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Art. 2740 Codice Civile — Anno 2023

87 provvedimenti

Altri anni per Art. 2740 Codice Civile

Concordato preventivo: la trasparenza evita il fallimento
Una società proponeva un concordato preventivo con continuità aziendale, ma il Tribunale ne dichiarava l'inammissibilità, decretando il fallimento. La decisione si basava sulla lacunosità della relazione dell'attestatore, che ometteva valutazioni cruciali sui crediti e sulle responsabilità degli amministratori. La Corte d'Appello confermava la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, ribadendo che il giudice ha il dovere di controllare la fattibilità giuridica della proposta di concordato preventivo. Questo controllo include la verifica della completezza e dell'attendibilità delle informazioni fornite ai creditori, per garantire loro un voto informato. Se la documentazione è incompleta o inattendibile, la proposta è inammissibile.
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Azione revocatoria: il nuovo creditore blocca la finta vendita
Un istituto bancario ha avviato un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la vendita di un immobile compiuta dai suoi debitori a favore di un terzo acquirente. Nel corso del giudizio, la banca ha ceduto il proprio credito a una società finanziaria. Il terzo acquirente ha contestato la legittimazione della società subentrante a proseguire la causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il cessionario del credito beneficia automaticamente degli effetti dell'azione revocatoria promossa dal cedente. L'azione revocatoria non è infatti un diritto autonomo, ma uno strumento accessorio a tutela del credito stesso. Di conseguenza, il terzo acquirente perde la causa e deve rimborsare le spese legali.
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Prededuzione in amministrazione straordinaria: esclusi i gruppi
Un consorzio di autotrasportatori ha richiesto il pagamento prioritario di un credito per trasporti effettuati a favore di una società in amministrazione straordinaria, collegata a un noto gruppo siderurgico. Il creditore invocava la prededuzione in amministrazione straordinaria, prevista per le imprese che gestiscono stabilimenti di interesse strategico nazionale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno chiarito che la prededuzione è una misura eccezionale e non si estende automaticamente a tutte le società del gruppo, anche se strettamente collegate alla capogruppo. Poiché la società debitrice era un soggetto giuridico autonomo e non gestiva direttamente l'impianto strategico nazionale, il credito rimane chirografario, ossia senza alcuna priorità di pagamento.
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Fondo patrimoniale: lo scudo familiare cede davanti al fallimento
Due coniugi costituiscono un fondo patrimoniale per tutelare i beni immobili di famiglia. Successivamente, uno dei due coniugi viene dichiarato fallito e la curatela fallimentare promuove un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la costituzione del fondo. I giudici di merito accolgono la domanda della curatela. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dei coniugi. La Corte chiarisce che il fondo patrimoniale non protegge i beni se i debiti, anche se derivanti da attività d'impresa, sono stati contratti per il mantenimento e lo sviluppo della famiglia. Inoltre, trattandosi di un atto a titolo gratuito, non è necessaria la prova della consapevolezza dello stato di insolvenza. Vince la curatela fallimentare.
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Crediti in prededuzione: quando la priorità si ferma al primo acciaio
Una società fornitrice ha richiesto l'ammissione al passivo di una grande impresa siderurgica in amministrazione straordinaria, pretendendo il riconoscimento di crediti in prededuzione per forniture di ricambi meccanici. Il Tribunale ha accolto la domanda solo in parte, limitando il beneficio ai ricambi destinati agli impianti considerati essenziali per la produzione primaria di acciaio e riducendo gli interessi. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione restrittiva. La prededuzione spetta solo per le prestazioni destinate agli impianti indispensabili alla produzione del primo acciaio (bramma d'acciaio), escludendo le fasi successive di raffinazione. Inoltre, la Corte ha stabilito che gli interessi commerciali decorrono solo fino alla data del decreto ministeriale di ammissione alla procedura, applicando successivamente il tasso legale.
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Valore probatorio dell’autocertificazione: ko per il creditore
La Società Fornitrice ha chiesto l'ammissione in prededuzione del proprio credito verso la Grande Azienda in Amministrazione Straordinaria, per forniture necessarie alla sicurezza degli impianti. Per dimostrare la propria qualifica di piccola o media impresa, requisito necessario per ottenere la priorità di pagamento, la creditrice ha presentato una semplice dichiarazione sostitutiva. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo insufficiente tale documento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno stabilito che il valore probatorio dell'autocertificazione è limitato esclusivamente ai rapporti con la Pubblica Amministrazione. Nei giudizi civili ordinari, l'autocertificazione non ha alcuna efficacia probatoria, nemmeno indiziaria. Pertanto, spetta interamente al creditore l'onere di dimostrare i requisiti dimensionali richiesti dalla legge attraverso i mezzi di prova ordinari, come i bilanci o i registri aziendali.
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Privilegio delle cooperative: la sostanza vince sulla burocrazia
Una Cooperativa di ormeggiatori ha richiesto l'ammissione al passivo dell'amministrazione straordinaria di una Società di Servizi Marittimi, pretendendo la prededuzione e il privilegio delle cooperative per i servizi resi. Il Tribunale ha negato entrambi i benefici, ritenendo che la debitrice non gestisse direttamente lo stabilimento strategico e che la Cooperativa non avesse dimostrato di aver superato la revisione biennale. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della prededuzione, poiché la norma eccezionale si applica solo a chi gestisce direttamente l'impianto strategico. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul privilegio delle cooperative, stabilendo che la mancanza della revisione non impedisce di dimostrare con altri mezzi la natura mutualistica del credito. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Confisca definitiva e verifica crediti: ex proprietario escluso
Un soggetto sottoposto a misura di prevenzione ha contestato la validità dello stato passivo, lamentando la mancata convocazione all'udienza di accertamento dei debiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, una volta che la misura ablatoria è diventata irrevocabile, si realizza una confisca definitiva e verifica crediti in cui il precedente proprietario perde la qualifica di parte necessaria. Lo Stato subentra infatti nella titolarità esclusiva dei beni. Inoltre, l'omesso parere del Pubblico Ministero costituisce una nullità che solo quest'ultimo può eccepire, escludendo qualsiasi interesse del privato. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Prededuzione crediti autotrasporto: la Cassazione batte il rigore
Un consorzio di autotrasportatori ha chiesto l'ammissione al passivo in prededuzione di un credito per servizi di trasporto resi a un'azienda siderurgica in amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha negato la prededuzione, ritenendo che i trasporti non riguardassero gli impianti strettamente essenziali alla produzione del primo acciaio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del consorzio, stabilendo che per i trasportatori la legge prevede una tutela speciale. La prededuzione crediti autotrasporto spetta ogniqualvolta le prestazioni siano necessarie a garantire la funzionalità complessiva degli impianti, senza dover limitare l'analisi ai soli macchinari indispensabili per la fabbricazione della materia prima. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Frode alla legge e danno ai creditori: la svolta in Cassazione
Una società vendeva un immobile a un'altra azienda, la quale otteneva un finanziamento bancario garantito da ipoteca sul bene, per poi rivenderlo alla prima. In seguito al fallimento della venditrice, il Curatore chiedeva la nullità dei contratti per frode alla legge, sostenendo che l'operazione servisse a sottrarre l'immobile ai creditori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle banche, stabilendo che il danno ai creditori (frode ai terzi) non equivale a una frode alla legge e non determina la nullità del contratto. Per tutelare i creditori, l'ordinamento prevede l'azione revocatoria, che rende l'atto inefficace ma non nullo. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Iscrizione ipotecaria su fondo patrimoniale: lo scudo cede al fisco
Una socia accomandataria ha impugnato l'atto con cui l'agente della riscossione ha avviato un'iscrizione ipotecaria su fondo patrimoniale per debiti d'impresa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'ipoteca non costituisce un atto di esecuzione forzata, rendendo inapplicabili i limiti di pignorabilità del fondo. La Corte ha inoltre chiarito che la mancata astensione del giudice non comporta la nullità della sentenza se la parte non ha presentato tempestiva istanza di ricusazione. Di conseguenza, l'iscrizione ipotecaria è stata ritenuta legittima, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Azione revocatoria ordinaria: il fondo familiare non salva la casa
Due coniugi costituiscono un fondo patrimoniale inserendovi la loro casa e un terreno, sottraendoli così ai creditori dell'azienda di cui il marito è socio. Poco dopo, l'azienda fallisce. La Curatela Fallimentare promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la costituzione del fondo. I coniugi si difendono sostenendo che l'atto rispondeva a un dovere morale di tutela della famiglia e che i debiti erano solo aziendali. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dei coniugi, confermando che la costituzione del fondo patrimoniale è un atto gratuito revocabile se pregiudica i creditori. I coniugi perdono definitivamente la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Bancarotta fraudolenta: l’azienda non è un bancomat privato
L'Amministratore di fatto di una società fallita è stato condannato per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. L'imputato aveva sottratto due auto aziendali, prelevato oltre novantatremila euro dalle casse sociali per scopi personali (usando la società come un bancomat) e ceduto gratuitamente quarantanove progetti fotovoltaici a un'altra azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministratore. I giudici hanno confermato che il giudice penale non può sindacare la sentenza di fallimento. Inoltre, la mancata giustificazione della destinazione dei beni societari fuoriusciti dal patrimonio costituisce prova della distrazione. L'Amministratore perde definitivamente il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Azione revocatoria: la donazione ai familiari non salva la casa
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della donazione di immobili compiuta da un debitore a favore della moglie e della figlia. I creditori, rappresentati da istituti bancari e successivamente da società cessionarie del credito, hanno promosso con successo l'azione revocatoria. Il debitore aveva donato la nuda proprietà e l'usufrutto dei beni poco prima del fallimento della società di cui era garante. La Suprema Corte ha chiarito che per gli atti gratuiti successivi al sorgere del debito basta la semplice consapevolezza del pregiudizio arrecato alle ragioni dei creditori. Inoltre, i nuovi creditori succeduti nella titolarità del credito beneficiano automaticamente degli effetti della revoca dell'atto fraudolento.
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Indennità ex fissa: il fondo è vuoto, l’ente non paga
Un giornalista in pensione ha richiesto la liquidazione dell'indennità ex fissa al fondo integrativo gestito dall'ente previdenziale di categoria. L'ente ha sospeso il pagamento a causa della mancanza di liquidità del fondo, che operava con un sistema a ripartizione. La Corte d'appello aveva condannato l'ente, ritenendo che la mancanza di fondi generale non giustificasse il mancato pagamento al singolo creditore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che il fondo integrativo è un soggetto autonomo e l'ente agisce solo come gestore delegato. Di conseguenza, l'ente non risponde con il proprio patrimonio e la carenza di liquidità complessiva del fondo è un motivo legittimo per rinviare i pagamenti, rispettando l'ordine delle domande in lista d'attesa.
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Azione revocatoria ordinaria: creditore batte la finta vendita
Una lavoratrice, creditrice di circa 150.000 euro nei confronti dei suoi ex datori di lavoro, ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la vendita di un immobile effettuata da questi ultimi a un terzo acquirente, che lo aveva poi trasferito a una società. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'acquirente e della società. La Corte ha chiarito che per l'azione revocatoria ordinaria basta che l'atto renda più difficile o incerto il recupero del credito. Spetta al debitore dimostrare che il suo patrimonio residuo sia ampiamente sufficiente a coprire il debito, prova che in questo caso non è stata fornita in modo concreto, rendendo inutile anche la richiesta di una consulenza tecnica d'ufficio.
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Sequestro conservativo: il valore catastale blocca la socia
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro conservativo sui beni immobili di una socia accusata di bancarotta fraudolenta. La donna contestava l'uso del valore catastale per stimare i beni e negava il pericolo di dispersione del patrimonio, sostenendo che la vendita di alcuni immobili ereditati fosse solo l'adempimento di un vecchio accordo. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile: in mancanza di perizie di mercato attendibili fornite dalla difesa, il giudice può usare il valore catastale. Inoltre, la vendita dei beni a prezzo ridotto subito dopo il fallimento dimostra il rischio di svuotamento delle garanzie per i creditori. La ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Sequestro conservativo: il valore catastale vince sul mercato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una socia di una società fallita contro il provvedimento di sequestro conservativo sui suoi beni immobili. L'imputata, accusata di reati fallimentari tra cui la bancarotta fraudolenta, contestava la stima dei beni basata sul valore catastale anziché su quello di mercato e la quantificazione del danno risarcibile. I giudici hanno stabilito che, in mancanza di prove concrete sul valore di mercato fornite dalla difesa, il giudice può legittimamente utilizzare la rendita catastale. Inoltre, la vendita di quasi tutti i beni ereditati subito dopo il fallimento dimostra il concreto pericolo di dispersione delle garanzie per i creditori. Di conseguenza, il sequestro conservativo è stato confermato e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese.
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Sequestro conservativo: il valore catastale batte la perizia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una socia di un'azienda fallita contro il provvedimento di sequestro conservativo sui suoi beni immobili. La ricorrente contestava l'uso del valore catastale per stimare i beni e negava il pericolo di dispersione del patrimonio. La Suprema Corte ha stabilito che, in mancanza di prove idonee sul valore di mercato fornite dalla difesa, il giudice può legittimamente utilizzare il valore catastale. Inoltre, la vendita della quasi totalità dei beni ereditati nello stesso giorno della dichiarazione di successione, con una forte riduzione di prezzo, dimostra il concreto pericolo di dispersione dei beni a danno dei creditori. Di conseguenza, il sequestro è stato confermato e la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sequestro conservativo: quando vale la rendita catastale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore contro il provvedimento di sequestro conservativo sui suoi beni immobili. L'imputato, accusato di reati fallimentari, contestava la stima del valore dei beni basata sulla rendita catastale anziché sul valore di mercato, e negava il pericolo di dispersione delle garanzie patrimoniali. I giudici di legittimità hanno confermato la correttezza della misura, stabilendo che, in mancanza di prove idonee sul valore di mercato fornite dalla difesa, il giudice può utilizzare il valore catastale. Inoltre, la svendita di beni ereditati da parte dei coimputati configura un concreto pericolo di dispersione delle garanzie per i creditori. L'amministratore perde la causa, il sequestro viene confermato ed egli è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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