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Art. 2909 Codice Civile — Anno 2022

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605 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Cessione all’esportazione IVA: la Cassazione tra onere e sanzioni
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'Azienda che aveva dichiarato cessioni all'esportazione IVA, utilizzando un plafond di non imponibilità. L'Agenzia delle Entrate ha contestato queste operazioni, ritenendole mere lavorazioni in conto terzi e non vendite definitive. Dopo vari gradi di giudizio, la Cassazione ha respinto la maggior parte dei motivi dell'Azienda, confermando che per la non imponibilità IVA è essenziale il trasferimento di proprietà. Ha accolto solo un motivo, rinviando il caso alla Commissione Tributaria Regionale per l'applicazione dello ius superveniens (nuove norme) in materia di sanzioni amministrative pecuniarie, che era stato ignorato. L'Azienda non ha ottenuto la piena vittoria fiscale.
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Acquisizione Sanante: No a Doppio Indennizzo per Stesso Danno
Un cittadino ha impugnato l'acquisizione sanante di terreni da parte di un Comune, chiedendo l'annullamento e un indennizzo. I terreni erano stati occupati illegalmente e trasformati in modo irreversibile. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, rilevando che il dante causa del ricorrente aveva già ottenuto un risarcimento per la perdita della proprietà in una precedente sentenza, passata in giudicato. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la nuova richiesta di indennizzo per l'acquisizione sanante era inammissibile. Violava infatti il principio del "ne bis in idem", poiché il danno era già stato risarcito. Non si può chiedere due volte un ristoro per lo stesso pregiudizio.
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Accertamento Fiscale Annullato: Vittoria Società, Benefici per i Soci
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una decisione che aveva annullato un accertamento fiscale annullato a carico di un socio per maggiori redditi da partecipazione in una società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, dichiarandolo inammissibile per carenza di interesse. Questo perché un precedente giudicato aveva già annullato definitivamente gli avvisi di accertamento sia per la società che per tutti i suoi soci. L'annullamento dell'accertamento della società produce effetti positivi anche per i soci che non hanno partecipato direttamente a quel giudizio, data la natura oggettivamente pregiudiziale della questione.
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Litisconsorzio necessario tributario: tra Fisco e soci c’è limite
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento a una società di persone e ai singoli soci a seguito di costi indeducibili per operazioni fittizie e mancata inerenza di interessi. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato integralmente gli atti impositivi, ignorando che la precedente pronuncia di legittimità aveva già confermato in via definitiva l'indeducibilità delle fatture fittizie. L'Agenzia delle Entrate ha quindi proposto ricorso in Cassazione. I giudici hanno riunito le cause per rispettare il litisconsorzio necessario tributario ed evitare decisioni contrastanti tra società e soci. La Suprema Corte ha accolto il ricorso fiscale sul punto delle operazioni inesistenti, coperto da giudicato, confermando l'annullamento solo per i rilievi legati all'inerenza dei finanziamenti.
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Indennità operativa di campagna: il Ministero paga per intero
Un dipendente civile in servizio presso una base militare ha agito per ottenere il pagamento delle somme relative all'indennità operativa di campagna, già riconosciuta a suo favore da una precedente sentenza definitiva. Il Ministero datore di lavoro si è opposto alla quantificazione, sostenendo l'inapplicabilità del compenso ai civili, la prescrizione quinquennale delle somme arretrate e l'erroneità del calcolo basato sull'intero importo maggiorato anziché sulla sola differenza percentuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero. I giudici hanno chiarito che il passaggio in giudicato del diritto impedisce ogni riesame sulla spettanza del beneficio e sospende i termini di prescrizione fino alla chiusura definitiva del processo. Inoltre, la legge stabilisce che il compenso spetta nella misura piena maggiorata e non come semplice differenza rispetto all'indennità base.
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Detenzione Immobile: Nessun Risarcimento Danni Senza Proprietà
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di **risarcimento danni da detenzione immobile** avanzata da due soggetti che, dopo la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita e la restituzione dell'immobile, pretendevano il controvalore del bene e il valore locatizio. La Suprema Corte ha chiarito che la loro disponibilità dell'immobile era una mera "detenzione qualificata" (comodato) e non proprietà. Pertanto, non potevano vantare diritti risarcitori per la privazione di un bene di cui non erano mai stati proprietari, né per il mancato godimento, dato che la detenzione era divenuta senza titolo dopo la richiesta di restituzione.
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Usucapione di Immobile: Disponibilità vs. Intenzione di Possedere
Una coppia, dopo aver venduto un immobile con un atto poi dichiarato valido, ha continuato a disporne e ha chiesto l'accertamento dell'usucapione di immobile. I giudici hanno respinto la domanda, ritenendo che la coppia avesse solo la detenzione del bene e non il possesso utile all'usucapione. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che per l'usucapione è necessaria l'intenzione di comportarsi come proprietario (animus rem sibi habendi), non solo la disponibilità fisica. La mera detenzione non basta, e l'esistenza di un precedente contenzioso sulla proprietà esclude l'animus possidendi.
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Alloggio del Portiere Condominiale: La Cassazione Conferma la Proprietà Comune
Il Condominio ha agito in giudizio per accertare la proprietà di un ex alloggio del portiere, occupato senza titolo dagli eredi dell'ex custode. Gli eredi rivendicavano la proprietà tramite un acquisto da una società costruttrice. La Corte di Cassazione ha confermato che l'alloggio del portiere condominiale è una parte comune, come stabilito dal regolamento e dalla sua destinazione originaria. I titoli di acquisto degli eredi, successivi alla costituzione del condominio, non sono stati sufficienti a superare questa presunzione. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando la proprietà del Condominio e ordinando il rilascio dell'immobile.
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Giudicato Tributario: la cartella di pagamento non si può più contestare
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che aveva annullato una cartella di pagamento emessa contro un Contribuente. La cartella riguardava debiti fiscali di una società, per i quali il Contribuente era stato riconosciuto amministratore di fatto in un precedente avviso di accertamento, divenuto definitivo. La Commissione Tributaria Regionale aveva erroneamente permesso al Contribuente di contestare nuovamente la sua qualifica di amministratore di fatto e la legittimità della notifica, questioni già coperte dal `giudicato tributario`. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che non si possono contestare vizi di un atto presupposto (l'avviso di accertamento) se questo è già diventato definitivo. Il Contribuente deve quindi pagare le somme richieste.
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Indennità negata: ok al risarcimento del danno per inadempimento
Un dirigente medico ha avviato una causa per ottenere il pagamento dell'indennità di posizione variabile. Il tribunale ha respinto la richiesta perché l'ente sanitario non aveva predisposto la graduazione delle funzioni, presupposto necessario per calcolare l'importo. Successivamente, il professionista ha promosso una nuova causa chiedendo il risarcimento del danno per inadempimento del datore di lavoro, responsabile di non aver effettuato tale valutazione e di aver causato una perdita di chance economica. La Corte d'Appello ha bloccato la domanda ritenendola coperta dal precedente giudicato. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione: l'azione per ottenere il compenso e l'azione risarcitoria per mancata graduazione sono autonome e distinte per fatti costitutivi e finalità. Di conseguenza, il rigetto del pagamento diretto non impedisce al lavoratore di agire per i danni.
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Annullamento tariffe TARSU: quando un vecchio costo torna in gioco
Un'Azienda ha contestato un avviso bonario TARSU per il 2009, sostenendo la mancata notifica di un avviso di accertamento e la mancata considerazione della stagionalità. La Corte di Cassazione ha respinto le argomentazioni sul giudicato esterno e sulla stagionalità, poiché l'Azienda non aveva fornito prove adeguate. Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso riguardo all'annullamento tariffe TARSU. Un precedente giudizio del Consiglio di Stato aveva infatti annullato le delibere comunali che fissavano le tariffe per il 2008-2009. La Cassazione ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso alla Commissione Tributaria Regionale, affinché ricalcoli la tassa applicando la tariffa precedentemente vigente.
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Indennità di Esproprio: Cassazione Limita il Ricalcolo del Valore Venale
Un Comune ha espropriato un terreno a un Proprietario, offrendo un'indennità di esproprio che includeva una decurtazione del 40%, poi dichiarata incostituzionale. Dopo un primo rinvio della Cassazione, il giudice di merito non solo ha eliminato la decurtazione, ma ha anche ricalcolato il valore venale di base, aumentando significativamente l'indennizzo. Il Comune ha nuovamente ricorso. La Corte Suprema ha stabilito che il giudice di rinvio ha superato i limiti del suo mandato. Doveva solo rimuovere la decurtazione del 40% dal valore venale già accertato e non contestato nel precedente ricorso. La Corte ha quindi annullato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo calcolo.
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Legittimità concessione edilizia: Cassazione annulla il giudicato esterno
Un gruppo di proprietari aveva acquistato immobili con una condizione sospensiva: la costruzione di box da parte di una società era subordinata all'ottenimento di una regolare licenza edilizia entro due anni. I proprietari chiedevano la demolizione dei box, sostenendo che la condizione non si fosse avverata correttamente. Dopo vari gradi di giudizio, la Cassazione aveva già stabilito che la Corte d'Appello dovesse verificare non solo il rilascio della licenza, ma anche la sua legittimità della concessione edilizia. La Corte d'Appello, in rinvio, ha rigettato la domanda basandosi su un presunto "giudicato esterno" (una decisione definitiva in un altro processo). La Suprema Corte ha ora accolto il ricorso dei proprietari, cassando nuovamente la sentenza. Ha ribadito che il giudice del rinvio ha errato nel considerare definitivo un giudicato ancora impugnabile e ha omesso di valutare la legittimità della concessione edilizia come richiesto. La causa torna in Appello per un nuovo esame.
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Contributo di bonifica: illegittima la richiesta senza beneficio
Un proprietario terriero ha impugnato una cartella di pagamento relativa al contributo di bonifica preteso da un consorzio per l'anno 2009. Il contribuente ha contestato la debenza dell'importo per l'assenza di un effettivo beneficio fondiario sui terreni, evidenziando che precedenti sentenze definitive avevano già accertato tale mancanza per altre annualità. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'istanza di revocazione senza esaminare l'esistenza di tali giudicati esterni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che il giudice d'appello ha commesso un'omessa pronuncia non valutando le decisioni passate in giudicato. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato la causa ai giudici tributari regionali per verificare se gli accertamenti passati abbiano valore vincolante anche per la nuova pretesa.
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Graduatorie ad esaurimento: diploma magistrale escluso dal ruolo
Diversi insegnanti in possesso del diploma di maturità magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 hanno richiesto l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente per la scuola dell'infanzia e primaria. Il Ministero dell'Istruzione si è opposto alla richiesta. La Corte d'Appello ha respinto la pretesa degli insegnanti, qualificando la domanda come un nuovo inserimento vietato dalla legge. I docenti hanno quindi proposto ricorso per cassazione, sostenendo il valore abilitante del loro titolo di studio e l'estensione favorevole di precedenti pronunce amministrative. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. I giudici hanno chiarito che il solo possesso del diploma magistrale ante 2002 non dà diritto a entrare nelle graduatorie ad esaurimento, poiché la legge ha bloccato definitivamente l'ingresso di nuovi aspiranti.
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Inadempimento Contratto: Quando la Cassazione Ribalta la Gravità
Una società venditrice aveva chiesto la risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare del 1982 contro una società acquirente. L'acquirente non aveva pagato una parte del prezzo e non aveva assunto due mutui. Il Tribunale aveva respinto la domanda per prescrizione, pur riconoscendo l'inadempimento. La Corte d'Appello aveva confermato, ma aveva ritenuto l'inadempimento di lieve entità. La Cassazione ha accolto il ricorso della venditrice. Ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel valutare la gravità dell'inadempimento ai fini della **risoluzione contratto per inadempimento**. Non ha considerato il danno effettivo subito dalla venditrice a causa delle esecuzioni forzate sui suoi beni e l'intero ammontare del prezzo non pagato. La causa tornerà in Appello per una nuova valutazione.
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Ex Direttore Amministrativo vs Ente: Il Giudicato Esterno Prevale sui Nuovi Fatti
Un ex direttore amministrativo, che aveva svolto anche attività legale per l'ente pubblico, ha chiesto il pagamento di compensi professionali aggiuntivi. La Corte di Cassazione ha confermato che tali prestazioni rientravano nel suo rapporto di lavoro subordinato, non in un incarico professionale separato. La sentenza ha ribadito il principio del giudicato esterno, affermando che una decisione definitiva su una questione non può essere riesaminata, anche con nuove prove, se il punto fondamentale è già stato accertato. Il ricorso dell'ex direttore è stato respinto, e lui è stato condannato a pagare le spese legali.
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Obbligo di rendiconto agli eredi: quote e conti del socio
Due fratelli gestivano di fatto un'azienda agricola utilizzando un conto corrente bancario cointestato. Alla morte di uno di essi, i suoi eredi hanno citato in giudizio il fratello superstite, chiedendo la ricostruzione contabile dei rapporti e la restituzione delle somme prelevate oltre la propria quota spettante. Il convenuto si è opposto, eccependo un precedente giudicato e sostenendo l'inapplicabilità del rendiconto tra soci co-amministratori. I giudici di merito hanno respinto le eccezioni difensive. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le pronunce precedenti, stabilendo che sussiste l'obbligo di rendiconto agli eredi da parte dell'amministratore superstite. Questo adempimento contabile è indispensabile per redigere la situazione patrimoniale aggiornata e determinare il valore economico della quota societaria da liquidare agli eredi.
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Doveri informativi banca: Investitore informato perde ricorso in Cassazione
Un Investitore ha citato in giudizio una Banca per ottenere la nullità di un contratto di acquisto di titoli obbligazionari argentini, sostenendo difetti formali o violazione dei doveri informativi banca. Il Tribunale aveva inizialmente accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, ritenendo che l'Investitore fosse stato adeguatamente informato sui rischi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Investitore. Ha confermato che la Banca ha adempiuto ai suoi doveri informativi segnalando l'inadeguatezza dell'operazione, anche senza motivi specifici scritti, poiché l'Investitore ha insistito nell'ordine dopo aver ricevuto le informazioni.
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Rimborso negato: la Cassazione chiarisce l’ottemperanza tributaria
Un Contribuente aveva ottenuto il riconoscimento del diritto a un rimborso IRPEF da una Commissione Tributaria. L'Amministrazione Finanziaria non ha eseguito il rimborso. Il Contribuente ha quindi avviato un giudizio di ottemperanza sentenza tributaria, ma la Commissione Tributaria Regionale lo ha dichiarato inammissibile, sostenendo che la sentenza originale fosse di "mero accertamento" e non contenesse un ordine di condanna. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Ha stabilito che il giudizio di ottemperanza non richiede un ordine esplicito di condanna per l'esecuzione di un rimborso fiscale. Il giudice dell'ottemperanza ha il potere di definire gli obblighi di rimborso. La Cassazione ha cassato la sentenza precedente e rinviato il caso per una nuova decisione.
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