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Art. 28 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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64 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Spaccio lieve entità: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo posto agli arresti domiciliari per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la qualifica di 'spaccio di lieve entità' non dipende solo dalla quantità della sostanza, ma da una valutazione complessiva che include le modalità del fatto, la varietà delle droghe e i legami dell'indagato con l'ambiente criminale. Viene inoltre confermata la legittimità della misura cautelare basata su un pericolo di recidiva 'attuale' e concreto.
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Principio devolutivo e misure cautelari: la Cassazione
Un individuo sotto arresti domiciliari per traffico di stupefacenti ha visto ripristinata la detenzione in carcere dopo l'appello del pubblico ministero. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che nella revisione delle misure cautelari, i giudici possono e devono riesaminare tutte le circostanze, anche quelle passate. La Corte ha stabilito che il principio devolutivo consente una valutazione completa e che gli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico, erano inadeguati per un soggetto che continuava la sua attività criminale da casa.
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Esigenze cautelari: la disoccupazione non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'indagata, ritenuta figura centrale in un sistema di frode fiscale, che chiedeva la revoca di una misura cautelare (obbligo di firma). La difesa sosteneva la cessazione delle esigenze cautelari a causa della perdita del lavoro e dell'interruzione dei rapporti con i coindagati. La Corte ha stabilito che la disoccupazione non esclude il concreto rischio di reiterazione del reato, data la gravità e sistematicità delle condotte e la possibilità per l'indagata di assumere nuovi incarichi per commettere illeciti simili. La persistenza di contatti, anche in contesti sociali, è stata considerata un fattore di rischio.
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Incendio boschivo: custodia cautelare e prove
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per un grave incendio boschivo in una riserva naturale. La custodia cautelare in carcere è stata confermata sulla base di un solido quadro probatorio, che include messaggi WhatsApp, intercettazioni e ammissioni, ritenuto sufficiente a dimostrare la gravità indiziaria e un concreto pericolo di reiterazione del reato.
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