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Art. 2740 Codice Civile — Sezione Terza Civile

102 provvedimenti

Altri anni per Art. 2740 Codice Civile

Azione revocatoria ordinaria: immobili alla ex e debiti con la banca
Un fideiussore garantisce un debito societario milionario verso una banca. A seguito della crisi aziendale, il garante trasferisce l'intero patrimonio immobiliare all'ex moglie tramite gli accordi di una separazione consensuale. L'istituto di credito avvia l'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la cessione dei beni. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito e rigetta il ricorso del debitore. Il trasferimento immobiliare in favore della consorte costituisce un atto a titolo prevalentemente gratuito che azzera la garanzia patrimoniale del creditore. Il fideiussore conosceva lo stato di dissesto della società e il debito bancario preesistente. La cessione dei beni in sede di separazione resta dunque inefficace verso la banca.
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Azione surrogatoria ed eredi inerti: la tutela del creditore
Un professionista vanta un credito milionario per prestazioni tecniche svolte a favore di un cliente deceduto. Gli eredi accettano l'eredità con beneficio di inventario, ma omettono di richiedere la manleva alle corrette compagnie assicurative del defunto, chiamando in causa compagnie errate fuori termine. Il professionista agisce con azione surrogatoria contro le assicurazioni per riscuotere l'indennizzo. La Corte d'Appello respinge la domanda, ritenendo incompatibile l'azione con il beneficio d'inventario e ravvisando un'attività degli eredi. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del professionista: l'accettazione beneficiata non preclude la surroga e l'iniziativa errata o tardiva equivale a trascuratezza patrimoniale. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Azione revocatoria ordinaria: la Cassazione accoglie il ricorso
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per contestare il trasferimento di beni immobili effettuato dal debitore alla coniuge in sede di separazione. La Corte d'Appello aveva respinto le doglianze ritenendole inammissibili e infondate, sostenendo che non fosse stata provata la consapevolezza del danno e che il patrimonio del debitore fosse comunque capiente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del creditore. I giudici di legittimità hanno chiarito che, se il giudice dichiara inammissibile un motivo di appello, non può poi pronunciarsi sul merito. Inoltre, l'appello del creditore era sufficientemente specifico, poiché contestava la reale consistenza del patrimonio considerando i debiti complessivi. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
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Trust in frode ai creditori: perché non è nullo ma revocabile
L'Ex Moglie e il Figlio, creditori di oltre 500.000 euro per mantenimento, hanno chiesto la nullità del trust istituito dai Genitori del Debitore. Secondo gli attori, l'operazione serviva unicamente a nascondere il patrimonio familiare e a sottrarlo ai creditori e al Fisco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che un trust in frode ai creditori non è radicalmente nullo. Se un atto diminuisce la garanzia del credito violando la responsabilità patrimoniale, la legge garantisce come unico rimedio l'azione revocatoria per renderlo inefficace. Non avendo proposto l'azione revocatoria ma la sola azione di nullità, l'Ex Moglie e il Figlio hanno perso la causa e dovranno pagare le spese legali.
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Azione revocatoria: il nuovo creditore blocca la finta vendita
Un istituto bancario ha avviato un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la vendita di un immobile compiuta dai suoi debitori a favore di un terzo acquirente. Nel corso del giudizio, la banca ha ceduto il proprio credito a una società finanziaria. Il terzo acquirente ha contestato la legittimazione della società subentrante a proseguire la causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il cessionario del credito beneficia automaticamente degli effetti dell'azione revocatoria promossa dal cedente. L'azione revocatoria non è infatti un diritto autonomo, ma uno strumento accessorio a tutela del credito stesso. Di conseguenza, il terzo acquirente perde la causa e deve rimborsare le spese legali.
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Fondo patrimoniale: lo scudo familiare cede davanti al fallimento
Due coniugi costituiscono un fondo patrimoniale per tutelare i beni immobili di famiglia. Successivamente, uno dei due coniugi viene dichiarato fallito e la curatela fallimentare promuove un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la costituzione del fondo. I giudici di merito accolgono la domanda della curatela. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dei coniugi. La Corte chiarisce che il fondo patrimoniale non protegge i beni se i debiti, anche se derivanti da attività d'impresa, sono stati contratti per il mantenimento e lo sviluppo della famiglia. Inoltre, trattandosi di un atto a titolo gratuito, non è necessaria la prova della consapevolezza dello stato di insolvenza. Vince la curatela fallimentare.
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Azione revocatoria ordinaria: il fondo familiare non salva la casa
Due coniugi costituiscono un fondo patrimoniale inserendovi la loro casa e un terreno, sottraendoli così ai creditori dell'azienda di cui il marito è socio. Poco dopo, l'azienda fallisce. La Curatela Fallimentare promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la costituzione del fondo. I coniugi si difendono sostenendo che l'atto rispondeva a un dovere morale di tutela della famiglia e che i debiti erano solo aziendali. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dei coniugi, confermando che la costituzione del fondo patrimoniale è un atto gratuito revocabile se pregiudica i creditori. I coniugi perdono definitivamente la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Azione revocatoria: la donazione ai familiari non salva la casa
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della donazione di immobili compiuta da un debitore a favore della moglie e della figlia. I creditori, rappresentati da istituti bancari e successivamente da società cessionarie del credito, hanno promosso con successo l'azione revocatoria. Il debitore aveva donato la nuda proprietà e l'usufrutto dei beni poco prima del fallimento della società di cui era garante. La Suprema Corte ha chiarito che per gli atti gratuiti successivi al sorgere del debito basta la semplice consapevolezza del pregiudizio arrecato alle ragioni dei creditori. Inoltre, i nuovi creditori succeduti nella titolarità del credito beneficiano automaticamente degli effetti della revoca dell'atto fraudolento.
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Cessione di azienda e debiti: quando la finta vendita non salva
Una lavoratrice chiede il pagamento di crediti di lavoro alla società che ha acquistato il ramo d'azienda in cui lavorava. La società acquirente si oppone, sostenendo che il debito non era iscritto nei libri contabili obbligatori, come richiesto dall'art. 2560 c.c. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della società. I giudici chiariscono che la regola della limitazione di responsabilità nella cessione di azienda e debiti non si applica se manca una reale differenza tra venditore e acquirente (stessi soci e amministratori). In questo caso, essendoci una totale identità di gestione, l'acquirente conosceva perfettamente il debito, che risultava anche dal bilancio finale di liquidazione della società venditrice. La società acquirente deve quindi pagare.
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Pignoramento presso terzi: vietata la condanna del terzo
Un creditore avvia un pignoramento presso terzi per aggredire un credito vantato dal proprio debitore verso una società assicuratrice. Quest'ultima dichiara l'indisponibilità delle somme, dando avvio a un giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo. Nelle more, il creditore ottiene un pagamento parziale in un secondo procedimento. La Corte d'appello condanna la società al pagamento dell'intero importo originario, senza detrarre quanto già riscosso. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società assicuratrice: il giudice dell'accertamento non può emettere una condanna diretta al pagamento, compito che spetta esclusivamente al giudice dell'esecuzione, e deve tenere conto dei pagamenti parziali già avvenuti. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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Azione revocatoria ordinaria: il trust familiare non salva i beni
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace il trasferimento di beni immobili effettuato da una società debitrice a favore di un trust familiare. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'atto svuotava la garanzia patrimoniale del debitore e che la consapevolezza del pregiudizio era evidente, dato il legame familiare tra i soggetti coinvolti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società e dei familiari, confermando la revoca del trust. I giudici hanno chiarito che l'azione revocatoria ordinaria mira a proteggere il credito e che l'eventuale sproporzione tra il valore dei beni trasferiti nel trust e l'entità del debito non impedisce la dichiarazione di inefficacia dell'atto dispositivo.
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Azione revocatoria: il trust fittizio non salva la casa dal debito
Un imprenditore, garante dei debiti della propria società, ha istituito un trust familiare trasferendovi l'unico immobile di sua proprietà per sottrarlo ai creditori. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace il trasferimento. Il debitore ha contestato l'azione sostenendo che il credito era ancora incerto e oggetto di causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore, confermando che l'azione revocatoria può essere avviata anche a tutela di un credito litigioso, cioè non ancora definitivo. Di conseguenza, il trasferimento dell'immobile nel trust rimane inefficace nei confronti dei creditori, che potranno aggredire il bene per soddisfare il proprio credito di oltre quindici milioni di euro.
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Azione revocatoria: il garante non salva la casa con la società
Un debitore, dopo aver firmato una fideiussione a garanzia di un ingente debito bancario, ha conferito un prezioso immobile a una società di nuova costituzione, ricevendo in cambio quote di valore molto inferiore. La banca ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace il trasferimento. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, ritenendo che il debito fosse sorto solo dopo il conferimento e che mancasse la prova della frode. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione stabilendo che per il garante il debito sorge al momento della firma della fideiussione. Di conseguenza, per l'azione revocatoria basta la semplice consapevolezza del danno al creditore, senza dover provare una dolosa preordinazione. Inoltre, sostituire un immobile con quote societarie svincolabili rende più difficile il recupero del credito, giustificando la tutela revocatoria.
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Azione revocatoria: donazione salva se manca il danno concreto
Una creditrice ha promosso un'azione revocatoria per annullare la donazione della nuda proprietà di un appartamento effettuata da una madre in favore del figlio. La creditrice sosteneva che l'atto avesse ridotto la garanzia del suo credito. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che, per accogliere l'azione revocatoria, il creditore non può limitarsi a denunciare il trasferimento del bene. Deve invece allegare e dimostrare concretamente che il patrimonio residuo del debitore è diventato insufficiente a soddisfare il debito. Mancando questa specifica contestazione, la sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Azione revocatoria: moglie vince in Cassazione sulle spese
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria contro la vendita di un terreno effettuata da due coniugi in comunione legale al proprio figlio. Il Tribunale ha accolto la domanda solo per la quota del marito debitore, ma ha condannato anche la moglie al pagamento delle spese legali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della moglie: poiché l'azione revocatoria è stata limitata alla quota del marito e la moglie non era debitrice, quest'ultima è risultata vittoriosa. Di conseguenza, la sua condanna alle spese viola il principio di soccombenza. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azione Revocatoria: Vincolo Familiare Rende Inefficaci Donazioni
Una banca ha intrapreso un'azione revocatoria ordinaria contro un debitore che aveva venduto un immobile al fratello, poi lo aveva donato alla moglie e costituito un fondo patrimoniale. Inizialmente, il Tribunale aveva accolto la revocatoria solo per la vendita. La Corte d'Appello, invece, ha esteso l'inefficacia anche alla donazione e al fondo patrimoniale, ritenendo che la natura gratuita degli atti e gli stretti vincoli familiari fossero sufficienti a dimostrare la consapevolezza del pregiudizio per i creditori (scientia damni). La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo l'importanza del vincolo familiare come elemento presuntivo qualificato nell'azione revocatoria, specialmente per atti a titolo gratuito, quando accompagnato da altri indizi che rendono altamente probabile la conoscenza del danno.
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Trust vs. Creditori: La Cassazione conferma l’Azione revocatoria trust
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un atto di trust (Trust Evo) stipulato da due fratelli, garanti di un finanziamento. La società sosteneva che l'atto pregiudicava le sue ragioni creditorie. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo che l'atto fosse una nuova disposizione patrimoniale e non una semplice proroga di un precedente trust (Trust Epica). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei fratelli e della società trustee, confermando la decisione che l'atto di trust era revocabile. La sentenza ha ribadito che l'Azione revocatoria trust è ammissibile quando l'atto pregiudica i creditori, anche se i beni erano già segregati.
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Azione Revocatoria: Trasferimento Immobiliare in Separazione Sotto Scrutinio
Un gruppo di creditori ha avviato un'azione revocatoria contro una debitrice e le sue figlie. La debitrice aveva trasferito immobili alle figlie durante la separazione consensuale. I creditori sostenevano che il trasferimento fosse gratuito e avesse ridotto la garanzia patrimoniale per i loro crediti, derivanti da spese processuali. La Corte di Cassazione ha confermato che il trasferimento era un atto a titolo gratuito, non un adempimento di debiti pregressi. Ha quindi ritenuto legittima l'azione revocatoria, poiché l'atto aveva diminuito la garanzia per i creditori. La Corte ha rigettato i ricorsi della debitrice e delle figlie.
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Azione Revocatoria Credito Litigioso: Perde per un Timbro Mancante
Un creditore avvia un'azione revocatoria per un credito litigioso, derivante da vizi in un contratto d'appalto, contro l'atto con cui i debitori avevano costituito un fondo patrimoniale per proteggere un immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del creditore inammissibile, non entrando nel merito della questione. La decisione si fonda su un vizio di forma decisivo: il creditore non ha fornito la prova formale, tramite certificazione del cancelliere, che una precedente sentenza a cui faceva riferimento fosse diventata definitiva (passata in giudicato). Questo errore procedurale ha determinato la sua sconfitta nel giudizio di legittimità, confermando la vittoria dei debitori.
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Azione revocatoria per credito litigioso: vendita a familiari nulla
Un'impresa creditrice agisce contro un'azienda debitrice che, due giorni dopo una sentenza di condanna (non definitiva), vende il suo unico immobile di valore a una società collegata ai familiari dell'amministratore. La Cassazione conferma la validità dell'azione revocatoria per credito litigioso. I giudici stabiliscono che per agire non è necessario un credito accertato con sentenza definitiva, ma è sufficiente una pretesa non palesemente infondata. Inoltre, neppure la presenza di un'ipoteca sull'immobile venduto esclude il danno per il creditore. La vendita viene quindi dichiarata inefficace nei confronti dell'impresa creditrice, che vince la causa.
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