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Art. 2751-bis Codice Civile — Sezione Quinta Penale

6 provvedimenti

Altri anni per Art. 2751-bis Codice Civile

Bancarotta preferenziale: beni ai fornitori e condanna
Due amministratori di una società edile in crisi hanno ceduto mezzi d'opera e versato somme a favore di creditori scelti, escludendo tutti gli altri prima del fallimento. I giudici di merito hanno condannato entrambi i gestori per bancarotta fraudolenta documentale e bancarotta preferenziale. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione contestando l'intento lesivo e sostenendo la liceità della cessione di beni aziendali ammortizzati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi confermando integralmente le condanne. I giudici hanno chiarito che integra reato soddisfare solo alcuni crediti a scapito di altri aventi pari o superiore privilegio. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta preferenziale: pagamenti e debiti aziendali
L'amministratore di una società poi dichiarata fallita ha disposto pagamenti a favore di una società di mediazione e di uno studio legale associato. I giudici hanno accertato la natura indebita di tali versamenti: la mediazione mancava di prova e il credito dello studio associato non godeva di privilegio speciale. L'amministratore ha impugnato la condanna per bancarotta preferenziale sostenendo la legittimità dei pagamenti e la natura privilegiata dei debiti estinti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato, confermando la condanna penale e il pagamento delle spese di giudizio. I giudici supremi hanno ribadito che i pagamenti eseguiti in favore di creditori chirografari o privi di causa reale integrano il delitto fallimentare.
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Bancarotta preferenziale compensi amministratore: no al privilegio
La Suprema Corte ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta e bancarotta preferenziale a carico dell'amministratore di una società fallita. L'imputato aveva sottratto due autocarri azionando fittizie compravendite e triangolazioni a favore di una nuova impresa familiare. Inoltre, aveva prelevato dalle casse sociali somme a titolo di compenso per sé e per il fratello prima del fallimento. La Cassazione ha ribadito che la bancarotta preferenziale compensi amministratore si configura poiché i compensi di gestione non godono del privilegio riservato ai lavoratori subordinati ai sensi dell'articolo 2751-bis del codice civile. Trattandosi di un rapporto organico e non di lavoro dipendente, il pagamento dei compensi in situazione di dissesto finanziario danneggia la massa dei creditori.
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Bancarotta preferenziale: il patteggiamento blocca il ricorso
Un professionista ha patteggiato la pena di nove mesi di reclusione per il reato di bancarotta preferenziale, avendo ricevuto pagamenti da una società poi fallita a favore di un'impresa a lui riconducibile. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che i pagamenti ricevuti riguardavano compensi professionali protetti da privilegio e che quindi non vi era stata violazione della parità tra i creditori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di patteggiamento, i limiti per contestare la qualificazione giuridica del fatto sono strettissimi. Non emergendo con immediata evidenza l'assenza del reato dagli atti, l'accordo sulla pena non può essere rimesso in discussione. Di conseguenza, la condanna è stata confermata.
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Bancarotta Preferenziale: Amministratore condannato per finti compensi
Un amministratore di una società in crisi è stato condannato per bancarotta preferenziale per aver disposto pagamenti a proprio favore, qualificandoli come compensi per consulenze. I giudici hanno stabilito che tali somme erano in realtà retribuzioni per il suo ruolo di amministratore, e quindi un credito non privilegiato. Pagando sé stesso prima degli altri creditori, ha violato il principio della 'par condicio creditorum' (parità di trattamento). La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che mascherare il proprio compenso da credito privilegiato per aggirare la legge costituisce reato. L'amministratore ha perso la causa e la sua condanna è diventata definitiva.
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Bancarotta preferenziale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un institore contro una sentenza che, pur dichiarando la prescrizione del reato di bancarotta preferenziale, non lo aveva assolto nel merito. La Corte ha stabilito che, in caso di prescrizione, l'assoluzione è possibile solo se l'innocenza emerge 'ictu oculi', cioè in modo evidente e incontestabile dagli atti. Il ricorrente non ha fornito tale prova, né ha dimostrato che il pagamento ricevuto non ledesse la par condicio creditorum. Il ricorso è stato ritenuto generico e basato su questioni non sollevate in appello.
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