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Art. 2751-bis Codice Civile

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452 provvedimenti

Privilegio società cooperativa: onere della prova
Un consorzio si è opposto all'esclusione del proprio credito dal rango privilegiato nello stato passivo di una liquidazione giudiziale. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, affermando che il creditore non ha fornito la prova necessaria a sostegno della sua richiesta di privilegio società cooperativa, in particolare riguardo alla natura mutualistica e alla prevalenza del lavoro dei soci nell'esecuzione del servizio.
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Privilegio professionale avvocato: la Cassazione chiarisce
Una professionista legale si opponeva alla reiezione parziale del suo credito professionale nello stato passivo di un fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo principi fondamentali sul privilegio professionale avvocato. In particolare, ha chiarito che il biennio per il privilegio decorre dalla cessazione dell'incarico e non dalla data del fallimento, e che il giudice deve esaminare eventuali accordi scritti sul compenso. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Credito prededucibile: no per il concordato fallito
Un avvocato ha richiesto che il suo compenso per la redazione di una proposta di concordato preventivo, poi dichiarata inammissibile, fosse riconosciuto come credito prededucibile nel successivo fallimento della società. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato impedisce il riconoscimento della prededuzione, poiché la prestazione del professionista non è risultata funzionale né ha apportato alcun beneficio alla massa dei creditori.
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Accordi di prossimità: non modificano la retribuzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13772/2024, ha stabilito che gli accordi di prossimità non possono peggiorare la retribuzione prevista nei contratti individuali dei lavoratori. Il caso riguardava un 'premio di collaborazione' che un'azienda aveva tentato di condizionare tramite un accordo collettivo. La Corte ha confermato che la retribuzione non rientra tra le materie che tali accordi possono modificare direttamente, proteggendo così il trattamento più favorevole del contratto individuale.
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Giuramento decisorio: Cassazione cambia le regole
Un avvocato chiede l'ammissione al passivo fallimentare per un credito professionale. Il curatore eccepisce la prescrizione presuntiva e, deferito un giuramento decisorio, dichiara di ignorare se il pagamento sia avvenuto. La Cassazione, ribaltando un orientamento precedente, stabilisce che tale dichiarazione di ignoranza equivale a un mancato giuramento, con conseguenze negative per la massa fallimentare e favorevoli per il creditore. La Corte accoglie il ricorso e rinvia la causa al Tribunale.
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Domanda ammissione al passivo: i limiti alla modifica
Un legale ha presentato ricorso contro la decisione che limitava il suo credito professionale in un fallimento. La sua richiesta di integrare la domanda di ammissione al passivo è stata respinta perché considerata una modifica inammissibile della domanda originaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo i rigidi limiti entro cui una domanda può essere precisata. Ha inoltre ribadito che le parti troppo generiche della domanda sono nulle e che, nel caso specifico, i pagamenti già ricevuti dal professionista superavano il credito accertato.
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Insinuazione al passivo privilegio: richiesta esplicita
Una professionista ha presentato opposizione allo stato passivo di una società fallita, sostenendo che il suo credito professionale avrebbe dovuto essere riconosciuto come privilegiato e non solo come chirografario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per l'insinuazione al passivo privilegio è indispensabile che la richiesta di prelazione sia formulata esplicitamente nella domanda iniziale. L'omissione non può essere sanata in un secondo momento e il giudice non può concedere il privilegio d'ufficio, poiché ciò violerebbe il principio della domanda e i diritti degli altri creditori.
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Giudicato endofallimentare e ammissione al passivo
Un professionista si oppone alla parziale ammissione del suo credito nel passivo di un fallimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la mancata impugnazione da parte del curatore della parziale ammissione del credito crea un giudicato endofallimentare sull'esistenza del diritto, precludendo contestazioni successive sulla prestazione.
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Compenso avvocato recesso: il diritto alla success fee
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema del compenso avvocato recesso del cliente. Il caso riguarda uno studio professionale che si è visto negare una 'success fee' dopo che il cliente, poi fallito, aveva revocato l'incarico. La Corte ha stabilito che se l'attività pregressa del professionista ha contribuito al successo finale, il compenso è dovuto. Ha inoltre chiarito che il privilegio del credito si calcola dalla fine dell'incarico e copre tutta la prestazione.
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Opposizione stato passivo: onere della prova documentale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11261/2024, ha rigettato il ricorso di un professionista che si era visto ridurre il proprio credito in sede fallimentare. La Corte ha ribadito che nell'opposizione allo stato passivo, il creditore ha l'onere di indicare specificamente i documenti a sostegno della propria pretesa, anche se già depositati nella fase di verifica. Un generico rinvio al fascicolo precedente o una mera riserva di produzione non sono sufficienti per ottenere l'acquisizione d'ufficio della documentazione.
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Contestazione an debeatur: assorbe il quantum?
Un avvocato si oppone alla drastica riduzione dei suoi compensi professionali richiesti a un ente in liquidazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, rigetta il ricorso, stabilendo due principi fondamentali. Primo: la contestazione radicale del diritto al compenso (contestazione an debeatur), basata sulla validità del mandato, assorbe e rende superflua una specifica contestazione sull'importo (quantum). Secondo: il valore di una causa amministrativa volta ad annullare un provvedimento è da considerarsi indeterminabile ai fini del calcolo delle tariffe forensi, e non può essere parametrato all'intero patrimonio dell'ente assistito.
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Onere della prova: Cassazione su prova non ammessa
Una professionista ha richiesto l'ammissione di un credito al passivo di un fallimento per prestazioni svolte. La curatela fallimentare ha contestato che le prestazioni fossero state svolte da un'altra società, chiedendo una prova testimoniale a supporto. Il Tribunale ha negato l'ammissione della prova, ma ha poi rigettato l'eccezione della curatela per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione per palese contraddittorietà, riaffermando che il giudice non può impedire a una parte di assolvere al proprio onere della prova e poi sanzionarla per non averlo fatto.
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Credito prededucibile: la Cassazione sui professionisti
Un legale contesta l'ammissione del proprio credito come chirografario e lo status di credito prededucibile riconosciuto ad altri due professionisti per l'assistenza in un concordato preventivo. La Cassazione cassa la decisione di merito, chiarendo che per il riconoscimento del credito prededucibile non basta l'omologazione del concordato, ma occorre una valutazione 'ex ante' dell'effettiva utilità e funzionalità della prestazione professionale rispetto agli scopi della procedura.
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Credito prededucibile: quando è ammesso in fallimento
La Corte di Cassazione interviene sulla questione del credito prededucibile per i professionisti in un fallimento successivo a un concordato preventivo. Un avvocato ha impugnato la decisione del tribunale che aveva negato la natura privilegiata del suo compenso, ammettendo invece in prededuzione i crediti di altri professionisti. La Cassazione ha accolto in parte il ricorso, cassando la decisione del tribunale per motivazioni insufficienti e in contrasto con i principi di diritto. In particolare, ha chiarito che i crediti sorti dopo l'omologa del concordato non godono automaticamente della prededuzione e che la valutazione sull'utilità della prestazione deve avvenire con un giudizio 'ex ante' e non 'ex post'.
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Ricorso inammissibile: gli errori da non fare
L'appello di una società di trasporti alla Corte di Cassazione è stato dichiarato un ricorso inammissibile. L'azienda cercava il riconoscimento di un credito privilegiato nei confronti di una società in concordato preventivo. La Corte ha riscontrato che il ricorso era proceduralmente viziato, in quanto criticava la sentenza di primo grado anziché quella d'appello e sollevava questioni di fatto impropriamente formulate come violazioni di legge, impedendo qualsiasi esame nel merito.
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Ricorso inammissibile: motivi e autosufficienza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un legale per il riconoscimento dei suoi compensi professionali nell'ambito di un fallimento. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, sulla mancata contestazione della reale ratio decidendi della sentenza impugnata e, soprattutto, sul difetto di autosufficienza, un principio fondamentale per l'ammissibilità del ricorso in Cassazione.
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Rinuncia al ricorso: no al contributo unificato doppio
Un creditore aveva impugnato in Cassazione il rigetto della sua opposizione allo stato passivo fallimentare. A seguito di una transazione, il creditore ha effettuato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio, chiarendo un importante principio: la rinuncia al ricorso non comporta il pagamento del doppio del contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Progetto di stato passivo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8485/2024, chiarisce l'inammissibilità dell'opposizione avverso il mero 'progetto di stato passivo' in una procedura di liquidazione coatta amministrativa. La Corte ha stabilito che tale atto, essendo meramente preparatorio e non definitivo, non può essere impugnato. L'impugnazione è consentita solo contro lo stato passivo esecutivo. La decisione sottolinea la necessità di un 'interesse ad agire' concreto, che manca nel caso di un atto non ancora vincolante.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la decisione
Un Comune, dopo aver saldato i debiti verso i lavoratori della propria società in-house fallita, ha chiesto di essere ammesso al passivo fallimentare. Il Tribunale ha respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione non per il merito della questione, ma per un vizio procedurale: la cosiddetta "omessa pronuncia". Il Tribunale, infatti, non aveva esaminato la domanda subordinata del Comune, basata su un accordo espromissivo, rendendo la sua decisione nulla. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
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Corrispondenza chiesto e pronunciato: la Cassazione
Un avvocato ha impugnato la decisione che ammetteva solo parzialmente il suo credito per onorari professionali nella liquidazione di una banca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo la violazione del principio di corrispondenza chiesto e pronunciato, poiché il tribunale di merito aveva omesso di pronunciarsi su cinque specifiche cause. Ha invece rigettato il motivo relativo all'omesso esame di un fatto decisivo per altre pratiche, ritenute genericamente formulate. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame sulle domande omesse.
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