazioni illegittime di terreni da parte della Pubblica Amministrazione avvenute prima dell'entrata in vigore del Testo Unico Espropri del 2001. In un caso riguardante un Comune che aveva occupato terreni privati, la Corte ha chiarito che l'emissione di un decreto di acquisizione sanante durante il processo rende la causa per risarcimento danni improcedibile. La sentenza ha inoltre precisato che il potere dell'amministrazione non è bloccato da un precedente giudicato che si sia limitato ad accertare l'illiceità dell'occupazione, ma solo da un giudicato che abbia già trasferito la proprietà del bene.
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Efficacia giudicato penale: Cassazione rinvia il caso
L'appello dell'Agenzia delle Entrate riguarda un accertamento per esterovestizione. La questione centrale è l'efficacia del giudicato penale di assoluzione nel processo tributario. La Corte di Cassazione, rilevando la pendenza di questioni simili davanti alle Sezioni Unite e alla Corte Costituzionale sull'art. 21-bis D.Lgs. 74/2000, ha rinviato la causa a nuovo ruolo, sospendendo la decisione in attesa di tali pronunce.
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Fondo di risultato: Cassazione rinvia a pubblica udienza
Un dirigente sanitario non medico ha contestato il calcolo del suo fondo di risultato, ritenendolo inferiore al dovuto. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha riscontrato una notevole complessità giuridica, legata a precedenti sentenze contrastanti e all'effetto di un possibile giudicato esterno. Invece di decidere nel merito, ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza per consentire un'analisi più approfondita della questione.
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Fondo di risultato: la Cassazione rinvia a udienza pubblica
Una dirigente sanitaria non medico ha citato in giudizio la propria Azienda Sanitaria per la rideterminazione del "Fondo di risultato", sostenendo un errore di calcolo per gli anni 2008-2018. Dopo decisioni contrastanti nei gradi di merito, la Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione troppo complessa per una decisione immediata. A causa della possibile influenza di un giudicato formatosi in una causa connessa e dell'entrata in vigore di nuove normative contrattuali, la Corte ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, coinvolgendo le parti e il Pubblico Ministero in una discussione orale.
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Società di comodo: motivazione apparente annulla la sentenza
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società lo status di 'società di comodo'. Sebbene i giudici di merito avessero dato ragione all'azienda, la Corte di Cassazione ha annullato la loro decisione. Il motivo è una 'motivazione apparente': i giudici hanno elencato i fatti (società inattiva e in liquidazione) senza spiegare perché questi giustificassero la disapplicazione delle norme antielusive. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Revoca del mandato: l’avvocato non può intervenire
Un avvocato, a seguito della revoca del mandato da parte di un ente comunale, interveniva nello stesso giudizio per contestare la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del suo intervento, chiarendo che le questioni relative al rapporto professionale sono distinte e separate dall'oggetto della causa principale. La sentenza sottolinea che la revoca del mandato è un atto di autonomia privata e le relative contestazioni devono essere sollevate in un procedimento autonomo.
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Indennità di occupazione: dovuta anche con contratto risolto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11827/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di locazioni commerciali. Anche se il contratto di locazione viene risolto per inadempimento del locatore, il conduttore che rimane nell'immobile in attesa di ricevere l'indennità di avviamento è comunque tenuto a versare un'indennità di occupazione. Il diritto di ritenzione dell'immobile, infatti, non rende gratuita l'occupazione. La Corte ha inoltre chiarito che le domande relative a canoni e indennità possono essere proposte in un giudizio separato da quello che ha dichiarato la risoluzione del contratto, senza violare il principio del giudicato.
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Responsabilità avvocato: errore e decreto ingiuntivo
Un'azienda ha citato in giudizio il proprio legale per responsabilità avvocato, a seguito della dichiarazione di inammissibilità di un appello per un errore di notifica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del cliente, stabilendo due principi chiave: primo, non è sufficiente dimostrare l'errore del professionista, ma bisogna anche provare che, senza tale errore, l'esito della causa sarebbe stato favorevole; secondo, la richiesta di restituzione degli onorari, pagati a seguito di un decreto ingiuntivo non opposto, è preclusa dal giudicato formatosi su tale decreto.
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Sopravvenienza attiva: quando va tassato un credito?
Una società ottiene una sentenza favorevole contro un istituto di credito. L'Agenzia delle Entrate contesta il mancato inserimento del credito come sopravvenienza attiva nell'anno di deposito della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che il momento impositivo sorge con il deposito della sentenza che rende il credito certo e determinabile, a meno che la sua esecutività non sia sospesa, senza dover attendere il passaggio in giudicato.
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Sopravvenienza attiva: quando tassare un credito?
Una società ha ottenuto un risarcimento da un istituto di credito a seguito di una causa per interessi anatocistici. La Corte di Cassazione ha stabilito che la conseguente sopravvenienza attiva deve essere tassata nell'anno in cui la sentenza di condanna viene depositata, e non quando diventa definitiva, a condizione che la sua esecutività non sia stata sospesa. Con questa ordinanza, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, fissando un principio fondamentale sul momento impositivo dei proventi derivanti da contenziosi legali.
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Giudicato interno e calcolo del danno: i limiti
Una lavoratrice ottiene il diritto all'assunzione e al risarcimento del danno. In appello, il risarcimento viene ridotto escludendo una voce retributiva non specificamente contestata dall'azienda. La Cassazione annulla la decisione, affermando che sulla quantificazione del danno si era formato un giudicato interno, invalicabile dal giudice d'appello in assenza di uno specifico motivo di gravame.
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Giudicato interno: la Cassazione limita il rimborso
Una professionista chiedeva un rimborso fiscale per i danni subiti a seguito di un evento sismico del 1990. Dopo un complesso iter giudiziario, la decisione di una corte regionale che negava parzialmente il rimborso (per la quota IVA) non veniva impugnata, diventando così definitiva. In un successivo giudizio di rinvio, il giudice commetteva un errore ripristinando il rimborso integrale. La Corte di Cassazione è intervenuta riaffermando il principio del giudicato interno, annullando la decisione errata e confermando che la parte della richiesta già respinta in via definitiva non poteva essere nuovamente riesaminata.
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Ricorso per cassazione inammissibile: i requisiti
Un contribuente ha impugnato una decisione della Commissione Tributaria Regionale davanti alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile a causa di gravi vizi procedurali. Tra questi, la confusione tra diversi motivi di ricorso, la mancanza di specificità delle censure e il tentativo di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. Il ricorrente è stato inoltre sanzionato per abuso del processo.
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Crediti inesistenti: quando scatta la decadenza?
Una società cooperativa si oppone a un atto di recupero per crediti d'imposta utilizzati negli anni 2002, 2003 e 2004, sostenendo la violazione del giudicato e la decadenza del potere impositivo. La Corte di Cassazione chiarisce che l'annullamento di un precedente atto per vizi formali non impedisce una nuova azione fiscale. Tuttavia, accoglie il motivo sulla decadenza, precisando che il termine esteso di otto anni si applica solo ai crediti inesistenti, la cui natura deve essere accertata in concreto, distinguendoli dai crediti non spettanti. La sentenza d'appello viene cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Società estinta e processo fiscale: la nullità
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che un'azione legale avviata da una società estinta, ovvero cancellata dal registro delle imprese, è affetta da una nullità insanabile. Di conseguenza, la Corte ha annullato la decisione di merito senza rinvio, poiché la società attrice mancava della capacità processuale fin dall'inizio del giudizio, rendendo irrilevante il merito della richiesta di rimborso fiscale.
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Rimborso fiscale e giudicato: la legge non può ridurlo
Un contribuente ottiene un giudizio definitivo per un rimborso fiscale integrale. L'amministrazione finanziaria paga solo il 50%, invocando una legge sopravvenuta. La Corte di Cassazione, pur dichiarando cessata la materia del contendere a seguito del pagamento finale, chiarisce con il principio della soccombenza virtuale che una nuova legge non può intaccare il diritto al rimborso fiscale già accertato da una sentenza passata in giudicato, potendo al massimo disciplinare le modalità di esecuzione del pagamento.
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